[329] Il Sig. di Montesquien (Considerations sur la grandeur et la
decadence des Romains, c. 17.) suppone sull'autorità di Orosio e di
Eusebio, che in quella occasione l'Impero per la prima volta fu
_realmente_ diviso in due parti. È difficile però di rinvenire in qual
parte il sistema di Galerio differisse da quello di Diocleziano.
[330] _Hic non modo amabilis, sed etiam venerabilis Gallis fuit,
praecipue quod Diocletiani suspectam prudentiam, et Maximiani
sanguinariam violentiam Imperio ejus evaserant: Eutrop. Breviar. X. I._
[331] _Divitiis Provincialium (vel Provinciarum) ac privatorum studens,
fisci commoda non admodum affectans; ducensque melius publicas opes a
privatis haberi, quam intra unum claustrum reservari. Id. ibid._ Egli
portò questa massima tanto innanzi, che ogni qualvolta facea
trattamento, era obbligato a prendere in prestito un servito di
argenteria.
[332] Lattanzio _de Mort. Persecutor._ c. 16. Se fossero le
particolarità di questa conferenza più conformi alla verità ed al
decoro, si potrebbe sempre dimandare, come vennero a notizia di un
oscuro Retore? Ma vi sono vari Storici che ci fanno ricordare
l'ammirabile eletto del gran Condè al Cardinale di Retz. «Ces coquins
nous font parler et agir, come ils auroient fait eux mêmes à notre
place».
[333] _Sublatus nuper a pecoribus et silvis_ (dice Lattanzio, _de M. P._
c. 19.) _statim scutarius, continuo Protector, mox Tribunus, postridie
Caesar, accepit Orientem_, Aurel. Vittore è troppo liberale in dargli
tutta la porzione di Diocleziano.
[334] La sua esattezza e la sua fedeltà sono riconosciute eziandio da
Lattanzio. (_de M. P._ c. 18.)
[335] Questi divisamenti per altro si fondano sulla dubbiosa autorità di
Lattanzio (_de M. P._ c. 20.)
[336] Questa tradizione, ignota ai contemporanei di Costantino, fu
inventata tra l'oscurità dei monasteri; abbellita da Geoffrey di
Monmouth e dagli Scrittori del XII secolo, è stata sostenuta dai nostri
antiquari dell'ultimo secolo, e vien seriamente riferita nella pesante
storia d'Inghilterra, compilata dal Sig. Carte. (_vol. I. p. 147_) Egli
trasporta però il regno di Coil, immaginario padre di Elena, da Essex
alla muraglia di Antonino.
[337] Eutropio (X. 2.) indica in poche parole la verità, e quello che ha
dato luogo all'errore. _Ex obscuriori matrimonio ejus filius._ Zosimo
(1. II. p. 78.) si è attenuto all'opinione la più sfavorevole, ed è
stato in ciò seguitato da Orosio. (VII, 25.) Fa maraviglia che
Tillemont, Autore instancabile, ma parziale, non abbia fatta attenzione
all'autorità di lui. Insistendo sul divorzio di Costanzo, Diocleziano
veniva a conoscere la legittimità del matrimonio di Elena.
[338] Tre sono le opinioni sul luogo della nascita di Costantino. I. Gli
antiquari Inglesi eran soliti di fermarsi con compiacenza sopra queste
parole del Panegirista di lui: _Britannias illic oriendo nobiles
fecisti_; ma questo celebre passo si applica egualmente bene
all'avvenimento di Costantino, che alla nascita del medesimo. II. Alcuni
moderni Greci fan nascere questo Principe in Drepano, città situata sul
golfo di Nicomedia (Cellario T. II. p. 174), a cui Costantino dette
l'onorevol nome di Elenopoli, e che Giustiniano abbellì di superbi
edifizi. (_Procop. de aedific. V. 2._) Per vero dire è molto probabile,
che il padre di Elena avesse un albergo in Drepano, e che Costanzo vi
alloggiasse, quando ritornò dalla sua ambasceria in Persia sotto il
Regno di Aureliano. Ma nella vita errante d'un soldato, il luogo del suo
matrimonio e quello della nascita de' suoi figliuoli hanno pochissimo
rapporto l'un con l'altro. III. La pretensione di Naisso è fondata
sull'autorità d'uno Scrittore anonimo, l'opera di cui è stata pubblicata
alla fine della Storia di Ammiano p. 710, e che faceva generalmente uso
di buonissimi materiali. Questa terza opinione è altresì confermata da
Giulio Firmico (_de Astrologia_ 1. I. c. 4) che fioriva sotto
Costantino. Si son mossi dubbi sulla sincerità, e sull'intelligenza del
testo di Firmico, ma l'una di queste due cose è appoggiata ai migliori
manoscritti; e l'altra è stata bravamente difesa da Giusto Lipsio _de
magnitudine Rom._ l. IV. c. 11 e _Supplimento_.
