FOOTNOTES:

[441] _Dum Assyrios penes, Medosque, et Persas oriens fuit,

despectissima pars servientium_, Tacit. _Hist._ V. 8. Erodoto, che

visitò l'Asia, quand'era soggetta all'ultimo di questi Imperj, fa

superficial menzione de' Sirj della Palestina, che, secondo la propria

lor confessione, avevan ricevuto il rito della circoncisione

dall'Egitto. Vedi l. II. c. 104.

[442] Diodoro Siculo, l. XI. Dion. Cassio l. XXXVII. p. 121. Tacit.,

_Hist._ V. 1-9 Giustin. XXXVI. 2, 3.

[443]

_Tradidit arcano quaecumque volumine Moses,_

_Non mostrare vias eadem nisi sacra colenti,_

_Quaesitos ad fontes solos deducere verpos._

Le parole di questa legge non si trovano presentemente ne' libri di

Mosè. Ma il _saggio_, l'_umano_ Maimonide apertamente insegna, che se un

idolatra cade nell'acqua, non deve il Giudeo soccorrerlo per salvarlo

dalla morte imminente. Vedi Basnag. _Hist. des Juifs_ l. VI. c. 28.

[444] Alcuni Giudei, chiamati Erodiani da Erode, per l'esempio ed

autorità del quale erano stati sedotti, formarono una setta, la quale

adattavasi ad una specie di conformità accidentale; ma il loro numero fu

così piccolo, e così breve la loro durata, che Gioseffo non gli ha

neppure creduti degni di farne menzione. Vedi Prideaux Vol. II. p. 285.

[445] _Cicer. pro Flacco_ c. 23.

[446] _Philo de legatione._ Augusto lasciò un fondo per un sacrifizio

perpetuo. Ciò nonostante approvò il disprezzo che verso il Tempio di

Gerusalemme dimostrava Caio di lui nipote. Vedi Svetonio (_in Aug._ c.

93) e le note del Casaubono a quel luogo.

[447] Vedi specialmente Gioseffo (_Antiq._ XVII. 6. XVIII. 3 _de bell.

Judaic._ I 33. II. 9. Ediz. Havercamp.)

[448] _Jussi a Cajo Caesare effigiem ejus in Templo locare, arma potius

sumpsere._ Tacit. _Hist._ V. 9. Filone, e Gioseffo danno una ben

circostanziata, ma molto retorica narrazione di questo fatto, che pone

in un'estrema perplessità il Governatore della Siria. Alla prima

proposta di tal atto idolatrico il Re Agrippa restò privo di sensi, nè

potè ricuperarne l'uso che dopo tre giorni.

[449] Quanto al numero delle Deità Siriache ed Arabiche è da osservarsi,

che Milton in centotrenta bellissimi versi ha compreso le due vaste ed

erudite raccolte, che ha fatte il Seldeno su tal astruso argomento.

[450] Tutto ciò che appartiene ai proseliti degli Ebrei, è stato molto

eruditamente trattato dal Basnagio (_Hist. des Juifs_ l. VI, c. 6, 7).

[451] _Vedi Exod._ XXIV. 23. _Deuter._ XVI. 16, i Commentatori ed una

nota molto considerabile nell'Istoria universale. Vol. I. p. 603 ediz.

in fol.

[452] Quando Pompeo, servendosi, o abusando piuttosto del diritto di

conquistatore, entrò nel _Sancta Sanctorum_, fu osservato con istupore

_nulla intus Deum effigie vacuam sedem et inania arcana_. Tacit.

_Histor._ V. 9. Relativamente a' Giudei questo era un detto popolare,

che

_Nil praeter nubes, et coeli numen adorant._

[453] I proseliti Samaritani, o Egizj erano sottoposti ad una seconda

specie di circoncisione. Può vedersi un'ostinata indifferenza de'

Talmudisti rispetto alla conversione degli stranieri appresso Basnagio

(_Hist. des Juifs_ l. VI c. 6.)

[454] Questi argomenti furono con grand'ingenuità sostenuti dall'Ebreo

Orobio, e confutati con ugual candore dal Cristiano Limborchio. Vedi

l'_Amica Collatio_ (merita essa ben questo nome) ovvero il ragguaglio

della disputa, che si fece tra loro.

[455] _Jesus... circumcisus erat; cibis utebatur Judaicis, vestitu

simili; purgatos scabie mittebat ad sacerdotes: Paschata et alios dies

festos religiose observabat: si quos sanavit sabatho, ostendit non

tantum ex lege, sed et exceptis sententiis talia opera sabatho non

interdicta. Grotius de verit. Relig. Christ._ l. V. c. 7. Poco dopo (c.

12.) egli si diffonde sulla condiscendenza degli Apostoli.

[456] _Pene omnes Christum Deum sub legis observatione credebant_

Sulpic. Sever. II. 31. Vedi Euseb. _Hist. Eccl._ l. IV. c. 5.

[457] _Mosheim. de rebus Christ. ante Constantinum_ M. p. 153. In

quest'opera magistrale, ch'io avrò occasione di citare frequentemente,

egli parla con molta maggior estensione dello stato della primitiva

Chiesa, di quel che abbia luogo di farlo nella sua Storia generale.

[458] Euseb. (l. III. c. 5.) Le Clerc. (_Hist. Eccl._ p. 605.) Nel tempo

di quest'accidentale assenza la Chiesa di Pella col proprio Vescovo

ritenne sempre il nome di Gerusalemme. Nella istessa guisa i Pontefici

Romani risederono per settant'anni in Avignone, ed i Patriarchi

d'Alessandria da gran tempo han trasferito al Cairo la sede loro

Episcopale.

[459] Dion. Cassio (l. LXIX). Attesta l'esilio della nazione Giudaica da

Gerusalemme Aristone di Pella (_ap. Enseb._ l. IV. c. 6) e ne fanno

menzione molti scrittori ecclesiastici: sebbene alcuni di loro estendano

troppo incautamente questa proibizione a tutta la Palestina.

[460] Euseb. (l. IV. c. 6). Sulpic. Severo. II. 31. Mosemio confrontando

insieme i loro imperfetti racconti (p. 327) ha formata una ben distinta

istoria delle circostanze, e de' motivi di questa rivoluzione.

[461] Sembra che le Clerc (_Hist. Eccl._ p. 477, 535.) abbia raccolto da

Eusebio, Girolamo, Epifanio, ed altri scrittori, tutte le principali

circostanze relative a' Nazareni o Ebioniti. Per la natura stessa delle

lor opinioni si divisero ben presto in due Sette, una più rigorosa,

l'altra più dolce; e v'è qualche motivo di congetturare, che la famiglia

di Gesù Cristo si trovasse fra' membri almeno del secondo più moderato

partito.

[462] Alcuni scrittori han voluto creare un Ebione, immaginario autore

della Setta, e del nome di essi: ma con maggior sicurezza può credersi

all'erudito Eusebio che al veemente Tertulliano, o al credulo Epifanio.

Secondo le Clerc, la parola Ebraica _Ebionim_ corrisponde alla Latina

_Paupares_. Vedi (_Hist. Eccl._ p. 477.)

