U SOLECHIANIELLE.

Un essere, per il quale le maraviglie del firmamento rientrano nella

categoria delle cose superflue (fremi, ombra onorata di Galileo), è il

povero _Solechianielle_, vulgo, Ciabattino ambulante. Tutto il suo

armamentario è rinchiuso in una cesta di truciolo, che tiene dietro alle

spalle, dentro alla quale si possono vedere: tacchi vecchi, tomai

accartocciati, elastici sfilaccicati, tramezzi sfondati, bullette

vecchie, spago vecchio, pece vecchia, aghi rotti, lesine spuntate,

trincetti intaccati, martelli smanicati, ed altre molte cose tutte

_otte_, _ecchie_ e _acce_, che formano il patrimonio o meglio la miseria

mobile del povero ciabattino. Ha una ciabatta in mano e, come fanciulla

Umilemente d'onestà vestuta,

passa tra la folla con l'occhio abbassato pudicamente al suolo, nè si

distrae, nè parla, nè grida, ma va e va e va, continuamente assorto in

quelle che parrebbero sue meditazioni dolorose. La prima volta che dà

nell'occhio uno di questi esseri, muove quasi a pietà, perchè vi desta

subito nell'animo qualche dubbio doloroso. Spesso pare che corra

affannato in cerca d'un oggetto smarrito e di grandissimo valore per

lui, e qualche altra, sembra un'anima preoccupata che fugge davanti ad

un rimorso che la perseguita, quando non v'immaginiate che cerchi la

gemella smarrita della sua anima o di quella incompresa ciabatta che ha

costantemente in mano. Ma alla pietà succede subito lo sdegno, se le

vostre scarpe si fossero per caso magagnate a vostra insaputa, e peggio

poi se avessero una di quelle screpolature che fino ad ora avete

nascoste tanto gelosamente a furia d'inchiostro, e che non sono

rimediabili altre che con la così detta sardina o con la famosa dentiera

di spago.... Succede lo sdegno, dicevo, perchè a lui non sfuggirà di

certo il guajo che affligge tanto molestamente le vostre basse

estremità. Non un tacco dolcemente inclinato, non un sorriso lievissimo

di tronchetto passerà inosservato alla sua vigile pupilla.

Perfino le avarìe delle suola, quelle leggerissime avarìe sotto la

pianta, che sono uno dei vostri più curati segreti, a lui non

sfuggiranno, come se i vostri piedi si muovessero sopra ad uno specchio,

ed inesorabilmente ve le accennerà stendendo il braccio e l'indice verso

la parte vulnerata.

Quando ha adocchiato la preda è implacabile. Egli conosce perfettamente

i suoi polli; si mette dietro alla vittima continuando ad accennare

straziantemente il membro ammalato, ed è capace di seguitarla per un

chilometro intero, per due se occorre, finchè non l'abbia fatta sua.

Questa volta ha chiappato un pretonzolo di campagna. Gli ha già levato

la scarpa, vi ha già sostituito la misteriosa ciabatta, perchè il

paziente non resti scalzo in mezzo alla via, e tutti e due seduti,

questo sul marciapiede e quello su la sua cesta, incomincia l'opera

riparatrice. Allora il ciabattino cambia affatto natura. Da taciturno

che era diventa ilare ad un tratto; accende subito un mozzicone, attacca

discorso con la vittima, e raccontando piacevoli storielle ride e fa

ridere, e tutto distratto briosamente, mette pece dove dovrebbe andar

cuojo, steccoli dove ha levato bullette e in quattro e quattrotto la

scarpa rotta è diventata peggio di prima; il prete è contento come una

pasqua e, uno per un verso, uno per l'altro, tutti e due si allontanano

allegramente, sognando ognuno per conto proprio: mortorj, scarpe rotte e

benefizj vacanti.

Napoli a occhio nudo: Lettere ad un amico · 第 16 / 22 题