[339] _Litteris minus instructus_; l'Anonimo _ad Ammian._ p. 710.
[340] Galerio, e forse il suo proprio coraggio, l'espose a gran
pericolo. In una disfida si mise sotto i piedi un Sarmata (Anonimo 710)
vinse un leone di smisurata grandezza. (Vedi Praxagor. presso Fozio p.
63.) Prassagora filosofo Ateniese avea scritta la vita di Costantino in
due libri che ora si son perduti. Egli era contemporaneo di questo
Principe.
[341] Zosimo l. II. p. 78, 79. Lattanzio _de Mort. Pers._ c. 24.
Rapporta il primo una ridicolosissima storia dicendo, che Costantino
fece tagliare i piedi a tutti i cavalli di cui s'era servito. Da un
procedere sì stravagante, inutile ad impedire che lo inseguissero,
sarebbero certamente nati sospetti, che avrebbero potuto arrestarlo nel
suo viaggio.
[342] Anonimo p. 710. _Panegir. Vet._ VII. 4. Ma Zosimo (l. II. p. 79)
Eusebio (_de vita Const._ l. I. c. 21) e Lattanzio (_de mort. Persec._
c. 24.) suppongono con minor fondamento, ch'ei trovasse suo padre nel
letto della morte.
[343] _Cunctis, qui aderant, annitentibus, sed praecipue Croco_ (alii
Eroco) _Alamannorum Rege, auxilii gratia Constantium comitato, imperium
capit._ Vittore il Giovane, cap. 41. Questo forse è il primo esempio
d'un Barbaro, che abbia servito ne' campi Romani con un corpo
indipendente de' suoi propri sudditi. Tale uso divenne famigliare, e
finì con esser funesto.
[344] Eumene, il suo panegirista (VII. 8.) ardì di asserire in presenza
di Costantino, che questi avea dato di sprone al suo cavallo e tentato,
ma in vano, di fuggire dalle mani de' suoi soldati.
[345] Lattanzio _de mort. Persec._ c. 25. Eumene (VII. 8) descrive tutte
queste circostanze collo stile d'un Retore.
[346] Egli è naturale d'immaginare, e pare che Eusebio lo indichi, cioè
che Costanzo morendo nominasse Costantino per suo successore. Questa
scelta sembra confermata dall'autorità la più sicura, che è il consenso
di Lattanzio (_de mort. Persecut._ c. 24.) e di Libanio (Orat. 1.); di
Eusebio (_Vit. Const._ l. 1. c. 18, 14), e di Giuliano (Orat. I.).
[347] Delle tre sorelle di Costantino, Costanza sposò l'Imperatore
Lacinio; Anastasia il Cesare Bassiano, ed Eutropia, il Console
Nepoziano. I suoi tre fratelli erano Dalmazio, Giulio Costanzo, e
Anniballiano, de' quali avremo in appresso occasion di parlare.
[348] Vedi Grutero (_inscript._ p. 178.) I sei Principi sono tutti
nominati: Diocleziano e Massimiano, come i più antichi Augusti, e come
Padri degli Imperatori. Essi unitamente dedicano questo magnifico
edifizio per l'uso dei _loro cari_ Romani. Gli architetti han disegnato
le rovine di queste Terme, e gli antiquari, particolarmente Donato e
Nardini, hanno determinato lo spazio che esse occupavano. Una delle gran
sale è ora la chiesa dei Certosini; ed è bastato un sol calidario per
un'altra chiesa, che appartiene ai Bernardoni.
[349] Lattanzio _de M. P._ c. 26, 31.
[350] Il sesto Panegirico mette nel più favorevol aspetto la condotta di
Massimiano; e l'espressione equivoca di Aurelio Vittore, _retractante
diu_, può significare egualmente che ei tramò la congiura, o che vi si
oppose. Si veda Zosimo l. II. p. 79, e Latt. _de M. P._ c. 26.
[351] Le circostanze di questa guerra e la morte di Severo son
raccontate diversissimamente, e con una maniera molto incerta ne' nostri
antichi frammenti. Vedi Tillem. _Hist. des Emp._ T. IV. p. 555. Io ho
procurato di cavarne un racconto conseguente e verisimile.
[352] Il sesto Panegirico fu recitato per celebrare l'innalzamento di
Costantino, ma il prudente Oratore evita di parlar di Galerio o di
Massenzio. Non fa che una leggiera allusione alle attuali turbolenze ed
alla Maestà di Roma.
[353] Vedi al proposito di questo trattato i frammenti d'un istorico
anonimo, che il Sig. di Valois ha pubblicato alla fine della sua
edizione di Ammiano Marcellino, pag. 711. Questi frammenti ci hanno
somministrato molti aneddoti curiosi, e per quanto apparisce, autentici.
