momento, che seguì pochi giorni dopo. Erano arrivati in Boston gli ajuti
dall'Inghilterra, i quali col presidio formavano in circa un esercito di
dieci in dodicimila soldati, tutta buona e fiorita gente. Eranvi
medesimamente giunti tre generali di buon nome, e questi erano Howe,
Clinton e Burgoyne. La contenzione degli animi e l'aspettazione erano
grandissime da ambe le parti. Gl'Inglesi ardevano di desiderio di
levarsi dal viso la macchia di Lexington, non potendo tollerare nelle
menti loro, che gli Americani avessero le spalle loro vedute. Non
potevano pensare senza sdegno, che i soldati del Re britannico, i quali
avevano dato tanti esempj di valore, fossero ora dentro le mura di una
città strettamente assediati. Volevano ad ogni modo con qualche bel
tratto mostrare la superiorità loro sopra le bande raunaticce degli
Americani non essere una vana credenza. Bramavano soprattutto di por
fine con una rilevata impresa a questa vituperosa guerra, soddisfacendo
ad un tempo alla gloria loro, all'aspettazion della patria, agli ordini,
ai desiderj ed alle promesse dei ministri. Del che sovrastava loro anche
una stretta necessità pel difetto delle vettovaglie, che ogni dì
diventava maggiore, e sarebbe fra poco tempo divenuto intollerabile. E
se pure dovevano nell'impresa lasciar la vita, amavano meglio morire di
ferro che di fame. Da un altro canto non erano gli Americani meno cupidi
di venirne ad un giusto cimento, sperando dalle già fatte cose e dalla
fidanza nuova, che presa avevano, di vincere la pruova. Stando le cose
in questo stato, i capitani inglesi non si restavano di andar
considerando, qual fosse il miglior consiglio per istrigarsi dalle
difficoltà loro, e per uscire alla campagna. Due erano le vie da poter
saltar fuori. Una di far impeto dall'istmo di Boston, assaltare i nemici
affortificati a Roxbury, e, superatigli, correre il paese dalle parti
della contea di Suffolk. L'altra era, traghettato il braccio di
Charlestown ed attraversata la penisola di questo nome, sboccare per
l'istmo, e cacciando i nemici, che occupavano le alture tra Willis-Creek
e la riviera Mistica, distendersi dalla parte di Worcester. Il generale
Gage aveva da qualche tempo avuto il pensiero di tentare la prima di
queste imprese, avendo per le fortificazioni dell'istmo di Boston, in
caso di mal successo, la ritirata libera alle spalle. Gli Americani
avendone avuto odore il dì medesimo, che si doveva mandare ad effetto,
stettero molto avvisati. O sia questa, ovvero altra più vera cagione,
che svolgesse il generale inglese dalla sua risoluzione, fatto è, che nè
quel giorno, nè i seguenti non uscì. I provinciali si valsero
dell'indugio, ed affortificarono molto il luogo con palancate e
terrapieni. Vi posero anche l'artiglierie, ed ingrossarono assai quella
parte dell'esercito con farvi marciare tutte le milizie delle Terre
circonvicine. Queste cose eseguirono con tanta sollecitudine, che il dar
la batteria da questa parte sarebbe riuscita agl'Inglesi opera non solo
malagevole, ma piena di molto pericolo. Perciò ne abbandonarono il
pensiero, e si risolvettero a volgersi verso la penisola e l'istmo di
Charlestown. I Capi americani ne ebbero tosto avviso, e si determinarono
a voler usare ogni sforzo per attraversare questo nuovo disegno del
nemico. Per ciò fare il miglior partito si era di affortificar
gagliardamente le alture di Bunker's-hill, le quali signoreggiano
l'entrata e l'uscita della penisola di Charlestown. Fu ordinato al
colonnello Guglielmo Prescott, occupasse quelle con una banda di mille
soldati, e vi facesse sollecitamente le trincee. Ma qui seguì un errore,
che arrecò un presentissimo pericolo alla guernigione di Boston, e che
pose le due parti nella necessità di venirne subitamente alle mani.
Conciossiachè, o sia per la somiglianza del nome, ovvero per qualche
altra meno nota cagione i provinciali invece di recarsi ad occupare le
alture di Bunker's-hill, e quivi affortificarsi, si portarono più avanti
nella penisola, occuparono, ed incominciarono ad affortificare
Breed's-hill, altro monticello, che sta a sopraccapo a Charlestown, ed è
situato verso l'estremità della penisola più vicina a Boston. Ivi con
tanta prontezza lavoravano, che quando incominciava l'alba del seguente
giorno ad apparire, avevan di già construtto un ridotto quadrato, che
poteva offerir loro una qualche difesa contro le artiglierie del nemico.
