XIV.

Da quel momento il giovine, oltre che andare dovunque Stefanella

andasse, s’era messo a passare e ripassare tutti i giorni ed alla

stessa ora sotto alle finestre dell’istituto ed ecco perchè Stefanella

andava così spesso a spiare dalle gelosie. Quella ronda per il giovane,

quel riconoscimento per la fanciulla, tenevano luogo di dialogo. Quante

cose non si dicevano: egli coi suoi passi, ella colle sue occhiate!

Qualche volta il giovane, vedendosi solo nella contrada, si indugiava

un attimo di più davanti alla finestra e la giovinetta apriva un

pochino di più la gelosia. Allora il discorso diveniva eloquente;

pareva che un inno cantasse per l’aria e che i loro orecchi udissero

tutte le parole senza che le loro labbra le pronunciassero.

Ma chi era, d’onde veniva, come si chiamava quel giovine? Stefanella

non lo sapeva, ma, strano a dirsi, non lo cercava. Per lei si

chiamava.... l’Ideale.

E Stefanella chi era per lui?... Egli lo ignorava; desiderava saperlo,

giacchè la natura vuole che il maschio desideri conoscere più della

femmina, ma non aveva fretta.... Intanto, avendo pur egli il bisogno di

dare un nome a quel sogno, lo chiedeva ai poemi, agli inni, ai fiori,

al cielo.... e non lo trovava.... Finì col chiamarla Psiche.... _Anima

mia_.

Questi convegni muti, quest’amore tra cielo e terra durava da circa

un mese quando madama Mouchard li sorprese. Non portava il suo nome

per nulla. Essa colse Stefanella proprio nel punto in cui apriva la

gelosia ed il giovane proprio nel momento in cui soffermava il passo.

Ella non fece che afferrare di dietro la giovinetta per le braccia e

sbatacchiarla contro le pareti.

Quanto al giovane lo fulminò dalla finestra con una occhiata e chiuse

le gelosie col fiero piglio di un veterano che serri le saracinesche

d’una fortezza nella quale sia deciso a vincere o morire.

Però ella non tralasciò precauzione di sorta: proibì alla giovinetta

addirittura tutte le stanze che davano sulla strada e le finestre

di tutta la casa; non uscì più che in legno chiuso e avvertì

l’amministrazione del pericolo e della necessità di tôr di mezzo quel

giovane.

L’amministrazione s’incaricò di questa parte, ma un venti giorni dopo

con sua grande sorpresa la Mouchard si sentì rispondere che «non si

poteva toccare quel signore».

La istitutrice ruminò tutta la notte quella risposta ed ebbe quasi

la tentazione di credere che quell’incognito fosse qualche principe

straniero travestito.... Non si può toccare quel giovane, e perchè?...

Ma cos’è?... Chi è?... andava ripetendosi la Mouchard.... e se il

lettore avrà pazienza come lei, verrà a saperlo.

La custode però decise di affrettare quanto più le fosse possibile,

quello che essa chiamava il _collocamento di Stefanella_. Perocchè,

ricordiamolo bene, il mezzo per riuscire in una società, tutta forma e

apparenza, è di tradurre in oneste parole ogni disonesta cosa.

La tratta dei fanciulli · 第 19 / 42 题