[354] Lattanzio _de M. P._ c. 20. La prima di queste ragioni è presa da
Virgilio, quando fa dire ad uno de' suoi pastori:
_Illam ego huic nostrae similem, Meliboee, putavi etc._
Lattanzio ama queste poetiche allusioni.
[355]
_Castra super Tusci si ponere Tybridis undas; (Jubeus)_
_Hesperios audax veniam metator in agros_
_Tu quoscumque voles in planum effundere muros,_
_His aries actus disperget saxa lacertis,_
_Illu licet, penitus tolli quam jusseris urbem,_
_Roma sit._
Lucan. Phars. 381.
[356] Lattanzio _de M. P._ c. 27. Zosimo l. II p. 82. Questi ci fa
sapere, che Costantino, nel suo abboccamento con Massimiano, avea
promesso di dichiarare la guerra a Galerio.
[357] Tillemont (_Hist. des Emp._ T. IV. P. I. p, 559.) ha provato che
Licinio, senza passare pel grado intermedio di Cesare, fu dichiarato
Augusto gli 11. Novembre dell'anno 307 dopo il ritorno di Galerio
dall'Italia.
[358] Lattanzio _de M. P._ c. 32. Quando Galerio innalzò Licinio alla
medesima dignità della sua, e lo dichiarò Augusto, credè di poter
contentare il suo giovane collega, immaginando per Costantino e
_Massimino_ (e non _Massenzio_, Vedi Baluzio p. 81.) il nuovo titolo _di
figli degli Augusti_. Ma Massimino gli fece sapere, ch'egli era già
stato salutato Augusto dall'esercito; o allora Galerio fu obbligato di
riconoscere questo Principe non altrimenti che Costantino, come eguali
associati alla dignità Imperiale.
[359] Vedi _Panegyr. Vet._ VI. 9. _Audi doloris nostri liberam vocem
etc._ Tutto questo passo è dettato dalla più fina e accorta adulazione,
ed è espresso con un'eloquenza facile e piacevole.
[360] Lattanzio _de M. P._ c. 28. Zosimo l. II. p. 82. Si fece correre
il rumore, che Massenzio era figlio di qualche oscuro Siriano, e che la
moglie di Massimiano l'avea sostituito al suo proprio figliuolo, V.
Aurelio Vittore, Anonim. Val. _Panegyr._ Vet. IX. 3. 4.
[361] _Ab urbe pulsum, ab Italia fugatum, ab Illyrica repudiatum, tuis
provinciis, tuis copiis, tuo palatio recepisti._ Eumen. _Panegyr. Vet._
VII. 14.
[362] Lattanzio _de Mort. Persec._ c. 39. Ciò nonostante quando
Massimiano ebbe deposta la porpora, Costantino gli conservò sempre la
pompa e gli onori della dignità Imperiale, e in tutte le pubbliche
occasioni dava la dritta al suo suocero. _Panegyr. Vet._ VII. 15.
[363] Zosimo L. II. p. 82. Eumen. _Panegyr. Veter._ VII 16-21.
Quest'ultimo ha rappresentato, senza dubbio, tutto l'affare nell'aspetto
più vantaggioso pel suo Sovrano; pure anche dalla parziale di lui
narrazione possiam concludere, che la ripetuta clemenza di Costantino,
ed i reiterati tradimenti di Massimiano, nella maniera in cui vengono
descritti da Lattanzio (_de M. P._ c. 29 30) e copiati da' moderni, non
son sostenuti da alcun istorico fondamento.
[364] Aurel. Vittor. c. 40. Ma quel lago era situato nella Pannonia
superiore vicino alle frontiere del Norico; e la Provincia di Valeria
(nome che ricevè dalla moglie di Galerio il territorio seccato) è senza
dubbio fra il Dravo e il Danubio (Sest. Rufo c. 9.) Io sospetterei
dunque che Vittore avesse confuso il lago Pelso con le paludi Volocee,
che hanno adesso il nome di lago Sabaton o Balaton. Questo è nel cuore
della Valeria, e l'estensione, che ha presentemente, non è minore di 12
miglia d'Ungheria (che sono circa 70 Inglesi) di lunghezza, e due di
larghezza. Vedi Severio. Pannonia lib. 1. c. 9.
[365] Lattanzio (_de M. P._ c. 33.) ed Eusebio (l. VIII. c. 16.)
descrivono gli accidenti ed il progresso di questa infermità con
singolare accuratezza, e, per quanto sembra, con piacere.