E tanto fu il silenzio che osservarono in questa opera, che gli Inglesi
non ne ebbero nissun sospetto; finchè alle quattro della mattina il
capitano di una nave da guerra non senza grandissima maraviglia se
n'accorse, ed incominciò a trarre colle artiglierie. Il rimbombo fe'
correre la gente a rimirare la novità del fatto. Ma più di tutti i
generali inglesi non ne potevano restare capaci. La cosa era di troppa
importanza, perchè non cercassero cacciar di là i provinciali, od almeno
impedire che tirassero a perfezione le incominciate fortificazioni.
Imperciocchè, stando l'altura di Breed's-hill a sopraccapo di Boston,
questa città non si sarebbe più potuta tenere, se gli Americani avessero
fatto la batteria su quel luogo eminente. Laonde ordinarono, che si
desse fuoco a tutte le artiglierie sì della città, che delle navi da
guerra e delle batterie galleggianti, che stavano attorno alla penisola
di Boston. Ne seguì un fracasso, ed una tempesta di palle e bombe, che
si scagliavano contro le opere degli Americani. Dava loro specialmente
gran noja una batteria piantata su d'una eminenza chiamata Cop's-hill,
che situata dentro la città medesima di Boston le sta a cavaliero ed a
rimpetto di Breed's-hill. Ma ciò fu tutto invano. Seguitarono gli
Americani a lavorare con grandissima costanza tutto il giorno, e verso
sera avevano già tirata a buon termine una trincea, che dal ridotto
discendeva sino alle falde del monte, anzi quasi sino alla riva della
riviera Mistica; quantunque non l'avessero potuta perfezionare per la
furia delle artiglierie nemiche. In questo frangente non era rimasta
altra speranza ai generali inglesi fuori di quella di dare l'assalto, e
snidiar di viva forza gli Americani da quella forte positura. Ad un tal
partito non tardarono ad appigliarsi, e ne seguì il diciassette giugno
il fatto d'armi di Breed's-hill, che molti chiamano di Bunker's-hill,
molto notabile per la intrepidezza, per non dir l'ostinazione delle due
parti, pel numero dei morti e dei feriti, e pell'effetto, ch'ei produsse
sull'opinione delle genti in riguardo al valore degli Americani, ed
all'esito probabile di tutta la guerra. Avevano gli Americani l'ala
dritta protetta dalle case di Charlestown, la qual Terra essi
occupavano, e quella parte dell'ala medesima, che si congiungeva al
corpo della battaglia, era difesa dal ridotto praticato sull'alture di
Breed's-hill. Il corpo di battaglia poi, e l'ala sinistra si riparavano
dietro la trincea, che scendendo dal monte si distendeva, senza però
raggiungerla, verso la riviera Mistica. Ma gli uffiziali americani,
avendo fatto considerazione, che la parte più debole alle difese si era
appunto quella estremità dell'ala sinistra; perciocchè in questo luogo
la trincea non arrivando fino alla riviera, ed essendo in questo luogo
il terreno facile e piano, vi era pericolo, il nemico vi penetrasse e
gli assalisse alle spalle, immaginarono di far chiuder quell'adito con
due stecconati paralelli, riempiendo di erbe l'intervallo tra uno
stecconato e l'altro. I Massacciuttesi occupavano Charlestown, il
raddotto ed una parte della trincea; quei del Connecticut retti dal
capitano Nolten, e quei del Nuovo-Hampshire capitanati dal colonnello
Stark il rimanente della trincea medesima. Pochi momenti prima che si
venisse alle mani, arrivò con alcuni ajuti il dottor Warren, che era
stato nominato generale, personaggio di molta autorità, ed uno dei più
ardenti difensori della causa americana. Giunse con lui anche il
generale Pomeroi. Si accostò il primo a' suoi Massacciuttesi, ed il
secondo a quei del Connecticut. Il generale Putnam sopravvedeva il
tutto, e si teneva pronto a correre là, dove il bisogno il richiedesse.
I provinciali non avevano cavalli, non essendo ancor giunti quei, che si
aspettavano dalle province meridionali. Di artiglierie erano forniti, se
non abbondantemente, almeno sufficientemente. Di archibusi non
mancavano, ma per altro tutti ordinarj; perciocchè de' rigati, che hanno
maggior gittata, non ne avevano, la maggior parte però senza bajonette.