[463] Vedi il Dialogo molto curioso di Giustino martire con Trifone

giudeo. Seguì conferenza fra loro in Efeso al tempo di Antonino Pio, a

circa venti anni dopo il ritorno della Chiesa di Pella in Gerusalemme.

Per questa data si consulti ciò che nota diligentemente il Tillemont

(_Memoir. Eccles._ Tom. II. p. 54).

[464] Fra tutte le Sette Cristiane quella dell'Abissinia è la sola, che

sempre osserva i riti Mosaici (Ist. Ecclesiast. di Etiopia di Geddes, e

dissertazione di le Grand sulla relazione del P. Lobo). L'eunuco della

Regina Candace potrebbe somministrare qualche sospetto; ma siccome siam

certi (Socrat. I. 19; Sozomen. II. 24. _Ludolph._ p. 281) che gli Etiopi

non furon convertiti prima del quarto secolo, è più ragionevol di

credere ch'essi venerassero il sabbato, e distinguessero i cibi vietati

ad imitazione de' Giudei, che molto per tempo si erano stabiliti sopra

ambe le rive del Mar Rosso. Era stata praticata la circoncisione da' più

antichi Etiopi per motivi di pulizia e di salute, come sembra esser

dimostrato nelle Ricerche filosofiche su gli Americani. (Tom. II. p.

117).

[465] Beausobre (_Hist. du Manicheisme_ l. I. c. 3) ha determinato le

lor' obbiezioni, specialmente quelle di Fausto, avversario di Agostino,

colla più dotta imparzialità.

[466] _Apud ipsos fides obstinata, misericordia in promptu: adversus

omnes alios hostile odium._ Tacit. (_Hist._ V. 5). Sicuramente avea

Tacito riguardato gli Ebrei con occhio troppo favorevole. La lettura di

Gioseffo avrebbe potuto distrugger l'antitesi.

[467] Il Dottore Burnet (_Archaeolog._ l. II. c. 7) ha discusso i primi

capitoli della Genesi con troppa libertà ed acutezza.

[468] I Gnostici più moderati risguardavano Jeova, il Creatore, come un

ente di una natura di mezzo fra quella di Dio, e del Demonio. Altri lo

confondevano col principio cattivo. Si consulti il secondo secolo

dell'Istoria generale di Mosemio, che fa una breve ma assai distinta

narrazione degli strani lor pensamenti su tal soggetto.

[469] Vedi Beausobre _Histoire du Manicheisme_ (_liv._ I. c. 4.) Origene

e S. Agostino si contano fra gli allegoristi.

[470] Hegesipp. presso Eusebio (l. III. 32. IV. 22.) Clement. Aless.

Strom. VII. 17.

[471] Relativamente ai Gnostici del secondo e del terzo secolo, Mosemio

è ingegnoso ed ingenuo; le Clerc pesante, ma esatto; Beausobre quasi

sempre apologista; e v'è gran motivo di temere, che i primitivi Padri

siano bene spesso calunniatori.

[472] Vedi i cataloghi d'Ireneo e d'Epifanio. Bisogna confessare però,

che questi Scrittori erano inclinati a moltiplicare il numero delle

Sette, che opponevansi all'_unità_ della Chiesa.

[473] Eusebio (l. IV. c. 15, ) Sozomeno (lib. II. c. 32). Vedasi

appresso Bayle, nell'articolo _Marcione_, un curioso ragguaglio di una

disputa su tal articolo. Parrebbe, che alcuni fra i Gnostici (vale a

dire i Basilidiani) evitassero, ed anche ricusassero l'onor del

martirio. Le lor ragioni erano singolari ed astruse. Vedi Mosem. p. 359.

[474] Vedasi un passo molto considerabile di Origene (_Proem. ad

Lucam._). Quest'istancabile scrittore, che avea consumata la propria

vita nello studio delle Scritture, per la loro autenticità si riferisce

all'inspirata autorità della Chiesa. Egli era impossibile, che i

Gnostici potessero ammettere i presenti nostri Evangeli, una gran parte

dei quali (specialmente rispetto alla Risurrezione di Cristo) è

direttamente, e come può sembrare, a bella posta formata contro le

opinioni lor favorite. Ond'è alquanto singolare che Ignazio (_Epist. ad

Smirn. Patr. Apost._ Tom. II. p. 34) volesse far uso di una dubbiosa ed

incerta tradizione, piuttosto che citare la sicura testimonianza degli

Evangelisti.

[475] _Faciunt favos et vespae; faciunt ecclesias et Marcionitae._

Questa è la forte espressione di Tertulliano, che io son costretto di

citare a memoria. Al tempo di Epifanio (_adv. Haeres._ p. 302) i

Marcioniti eran molto numerosi nell'Italia, nella Siria, nell'Egitto,

nell'Arabia, e nella Persia.

[476] Agostino somministra un memorabil esempio di questo successivo

progresso dalla ragione alla fede. Esso fu per molti anni impugnato

nella setta de' Manichei.

[477] L'unanime sentimento della primitiva Chiesa è molto chiaramente

spiegato da Giustino martire (_Apolog. Major._), da Atenagora (_Legat._

c. 22. ec.), da Lattanzio (_Inst. Divin._ II. 14-19).

[478] Tertulliano (_Apol._ c. 23) allega la confessione degli stessi

Demonj, ogni volta che venivano tormentati dagli Esorcisti Cristiani.

[479] Tertulliano ha composto un rigidissimo trattato contro l'idolatria

per cautelare i suoi fratelli dal continuo pencolo di cadervi. _Recogita

sylvam, et quantae latitant spinae. De Corona Militis_ c. 10.

[480] Il Senato Romano si adunava sempre in un Tempio o in altro luogo

consacrato (Aul. Gellio XIV). Avanti di entrare in materia, ogni

Senatore versava una porzione di vino e d'incenso sopra l'altare.

Sueton. _in August._ c. 35.

[481] Vedi Tertulliano _De spectaculis_. Questo rigoroso riformatore non

si dimostra più indulgente per una tragedia d'Euripide, che per un

combattimento di gladiatori. L'offende specialmente la maniera di vestir

degli attori; questi coll'uso di alti coturni tentavano _empiamente_ di

accrescere un cubito alla loro statura (c. 23).

[482] Si può trovare appresso tutti i Classici l'antica usanza di

chiudere i conviti con libazioni. Socrate e Seneca diedero negli ultimi

loro momenti un nobil esempio di tal costume. _Postquam stagnum calidae

aquae introiit, respergens proximos servorum, addicta voce, libare se

liquorem illum Jovi liberatori._ Tacit. _Annal._ XV. 64.

[483] Vedi l'elegante ma idolatrico inno di Catullo sopra le nozze di

Manlio, o di Giulia. _O Hymen, Hymenaee Io! quis huic Deo comparariet

ausit?_

[484] Virgilio descrive ne' funerali di Miseno e di Pallante le antiche

usanze con esattezza non minore di quella, con cui sono illustrati dal

di lui commentatore Servio. Il rogo medesimo era un altare; si nutrivano

le fiamme col sangue delle vittime; e tutti gli assistenti erano aspersi

d'acqua lustrale.

[485] Tertullian. _de Idol._ c. 11.