[366] Se alcuno tuttavia si dilettasse, come ultimamente fece il Dottor
Jortin (Osservazioni sull'Istoria Ecclesiastica vol. II. p. 307-356) di
far menzione delle morti maravigliose de' persecutori, io gli
raccomanderei di leggere un ammirabil passo di Grozio (Istor. l. VII. p.
332) rispetto all'ultima malattia di Filippo II Re di Spagna.
[367] Vedi Euseb. l. IX. 6. 10. Lattanz. _de M. P._ c. 36. Zosimo è meno
esatto, ed evidentemente confonde Massimiano con Massimino.
[368] Vedi il Panegirico VIII, nel quale Eumene alla presenza di
Costantino espone la miseria, e la gratitudine della Città di Autun.
[369] Eutrop. X. 3. _Paneg. Vet._ VII. 10, 11, 12. Furono in simil guisa
esposti molti giovani Franchi alla stessa crudele ed ignominiosa morte.
[370] Giuliano esclude Massenzio dal banchetto de' Cesari con
abborrimento e disprezzo, e Zosimo (l. II. p. 85) l'accusa di ogni
specie di crudeltà e di scelleratezza.
[371] Zosimo l. II. p. 83-85. Aurelio Vittore.
[372] Si dovrebbe leggere il passo di Aurelio Vittore nel seguente modo:
«Primus instituto pessimo, _munerum_ specie, Patres _oratoresque_
pecuniam conferre prodigenti sibi cogeret.»
[373] _Paneg. Vet._ IX. 3. Euseb. _Hist. Ecl._ VIII. 14. _et in vit.
Constant._ l. 33. 34. Rufin. c. 17. La virtuosa Matrona, la quale si
uccise per evitar la violenza di Massenzio, era Cristiana, e moglie del
Prefetto di Roma, chiamata Sofronia. Resta sempre in dubbio fra'
Casisti, se il suicidio in simili casi possa giustificarsi.
[374] L'indeterminata espressione di Aurelio Vittore è questa:
_Praetorianis caedem vulgi quondam annueret_. Vedasi un più
circostanziato, sebbene alquanto diverso racconto di un tumulto ed
uccisione, che avvenne a Roma, in Eusebio 1. VIII. c. 14, ed in Zosimo
lib. II. p. 84.
[375] Vedi ne' Panegirici (IX. 14) una viva descrizione della indolenza,
e del vano orgoglio di Massenzio. Osserva l'oratore in un altro luogo,
che le ricchezze accumulate in Roma nel corso di 1060 anni, furon
concesse dal Tiranno alle mercenarie sue truppe; _redemptis ad civile
latrocinium manibus ingesserat_.
[376] Dopo la vittoria di Costantino si conveniva generalmente, che il
motivo di liberar la Repubblica da un detestabil tiranno avrebbe in
qualunque tempo giustificato la di lui spedizione in Italia. Euseb. _in
vit. Constant. l. I. c. 26. Paneg. Vet. IX. 2_.
[377] Zosim. lib. II. 84-85. Nazar. in Panegyr. X. 7-13.
[378] Vedi _Paneg. Vet. IX. Omnibus fere tuis Comitibus et Ducibus non
solum tacite mussantibus, sed etiam aperte timentibus, contra consilia
hominum, contra Haruspicem monita ipse per temet liberandae Urbis tempus
venisse sentires_. Si fa menzione dell'ambasciata de' Romani solo da
Zonara (l. XIII) e da Cedrano (_Compend. Histor._ p. 270); ma questi
moderni Greci ebbero la comodità di consultare molte Opere, che dopo si
son perdute, fra le quali si dee contare la Vita di Costantino scritta
da Prassagora. Fozio (p. 63) fece un brev'estratto di quell'opera
istorica.
[379] Zosimo (l. II. p. 86) ci ha lasciato questo curioso ragguaglio
delle forze, che si trovavano da ambe le parti. Egli non fa menzione di
alcun armamento navale, quantunque sia sicuro (_Paneg. Vet. IX. 25_) che
fu attaccata la guerra per mare non meno, che per terra, e che la flotta
di Costantino prese possesso della Sardegna, della Corsica, e de' porti
dell'Italia.
[380] _Paneg. Vet. IX. 3._ Non dee far maraviglia, che l'oratore
diminuisse il numero dello truppe, con le quali il suo Sovrano condusse
a fine la conquista dell'Italia; ma sembra un poco singolare, ch'egli
non valutasse l'esercito del tiranno a più di 100000 uomini.
[381] I tre passi principali delle Alpi fra la Gallia e l'Italia son
quelli del monte di S. Bernardo, del monte Cenisio, e del monte Ginevro.