Ma per maneggiargli con destrezza, e saper trarre a mira ferma
avanzavano gli Americani ogni altro. Con questi mezzi, con non poca
speranza, ed accesi di desiderio di combattere aspettavano la vicina
battaglia. Fra mezzo dì e un'ora, essendo il caldo grande, tutto era in
moto nel campo britannico. Una moltitudine di barche e di battelli pieni
di soldati partivano dalle rive di Boston, e si accostavano a
Charlestown. Sbarcavano a Moreton's-point, non incontrata nissuna
resistenza; perciocchè le navi da guerra ed altri legni armati colle
artiglierie tenevano nel momento dello sbarcare i nemici lontani,
sforzandogli a rimanere nei ripari. Erano dieci compagnie di granatieri,
altrettante di fanti leggieri, con un proporzionato numero di
artiglieri, tutti condotti dal maggior generale Howe e dal brigadiere
generale Pigot. Appena sbarcate le genti spiegavano gli ordini loro, i
fanti leggieri sulla diritta, i granatieri sulla sinistra. Ma osservata
la fortezza del luogo, e l'ardimento che gli Americani mostravano, Howe
fe' fermar le ordinanze, e mandò a chiedere un rinforzo. Si attelarono
in due file. Il disegno loro era, che mentre l'ala sinistra guidata da
Pigot assaliva i ribelli dentro Charlestown, il corpo di battaglia
assaltasse il raddotto, e l'ala destra composta di fanti leggieri
dovesse forzare il passo presso la riviera Mistica, e ferire in tal modo
gli Americani da' fianchi e dalle spalle; il che avrebbe dato
agl'Inglesi la vittoria certa. Egli pare ancora, che Gage abbia avuto in
animo, sloggiati i nemici da Charlestown, di metter fuoco alla Terra,
acciocchè le fiamme ed il fumo, ingombrando l'aria, le genti che dovevan
assaltar il raddotto, potessero essere meno nojate dai provinciali.
Adunque, ogni cosa essendo in pronto, gl'Inglesi si movevano per andare
all'assalto. I provinciali, che dovevano difendere Charlestown, temendo,
che i nemici penetrassero tra il borgo ed il raddotto, il che gli
avrebbe tagliati fuori del rimanente dell'esercito, si ritirarono.
Gl'Inglesi entrarono nella Terra e vi appiccarono il fuoco. In un
istante, essendo le case di legno, tutto fu in fiamme. Intanto
marciavano a passo lento contro il raddotto e la trincea, facendo alto
di quando in quando per dar tempo alle artiglierie di seguitare e di
fare qualche effetto, prima che arrivassero. Il fumo e le fiamme di
Charlestown non offrivano loro alcuna comodità, essendo dal vento volte
alla contraria parte. Il proceder loro lento, e la chiarezza dell'aria
facevano sì, che gli Americani potevano meglio drizzar la mira degli
archibusi. Aspettavano questi taciti l'assalto, e non traevano, volendo
prima lasciar approssimare il nemico. Ora non si potrebbe con parole
meritevolmente descrivere la terribilità di quella circostanza. Una
grossa Terra tutta avviluppata dalle fiamme, le quali si elevavano ad
una altezza maravigliosa, e ad ogni momento crescevano, spirando un
vento fresco. La gente traeva da ogni parte per vedere l'inusitato
spettacolo, ed una contesa piena di tanto pericolo e di tanti presagi. I
Bostoniani ed i soldati del presidio, che non avevano uffizj, erano
montati sui campanili, sui tetti e sulle alture. Le colline ed i campi
circonvicini, dai quali si poteva sicuramente prospettare la
spaventevole scena, erano ingombri dalla gente affollata di ogni sesso,
di ogni classe e di ogni età: ognuno stava coll'animo dubbio, secondo
che a questa od a quella parte era inclinato. Giunti gli Inglesi a tiro,
gli Americani lanciarono loro addosso un nugolo di palle. Furono sì
frequenti, sì numerosi, sì bene aggiustati i tiri, che gli ordini
degl'Inglesi ne furono scompigliati, e si ritirarono disordinati fino al
luogo dello sbarco. Alcuni si gettarono a scavezzacollo alle navi. Molti
restarono morti sul campo di battaglia. Ora si vedevano gli uffiziali
fare ogni sforzo, parte con promesse, parte con esortazioni e parte con
minacce per inanimare i soldati e condurgli ad un altro assalto.