[486] Vedi le Antichità di Montfaucon in ogni parte. Fino i rovesci

delle monete Greche e Romane spesso erano idolatrici, ma in

quest'occasione gli scrupoli de' Cristiani eran sospesi da una passione

più forte.

[487] (Tertullian. _de Idol._ c. 20, 21, 22.) Se un amico Pagano (nello

starnutar per esempio d'alcuno) usava la famigliar espressione, _Giove

ti salvi_, era obbligato il Cristiano a protestar contro la divinità di

Giove.

[488] Si consulti l'opera la più elaborata ma la più imperfetta di

Ovidio, vale a dire i Fausti. Egli non oltrepassò i primi sei mesi

dell'anno. La compilazione di Macrobio, che porta il nome di

_Saturnali_, non è che una piccola parte del primo libro, che ha qualche

rapporto a quel titolo.

[489] Tertulliano ha composto una difesa, o piuttosto un panegirico

della troppo ardita azione di un soldato cristiano, che gettando via la

sua corona di lauro, aveva esposto se medesimo ed i suoi fratelli al più

imminente pericolo. Dalla menzione, ch'ei fa degl'_Imperatori_ Severo e

Caracalla, egli è chiaro, non ostante la brama del Tillemont, che

Tertulliano compose il suo trattato _de Corona_ molto tempo avanti che

si impegnasse negli errori de' Montanisti. Vedi Memor. Eccl. (Tom. III.

p. 384).

[490] Il primo libro delle Quistioni Tusculane in ispecie, il trattato

_De Senectute_ ed il Sogno di Scipione contengono nel più bello stile

tutto ciò, che la Greca Filosofia, o il buon senso Romano potea

suggerire in quest'oscuro, ed importante soggetto.

[491] La preesistenza delle anime umane, in quanto almeno tal dottrina è

conciliabile con la religione, fu adottata da molti de' Padri Greci e

Latini. Vedi Beausobre _Hist. du Manicheisme_ (l. VI. c. 4).

[492] Vedi Cicerone _pro Cluentio_ c. 61. Cesare _ap. Sallust. de bello

Catil._ c. 50. Giovenale Sat. II. 149, ove così si esprime.

Esse aliquos manes et subterranea regna,

. . . . . . . . . . . . .

Nec pueri credunt, nisi qui nondum aere lavantur.

[493] L'undecimo libro dell'Odissea dà la più terribile ed incoerente

idea delle ombre infernali. Tal pittura è stata molto abbellita da

Pindaro e da Virgilio; ma anche questi Poeti, quantunque siano più

corretti del grande loro maestro, sono ciò nonostante caduti in molte

stravaganti incoerenze. Vedi Bayle _Reponse aux questions d'un

Provincial_ P. III. c. 22.

[494] Vedi l'Epistola 16 del primo libro d'Orazio, la Satira 13 di

Giovenale, e la seconda Satira di Persio. Questi discorsi popolari

esprimono il sentimento e il linguaggio della moltitudine.

[495] Se vogliam limitarci ai popoli Galli, si può osservare ch'essi non

solo affidavano le loro vite, ma anche la lor moneta alla sicurezza

dell'altro mondo. _Vetus ille mos Gallorum occurrit_ (dice Valerio

Massimo lib. II. c. 6. p. 10) _quod memoria proditum est, pecunias

mutuas, quae his apud inferos redderentur, dare solitos_. La medesima

usanza è più oscuramente indicata da Mela (l. III. c. 2). Egli è quasi

inutile d'aggiungere, che i profitti di tal commercio eran sempre in una

proporzione corrispondente al credito del mercante, e che i Druidi eran

quelli, che dalla santa lor professione traevano un carattere di

credibilità, che difficilmente si potrebbe assumere da qualunque altra

classe di uomini.

[496] L'Autore della Divina Legazione di Mosè adduce un motivo assai

curioso di tal omissione, o molto ingegnosamente la ritorce contro i

miscredenti.

[497] Vedi Le Clerc. _Prolegom. ad hist. Ecle._ c. I. Sect. 8. Sembra,

che l'autorità di lui sia di grandissimo peso, avendo egli scritto un

dotto e giudizioso Comentario su' libri del vecchio Testamento.

[498] _Josephus Antiq._ l. XIII. c. 18. Secondo l'interpretazione più

naturale delle sue parole, i Sadducei non ammettevano che il Pentateuco;

ma è piaciuto ad alcuni moderni critici di aggiungere al loro _Credo_

anche i Profeti, o di supporre che si contentassero solo di rigettar le

tradizioni de' Farisei. Il Dottore Jortin ha discusso tal articolo nelle

sue Osservazioni sopra l'Istoria Ecclesiastica, vol. II. p. 103.

[499] Tale aspettativa era sostenuta dal capo 24. di S. Matteo, e dalla

prima lettera di S. Paolo a' Tessalonicensi. Erasmo toglie la difficoltà

coll'aiuto dell'allegoria e della metafora, e l'erudito Grozio cerca di

persuadere che per providi fini fu permesso, che si stabilisse quella

pia illusione.

[500] Vedi la Teoria sacra di Burnet P. III. c. 5. Questa tradizione si

trova già stabilita fino al tempo dell'Autore dell'Epistola di Barnaba,

che scrisse nel primo secolo, e che sembra essere stato mezzo Giudeo.

[501] La chiesa primitiva d'Antiochia contava quasi 6000 anni dalla

creazion del mondo alla nascita di Cristo. Africano, Lattanzio, e la

Chiesa Greca avean ridotto quel numero a 5500, ed Eusebio si è

contentato di 5200 anni. Questi calcoli eran fondati sulla version de'

Settanta, ch'era universalmente ricevuta ne' primi sei secoli.

L'autorità della Volgata, e del testo Ebraico ha determinato i moderni,

sì Cattolici che Protestanti a preferire un periodo di circa 4000 anni;

quantunque nello studio dell'antichità profana, spesse volte si trovino

essi angustiati da così stretti confini.

[502] Furon prese moltissime di queste pitture dalla falsa

interpretazione d'Isaia, di Daniele, e dell'Apocalisse. Può trovarsene

una delle più grossolane immagini appresso Ireneo (l. V. p. 455)

discepolo di Papia, che aveva veduto l'Apostolo S. Giovanni.

[503] La testimonianza di Giustino, e la fede con cui egli ed i suoi

fratelli ortodossi credevano alla dottrina del Millenio si chiariscono

nel modo più lucido o solenne (_Dial. cum Tryph. Jud._ p. 177, 178 ed.

Benedit.). Se nel principio di quest'importante passaggio si scopre

qualche cosa che sembra incoerente, noi possiamo accusarne, come più ci

piacerà, o l'autore, o il suo traduttore.

[504] Vedi il secondo Dialogo di Giustino con Trifone, ed il libro

settimo di Lattanzio. Poichè il fatto è fuor di dubbio, non è necessario

enumerare tutti i Padri di mezzo. Il lettore curioso può consultare

Daille _de Usu Patrum_, (l. II, c. 4)

[505] Dupin (_Biblioth. Eccles._ Tom. I. p. 223. Tom. II. p. 366) e

Mosemio (p. 720) quantunque l'ultimo di questi dotti Teologi non sia

totalmente ingenuo in quest'occasione.