La tradizione e certa somiglianza di nomi (_Alpes penninae_) han fatto
sì, che il primo di questi si assegni alla marcia d'Annibale (Vedi
Simler _de Alpibus_). Il Cavalier di Folard (Polib. tom. IV.) e il
Danville l'han condotto pel monte Ginevro. Ma nonostante l'autorità di
un esperto Uffiziale, e di un erudito Geografo, le pretensioni del monte
Cenisio vengono sostenute in una plausibile, per non dir convincente
maniera dal Sig. Grosley, _Observations sur l'Italie_, Tom I. p. 40.
(_Nelle_ Mescolanze _di Gibbon si trova un passo in cui egli discute più
a lungo questa spinosa quistione, e rimansi indeciso tra Tito Livio e
Polibio, tra il monte Ginevro e il Gran-S. Bernardo. Ma dopo di lui il
generale inglese Melville e Deluc, figlio, hanno scoperto e dimostrato
che Annibale passò in Italia per l'Alpe greca, ossia del Piccolo San
Bernardo, passaggio de' più frequentati abantiquo, ed il più comodo,
secondo Ebel, che in tutta la giogaia delle Alpi vi sia. Vedi parimente
una bella dissertazione del Rezzonico, Tom. I. delle sue Opere._)
[382] La Brunetta vicino a Susa, Demont, Exiles, Fenestrelle, Coni, ec.
[383] Vedi Ammian. Marcellin. XV. 10. La descrizione, che egli fa delle
strade sulle Alpi, è chiara, vivace ed esatta.
[384] Zosimo ugualmente ch'Eusebio trascorrono dal passaggio delle Alpi
alla decisiva battaglia vicino a Roma. Dobbiamo riportarci a due
Panegirici per le azioni che fece Costantino nel tempo di mezzo.
[385] Il Marchese Maffei ha esaminato l'assedio e la battaglia di Verona
con quella dose di attenzione e di accuratezza, che meritava un'azione
memorabile successa nel di lui paese nativo. Le fortificazioni di quella
città, costruite da Gallieno, erano meno estese delle moderne mura, nè
l'anfiteatro si trovava dentro il recinto di quelle. Vedi Verona
illustrata: Part. I. p. 142-150.
[386] Mancavano le catene per tanta moltitudine di schiavi, nè sapevasi
qual partito prendere nel consiglio; ma il sagace conquistatore
felicemente immaginò l'espediente di convertire in ferri lo spade de'
vinti. _Paneg. Vet. XI. 11._
[387] _Paneg. Vet. IX. 10._
[388] _Literas calamitatum suarum indices supprimebat. Panegyr. Vet. IX.
15._
[389] _Remedia malorum potius quam mala differebat_; così censura Tacito
acutamente la supina indolenza di Vitellio.
[390] Il Marchese Maffei ha ridotto all'ultima probabilità che
Costantino fosse per anco a Verona il primo di settembre dell'anno 312 e
che la memorabil Era delle indizioni avesse principio dalla conquista
ch'ei fece della Gallia Cisalpina.
[391] Vedi _Paneg. Vet. IX. 16_. Lattanz. _de M. P._ 6. 44.
[392] _Illo die hostem Romanorum esse periturum._ Il Principe vinto
divenne, secondo il solito, nemico di Roma.
[393] Vedi _Paneg. Vet. IX. 16. X. 27_. Il primo di questi oratori
magnifica la quantità del grano, che Massenzio avea raccolto
dall'Affrica e dalle Isole: eppure se qualche fede si dee prestare alla
scarsità di cui si fa menzione da Eusebio (_in vit. Constant. l. I. c.
36._) gl'Imperiali granai non erano aperti che per li soldati.
[394] _Maxentius... tandem urbe in Saxa Rubra millia ferme novem
aegerrime progressus. Aurel. Victor_. Vedi Cellar. Geograph. Aut. Tom.
I. p. 463. Questo luogo chiamato _Saxa Rubra_ si trovava in vicinanza
della Cremera, piccolo ruscello, illustrato dal valore, e dalla morte
gloriosa de' 300. Fabj.
[395] Il posto che avea preso Massenzio, avendo il Tevere alle spalle,
vien con molta chiarezza descritto da due Panegiristi IX. 16. X. 28.
[396] _Exceptis latrocinii illius primis auctoribus, qui desperata venia
locum, quem pugnae sumpserant, texere corporibus. Paneg. Vet. IX. 17_.
[397] Ben tosto promulgossi un rumore assai vano, che Massenzio, il
quale non avea presa precauzione veruna per la sua ritirata, avesse teso
un artificiosissimo laccio per distrugger l'armata di chi l'inseguiva;
ma che il ponte di legno, che dovea sciogliersi all'arrivo di
Costantino, disgraziatamente si ruppe sotto il peso de' fuggitivi
Italiani. Tillemont (_Hist. des Empereurs_ T. IV. Part. I. 657) esamina
molto seriamente, se la testimonianza di Eusebio, e di Zosimo contro il
senso comune debba prevalere al silenzio di Lattanzio, di Nazario, e
dell'Anonimo contemporaneo, che compose il nono Panegirico.