Finalmente dopo molte fatiche, e non senza grande ripugnanza pigliaron
di nuovo gli ordini, ed ivano alla batteria. Gli Americani gli
aspettarono come la prima volta a gittata, ed allora scaricaron contro
un'altra simile furia di archibusate. Gl'Inglesi, perduti molti dei
loro, e rotti gli ordini, si ritirarono a riva. In questo periglioso
momento della battaglia, Howe, morti o feriti tutti gli uffiziali, che
gli stavano all'intorno, rimase per alcun tempo solo sul campo. In tal
frangente, dal qual dipendeva l'esito totale della giornata, dicesi, che
il generale Clinton, che stava a mirar l'evento della battaglia dal
Cop's-hill, veduta la distruzione de' suoi, venisse in soccorso loro, e
da quell'esperto capitano, ch'egli era, con una opportunissima mossa
riformasse gli ordini e conducesse, secondato anche dagli altri
uffiziali, che prevedevano benissimo di quanta importanza fosse all'onor
inglese ed alla somma delle cose la perdita o la vittoria, per la terza
volta i soldati allo sbaraglio. Si diè adunque la batteria da tre parti
al raddotto. Le artiglierie delle navi non solamente proibivano ogni
sorta di rinforzo, che potesse agli Americani venire per la via
dell'istmo di Charlestown; ma eziandio scoprivano e strisciavano
all'indentro la trincea. Le artiglierie da fronte fulminavano anch'esse;
agli Americani venivano meno le munizioni, e nuove non ne potevano
sperare. Per la qual cosa i tiri loro si rallentavano. In tale stato di
cose gl'Inglesi spintisi avanti arrivarono sul raddotto. I provinciali
privi di bajonette fecero pur anche una ostinata difesa coi calci degli
archibusi. Finalmente essendo già pieno il raddotto di nemici, il
generale americano, suonato a raccolta, fe' ritirare i suoi.
Mentre così si travagliava sul lato sinistro e sul centro dell'esercito
inglese, i fanti leggieri avevano assalito con molta furia la bastita
imperfettamente fatta dai provinciali a riva la riviera Mistica. Dall'un
canto e dall'altro si combattè ostinatamente; e se gagliardo fu
l'assalto, non fu debole la resistenza. Nonostante tutti gli sforzi
delle genti reali, i provinciali mantenevano ancora in questa parte la
battaglia, ed allora solamente pensarono a ritirarsi, quando ebber
veduto, che il raddotto e la parte superiore della trincea erano venuti
in mano dei nemici. Eseguirono la ritirata con tant'ordine, che
difficilmente si sarebbe potuto sperare da soldati, come questi erano,
nuovi e collettizj. Questa pertinace resistenza dell'ala sinistra
dell'esercito americano fu al tutto la salute del rimanente; poichè, se
essi avessero dato luogo un poco prima, i fanti leggieri del nemico
avrebbero fatto impeto, e corso alle spalle della battaglia e dell'ala
diritta, si sarebbero queste trovate in grandissimo pericolo. Ma i
provinciali non erano ancora arrivati al fine dei travaglj loro. La sola
via di potersi ritirare, ch'era lasciata, si era per l'istmo della
penisola di Charlestown, e gl'Inglesi avevano collocato una nave da
guerra e due batterie galleggianti, dimodochè le palle lo rasentavano da
una parte all'altra. Tuttavia riuscirono gli Americani fuori della
penisola senza molto danno. Si fu al tempo della ritirata, che il dottor
Warren ricevè la morte. Trovandosi i suoi, che piegavano, perseguitati
aspramente dai vincitori, sprezzato ogni pericolo, si fermò solo avanti
le file, sforzandosi di raccoglier le genti e d'incorarle col proprio
esempio. Ei gridava loro, si ricordassero del motto scritto sulle
insegne. Avevan esse da una parte queste parole: _Appello al cielo_; e
dall'altra: _Qui transtulit, sustinet_. Il che voleva significare, che
quella Provvidenza, la quale aveva i loro antenati condotti in mezzo a
tanti pericoli in luogo di salvazione, quella stessa avrebbe eziandio
dato favore ai discendenti loro. Un uffiziale del Re, vedutolo e
conosciutolo, fattosi dare un archibuso da uno de' suoi, pose la mira al
Warren, e lo ferì talmente, chi scrive nella testa, e chi nel petto,
ch'ei cadde morto sul campo. Temettero gli Americani, che gl'Inglesi,
usando la vittoria, uscissero dalla penisola ed assaltassero il
principal alloggiamento, che si trovava in Cambridge. Ma si contentarono
di pigliar possesso di Bunker's-hill, dove si fortificarono a fine di
guardare l'entrata dell'istmo contro qualche nuovo tentativo del nemico.
Avendo i provinciali il medesimo sospetto, affortificarono
Prospect-hill, che sta alla bocca dell'istmo dalla parte della
terra-ferma. Ma nè gli uni nè gli altri osarono tentare alcuna novità, i
primi per la perdita di tanti soldati, gli altri per quella del campo di
battaglia e della penisola. Perdettero i provinciali cinque pezzi
d'artiglieria, con molti istrumenti da fortificare e non pochi arnesi da
campo.
