Le trattative col Norvegiano duravano da alcuni giorni, ma egli era
più duro di quello che le due diplomatiche avevano pensato. La sua
morale in fatto di piaceri era larghissima, ma non arrivava fino alla
brutalità. Egli era pronto a comperare, ma non a violentare. Avrebbe
versato il prodotto della pesca d’un anno per un bacio di Stefanella,
ma non le avrebbe tôrto un capello.
Insomma egli voleva conquistare anche a prezzo d’oro se questo era
il mezzo, ma una volta vincitore voleva tutte le apparenze della resa
volontaria e tutte le illusioni dell’amore spontaneo.
La cosa non era facile. Madama Mouchard conosceva Stefanella, ed
era certa che la giovanetta sarebbe stata capace delle più disperate
resistenze.
— Non hanno saputo farla.... diceva ella alla sua nuova socia, e si
travagliava con essa in un pelago di progetti uno più strano e nefando
dell’altro.
Dopo molti studi e conferenze convennero alla fine in questo piano.
Bisognava anzitutto parlar fuori dei denti alla calabrese; mostrarle
tutti gli aspetti della fortuna che le andava incontro, ma nell’istesso
tempo spaventarla, minacciarla e metterle a nudo sotto gli occhi tutti
gli orrori della vita che l’aspettava se avesse ricusato. Allora,
quando si fosse creduta la giovinetta sufficientemente preparata, si
sarebbero cercati tutti i mezzi per introdurla nella compagnia del
Norvegiano e addomesticarla con lui.
Per la prima parte del piano la sola parola di madama Mouchard parve
poca. Essa aveva già aperto il fuoco descrivendo tutti i meriti e i
milioni del baleniere, ricordando alla fanciulla che essa era senza
nome, senza parenti, senza protezione, schiava d’una potente società,
la quale poteva far di lei quello che il libito le avesse dettato;
che doveva pensare al suo avvenire, ed afferrare il ciuffo della
fortuna poichè le passava così dappresso; che se ne sarebbe pentita poi
ricusando; che il Norvegiano l’avrebbe anche potuta sposare.... ma che
il matrimonio non era in fin dei conti _necessario_... quand’egli la
avesse posta in una posizione _indipendente_...; che a quel modo viveva
mezza Parigi, e probabilmente mezzo il mondo...; che era bella come una
fata.... che tutte le sovrane d’Europa l’avrebbero invidiata, ma....
— e qui aveva anche il coraggio di moralizzare — «ma la bellezza,
figliuola, è un fiore caduco....» e lo sapeva lei, la Mouchard, che
aveva sprecato, giovinetta, un tesoro di grazie ed ora se ne mordeva
indarno le labbra. Però ella sarebbe stata ancor felice nei suoi
vecchi anni se avesse potuto fare il bene d’una giovanetta.... «cara,
simpatica come Stefanella.»
A queste parole Stefanella rispondeva facessero di lei quel che
volevano e che era pronta a tutto, perchè la vergine era così innocente
e ignorante del male, che non comprendeva nemmeno il valore del patto
infame che le si proponeva.... Alla sua risposta invece la Mouchard si
sarebbe messa a ballare di gioia; ma poi, quando metteva la Stefanella
a contatto col Norvegiano o in casa della Flaviani, o nelle partite
di piacere che le due donne combinavano, e la vedeva così fredda,
così riservata, così pudica, sicchè il Norvegiano stesso cominciava
a infastidirsene, allora madama Mouchard disperava affatto di poter
riuscire nei suoi sforzi ed aveva perfino la tentazione di rinunziare
all’impresa.
A questo punto si pensò a far catechizzare Stefanella da un altro
oratore e fu chiamato il direttore dello stabilimento Maubert. Quando
la giovinetta si rivide in faccia quell’uomo terribile, il manigoldo
dei suoi giovani anni, si diede a tremare e a raggricchiarsi come
una capinera all’apparire del falco e una voce subitanea dentro al
core la avvertì senza dirle nè il come, nè il perchè che era perduta.
L’aguzzino non usò reticenze, non si perdè in fiori rettorici, non ebbe
compassione nè dell’età, nè del pudore, nè dell’onore; andò diritto
allo scopo e chiamò tutte le cose col loro nome, tanto che ad un certo
punto anche madama Mouchard, persino madama Mouchard, abbassò gli
occhi. Stefanella invece gli spalancava in faccia all’oratore limpidi
e sereni perchè non capiva ancora. Ma dalla conclusione capì invece che
le si chiedeva qualcosa di terribile, qualcosa che non aveva mai fatto
e che dovea costarle la vita.
— Se non farai quello che madama Mouchard ti dice; se non farai quello
che vuole il signore Norvegiano hai visto il sotterraneo dove sei
stata fino a ieri? Ebbene, ce ne sarà uno ancora più nero. Ti ricordi
le frustate del mio scudiscio? Ce ne saranno di ancora più saporite.
Ti rammenti quando comparisti ignuda in mezzo a tutto il collegio?...
ci sarà una vergogna ancora più grande e il tuo pubblico potrà essere
tutta Parigi.... A rivederci, carina.
E con questa minaccia partì....