[398] Zosimo (l. II, p. 86, 88), ed i due Panegirici, il primo de' quali
fu recitato pochi mesi dopo, ci danno una chiarissima idea di questa
gran battaglia: e se ne cava ancora qualche util notizia da Eusebio, da
Lattanzio, e dall'Epitome.
[399] Zosimo, il nemico di Costantino, confessa (l. II. p. 88) che solo
pochi amici di Massenzio furon posti a morte; ma è da notarsi quel passo
espressivo di Nazario (_Paneg. Vet. X. 6._) _Omnibus, qui labefactari
statum ejus poterant, cum stirpe deletis._ L'altro Oratore (_Paneg. Vet.
IX. 20, 21_) si contenta d'osservare, che Costantino, quando entrò in
Roma, non imitò i crudeli macelli di Cinna, di Mario, o di Silla.
[400] Vedi i due Panegirici, e nel Codice Teodosiano le leggi, fatte a
tal proposito nell'anno seguente.
[401] _Paneg. Vet. IX_. 20. Lattanz. _de M. P._ c. 44. Massimino, che
senza dubbio era il più antico fra i Cesari, pretendeva con qualche
apparenza di ragione il primo posto fra gli Augusti.
[402] _Adhuc cuncta opera, quae magnifice construxerat. Urbis fanum
atque Basilicam Flavii meritis Patres sacravere. Aurel. Victor_.
Rispetto al furto dei trofei di Traiano vedasi Flaminio Vacca appresso
il Montfaucon (Diar. Ital. p. 250) e _l'Antiquité expliquée_ di
quest'ultimo: (Tom. IV. p. 171.)
[403] _Praetoriae legiones, ac subsidia, factionibus aptiora quam Urbi
Romae, sublata penitus, simul arma atque usus indumenti militaris.
Aurel. Victor. Zosimo_ (lib. II. p. 89) rammenta questo fatto da
Istorico, ed è molto solennemente celebrato nel Panegirico IX.
[404] _Ex omnibus provinciis optimates viros curiae tuae pigneraveris,
ut Senatus dignitas... ex totius Orbis flore consisteret. Nazar. Paneg.
Vet. IX. 35_. Potrebbe quasi parere adoprata maliziosamente quella
parola _pigneraveris_. Intorno alla tassa de' Senatori vedi Zosimo (l.
II. p. 115), il Codice Teodosiano (lib. VI. Tit. 2.) col Cemento del
Gottofredo, e le Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni (Tom. XXVIII.
p. 726.)
[405] Possiamo adesso incominciare a descrivere le gite degli Imperatori
mediante l'uso del Codice Teodosiano; ma le date sì del tempo, che de'
luoghi sono state frequentemente alterate dalla negligenza de' Copisti.
[406] Zosimo (l. II. p. 89.) osserva, che la sorella di Costantino era
stata promessa in isposa a Licinio avanti la guerra. Secondo Vittore il
Giovane, Diocleziano fu invitato alle nozze: ma avendo egli addotto in
iscusa per non andarvi, la sua età e le sue malattie, ricevè una seconda
lettera piena di rimproveri per la supposta di lui parzialità in favor
di Massenzio e di Massimino.
[407] Zosimo racconta come fatti ordinari la disfatta e la morte di
Massimino; ma Lattanzio (_de M. P._ c. 45-50) si diffonde su quelli,
attribuendoli ad una miracolosa disposizione del Cielo. Licinio era in
quel tempo uno de' protettori della Chiesa.
[408] Lattanzio _de M. P._ c. 50. Aurelio Vittore indica la diversa
condotta di Licinio e di Costantino in far uso della vittoria.
[409] Si soddisfacevano le sensuali passioni di Massimino a spese de'
propri sudditi. Gli Eunuchi di esso, che rapivano a forza le spose e le
vergini, con scrupolosa curiosità ne esaminavano le nude bellezze,
affinchè non si trovasse parte veruna del loro corpo indegna degli
abbracciamenti reali. La ripugnanza e il rifiuto si riguardava come un
tradimento, e qualunque bella, che si ostinasse ad esser ritrosa,
condannavasi ad esser annegata. Fu appoco appoco introdotto l'uso, che
nessuno potesse prender moglie senza la permissione dell'Imperatore «_ut
in omnibus nuptiis praegustator esset_». Lactant. _de M. P._ c. 38.
[410] Diocleziano finalmente mandò _cognatum suum quemdam militarem ac
potentem virum_ per intercedere a favore della sua figlia (Lattanz. _de
M. P._ c. 31). Noi non siamo abbastanza informati dell'istoria di questi
tempi per determinar la persona, ch'ebbe tal incumbenza.
