MIN. (_atterrato, cupo_) No.... grazie. —

Sale lentamente, curvo, barcollante, apre, entra, passa di camera in

camera, con tal circospezione, che si direbbe tema di trovar alcuno.

Giunge alla camera da letto.... vorrebbe.... si pente.... si decide....

spinge l’uscio.

— Ah! — grida gemendo — Son rovinato! —

Al primo sguardo, egli ha tutta compresa la sua disgrazia.

Non gli resta nemmeno il conforto della vendetta.

Corre al forziere aperto.... Pur troppo è vero.... L’unico valore che

vi si trovava, lo scrignetto dei giojelli, è sparito.

Sur un tavolino v’è un biglietto scritto colla matita in modo quasi

inintelligibile, tanta era la furia di chi lo vergò.

Ecco quel che vi legge Minelli coll’occhio semispento:

«Non cercare di me.... non mi troveresti. Addio per sempre.

«MADDALENA.»

Minelli alza gli occhi e i pugni al cielo.... La sua maledizione non si

ode.... ma deve essere orrenda!

Poi biascica sordamente:

— Ah!.... non cercare di te?... addio per sempre?.... Voglio

trovarti.... voglio.... capisci? —

Vuol muoversi, per uscire, ma le gambe non lo reggono.... tutto è

distrutto in lui e cade inginocchioni. Egli vuol rialzarsi.... e non

può.... Si rode i pugni per la rabbia, si percuote il petto, la fronte,

si strascina sulle ginocchia.... ma ogni sforzo è vano.

Il portinajo, che s’era impensierito pei modi strani di Minelli, sale

dopo mezz’ora e lo trova immobile, accosciato, cogli occhi sbarrati,

fissi al suolo, colla bocca intrisa di una spuma verdognola e

sanguigna.

— Lo diceva io che ci doveva essere qualche cosa — borbotta il

portinajo, e lo solleva e lo mette a giacere sul letto, e gli domanda

che cosa ha, che desidera....

— Nulla — mormora Minelli estenuato — lasciami dormire; va pure.

— Vuol che dorma qui nella camera vicina, stanotte?

— No, no, adesso mi è passato.... grazie.

— E l’uscio che è aperto....?

— Lascia pure aperto... non c’è pericolo.... chiuderò io.... Il negozio

non sarà aperto.... m’imagino....

— Eh! già.... è giovedì grasso....

— Giovedì grasso.... — sospira Minelli. — Va pure.... addio. —

* * *

Quando il mattino susseguente, il portinajo salì per veder come stava

il signor Minelli, non lo trovò più.

Sul tavolo, nel salotto, v’era un piego suggellato diretto al

ragioniere.

_Lettera di Minelli al suo ragioniere._

Caro amico,

Permetta che, in questi ultimi momenti, riconosca quanto Ella ha

fatto o tentato di fare per me, col chiamarla amico. Se io Le

avessi dato retta, sarei certamente felice e degno della stima

generale.... così sono un povero miserabile.

Non lo sarò tuttavia che per poche ore.

Cosa vuol che ne faccia io, adesso, della mia vita?

Si può vivere soli, coll’anima esulcerata; impotenti a tutto, colla

mente che non sa obliare.... sapendo che _ella_ è viva, che mi

disonora, che mi deride.... perchè le è riescito di ingannarmi e di

derubarmi?!

D’altronde sono rovinato, caro ragioniere, e non saprei come

rialzarmi, perchè io non sono più capace di lavorare.... lo sento.

E poi, ho sempre veduto che quando si comincia a rotolar giù, non

si può proprio più fermarsi.

Dunque arrischierei di perdere quel poco che ancor mi resta, mentre

è mio dovere sacrosanto di salvarlo per mia figlia?

No.... no.... ne ho già troppe sulla coscienza, e almeno questa

voglio risparmiarmela.

Povera Silvia!.... non l’ho mai riveduta....

Questo è forse il più grave mio torto.... e non ho scuse.... Non

posso a meno di piangere pensando a quella meschina....

Desidero che Ella, signor ragioniere, sia il tutore di mia figlia

— e se Ella accetta, io dico, anzi: _voglio_, affinchè Ella possa

venir più facilmente nominato dal Tribunale.

Forse ci sono molte altre cose che sarebbe necessario dire.... ma

or non saprei.... ah! _È mia assoluta volontà_ che quanto potrà

essere salvato dal naufragio della mia fortuna, venga investito

in rendita pubblica e intestato a mia figlia. Tutto in rendita,

ad eccezione di poche lire 3000, tremila, che io La prego, signor

ragioniere, di accettare come un lieve segno della mia gratitudine

pei servigi che Ella mi ha resi.

Non ho proprio altro ad aggiungere.

Parli qualche volta di me alla Silvia, quando potrà capire.... e la

baci per me.

Addio.

Madri.... per ridere · 第 23 / 39 题