Un mese dopo, Manuel Menendez era un altro. Tutti i Sivigliani che
avevano una testina capricciosa da governare, respiravano. Egli non si
vedeva più nè alla Villa Cristina, nè al Circo, nè al San Fernando.
Chi l'avesse voluto trovare, avrebbe dovuto passare il ponte di
ferro, voltare a sinistra, andare innanzi lungo il fiume fin quasi
all'estremità del borgo di Triana, salire al secondo piano d'una casa
bianca posta in faccia alla Torre d'oro, e guardare per il buco della
serratura in una cameretta modesta, ombreggiata dagli alberi della
riva destra del Guadalquivir. Egli era là, seduto ai piedi della più
bella e più strana creatura dinanzi a cui si fosse mai curvata la sua
fronte di saraceno, e versava l'anima in un torrente di parole amorose
e insensate, ch'essa ascoltava in silenzio, lavorando a una corona
di fiori — Fermina, — le diceva a bassa voce; — tu sei un mistero. Tu
sei una creatura d'un altro pianeta. Da che mondo sei venuta? Come hai
fatto a innamorarti d'un uomo? Io giurerei che ci fu un tempo che tu
avevi i capelli azzurri e le pupille rosse. Perchè non ridi mai? Tu
mi fai paura. Non sto volentieri solo con te. Tu, con quegli occhi,
devi veder qualche cosa o qualcheduno che io non vedo, e che forse
è qui, dietro di me, che ti guarda. La tua anima dev'essere un'anima
trasmigrata, la tua voce dev'essere contraffatta, e la tua lingua non
è certamente lo spagnuolo. Forse se mi parlassi tutt'a un tratto colla
tua voce vera e colla tua lingua nativa, io rimarrei pietrificato.
Però son contento d'essere amato da te; il tuo amore è un anello che mi
congiunge col soprannaturale. Dimmi la verità: chi hai amato nell'altra
vita? Io son geloso d'un abitante di Sirio. — A queste parole Fermina
con un movimento rapido e vigoroso della mano gli sconvolgeva tutti
i capelli e Menendez metteva un grido d'amore. Poi, a un tratto, essa
aggrottava le sopracciglia e fissava uno sguardo sospettoso sopra un
leggiero segno rosso del collo di lui. — Che cosa guardi? — domandava
il giovane meravigliandosi. — Nulla, — rispondeva lei rassicurata;
— ma.... guardati, Manuel! — E dopo qualche momento soggiungeva
freddamente: — Io andrei a pugnalare una regina.