[506] Nel Concilio di Laodicea, tenuto circa l'anno 360, l'Apocalisse fu

tacitamente esclusa dal Canone de' libri sacri per decreto di quelle

medesime Chiese Asiatiche, alle quali essa era indirizzata, e possiam

rilevare da' lamenti di Sulpizio Severo, che la lor sentenza era stata

confermata dalla maggior parte de' Cristiani del suo tempo. Per quali

cagioni dunque l'Apocalisse al presente vien così generalmente ammessa

dalle Chiese, Greca, Romana e Protestante? Possono assegnarsene le

seguenti: I. I Greci restaron vinti dall'autorità di un impostore che

nel sesto secolo usurpò il carattere di Dionisio Areopagita; II. Un

giusto timore, che i Grammatici non divenissero più importanti de'

Teologi, impegnò il Concilio di Trento ad apporre il sigillo della

propria infallibilità a tutti i libri della Scrittura contenuti nella

Volgata Latina, nel numero de' quali entrava per buona ventura

l'Apocalisse (Fra Paolo Istor. del Concil. Triden. l. II.) III. Il

vantaggio di rivolger quelle misteriose profezie contro la sede Romana,

inspirò ai Protestanti una singolar venerazione per un alleato sì

comodo. Vedi gl'ingegnosi ed eleganti discorsi del presente Vescovo di

Litchfield su questo spinoso soggetto.

[507] Lattanzio (_Instit. Div._ VII. 15. ec.) riferisce l'orribile

istoria di quel che dovea seguire con grand'eloquenza e vivezza.

[508] Ogni lettore di buon gusto potrà consultare su questo articolo la

terza parte della Teoria sacra di Burnet. Egli unisce insieme con un

magnifico sistema la filosofia, la Scrittura e la tradizione; e nel

descriverlo mostra una forza di fantasia non inferiore a quella di

Milton medesimo.

[509] Eppure, qualunque siasi l'espressione de' particolari, questa è

sempre la pubblica dottrina di tutte le Chiese Cristiane; nè la stessa

Chiesa Anglicana può rifiutare di ammettere le conchiusioni che si

debbono trarre da' suoi articoli 8.º e 18.º I Giansenisti, che hanno sì

diligentemente studiate le opere de' Padri, sostengono con distinto zelo

questa sentenza, e l'erudito Tillemont non lascia mai di parlare di un

virtuoso Imperatore senza pronunziarne la condanna. Zuinglio è forse il

solo Capo di un partito, che ha sempre adottato l'opinione più dolce, e

questi ha dato non minore scandalo ai Laterani che ai Cattolici. Vedi

Bossuet. _Hist. des variat. des Eglises Protest._ (l. II. c. 19, 22.)

[510] Giustino e Clemente d'Alessandria confessano, che alcuni filosofi

furono istruiti dal _Logos_, confondendo il doppio significato, che ha

questa parola, della ragione umana, e del Divin Verbo.

[511] Tertullian. _De Spectac._ c. 30. Per mettere in mostra il grado di

autorità che lo zelante Affricano aveva acquistato, basterà citare la

testimonianza di Cipriano, dottore e guida di tutte le chiese

occidentali. (Vedi Prud. Inno XIII. 100.) Ogni volta ch'egli applicavasi

al giornaliero suo studio delle Opere di Tertulliano, soleva dire, «_Da

mihi magistrum_» Datemi il mio maestro. (_Hyeronym. de Viris

Illustribus_, tomo I. p. 284).

[512] I sotterfugi del Dottor Middleton non possono servire a far

perdere di vista i chiari vestigi delle visioni, e dell'inspirazione che

si vedono appresso i Padri Apostolici.

[513] Il Dottor Middleton (Ricerca libera p. 96. ec.) osserva,

ch'essendo tal pretensione più difficile di tutte le altre a sostenersi

per mezzo dell'arte, fu la più pronta a cedere. L'osservazione s'accorda

colla sua ipotesi.

[514] Atenagora _in Legation_. Giustino Mart. _Cohort. ad gentes_,

Tertull. _adversus Marcion._ l. IV. Queste descrizioni non son molto

dissimili da quel furore profetico, pel quale Cicerone (_De Divinat._

II. 54.) mostra così poco rispetto.

[515] Tertulliano (_apolog._ c. 23 ) arditamente sfida i Magistrati

Pagani su questo punto. Fra' primitivi miracoli il potere di esorcizzare

è l'unico che sia stato ammesso da' Protestanti.

[516] Ireneo _adv. Haeres._ (l. II. 56, 57, l. V. c. 6.) Dodwell

(_Dissert. ad Iraeneum_ II. 42.) stabilisce, che il secondo secolo fu

anche più abbondante del primo in miracoli.

[517] Theophil. _ad Antolycum_ l. II. p. 77.

[518] Il Dottore Middleton diede alla luce la sua Introduzione l'anno

1747; pubblicò la sua _Libera Ricerca_ nel 1749 ed avanti la sua morte,

che avvenne nel 1750, aveva preparato una difesa della medesima contro i

suoi numerosi avversari.

[519] L'università d'Oxford conferì i gradi agli oppositori di lui.

Dall'amarezza di Mosemio (p. 221.) possiamo dedurre i sentimenti de'

teologi Luterani.

[520] Può sembrare alquanto notabile, che Bernardo di Chiaravalle, il

quale racconta tanti miracoli del suo amico S. Malachia, non faccia mai

veruna menzione de' propri, che però vengono diligentemente riferiti da'

compagni e discepoli di lui. Nel lungo corso dell'Istoria Ecclesiastica

si trova egli mai un solo esempio di un Santo, che affermi di aver egli

posseduto il dono de' miracoli?

[521] La conversione di Costantino è l'Era più comunemente fissata da'

Protestanti. I Teologi più ragionevoli non son disposti ad ammettere i

miracoli del quarto secolo, mentre i più creduli non vogliono rigettar

quelli del quinto.

[522] Si rappresentano molto chiaramente le imputazioni di Celso e di

Giuliano insieme colla difesa de' Padri da Spaurmio (_Commentaire sur

les Césars de Julien_ p. 468.)

[523] Plinio Epist. X. 97.

[524] Tertullian. Apolog. c. 44. Egli soggiunge però con qualche

dubbiezza, «_aut si aliud, jam non Christianus_».

[525] Il filosofo Pellegrino (della vita, e morte del quale ci ha

lasciato Luciano un piacevol racconto) imposturò per lungo tempo la

credula semplicità de' Cristiani dell'Asia.

[526] Vedi un molto giudizioso trattato di Barboyrac _sur la Morale dei

Pères_.

[527] _Lactant. Divin. Institut._ l. VI. c. 20, 21, 22.

[528] Vedasi l'opera di Clemente Alessandrino intitolata _Il Pedagogo_,

che contiene gli elementi d'Etica, quali insegnavansi nelle più celebri

scuole Cristiane.

[529] Tertulliano _de Spectacul._ c. 23. Clemente Alessandrino

_Pedagog._ (lib. III. c. 8.)