Fu biasimato assai da alcuni il generale Howe per aver voluto assalir
gli Americani, dando la batteria di fronte alle fortificazioni, ch'erano
state fatte sul Breed's-hill, ed alla trincea, che si distendeva verso
il mare dalla parte della riviera Mistica. Portarono opinione, che se
avesse fatto sbarcare un buon polso di gente sull'istmo di Charlestown,
il che gli poteva agevolmente venir fatto coll'ajuto delle navi da
guerra e delle batterie galleggianti, avrebbe obbligato, senza che
bisogno fosse di venirne ad un sanguinoso combattimento, i provinciali a
ritirarsi dalla penisola. Imperciocchè in questo modo avrebbe loro
mozzata la comunicazione col campo, che stava fuori della penisola; e
per la parte del mare non potevano sperare di trovare rifugio, per esser
questo signoreggiato dagl'Inglesi. Così si sarebbe ottenuto l'intento di
piano e senza sangue. Dicesi, che Clinton ne abbia mosso il partito; ma
non si ottenne. Tanto era il fondamento, che si faceva sul valore e la
disciplina dei soldati inglesi, e sulla codardia degli Americani; delle
quali cose, se la prima non era senza ragione, la seconda era del tutto
vana, e più acciecamento di mente dinotava negl'Inglesi, che prudenza o
sperienza de' tempi. Da questo primo errore ne fu grandemente confermato
l'ardire degli Americani, debilitato l'esercito inglese, abbattuti gli
animi dei soldati, e nacque forse la perdita finale dell'impresa.
La possessione della penisola di Charlestown non giovò tanto ai reali,
che loro non nuocesse molto più. L'esercito loro non era tanto
abbondante di genti, che potesse senza molto disagio metter le poste
nell'istesso tempo, e guardar la città di Boston e quella penisola. Le
fatiche dei soldati si moltiplicarono a gran pezza. Dal che ne nacquero,
essendo anche assai calda la stagione, moltissime e gravi malattie, le
quali ed impedivano grandemente, e per le frequenti morti
assottigliarono l'esercito. Al che si debbe aggiungere, che fra i feriti
gran numero passavano di questa vita per causa degl'insoliti calori di
quel clima, e della carestia dei viveri. Così, cavatone l'onore di aver
acquistato il campo di battaglia, nissun frutto raccolsero i vincitori
da questo fatto, che importasse alla somma della guerra; che anzi fu
esso, e nella opinione dei popoli e nella propria, siccome pure pella
forza dell'esercito, di molto detrimento. Per lo contrario nell'oste
americana, abbondando i viveri d'ogni sorta, ed essendovi la gente
avvezza al clima, la più parte dei feriti erano a guarigione condotti, e
s'infiammarono viemaggiormente gli animi nel desiderio della vendetta,
essendo, come suole avvenire, riscaldati i sangui dalla sparsione. Al
che contribuì anche non poco l'incendio di Charlestown, che da una Terra
fiorente e frequentissima di commercio, era un ammassamento di ceneri e
di rovine diventata. Non potevano gli Americani riguardarla senza un
grave disdegno, e non senza esecrare i soldati europei.
Ma una perdita luttuosa dal canto loro fu quella del generale Warren.
Egli era uno di quegli uomini, che più affezionati sono alla libertà,
che alla vita; ed altrettanto nemico dell'ambizione e della rapacità,
quanto amico alla libertà. Era di buona mente e di felice ingegno
dotato, e bellissimo favellatore, sicchè nelle consulte private era
riputato di ottimo giudizio, e nelle pubbliche aveva grande autorità
presso i circostanti. Gli amici ed i nemici egualmente, conosciutolo
fedele e dabbene in ogni cosa, gli avevano grandissima credenza. Avverso
ai malvagi senza sdegno, propenso ai buoni senza adulazione; affabile,
cortese ed alla mano con ognuno, fu da tutti, ed amato santamente, e
riverito senza invidia. Quantunque anzi scarso, che no della persona,
era però di gratissimo aspetto. La donna sua, che con isviscerato amore
amava, e la quale con eguale affetto lo riconosceva, l'aveva, poco tempo
prima da questa vita dipartendosi, lasciato vedovo e sconsolato; ed egli
venendo meno in sì memorabil giorno, ed in sì grande uopo alla patria
sua, lasciò orfani parecchj figliuoli ancora in età fanciullesca
constituiti, dei quali però la ricordevol patria prese amorevole e
diligente cura. Così mancò alla patria ed alla famiglia sua in sì grave
frangente, e nella sua ancor verde età quest'uomo in pace ed in guerra
eccellente; e noi, per quanto ciò fosse in facoltà nostra, seguendo
l'instituto della storia, distributrice delle lodi ai buoni, e del
biasimo ai tristi, non abbiam voluto questo altrettanto buono che
valoroso Americano defraudare di quell'onorata ricordanza presso i
posteri, che è alle sue virtù meritevolmente dovuta.
