III.

«Oh! allora non penserei certamente ai piaceri della tavola del

mio padrone; e poco mi presserei a vestir la sua figlia. Sì:

dimenticherei tutto per non occuparmi che del mio amoroso,

l’oggetto più caro de’ miei pensieri nella estate, l’oggetto

de’ miei più penosi affanni nella stagione cruda dell’inverno».

Ultimo esempio sia un tratto di più lunga canzone cantata dalle

Finlandesi nel cullare i loro bambini. Ne cantano qualche volta anche

le nostre nutrici: in breve queste rimarranno dimenticate, giacchè

ormai generalmente si abbandona il cattivo uso di agitare la culla.

Questo tratto di canzone finlandese dimostrerà nella semplicità sua

come la tenerezza, la ingenuità, l’affetto materno parlano al cuore di

quelle donne. Eccolo.

«Dormi, dormi, bell’uccellino del prato: prendi riposo, caro

Pettorosso: prendi riposo. Dio ti risveglierà in buon tempo. Egli

ti ha preparato un bel ramuscello, su cui fermarti; un ramuscello

graziosamente piegato ad arco colle foglie di betulla. Il sonno è alla

porta, e dice: Non è qui un bambinello, un caro bambinello addormentato

nella sua culla? un bambinello fasciato, un bambinello giacentesi sotto

una coperta di lana?»

I Finlandesi hanno anche un altro genere di versi, giustamente

riguardati come monumenti inapprezzabili dell’antichità, e modelli

perfetti della più pura poesia runica. Questi sono versi di magia,

d’incanto, di stregonerie, di quello di simil sorte che volete, avanzo

delle vecchie superstizioni; e tenuti per efficaci massimamente in

fatto di guarir malattie. Chi li possiede va cauto a comunicarli ad

altri, molto più se si volesse scrivere; e ciò per paura che vengano

denunciati ai magistrati, o ai ministri di religione. E ministri di

religione, e magistrati fanno tutto il possibile per distruggere queste

superstizioni, reliquie delle credenze di questi popolani prima che

fosse loro predicato il cristianesimo.

Viaggio al Capo Nord fatto l'anno 1799 dal Sig. cavaliere Giuseppe Acerbi · 第 17 / 40 题