OSSERVAZIONE I.

L’epoca de’ tiranni è molto

lontana da noi.

_Pag._ 5. MASSIMO D’AZEGLIO.

Quantunque io mi convenga pienamente su di alcuni punti del vostro

scritto, pure non è che io non abbia a tenere per assurde varie

sentenze, in cui vi siete lasciato forse dalla poca vostra esperienza

in siffatte cose trascinare, il perchè non è che io supponga, sono

anzi fermamente persuaso che tutto quello voi avete detto, l’avete

detto di vera ed intima convinzione; chè se ciò non fosse neppur

d’una parola in risposta vi crederei degno. Secondo le vostre viste

l’epoca dei _Tiranni_ è molto lontana dai nostri giorni, anzi a pagina

quinta del vostro libro non temete di asserire che vuolsi considerare

una _Fanciullaggine Alfieriana_ il dire tirannici gl’attuali governi

d’Italia; ma dalla maggior parte degli Italiani, ossia dai veri

Italiani si pensa ben altrimenti, credetelo, onde la sentenza che

voi lanciate contro di chi da voi dissente potriasi in mirabile

modo ritorcere su di voi, e su chi infatuato del vostro nome giura

ciecamente nelle vostre parole. L’esempio di Papa Gregorio; del Duca

di Modena, del Re di Napoli, e di Carlo Alberto parmi debba essere più

che bastante a convincere chiunque della verità. È vero che essi più

non commettono le follie e le stravaganze che molte volte contro gli

antichi oppressori della nostra patria destavano più la compassione che

non l’odio, più il disprezzo che non la vendetta, ma è vero altresì che

essi si reggono sul soglio con un dispotismo assoluto, il quale basta

di per se per caratterizzare tiranno qualsiasi regnante; è vero altresì

che le più inaudite prepotenze furono nei costoro stati commesse e si

commettono tuttavia, che in spessissime occasioni il sospetto solo,

il timore di qualche sinistro, una pretesa prova di morale induzione

loro fu ragione sufficiente per farli appigliare ai più vergognosi e

prepotenti partiti, per apportare la ruina a delle intiere famiglie,

per cacciare individui innocenti in esiglio; o nei ceppi senza che

processo di sorta venisse su d’essi instituito ad esaminarne la colpa,

anzi senza che talvolta potessero perfino penetrare tampoco la cagione

del loro arresto, delle loro persecuzioni, e non sono adunque costoro

Tiranni? _È fanciullaggine Alfierana_ il crederli tali mentre al

primo rumore, alla più breve causa brandiscono la mannaja? Oh Massimo

mio! dove diamine avevate la testa quando ciò scrivevate? Perchè non

informarvi esattamente prima di ciò che intendevate communicarci?

Perchè non interrogarne gli individui del ceto infimo e medio, invece

di chiederne lingua ai compri letterati ed artisti, ai nobili che non

ponno soffrire l’agonia della loro aristocrazia, che solo ancora in

Piemonte minaccia vita e trionfo? sì perchè non addentrarvi nei misteri

della società, e studiarne le piaghe che l’avviliscono, immalvagiscono,

e la rendono inatta perfino al giusto lamento, all’indignazione, al

solo pensiero, non che all’intrapresa della più bella fra le vendette?

Se voi ciò aveste fatto vi sareste facilmente convinto essere assai

più crudele la tirannia dei nostri Principi attualmente regnanti,

che non era quella degli antichi, tanto più pensando ai tempi in che

viviamo, e facendone il paraggio colle passate età. Gli antichi nostri

padroni per attutarsi nel loro potere, per rendere temuto il loro nome

apertamente calpestavano le leggi umane e divine, spargevano il sangue

dei loro sudditi; i Principi del giorno d’oggi fingono di rispettare

l’opinione pubblica, fingono d’ignorare tutto, mentre tutto sanno

quanto i loro ministri fanno di prepotente, di tirannico, e d’infame

e per ritardare sempre più l’ora della ruina del loro dispotismo, che

veggono fatalmente avvicinarsi, non solo ricorrono alla scure come i

loro maggiori, ma come _Polinice_ appo il Tragedo Senecca si mostrano

disposti di gridare quando che sia: _io brucerei e padre e moglie e

figliuoli_, piuttosto d’uniformarsi alle imperiose esigenze del secolo,

e discendere alle riforme volute dall’incivilimento. E voi cotestoro

credete pazzia nominare tiranni? almeno non aveste lanciato qual

sarcasmo contro quella grande anima del Tragico Italiano! che tutti

dovremmo imitare non fosse in altro che nell’intenso desiderio d’esser

utile alla patria, giacchè niuno più del fiero astigiano dimostrò mai

d’intendere l’animo e la mano con più fervore e costanza alla causa

della nostra indipendenza nazionale. Onde se qualche goccia di sangue

italiano ci scorre anche nelle vene, se qualche fibra non guasta dal

cancro della viltà anco si agita nel nostro animo alla nuova di qualche

aggravamento, alla vista che ogni giorno più va crescendo la nostra

schiavitù, e lo stesso pensiero, lo stesso affetto vorrebbesi, non

che inceppato, servo, credetelo pure, lo dobbiamo in gran parte alle

scritture di quell’immortale, ai forti e maschi concetti, in cui si

apriva quella mente, alle energiche, libere ed infocate espressioni

in cui irrumpeva quell’anima. Nè con ciò credete io vi voglia far da

predicatore, chè solo intendo di rendervi avvertito che se mai conviene

andar molto a rilento in affibbiarsi la giornea di giudici su gli

altri, è senza dubbio quando abbiamo a fare con chi su noi giganteggia,

su chi fu destinato a spargere torrenti di luce immortale sul cammino

della sua vita, come Alfieri, simile a cui se uno per paese nella

nostra penisola presentemente vi fosse per tenacità di volere, di

desiderio, o di operare, non staremmo gran fatto a crollare quel giogo

che da tanto tempo pesa sul nostro collo, ed a cui un gran numero di

noi così si mostrano assuefatti da potere a ragione essere paragonati

a que’ giumenti che più non paiono sapere camminare se non gravita loro

sul dorso la solita soma.

Sul libro degli ultimi casi di Romagna e sulle speranze d'Italia fondate su Carlo Alberto · 第 5 / 18 题