L'impresa tentata dagl'Inglesi nel voler cacciar gli Americani dalla
penisola di Charlestown diè sospetto a questi, che volessero dar la
batteria a Roxbury, ed insignoritisi di quel luogo, aprirsi la via alla
campagna. Indotti da questo timore i Provinciali con opera incessante, e
molto studio vi si affortificarono vieppiù, con far nuovi puntoni qua e
là alle trincee loro, e fornendogli copiosamente di artiglierie, le
quali di fresco erano state condotte al campo. Il presidio abbondava in
munizioni da guerra, e tentava con ispessi colpi d'artiglieria, massime
con bombe, d'impedir gli Americani dall'opera loro. Questi ebbero alcuni
morti e feriti. Parecchie case arsero in Roxbury. Ciò nonostante
continuarono a lavorare con una costanza maravigliosa. Non si
ristettero, finchè le fortificazioni non furono condotte a quella
perfezione, che desideravano, e che poteva di sufficiente difesa servire
contro gli assalti del nemico.
I Bostoniani, veduti scacciati i loro non solo da Breed's-hill, ma
eziandio da tutta la penisola, e temendo gl'incomodi di un assedio, che
ogni cosa presagiva dover riuscir lungo, si accesero di nuovo desiderio
di uscire dalla città, e di ritirarsi a luoghi addentro della provincia.
Per la qual cosa gli uomini eletti della città furono dal generale Gage,
pregandolo, permettesse le uscite, ed affermando, che giusta l'accordo
fatto tutte le armi erano state dai cittadini portate e deposte in
palazzo. Ma egli, volendo tutt'ora ritenergli, mandò un bando due giorni
dopo il fatto di Breed's-hill, col quale dichiarò, che per molte e
chiare pruove ei sapeva che numerose armi s'erano nascoste ne' luoghi
più segreti delle case con sinistro disegno degli abitanti. Così gli
rapportavano la cosa i leali, che, considerati il valore, e la rabbia
dimostrati dai libertini in quella battaglia, temevano di qualche
accidente, e non volevano lasciarsi uscir di mano gli ostaggi. Ma il
vero si fu, che i più avevan portate e deposte le armi, quantunque
alcuni serbate avessero in casa le migliori e le più care. Ma il
generale inglese voleva bene, che gli altri serbassero la fede, ma non
la voleva già serbar egli. Perciò rifiutò lungo spazio le permissioni
d'uscita. Ma finalmente, crescendo dall'un canto la scarsità delle
vettovaglie, e dall'altro scemando la speranza di poter rompere
l'assedio, fu costretto a viva forza, per isgravarsi di molte bocche
disutili, concederle; abbenchè si fosse di bel nuovo ostinato, a non
voler permettere l'uscita agli arnesi e masserizie di coloro, che se ne
andavano. Così spinto da una necessità concedeva quello che non poteva
impedire, ed una condizione dura vi aggiungeva, altrettanto più da
biasimarsi, quanto che era del tutto inutile, e nissun fine, che cattivo
non fosse, partorir potesse. In tal guisa quegli uomini, che della
temperanza e moderazione dell'animo si dispogliano, e che dandosi in
preda alle incomposte passioni dispettano e s'adirano, pigliano spesso
di quei partiti, i quali non che gli avvicinino, gli allontanano vieppiù
dal fine, che proposti si sono.
La strettezza dei viveri, alla quale si trovava ridotta la guernigione
di Boston, faceva sì, ch'ella tentasse in ogni modo, andando alla busca
qua e là sulle propinque marine, di procacciarsene. Quindi è che
succedevano tra l'una parte e l'altra frequenti avvisaglie, nelle quali
gli Americani acquistavano e maggior animo e maggiore sperienza; e
gl'Inglesi più rabbia e maraviglia all'ardimento di quelli. I primi però
avendo maggior perizia de' luoghi, e sapendo bene usar le occasioni, ne
andavano per l'ordinario colla migliore, ora portando via i bestiami che
rimanevano, ora abbruciando lo strame, ora incendiando le case, che
potevano ai nemici servire di ricovero. Invano era, che stessero
gl'Inglesi vigilanti col numeroso navilio loro; che i provinciali
trapelavano ora in questa isola, ora in quella, e con improvvise fazioni
gli opprimevano. Sulle coste parimente si facevano frequenti
abboccamenti, andandovi gli uni per predare, e gli altri cercando
d'impedirgli. Questa che riusciva meglio una ladronaia, che una guerra,
non conduceva ad alcun fine, che potesse le cose inclinare più a questa
parte, che a quella. Solo servì ad inasprir gli animi degli uomini, ed a
fargli diventare da parziali, ch'erano, inviperiti ed irreconciliabili
nemici.