[411] _Valeria quoque per varias provincias quindecim mensibus plebeio
cultu pervagata. Lactant. de M. P._ c. 51. Vi è qualche dubbio, se i
quindici mesi debban contarsi dal tempo dell'esilio, o della fuga di
essa. L'espressione _pervagata_ sembra indicare, che si contino dalla
fuga; ma in tal caso bisogna supporre, che il trattato di Lattanzio
fosse scritto dopo la prima guerra civile tra Licinio, e Costantino.
Vedi Cuper p. 254.
[412] _Ita illis pudicitia et conditio fuit._ Lactant. _de M. P._ c. 51.
Questi riferisce le disgrazie delle innocenti moglie e figlia di
Diocleziano con una molto natural mescolanza di compassione e di
letizia.
[413] Il curioso lettore, che voglia consultare il frammento Valesiano
(p. 713) mi accuserà forse di darne un'ardita e licenziosa parafrasi; ma
se lo considera con attenzione, conoscerà, che la mia interpretazione è
probabile e coerente.
[414] La situazione di Emona, o come si chiama presentemente, Laybach
nella Carniola (Danville, _Geog. Anc._ T. I. p. 187) può suggerire una
congettura. Essendo ella posta al nord-est delle alpi Giulie,
quell'importante Territorio divenne un soggetto naturale di controversia
fra' Sovrani dell'Italia e dell'Illirico.
[415] _Cibalis_, o _Cibalae_ (di cui conservasi ancora il nome nelle
oscure rovine di Swilei) era intorno a cinquanta miglia lontana da
Sirmio, capitale dell'Illirico; e circa cento da _Taurunum_ o Belgrado,
e dall'unione del Danubio col Savo. Le guarnigioni Romane, e le città
poste su que' fiumi sono eccellentemente illustrate dal Danville in una
memoria inserita nell'Accademia delle Iscrizioni Tom. 28.
[416] Zosimo (l. II, p. 90, 91) descrive minutamente questa battaglia,
ma più da retore, che da soldato.
[417] Zosimo (l. II. p. 92-93) l'Anonimo Valesiano (p. 713) e l'Epitome
ci fan note alcune circostanze; ma confondono spesso le due guerre fra
Licinio e Costantino.
[418] _Petr. Patricius in Excerpt. Legat. p. 27_. Se volesse credersi,
che γαμβρος più propriamente significasse un genero, che un
congiunto, si potrebbe congetturare, che Costantino, assumendo il nome
insieme co' doveri di padre, avesse adottato i figli di Teodora suoi
fratelli e sorelle minori.
[419] Zosimo l. II p. 93. Anon. Valesiano p. 713. Eutrop. X. 5. Aurel.
Vittore. Euseb. _in Chron. Sozomen._ l. I. c. 2. Quattro di questi
scrittori affermano, che la promozione dei Cesari fu un articolo del
Trattato. Egli è però certo che Costantino e Licinio i Giovani per anche
non erano nati: ed è molto probabile, che tal promozione si facesse il
primo di Marzo dell'anno 317. Si Era verisimilmente convenuto, che
l'Imperator d'Occidente creasse due Cesari, ed uno quello di Oriente; ma
ciascheduno di loro si riservò la scelta delle persone.
[420] _Cod. Theodos._ lib. XI. Tit. 27. Tom. IV. p. 188 con le
osservazioni del Gottofredo. Vedi anche lib. V. Tit. 7. 8.
[421] _Omnia foris placita, domi prospera, annonae ubertate, fructuum
copia_ (_Paneg. Vet. X. 58_). Quest'orazione di Nazario fu pronunziata
il giorno de' Quinquennali de Cesari, cioè il primo di Marzo dell'anno
321.
[422] Vedasi l'editto di Costantino indirizzato al popolo Romano nel
Cod. Teodosiano lib. IX. Tit. 24. Tom. 3. p. 189.
[423] Il figliuolo di Costantino assegna molto a proposito la vera causa
di questa revocazione «_ne sub specie atrocioris judicii aliqua in
ulciscendo crimine dilatio nasceretur_». Cod. Theodos. Tom. III. p. 193.
[424] Eusebio (_in vit. Const._ l. III. c. 1.) osa affermare che durante
il regno del suo Eroe la spada della giustizia restò oziosa nelle mani
de' Magistrati. Eusebio stesso però (lib. IV. c. 29-54) ed il Codice
Teodosiano ci fan conoscere, che quest'eccessiva dolcezza non era dovuta
alla mancanza nè di atroci delinquenti, nè di leggi penali.
[425] Nazario _Paneg. Vet._ IX. Si trova espressa in alcune medaglie la
vittoria di Crispo sugli Alemanni.