[530] Beausobre (_Hist. Critiq. du Manicheisme_ l. VII. c. 3.) Giustino,

Gregorio, Nisseno, Agostino ec. erano fortemente inclinati a

quest'opinione.

[531] Alcuni fra gli eretici Gnostici erano più coerenti: essi

rigettavano l'uso del matrimonio.

[532] Vedasi una serie continuata di tradizioni, da Giustino Martire

sino a Girolamo nella Morale de' Padri (c. IV. 6-26.)

[533] Vedi una molto curiosa dissertazione sulle Vestali nelle Memorie

dell'Accademia delle Iscrizioni (Tom. II. p. 161-227.) Nonostanti gli

onori, ed i privilegi concessi a quelle vergini, era difficile di

trovarne un numero sufficiente; nè il timore della morte più orribile

potè sempre tenere in freno la loro incontinenza.

[534] _Cupiditatem procreandi aut unam scimus aut nullam. Minucius Felix

c. 21, Justin. Apolog. Major. Athenagor. in Legat. c. 28, Tertull. de

cult. foeminar._ l. 2.

[535] Euseb. l. VI 8. Avanti che la fama d'Origene avesse risvegliato

l'invidia, e la persecuzione, quest'azione straordinaria era piuttosto

ammirata, che censurata. Siccome aveva egli generalmente l'uso

d'interpretare allegoricamente la Scrittura, sembra una disgrazia, che

in questo sol caso dovesse adottare il senso letterale.

[536] Cipriano, _Ep._ 4, e Dodwell, _Dissert. Cyprian._ III. Qualche

cosa di simile a questo temerario tentativo, fu lungo tempo dopo,

attribuite al fondatore dell'ordine di Fontevrault. Bayle ha divertito

se, ed i suoi lettori intorno a questo assai delicato soggetto.

[537] Dupin (_Bibl. Eccles._ Tom. I. p. 195.) fa un particolar racconto

del dialogo delle dieci vergini, quale fu composto da Metodio Vescovo di

Tiro. Le lodi della verginità sono eccessive.

[538] Gli Ascetici fin dal secondo secolo incominciarono a far pubblica

professione di mortificare i lor corpi, e di astenersi dall'uso della

carne e del vino. Mosemio p. 310.

[539] Vedi la Morale de' Padri. Furono dopo la Riforma rinnovati gli

stessi pazienti principj da' Sociniani, da' moderni Anabattisti, e da'

Quaccheri. Barclai, ch'è l'apologista di questi ultimi, ha patrocinato i

propri fratelli coll'autorità de' primitivi Cristiani p. 542-549.

[540] Tertull. _Apolog._ c. 21. _De Idol._ c. 17. 18. Origene _contra

Celsum_ (l. V. p. 253. l. VII. p. 348. lib. VIII. p. 423-428.)

[541] Tertulliano (_De corona Milit._ c. 11.) suggerisce loro

l'espediente di disertare: consiglio, che se fosse stato generalmente

noto, non era molto a proposito per conciliare alla Religione Cristiana

il favore degl'Imperatori.

[542] Per quanto noi possiam giudicare dalla mutilata rappresentazione

d'Origene (l. VIII. p. 423), Gelso, di lui avversario, avea sostenuto la

sua obbiezione con gran forza, e candore.

[543] Il partito aristocratico in Francia, ed in Inghilterra ha

fortemente sostenuto l'origine divina de' Vescovi; ma i Preti calvinisti

non han voluto soffrire un superiore, ed il Romano Pontefice ha ricusato

di riconoscere un uguale. Vedi Fra Paolo.

[544] Nell'istoria della Gerarchia Cristiana ho per lo più seguitato il

dotto ed ingenuo Mosemio.

[545] Quanto a' Profeti della primitiva Chiesa vedi Mosem. _Dissert. ad

Hist. Ecles. pertinentes_ Tom. II. p. 132-208

[546] Vedi le Epistole di S. Paolo, e di Clemente a' Corintj.

[547] Hooker Ecclesiast. Polizia. l. VII.

[548] Vedi Girolamo _ad Titum_ c. 1. ed _Epist. 85._ (nell'Ediz.

Benedettin. 101.) e l'elaborata apologia di Blondello _pro sententia

Hieronymi_. L'antico stato del Vescovo, e de' Preti d'Alessandria, qual

è descritto da Girolamo riceve una considerabil conferma dal Patriarca

Eutichio (_Annal_. Tom. I. p. 330. _vers. Pocock_), di cui non so come

possa rigettarsi la testimonianza malgrado tutte le obbiezioni del dotto

Pearson nelle sue _Vindiciae Ignatianae_ Part. I. c. II.

[549] Vedasi l'introduzione all'Apocalisse. I Vescovi sotto il nome di

Angeli erano già instituiti in sette Città dell'Asia. Eppure l'Epistola

di Clemente (ch'è probabilmente di uguale antichità) non ci conduce a

scoprire alcuna traccia d'Episcopato nè a Corinto, nè a Roma.

[550] _Nulla Ecclesia sine Episcopo_, è stato un fatto non meno che una

massima, fin dal tempo di Tertulliano e d'Ireneo.

[551] Superate le difficoltà del primo Secolo, troviamo il governo

Episcopale universalmente stabilito, finchè restò interrotto dal genio

repubblicano de' riformatori Svizzeri e della Germania.

[552] Vedi Mosemio nel primo e secondo secolo. Ignazio (_ad Smyrnaeos_

c. 3. ec.) esalta con trasporto la dignità Episcopale. Le Clerc (_Hist.

Eccles_. p. 569) censura molto arditamente la di lui condotta. Mosemio

con un giudizio più critico (p. 161) sospetta della genuinità eziandio

delle più brevi Epistole.

[553] _Nonne et Laici sacerdotes sumus?_ Tertull. _Exhor. ad castitat_.

c. 7. Siccome il cuore umano è sempre il medesimo, così molte

osservazioni, che Hume ha fatto sull'entusiasmo (Saggi vol. l. p. 76

dell'Edizione in 4) possono applicarsi anche alla reale inspirazione.

[554] _Acta Concil. Carthag. apud Cyprian. Edit. Fell._ p. 158. Questo

Concilio era composto di ottantasette Vescovi delle Province di

Mauritania, Numidia ed Affrica; ed alcuni Preti, e Diaconi assisterono

all'assemblea,_ praesente plebis maxima parte_.

[555] _Aguntur praeterea per Graecias illas certis in locis concilia

ec._ Tertullian. _de Jejun_ c. 13. L'Affricano scrittore ne fa menzione

come di un'istituzione recente e straniera. L'alleanza dello Chiese

Cristiane spiegasi molto giudiziosamente da Mosemio p. 164-170.

[556] Cipriano nel suo ammirato libro _de unitate Ecclesiae_ p. 75-86.

[557] Noi possiam in tutto e per tutto riferirci al contegno, alla

dottrina ed alle lettere di Cipriano. Le Clerc in una breve vita, che ne

ha fatto (_Biblioth. Univers._ tom. XII. p 307-378.) l'ha rappresentato

con gran libertà, ed esattezza.

