Augusto, tornando a casa, pensa alle parole di Orlando:
— Chi sa che razza di donna è.... perchè se egli è degno del suo
amore, e invece...., allora bisogna dire.... Eh! è una disgrazia come
un’altra. Basta.... chi ci ha da fare, vi pensi.... e noi andiamo
subito a casa...., se no, la Silvia non può prender sonno.... Cara
Silvia.... —
La cara Silvia, invece, caso straordinario, dorme digià.... o finge
dormire.
Egli si corica con tutti i riguardi per non svegliarla — poi, sta
un’ora a contemplarla amorosamente, mormorando: — Come è bella! Chi
sa qual sogno poetico ella gode in questo momento. Come sorride! Mi
ami....? mi amerai sempre? Non farai come quelle altre che fingono
d’amare.... e poi....? No.... tu non puoi ingannare chi è degno
del tuo amore.... Infatti.... se si tradisce chi merita amore....
che cosa si farà ad un marito che si rende odioso.... ad un marito
scellerato....? —
. . . . . . .
L’indomani, Orlando, Augusto e Diodato lavorano alla banca. Verso le
due pomeridiane, Diodato, con un pretesto qualunque, se ne va.
Orlando si avvicina lentamente ad Augusto e gli dice:
— E tu non vai?
— Dove?
— Non segui Diodato?
— Perchè?
— Hai presente quello che t’ho detto ieri sera....?
— Sì.
— Ebbene, questo tradimento mi fa tanto orrore che io non posso tacere.
— E tu parla....
— Ma dunque, non capisci ancora....?
— Capire.... che cosa? — il povero ragazzo si fa smorto e guarda
l’amico con occhi smarriti.
— Hai del coraggio.... coraggio morale?
— Credo....
— Ebbene, va all’abitazione di Diodato, appóstati in modo da non essere
veduto da alcuno....; alle ore tre arriverà una carrozza.... ne uscirà
una donna....
— E quella donna....? — balbetta Augusto, con voce fioca.
— Va, non perder tempo.... t’ho già detto troppo. —
Alle tre, una carrozza si fermava davanti all’abitazione di Diodato.
Pochi minuti dopo, la gente s’affollava alla porta di quella casa
intorno al cadavere d’un giovine signore, che s’era precipitato da una
finestra, al terzo piano.
Caso stranissimo, inesplicabile — pel momento — quell’appartamento
era vuoto, la sala era tutta sossopra, sedie rovesciate, porcellane
infrante — si vedevano delle gocce di sangue sul tappeto, l’uscio della
sola camera che avesse la finestra aperta, sulla via, era chiuso e la
chiave non si trovava. Nessun inquilino aveva udito niente — e la casa
non aveva portinajo.
Il giorno susseguente, un giovine si presentava al questore per fare
una deposizione importante.
Era Diodato e aveva una mano fasciata.
«Egli aveva dovuto usare della forza e rinchiudere quell’energumeno in
una camera per salvare una povera donna.»
Quando Maddalena seppe da Silvia quel che era avvenuto, esclamò:
— Tu sei una stupida,... e lui.... e lui....! Val proprio la pena
d’ammazzarsi per così poco.... Per fortuna, gli altri hanno più buon
senso, se no.... povero mondo.... e povere donne! —
Le due femmine, messo insieme il bello e il buono, partirono alla
volta di Babilonia, per ingrossarvi la «grande armata» delle donne che
ridono.
«Una donna è sempre onesta dove arriva per la prima volta.» — Era un
aforismo di Maddalena. Quando poi questa donna sa fare la madre nobile
ed ha con sè una figlia tanto valente....
Del resto, noi non ne sappiamo altro.
La misera madre d’Augusto perdette la ragione — ma la sua è una pazzia
dolce. Sorride sempre e canticchia spesso:
«Bella figlia dell’amore.»
Era il motivo favorito di Augusto.
Giulio e Severina, abbandonati gli affari, si sono ritirati in un
villaggio appiè delle Alpi.
Sembrano due barche di adipe. Cosa vuol dire il cuor contento! È
vero che sono molto ricchi. Cominciata, sapete come, tale fortuna,
s’ingrossò poi col gioco. Satolli, ora, provano che la farina del
diavolo va.... in polenta. Sicuro; essi si divertono a far la parte
della Provvidenza, nel villaggio. — Giulio è fabbriciere, predica
il lavoro, la religione, la morale, e dice sempre: — Vedete me e mia
moglie? eravamo due poveri Giobbi, ma ora, _col sudore della nostra
fronte_, siamo quel che siamo. Imitate, ragazzi miei, imitate, e Dio
benedirà i vostri sforzi come ha benedetto i nostri. —