Mentre in tale guisa si travagliava intorno e dentro di Boston, erasi il
nuovo congresso nel mese di maggio raunato in Filadelfia. Se il primo
aveva incominciato un'opera difficile, questo l'aveva a continuare. Nel
che maggiori difficoltà doveva incontrare. In tempo di quello si temeva
la guerra; ora essa era incominciata, e bisognava con ogni più grande
sforzo esercitarla. Allora, siccome suol addivenire nel principio delle
cose, erano riscaldati gli animi, e correvano con un certo naturale
empito di per sè stessi alla meta; ora, quantunque fossero nei medesimi
pensieri infiammatissimi, tuttavia vi era pericolo, non si
raffreddassero, essendo a sì fatta vicenda soggetti i moti popolari, che
sono più facili ad eccitarsi, che a mantenersi. Molti fra i leali,
credendo che non si sarebbe venuto agli estremi casi, e che o le
petizioni inviate in Inghilterra avrebbero piegato il governo al volere
degli Americani, o che si sarebbero col tempo raffreddati gli animi
loro, si erano sin qui contenuti nella quiete; ma era da temersi, che
adesso, ch'era spenta ogni speranza di concordia, e che già non che
imminente fosse, era rotta la guerra contro quel Re, al quale volevan
essi rimaner fedeli, tumultuassero e si congiungessero colle forze reali
contro gli autori della sedizione. Era medesimamente da dubitarsi, che
molti fra i libertini, i quali avevano molta speranza nelle petizioni
collocata, ora vedendo i vicini danni e gl'inevitabili pericoli, non si
rimanessero. Tutto annunziava, che la contesa doveva esser lunga e
perigliosa. Poco si poteva sperare, che una popolazione fino allora
pacifica stata, ed occupata nelle arti dell'agricoltura e del commercio,
potesse ora imparare ad un tratto quelle della guerra, ed in queste
persistere lungo tempo. Si doveva temere, che ove fosse sbollito quel
primo fervore, ricorrendo nelle menti loro le immagini della passata
vita, si disbandassero, e fossero ridotti alla necessità di chiedere i
patti. Perciò, non era impresa senza molte e gravi difficoltà al
congresso, quella di fare provvisioni e di creare ordini, che bastanti
fossero a mantener vivo il presente fervore, e fare che da questi
nascessero gli effetti, che sulle prime dalla pubblica opinione
nascevano. Nissuno non vede, quanti impedimenti si dovessero superare
per ridurre una moltitudine tumultuaria e raunaticcia alla forma di un
giusto e ben ordinato esercito; senza del quale invano si sarebbe
sperato di pervenir a buon fine. Nè facil opera era quella d'impedire,
che nei casi della futura guerra non ripullulassero quelle gelosie, che
correvano tra una colonia e l'altra, e servissero di causa o di
pretesto, perchè alcune di esse calassero agli accordi, e la impresa
comune abbandonassero. Denaro, che potesse bastare agli usi della
guerra, non si aveva in pronto a gran pezza; ed al difetto di questo
principale nervo non si poteva sperare di rimediar per l'avvenire. Che
anzi si doveva più ragionevolmente credere, che avesse a crescere per
motivo dell'interrompimento, anzi della totale cessazione del commercio
dal Parlamento britannico introdotta. Ma grandissima era poi la mancanza
dell'armi e delle munizioni da guerra; non che non se ne avessero di
nissuna sorta in pronto, ma quelle che si avevano, non erano di gran
lunga a sì grand'uopo sufficienti. Si deve anche far considerazione, che
è cosa molto dubbia, se i Capi americani sperassero di poter di per sè
stessi resistere coll'armi in mano all'Inghilterra, e l'impresa a quel
fine condurre, al quale tendevano. Si debb'anzi credere, che molto
fondamento facessero sugli ajuti esterni, i quali però non potevano
aspettare, se non dai principi dell'Europa, i quali, se propensi erano
agli effetti della querela americana, non potevano non essere avversi
alle cagioni sue, ed alle massime, sulle quali da parte dell'America
ella era fondata. Era pur anche cosa molto evidente, che i principi non
si sarebbero discoperti in favor degli Americani, ed i soccorsi concessi
non avrebbero, se non quando essi mostrati si fossero gagliardi in sulle
armi; che anzi non avessero con qualche bel fatto, che importasse alla
somma della guerra, dato segni di valore, pruove di costanza, speranza
di riuscita. Si accorgevano benissimo gli Americani, che indarno
avrebbero sperato di trarre sul bel principio a parte della guerra i
principi europei; e che i primi sforzi dovevano da sè stessi unicamente
procedere, i quali, se infelici fossero stati, ogni speranza di soccorso
esterno sarebbe diventata vana. La felicità dell'impresa era per
l'appunto meno probabile, quando era più necessaria, non potendosi in
poco corso di tempo fare tutte le provvisioni necessarie alla guerra. Da
tutto questo si vede, quanto incerta dovesse riuscire la speranza dei
soccorsi esterni. Il che doveva quegli ardenti spiriti dei Capi