[558] _Se Novato, Felicissimo,_ ec. che il Vescovo di Cartagine scacciò

dalla sua Chiesa e dall'Affrica, non erano veramente i mostri più

detestabili d'empietà, lo zelo di Cipriano in tali occasioni dovrà

prevalere alla sua veracità. Bramando un giusto ragguaglio di tali

oscure querele vedi Mosemio p. 497-512.

[559] Mosemio pag. 269-274. Dupin _Antiq. Eccles. Discipl._ p. 19-20.

[560] Tertulliano in un Trattato a parte ha difeso contro gli Eretici il

diritto della prescrizione come proprio delle Chiese Apostoliche.

[561] Si fa menzione del viaggio di S. Pietro a Roma dalla maggior parte

degli antichi scrittori (Vedi Euseb. II. 25.). Il medesimo è sostenuto

da tutti i Cattolici, ed accordato da alcuni Protestanti (Vedi Pearson e

Dodwell _de succ. Episc. Rom._) ma è stato vigorosamente attaccato dallo

Spanemio (_Miscell. Sacra_ III. 3.). Secondo il P. Arduino i Monaci del

Secolo XII che composero l'Eneide, rappresentarono S. Pietro sotto

l'allegorico carattere dell'Eroe Troiano.

[562] Non è che in Francese che sia esatta quella famosa allusione al

nome di S. Pietro: Tu es _Pierre_, et sur cette _pierre_ ec. Essa è

imperfetta in Greco, in Latino, in Italiano ec. e totalmente

inintelligibile ne' nostri linguaggi Teutonici.

[563] _Irenaeus adv. Haeres._ III. 3. Tertullian. _de praescript._ c. 36

e Ciprian. _ep._ 27, 55, 71, 75. Le Clerc (_Hist. Eccl._ p. 764) e

Mosemio (p. 258, 578) difficilmente interpretano questi passi. Ma il

libero ed oratorio stile de' Padri spesso par favorevole alle

pretensioni di Roma.

[564] Vedasi la pungente lettera scritta da Firmiliano, Vescovo di

Cesarea, a Stefano, Vescovo di Roma, appresso Cipriano _Epist._ 75.

[565] Intorno a questa disputa di ribattezzare gli Eretici, vedi le

lettere di Cipriano, ed il libro settimo di Eusebio.

[566] Quanto all'origine di quelle parole vedi Mosemio p. 141, e

Spanemio _Hist. Eccl._ p. 633. La distinzione fra i _Cherici_, ed i

_Laici_ era già stabilita prima del tempo di Tertulliano.

[567] La comunione instituita da Platone è più perfetta di quella, che

aveva immaginato per la sua Utopia il cav. Tommaso Moro. La comunione

delle donne, e quella de' beni temporali, possono considerarsi come

parti inseparabili dell'istesso sistema.

[568] _Joseph Antiquit._ XVIII. 2. _Philo de vit. contemplativ._

[569] Vedi gli Atti degli Apostoli c. 2. 4. 5. co' comentari di Grozio.

Mosemio, in una Dissertazione particolare, attacca la comune opinione

con molto inconcludenti argomenti.

[570] Giustino Mart. _Apolog. Magg._ c. 89. Tertull. _Apol._ c. 39.

[571] Iren. _adv. haereses_ l. IV. c. 27, 34, Origen. _in Num. hom._ II.

Ciprian. _de unitat. Ecles. Constitut. Apostol._ (l. II. c. 34, 35)

colle note del Cotelerio. Dalle Costituzioni s'introduce questo precetto

divino, dichiarando, che i Preti son tanto superiori ai Re, quanto

l'anima è più eccellente del corpo. Fra i generi sottoposti alla decima,

esse contano il grano, il vino, l'olio, e la lana. Si consulti su questo

interessante soggetto l'Istoria delle Decime di Prideaux, e Fra Paolo

delle materie Beneficiarie, scrittori di carattere molto diverso fra

loro.

[572] La medesima opinione, la quale prevalse anche verso l'anno mille,

produsse i medesimi effetti. Molte donazioni portano espresso questo

loro motivo »_appropinquante mundi fine_». Vedi Mosem. Istor. Generale

della Chiesa vol. I. p. 457.

[573]

_Tam summa cura est fratribus_

_(Ut sermo testatur loquax)_

_Offerre, fundis venditis_

_Sestertiorum millia._

_Addicta avorum praedia_

_Foedis sub auctionibus,_

_Successor exhaeres gemit_

_Sunctis egens parentibus._

_Haec occulantur abditis_

_Ecclesiarum in angulis,_

_Et summa pietas creditur_

_Nudare dulces liberos._

_Prudent_ πἐρι στεφανων _Hymn. 2._

La susseguente condotta del Diacono Lorenzo prova solo qual uso

propriamente si facesse della ricchezza nella Chiesa Romana: questa era

senza dubbio molto considerabile; ma Fra Paolo (c. 3.) pare, ch'esageri

quando suppone, che i successori di Commodo furono mossi a perseguitare

i Cristiani per l'avarizia di loro medesimi, e de' lor Prefetti del

Pretorio.

[574] Ciprian. _Epist._, 62.

[575] Tertullian. _de praescript._ c. 30.

[576] Diocleziano fece un rescritto, che non è che una dichiarazione

dell'antica legge. »_Collegium, si nullo speciali privilegio subnixum

sit, haereditatem capere non posse dubium non est._» Fra Paolo (c. 4.)

crede che questi regolamenti dopo il regno di Valeriano fossero molto

trascurati.

[577] _Hist. August._ p. 131. Il fondo era stato pubblico, ed allora si

disputava fra la società de' Cristiani e quella de' macellai.

[578] _Constit. Apostol._ II 35.

[579] Ciprian. _de Laps._ p. 89. _Epist._ 65. L'accusa vien confermata

da' canoni 19 e 20 del Concilio Eliberino.

[580] Vedi le Apologie di Giustino e di Tertulliano.

[581] La dovizia e la liberalità dei Romani verso i lor più distanti

fratelli si celebra con gratitudine da Dionisio di Corinto presso

Eusebio (l. IV. c. 23.)

[582] Vedi Luciano _in Peregrin._ Giuliano (_Epi._ 49) sembra

mortificato, perchè la carità de' Cristiani sostentava non solo i lor

propri poveri, ma anche i Pagani.

[583] Tale almeno fu la lodevole condotta di molti missionari moderni,

posti nelle medesime circostanze. Si espongono annualmente più di

tremila bambini di fresco nati nelle strade di Pechino. Vedi _Le Comte

Memoir. sur la Chine_, e le _Recherches sur les Chinois et les

Egyptiens_ (Tom. I. p. 61.)

[584] I Montanisti ed i Novaziani, che ostinatamente, e col massimo

rigore sostenevano quest'opinione, si trovarono alfine essi medesimi

posti nel numero degli Eretici scomunicati. Vedi il dotto, ed abbondante

Mosemio _sect._ II e III.

[585] Dionisio appresso Eusebio IV. 23. Ciprian. _de Lapsis_

[586] Cristianesimo primitivo di Cavo Part. III. c. 5. Gli ammiratori

dell'Antichità compiangono il disuso delle pubbliche penitenze.

[587] Vedasi, appresso Dupin (_Biblioth. Ecclesiast._, Tom. II. p.