[426] Vedi Zosimo l. II. p. 93, 94, quantunque non sia la narrazione di
quell'Istorico nè coerente, nè chiara. Il panegirico di Optaziuno (c.
13.) rammenta l'alleanza de' Sarmati co' Carpi e coi Goti, e indica i
diversi campi di battaglia. Si suppone che i giuochi Sarmatici, che si
celebravano nel mese di Novembre, avessero avuto origine dal buon
successo di questa guerra.
[427] Ne' Cesari di Giuliano (p. 329, Comment. di Spanemio p. 252.)
Costantino si vanta d'aver ricuperato la provincia della Dacia,
soggiogata già da Traiano; ma soggiunge Sileno, che le conquiste di
Costantino erano come i giardini d'Adone, che languiscono e si seccano
quasi nel momento stesso che nascono.
[428] Giornand. _de reb. Getic._ c. 21. Io non so quanto possiam fidarci
della sua autorità. Un'alleanza di questa sorta ha un'aria molto
recente, e difficilmente si può applicare alle massime, elle si avevano
al principio del quarto secolo.
[429] Eusebio _in vit. Constant._ l. 1. c. 8. Questo passo però è preso
da una generale declamazione sulla grandezza di Costantino, ma da alcun
racconto speciale della guerra Gotica.
[430] _Constantinus tamen, vir ingens, et omnia efficera nitens, quae
animo preparasset, simul Principatum totius orbis affectans, Licinio
bellum intulit._ Eutrop. X. 5, Zosimo l. II. p. 89. Le ragioni, ch'essi
hanno addotto per la prima guerra civile, possono applicarsi piuttosto
alla seconda.
[431] Zosimo l. II. p. 94, 95
[432] Costantino avea gran cura di concedere privilegi e sollievi a'
suoi veterani compagni (conveterani) com'egli comincia in questo tempo a
chiamarli (Vedi il Codi. Teodosian. lib. VII. Tit. 20. Tom. II. p. 419,
429.).
[433] Quando gli Ateniesi avevan l'impero del mare, la loro flotta era
composta di trecento, e dopo di quattrocento galere a tre ordini di
remi, tutte ben allestite, e pronte all'immediato servizio. L'arsenale,
fatto nel porto di Pireo, costò alla Repubblica mille talenti, che sono
quattrocentoquarantamila zecchini. Vedi Tucidide _de bell. Pelloponnes._
lib. II. c. 13 e Meursio _de fortificat. Attica_, c. 19.
[434] L. II. p. 95, 96. Nel frammento Valesiano descrivesi tal battaglia
brevemente, ma con chiarezza: _Licinius vero circa Hadrianopolim maximo
exercitu latera ardui montis impleverat: illuc toto agmine Constantinus
inflexit. Cum bellum terra marique traheretur, quamvis per arduum suis
nitentibus, attamen disciplina militari et felicitate, Constantinus,
Licinii confusum, et sine ordine agentem vicit exercitum, leviter femore
sauciatus_.
[435] Zosimo l. II. p. 97-98. La corrente sempre viene dalla parte
dell'Ellesponto, e quando è aiutata da un vento settentrionale, nessun
vascello può arrischiarsi a passare, ma un vento meridionale rende la
corrente quasi insensibile. Vedi il Viaggio di Tournefort in Levante.
Let. XI.
[436] Aurelio Vittore, Zosimo l. II p. 98. Secondo quest'ultimo, era
Martiniano _Magister officiorum_, usando egli la frase latina in greco.
Sembra che alcune medaglie indichino, che durante il suo breve regno
ricevesse il titolo d'Augusto.
[437] Eusebio (_in vit. Constant._ l. II. c. 16. 17.) attribuisce tal
decisiva vittoria alle devote preci dell'Imperatore. Il frammento
Valesiano (p. 714.) fa menzione d'un corpo di Goti ausiliari sotto il
loro Capo Aliquaca, ch'erano del partito di Licinio.
[438] Zosimo l. II. p. 102. Vittore il Giovane nell'Epitome. Anon.
Valesiano p. 714.
[439] _Contra religionem sacramenti Thessalonicae privatus occisus est._
Eutropio (X); e la sua testimonianza vien confermata da S. Gerolamo (in
_Chronic._) e da Zosimo (l. II p. 102.) Lo scrittore Valesiano è il
solo, che faccia menzione de' soldati, e Zonara solamente chiama in
aiuto il Senato. Eusebio salta prudentemente questo passo delicato; ma
Sozomeno, cento anni dopo, incomincia ad asserire che Licinio tentava
tradimenti.
[440] Vedi il Codice Teodosiano lib. XV. Tit. 15. Tom. V. p. 404-405.
Questi editti di Costantino dimostrano una dose di passione, ed una
precipitazione che molto poco si convengono al carattere di Legislatore.