--Morta! ripetè Lorenzo fuggendo cogli occhietti grigi e maligni lo
sguardo dritto, levato della suora di carità.
--Da due ore... La vuol vedere?...
E senza aspettare risposta, la monaca sollevò uno dei candelieri, tirò
in là una delle cortine e fece cadere la luce gialla dalla candela sul
volto della morta.
Una gran placidezza s'era diffusa su quel volto fattosi del colore del
vecchio avorio; ne spirava quel non so che di solenne e di sacro, che
dà ai lineamenti umani la morte.
A quella infelice la Provvidenza non aveva concesso l'inestimabile
privilegio della donna che è la bellezza; irregolari i tratti, cinerea
la carnagione, povera la capigliatura, troppo sporgente e a bozze la
fronte, incavate le guancie, meno candidi i denti; un pregio solo: una
grande aria di bontà a cui si aggiungeva la timidezza del debole.
--Luisa! esclamò Lorenzo facendo un passo verso il letto: ma il suono
di quel nome pronunciato dalla sua voce parve stupirlo, infondergli
non so qual paura. Anche dalla vista di quel placido volto di cadavere
fuggirono i suoi occhî irrequieti. Egli chinò il capo e mormorò piano:
--Morta!... Poveretta!
--Vuol sentire le ultime parole che ella disse?
Lorenzo, sempre guardando in terra, accennò di sì col capo.
--Si fece portare il bambino, e baciandolo mormorava: «lo raccomando,
lo raccomando...» È certamente a lei che voleva raccomandarlo.
Lograve fece sgusciare verso la monaca una ratta guardatura maligna.
--Sono suo padre, disse con voce cupa non ho bisogno che mi venga
raccomandato... E hanno lasciato lei sola qui? s'affrettò a
soggiungere per cambiar discorso.
--Sì.
--Non istà bene.
--È il mio ufficio questo, e non ho bisogno di ajuto nè di compagnìa
per compirlo.
E tornò all'inginocchiatojo a pregare. Lograve rimase un momento
esitante, quasi perplesso.
--E... la governante? domandò poi abbassando ancora la voce.
--Si è ritirata anch'essa, rispose la monaca senza voltarsi.
Il vedovo andò al camino dove ardeva un buon fuoco, sedette e si
diede a fissare le fiamme che danzavano sui tizzi. Regnava il più
profondo silenzio. La monaca stava immobile sull'inginocchiatojo a
pregare; il marito di quella morta immobile a contemplare il fuoco
acceso. Egli non aveva l'ipocrisìa d'una lagrima. Non si poteva dire
che sentisse rimorso; ma un grave fastidio l'occupava; il pensiero
dell'irrevocabile, dell'irrimediabile, gli era come un peso al
cervello. Questo, stanco dalla veglia e dalle emozioni del giuoco,
cadeva di quando in quando in una specie di vaneggiamento in cui le
idee si confondevano scambiandosi in imagini spropositate, come
quelle dei sogni, e, pur rimanendo sveglio, perdeva la percezione
esatta delle cose e del tempo.
A un punto uno dei tizzi, a metà consumato dalla fiamma, cadde e
rotolò giù dal focolare: Lorenzo si riscosse, prese affrettatamente le
molle, raggiustò la legna, e sbadatamente si mise a battere sui tizzi;
ma in quel silenzio di morte il rumore prodotto gli parve enorme,
scandaloso. Egli si drizzò in piedi, depose pianamente le molle,
guardò di sfuggita verso il letto, e con passo guardingo uscì dalla
camera.
Lungo il corridojo, a capo del quale era la sua camera, Lorenzo passò
dinanzi ad un uscio e si fermò esitante: un forte russare venne ad
avvertirlo che la Marianna ci dormiva profondamente. Fece un atto
quasi di dispetto, e continuò la sua strada. Giunto nella sua camera,
vi si rinchiuse, accese una lampada, poichè il giorno non era
abbastanza chiaro, e passeggiò un poco su e giù, colle braccia
incrociate, il capo chino, più curve del solito le spalle grosse. Poi
sentì un gran freddo invaderlo con un malessere di tutta la persona.
Spense il lume, si buttò sul letto vestito come era, e si avvoltolò
ben bene nella coperta imbottita. La stanchezza della veglia lo
opprimeva, il calore a grado gli rianimava il sangue, gli parve di
potersi addormentare anche lui, e se ne rallegrò tutto. Chiuse gli
occhî, stette immobile e aspettò con intenso desiderio questo sonno
benefico.
Ma no, ch'esso non venne. Tornavano invece le imagini strane; prima
senza senso, senza nesso, spropositate, confuse; quindi a poco a poco
più nette e precise; le imagini di tutto il suo passato, che si posero
a sfilargli innanzi alla mente, insistenti alcune, le più spiacevoli
ribelli alla sua volontà, che si sforzava a scacciare lontano.
Ed ecco qual era il suo passato.