304-313), una breve ma ragionata esposizione de' canoni di que' Concilj,

che furon convocati ne' primi momenti di tranquillità dopo la

persecuzione di Diocleziano. Questa si era sentita con severità molto

minore in Ispagna, che in Galazia: differenza, per cui si può in qualche

modo render ragione del contrasto fra i regolamenti di quelle Province.

[588] Ciprian. _Epist._ 69.

[589] Le arti, i costumi, ed i vizi de' Sacerdoti della Dea Siria sono

molto capricciosamente descritti da Apuleio nell'ottavo libro delle sue

Metamorfosi.

[590] L'uffizio di Asiarca era di questa specie, e se ne trova frequente

menzione in Aristide, nelle inscrizioni ec. Era esso annuale ed

elettivo. Non potevan desiderar tale onore, che i più vani fra'

Cittadini, nè sopportarne la spesa, che i più doviziosi. Vedi ap.

_Patres Apostol._ Tom. II. p. 200, con quanta indifferenza l'Asiarca

Filippo si condusse nel martirio di Policarpo. V'erano in simil guisa i

Bitiniarchi, i Liciarchi ec.

[591] I moderni critici non sono disposti a credere quel che i Padri

quasi concordemente asseriscono, che S. Matteo componesse un Evangelio

Ebraico, di cui ci sia restata solamente la traduzione Greca. Ma sembra

pericoloso rigettare la loro testimonianza.

[592] Sotto il regno di Nerone, e di Domiziano, e nelle Città

d'Alessandria, d'Antiochia, di Roma e d'Efeso. Vedi Mill. _Prolegom. ad

nov. Testam._ e la bella, ed estesa collezione del Dottor Lardner vol.

XV.

[593] Gli Alogi (_Epifan. de Haeres._ 51.) contrastavano l'autenticità

dell'Apocalisse, perchè la Chiesa di Tiatira non era per anche fondata.

Epifanio, che accorda il fatto, si libera dalla difficoltà col supporre

ingegnosamente, che S. Giovanni scrivesse con spirito di profezia. Vedi

Abauzit _Discours sur l'Apocalypse_.

[594] L'epistole d'Ignazio e di Dionisio (_ap. Euseb._ IV. 23), indicano

molte Chiese in Asia ed in Grecia. Quella d'Atene par che fosse una

delle meno floride.

[595] Luciano in _Alexan._ c. 25. Bisogna però, che il Cristianesimo

fosse molto inegualmente sparso pel Ponto; mentre alla metà del terzo

secolo non si trovavan più che 17 credenti nell'estesa diocesi di

Neocesarea. Vedi Tillemont (_Memoir. Ecclesiast._ Tom. IV. p. 675) che

cita Basilio, e Gregorio Nisseno, i quali erano pure nativi di

Cappadocia.

[596] Secondo gli Antichi, Gesù Cristo patì sotto il Consolato de' due

Gemini l'anno 29 dell'Era nostra presente. Plinio fu mandato in Bitinia

(secondo il Pagi) nell'anno 110.

[597] Plin. _Epist._ X. 97.

[598] Chrysostom. _Oper._ Tom. VII. p. 658-810. _Edit. Savil_

[599] Gio. Malela, Tom. II. p. 144. Egli tira la medesima conseguenza

rispetto alla popolazione d'Antiochia.

[600] Chrysostom. (Tom. I. p. 144.) Io son debitore di questi passi, ma

non della mia illazione, all'erudito Dott. Lardner. Credibilità

dell'istoria Evangelica vol. XII. p. 370.

[601] Basnage (_Hist. des Juifs_ l. II. c. 20, 21, 22, 23) ha esaminato

con la più critica esattezza il curioso trattato di Filone, che descrive

i Terapeuti. Provando ch'esso fu composto fin dal tempo d'Augusto,

Basnage ha dimostrato a dispetto d'Eusebio (1. II. c. 17) e di una folla

di moderni Cattolici, che i Terapeuti non erano, nè Cristiani nè monaci.

Riman sempre verisimile, che essi cangiassero il nome, conservassero le

loro usanze adottando alcuni nuovi articoli di fede, ed appoco appoco

divenissero i padri degli Ascetici Egizj.

[602] Vedi una lettera d'Adriano nell'Istoria Augusta p. 245.

[603] Quanto alla successione de' Vescovi d'Alessandria si consulti

l'Istoria di Renaudot, p. 24 ec. Questo curioso fatto ci è stato

conservato dal Patriarca Eutichio (_Annal._ Tom. I. p. 334 _vers.

Pocock_) e la sua sola testimonianza risguardante la propria Chiesa

sarebbe una risposta sufficiente a tutte le obbiezioni, che il Vescovo

Pearson ha fatte nelle Vindicie Ignaziane.

[604] Ammian. Marcellin. XXII. 16.

[605] Origen. contr. Celsum l. I. p. 40.

[606] _Ingens multitudo_ è l'espressione di Tacito XV. 44.

[607] T. Liv. XXXIX. 13, 15, 16, 17. Fu eccessivo l'orrore e la

costernazion del Senato alla scoperta de Baccanalisti, la depravazione

de' quali è descritta, e forse anche esagerata da Livio.

[608] Euseb. l. VI. c. 43. Il Traduttore Latino (di Valois) ha stimato

proprio di ridurre il numero de' Preti a quarantaquattro.

[609] Questa proporzione de' Preti e de' poveri col resto del popolo, fu

per la prima volta fissata dal Burnet (Viaggi in Ital. p. 168) e

confermata da Moyle (vol. II. p. 151). Nessuno de' due avea cognizione

del passo di Grisostomo, che riduce la lor congettura quasi ad un fatto.

[610] _Serius trans alpes, religione Dei suscepta._ Sulpic. Sever. l.

II. Questi furono i celebri martiri di Lione. Vedi Euseb. V. I.

Tillemont _Mem. Eccles._ Tom. II. p. 316. Secondo i Donatisti,

l'asserzione de' quali vien confermata dalla tacita confessione

d'Agostino, l'Affrica fu l'ultima fra le Province, che ricevè

l'Evangelio (Tillemont _Mem. Eccles._ Tom. I. p. 754.)

[611] _Tum primum intra Gallias Martyria visa._ Sulp. Sever. l. II.

Rispetto all'Affrica vedi Tertulliano. _ad Scapulam._ c. 3. Si suppone,

che i primi fossero i martiri Scillitani (_Acta sincera_ Ruinart. p.

34.) Pare che uno degli avversari d'Apuleio fosse Cristiano. _Apolog._

p. 496, 497, _Edit. Delphin._

[612] _Rarae in aliquibus civitatibus Ecclesiae paucorum Christianorum

devotione resurgerent._ Acta sincera p. 130. Gregor. di Tours l. I. c.

28. Mosem. p. 207. 449. V'è qualche ragione di credere, che al principio

del quarto secolo le vaste Diocesi di Liegi, di Treveri, e di Colonia

formassero un sol Vescovato, ch'era stato eretto molto recentemente.

Vedi le Memorie di Tillemont Tom. VI. part. I. p. 43, 411.

[613] In una dissertazione di Mosemio si fissa la data dell'apologia di

Tertulliano all'anno 198.