americani rintuzzare, ed una certa titubazione indurre nei consiglj
loro. Un oggetto finalmente di sommo rilievo, che doveva la mente del
congresso occupare, quello si era della condotta, che le vicine nazioni
indiane fossero nella presente querela per tenere. Che queste stessero
di mezzo, ovvero che seguissero questa o quell'altra parte era
l'importanza, e quasi il fondamento di tutta l'impresa. Ma dovevano
temere gli Americani, che gl'Inglesi maggior autorità esercitassero
presso quelle nazioni. Imperciocchè esse coi doni e colla speranza della
preda solo si possono tentare. Nelle quali cose gl'Inglesi molto gli
avversarj loro avanzavano. Il predare poi potevano meglio sperare dal
canto degl'Inglesi, presso i quali si riconosceva in quei principj stare
al tutto la probabilità della vittoria, e dovendosi la guerra esercitare
sul territorio americano. Era anche agl'Inglesi aperta la via per mezzo
del Canadà per comunicare cogl'Indiani, i quali abitavano per lo più a
riva i laghi a ridosso delle colonie, ed a fronte di quella provincia
inglese. Importava anche moltissimo agli Americani, che procedessero
giustificatamente, e soprattutto presso i popoli della Gran-Brettagna, e
presso quei dell'America stessa, ch'erano o avversi, o titubanti, o
tiepidi, i quali non potevano non esser grandemente alterati alle
ostilità commesse. La qual giustificazione, se potevano non senza molta
difficoltà intraprendere in rispetto alla battaglia di Lexington, ed a
quella di Breed's-hill, nelle quali combattettero in propria difesa
contro una soldatesca che gli assaltava, riusciva però assai malagevole
in rispetto alle cose fatte sui confini del Canadà contro le Fortezze di
Ticonderoga e di Crown-point, nelle quali essi furono gli assalitori.
Non che questi ostili procedimenti non potessero escusazion trovare
presso gli uomini intendenti degli affari di Stato, stantechè, poichè la
guerra era rotta, era ben ragione, che gli Americani si sforzassero di
nuocere piucchè potessero al nemico, e da' suoi assalti preservarsi. Ma
presso l'universale dei popoli era questa una cosa, che aveva in sè
molta disagevolezza. Eppure l'evidenza della onestà della causa che
difendevano, era di grandissimo momento. Imperciocchè la forza loro
tutta consisteva nell'opinione, e le armi stesse da questa dipendevano;
mentrechè presso i governi dalla diuturnità del tempo confermati, e
negli ordini loro bene constituiti, ragione o no che si abbia, i soldati
prezzolati corrono alle battaglie, i popoli pagano le gravezze, le armi,
le munizioni, le vettovaglie e tutti gli apparati della guerra sono in
pronto, o si procacciano con facilità e con abbondanza. Ma il più
grand'ostacolo, che avesse a superare il congresso, era quello della
gelosia delle assemblee provinciali. Siccome tutte le province erano
entrate nella lega e nella guerra, così questa si doveva con comuni
consiglj amministrare, e tutte le mozioni del corpo politico
dell'America dovevano ad un solo scopo inviarsi. Quest'era stata
l'origine del congresso generale. Ma non poteva questi recarsi in mano
il governo di tutte le parti della lega senza assumere una parte di
quell'autorità, che alle assemblee provinciali si apparteneva; come
sarebbe a dire quella di far le leve, di ordinar l'esercito, di eleggere
i generali, che avessero in nome dell'America ad amministrare la guerra;
quelle ancora d'impor gravezze e di crear biglietti di credito. Era da
temersi, che se si conservava troppa autorità nelle assemblee
provinciali, si amministrassero gli affari della lega con parziali
consiglj; il che sarebbe stato di gravissimi danni cagione. Da un altro
canto si aveva gran sospetto, che le medesime assemblee acconsentir non
volessero al concedere l'autorità necessaria al congresso, spogliandosi
di una parte della loro; e che perciò, o si opponessero alle sue
deliberazioni, ovvero con quella puntualità non le secondassero ed
eseguissero, ch'erano alla gravità del caso ed al finale evento della
guerra cotanto necessarie. Dalle cose sin qui dette si conosce, quanto
fossero difficultose le circostanze, in cui si trovava il congresso; ed
altri forse, i quali stati fossero o di minor ardire e di maggior
prudenza dotati, se ne sarebbero sgomentati. Ma quegli animi nuovi ed
invasati, o non vedevano i pericoli, o non conoscevano le probabilità
degli eventi, o gli uni e le altre disprezzavano. Certo è, che poche
imprese furono incominciate da uomini audaci, che più di questa fossero
dubbie nell'evento, e pericolose nel fine. Ma il dado era gettato, e non
che altro, la necessità, nella quale si trovavano o credevan di
ritrovarsi, non lasciava titubare. E per anticipare gli accidenti, non
volendo aspettare, che i tempi venissero loro addosso, o che la
necessità gli strignesse, deliberarono di por mano già fin d'allora ai
più pronti ed ai più efficaci rimedj.