«Oh! allora non penserei certamente ai piaceri della tavola del
mio padrone; e poco mi presserei a vestir la sua figlia. Sì:
dimenticherei tutto per non occuparmi che del mio amoroso,
l’oggetto più caro de’ miei pensieri nella estate, l’oggetto
de’ miei più penosi affanni nella stagione cruda dell’inverno».
Ultimo esempio sia un tratto di più lunga canzone cantata dalle
Finlandesi nel cullare i loro bambini. Ne cantano qualche volta anche
le nostre nutrici: in breve queste rimarranno dimenticate, giacchè
ormai generalmente si abbandona il cattivo uso di agitare la culla.
Questo tratto di canzone finlandese dimostrerà nella semplicità sua
come la tenerezza, la ingenuità, l’affetto materno parlano al cuore di
quelle donne. Eccolo.
«Dormi, dormi, bell’uccellino del prato: prendi riposo, caro
Pettorosso: prendi riposo. Dio ti risveglierà in buon tempo. Egli
ti ha preparato un bel ramuscello, su cui fermarti; un ramuscello
graziosamente piegato ad arco colle foglie di betulla. Il sonno è alla
porta, e dice: Non è qui un bambinello, un caro bambinello addormentato
nella sua culla? un bambinello fasciato, un bambinello giacentesi sotto
una coperta di lana?»
I Finlandesi hanno anche un altro genere di versi, giustamente
riguardati come monumenti inapprezzabili dell’antichità, e modelli
perfetti della più pura poesia runica. Questi sono versi di magia,
d’incanto, di stregonerie, di quello di simil sorte che volete, avanzo
delle vecchie superstizioni; e tenuti per efficaci massimamente in
fatto di guarir malattie. Chi li possiede va cauto a comunicarli ad
altri, molto più se si volesse scrivere; e ciò per paura che vengano
denunciati ai magistrati, o ai ministri di religione. E ministri di
religione, e magistrati fanno tutto il possibile per distruggere queste
superstizioni, reliquie delle credenze di questi popolani prima che
fosse loro predicato il cristianesimo.