[614] Nel decimoquinto secolo si trovavan poche persone che avessero la

disposizione o il coraggio di porre in dubbio, se Giuseppe d'Arimatea

fondato avesse il monastero di Glastonbury, e se Dionisio Areopagita

preferito avesse la residenza di Parigi a quella d'Atene.

[615] Tale stupenda metamorfosi fu fatta nel nono secolo. Vedi Mariana

(_Hist. Hispan._ V. 10. 13) che in ogni senso imita Livio, e l'ingenuo

scuoprimento fatto della leggenda di S. Giacomo dal Dott. Geddes

(_Miscell._ Vol. 4. p. 221.)

[616] Giustin. mart. _Dial. cum Tryphone_ p. 341. Iren. _adv. haeres._

l. I. c. 10. Tertullian. _adv. Jud._ c. 7. Vedi Mosemio p. 203.

[617] Vedi il quarto secolo dell'Istoria Eccles. di Mosemio. Posson

trovarsi molte, quantunque assai confuse circostanze relative alla

conversion dell'Iberia e dell'Armenia appresso Mosè di Corene l. II. c.

78, 79.

[618] Secondo Tertulliano, Cristo e la Fede avevano penetrato nelle

parti della Gran-Brettagna, inaccessibili alle armi Romane. Circa un

secolo dopo _si dice_, che Ossian figlio di Fingal, nella sua estrema

vecchiezza disputasse con un Missionario straniero, e la disputa

sussiste ancora in versi, ed in lingua Ersa. Vedasi la Dissertazione

sull'antichità de' Poemi d'Ossian di Macpherson p. 10.

[619] I Goti, che devastarono l'Asia nel regno di Gallieno, portaron via

gran numero di schiavi, alcuni de' quali eran Cristiani, e divennero

Missionari. Vedi Tillemont _Memoir. Eccles._ Tom. IV. p. 44.

[620] La leggenda d'Abgaro, favolosa com'è, somministra una decisiva

prova, che molti anni prima ch'Eusebio scrivesse la sua storia, la

massima parte degli abitanti d'Edessa aveva abbracciato il

Cristianesimo. I cittadini di Carre, al contrario, loro rivali,

restarono attaccati alla causa del Paganesimo fino al sesto secolo.

[621] Secondo Bardesane appresso Eusebio (_Praepar. Evang._) nella

Persia trovavansi alcuni Cristiani avanti la fine del secondo secolo. Al

tempo di Costantino (Vedi la di lui Epistola a Sapore Vit. l. IV c. 13)

formavano essi una florida Chiesa. Si consulti Beausobre _Hist. critique

du Manicheisme_. Tom. I. p. 180. e la Biblioteca Orientale

dell'Assemani.

[622] _Origen. contra Cels. l. VIII. p. 424._

[623] _Minuc. Felix_ c. 8 con le note di Wovvero. _Cels. ap. Origen._ l.

III. p. 138, 142. _Julian. ap. Cyril._, l. VI. p. 206. _Edit. Spanheim_.

[624] _Euseb. Hist. Eccl._ IV. 3. _Hieron. Epist._ 83.

[625] Così prettamente si racconta l'istoria ne' Dialoghi di Giustino.

Tillemont (_Mem. Eccles._ Tom. II. p. 334) che la riferisce, assicura,

che il vecchio era un Angelo sotto quella figura.

[626] Euseb. V. 28. Si può sperare, che nessuno, eccettuati gli Eretici,

desse giusto motivo alla querela di Celso (_ap. Origen._ l. II. p. 77)

che i Cristiani continuamente correggevano ed alteravano i loro

Evangeli.

[627] Plin. _Epist._ X. 97. _Fuerunt alii similis amentiae cives

Romani.... Multi enim omnis aetatis, omnis ordinis, utriusque sexus

etiam vocantur in periculum et vocabuntur._

[628] Tertullian. _ad Scapulam_. Eppure tutta la sua rettorica non

s'estende a pretendere più che la _decima_ parte di Cartagine.

[629] Ciprian. _Epist._ 79.

[630] Il Dottor Lardner, nel suo primo e secondo volume delle

testimonianze Giudaiche e Cristiane, raccoglie ed illustra quelle di

Plinio il Giovane, di Tacito, di Galeno, di Marco Antonio e forse

d'Epiteto (essendo dubbioso se quel filosofo intende parlar de'

Cristiani). Della nuova setta non si fa menzione veruna da Seneca, da

Plinio il Vecchio, nè da Plutarco.

[631] Se allegata si fosse la famosa Profezia delle settanta settimane

ad un filosofo di Roma, non avrebb'egli risposto con le parole di

Cicerone «_Quae tandem ista auguratio est, annorum potius quam aut

mensium aut dierum?_» _de Divinit._ II 30. Si osservi con qual

irreverenza Luciano (_in Alexandro_ c. 13,) ed il suo amico Gelso (_ap.

Origen. l. VII. p. 327._) si esprimono rispetto a' Profeti Ebrei.

[632] I filosofi, che deridevano le più antiche predizioni delle

Sibille, avrebbero facilmente scoperto le falsità degli Ebrei e de'

Cristiani, che i Padri hanno citato con tanta pompa, da Giustino Martire

fino a Lattanzio. Quando i versi Sibillini ebbero eseguilo l'uffizio

loro assegnato, essi, come il sistema dei millenarj, furono quietamente

posti in obblio. La Sibilla Cristiana disgraziatamente aveva fissata la

rovina di Roma nell'anno 195. II. C. 948.

[633] I Padri, che son disposti come in linea di battaglia dal Calmet

(Dissertazione sulla Bibbia Tom. III. p. 295-308.) par che voglian

cuoprire tutta la terra di oscurità, nel che vengon seguitati dai più

fra' moderni.

[634] Origen. _ad Matth._ c. 27. e pochi moderni critici, Beza, Le

Clerc, Lardner ecc. desiderano di restringerla alla sola Terra della

Giudea.

[635] Il celebre passo di Flegone ora si è saviamente abbandonato.

Quando Tertulliano assicura i Pagani, che si trova fatta menzione di tal

prodigio, _in Arcanis_, non già _in archivio vestris_ (vedi la sua

apolog. c. 21), egli probabilmente intende di parlare de' versi

Sibillini, che lo riferiscono esattamente con le stesse parole

dell'Evangelio.

[636] Seneca _Quaest. nat._ l. I. 15. VI. I. VII. 17. Plinio _Hist.

nat._ l. II.

[637] _Plin. Hist. nat._ II. 30.

[638] _Virgil. Georg._ l. 1. 466. _Tibull._ l. II. _Eleg. V._ v. 75.

_Ovid. Metam._ XV. 782. _Lucan._ I. 540. L'ultimo pone questo prodigio

avanti la guerra civile.

[639] Vedi una pubblica epistola di Marc'Anton. _ap. Josepho Antiq._

XII. 12. _Plutarc. in. Caesar._ p. 471. _Appian. Bell. civ._ l. IV.

_Dion. Cass._ l. XLV. p. 431. _Jul. Obseq._ c. 128. Questo piccol

trattato è un estratto de' prodigi di Livio.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 02 · 第 17 / 21 题