II.

Un mese dopo, Manuel Menendez era un altro. Tutti i Sivigliani che

avevano una testina capricciosa da governare, respiravano. Egli non si

vedeva più nè alla Villa Cristina, nè al Circo, nè al San Fernando.

Chi l'avesse voluto trovare, avrebbe dovuto passare il ponte di

ferro, voltare a sinistra, andare innanzi lungo il fiume fin quasi

all'estremità del borgo di Triana, salire al secondo piano d'una casa

bianca posta in faccia alla Torre d'oro, e guardare per il buco della

serratura in una cameretta modesta, ombreggiata dagli alberi della

riva destra del Guadalquivir. Egli era là, seduto ai piedi della più

bella e più strana creatura dinanzi a cui si fosse mai curvata la sua

fronte di saraceno, e versava l'anima in un torrente di parole amorose

e insensate, ch'essa ascoltava in silenzio, lavorando a una corona

di fiori — Fermina, — le diceva a bassa voce; — tu sei un mistero. Tu

sei una creatura d'un altro pianeta. Da che mondo sei venuta? Come hai

fatto a innamorarti d'un uomo? Io giurerei che ci fu un tempo che tu

avevi i capelli azzurri e le pupille rosse. Perchè non ridi mai? Tu

mi fai paura. Non sto volentieri solo con te. Tu, con quegli occhi,

devi veder qualche cosa o qualcheduno che io non vedo, e che forse

è qui, dietro di me, che ti guarda. La tua anima dev'essere un'anima

trasmigrata, la tua voce dev'essere contraffatta, e la tua lingua non

è certamente lo spagnuolo. Forse se mi parlassi tutt'a un tratto colla

tua voce vera e colla tua lingua nativa, io rimarrei pietrificato.

Però son contento d'essere amato da te; il tuo amore è un anello che mi

congiunge col soprannaturale. Dimmi la verità: chi hai amato nell'altra

vita? Io son geloso d'un abitante di Sirio. — A queste parole Fermina

con un movimento rapido e vigoroso della mano gli sconvolgeva tutti

i capelli e Menendez metteva un grido d'amore. Poi, a un tratto, essa

aggrottava le sopracciglia e fissava uno sguardo sospettoso sopra un

leggiero segno rosso del collo di lui. — Che cosa guardi? — domandava

il giovane meravigliandosi. — Nulla, — rispondeva lei rassicurata;

— ma.... guardati, Manuel! — E dopo qualche momento soggiungeva

freddamente: — Io andrei a pugnalare una regina.

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