faccenda del Capito, alla quale tanto alluse il Campanella nella sua
Narrazione. Registri _Curiae_, vol. 38, fol. 116 t.º «All'Audientia
di Calabria ultra. Philippus _etc._ Spectabiles et magn.er viri, Deve
ricordarsi la R.a Audientia la pretendenza che hà tenuta et tiene lo
R.do Vescovo di Mileto de voler conoscere de la causa de Marc'Antonio
capitò diacono selvaggio inquisito de le bastonate date ad un monaco
dell'ordine de san basilio, et le hortatorie che per noi li sono
state scritte che desista da questa sua pretendenza, la quale non
può militare poi che decti diaconi selvaggi non hanno mai goduto nè
godono in questo Regno exentione alcuna di foro temporale nè altre
prerogative, ma sempre sono stati trattati et si trattano come tutti li
altri laici, et retrovandose al presente d.to capite (_sic_) carcerato
nel Castello della terra del pizzo per detta causa, in nome di quessa
R.a audientia et de la Gran Corte de la Vicaria, mandò d.to Rev.do
Vescovo il suo fratello carnale nomine placido del tufo laico in
d.to Castello, il quale sotto la sua parola fè uscire d.to carcerato
per una stanza libero, et poi la notte per maneggio dato da lui et
de duoi criati di detto Rev.do Vescovo lo fe fuggire per una corda,
et al presento se ne sta in casa del predetto Rev.do Vescovo, et non
convenendo che simili eccessi cossì fatti, et machinati in dispreggio
dela giustitia et de la real Jurisditione dela M.tà sua habbino da
passare cossì impuniti, ci è parso farvi la presente per la quale vi
dicimo et ordinamo che con il più maggior secreto che sarà possibile,
et che in voi et da voi si può confidare et sperare, dobbiate con ogni
exquisita et exactissima diligenza havere nelle mani et carcerare nelle
carceri di quessa regia Audientia lo d.to placito del tufo fratello
di d.to Rev.do Vescovo de Mileto una insieme con detti duoi criati
d'esso Rev.do Vescovo che hanno fatto fuggire detto carcerato dal
Castello predetto, Et carcerati che li haverete ce ne debiate subbito
dar particolare aviso con vostre lettere con insertione de la presente,
acciò ve si possa per noi ordinare quel che haverete intorno a ciò
da exequire. Et non farete lo contrario si havete cara la gratia et
servitio de la pred.ta M.tà Datum Neap. die 28 mens. februarii 1598.
El Conde de Olivares. Vidit Gorostiola, V.t de Castellet....» _etc_.
— La sorte di Placido del Tufo ci risulta da' Registri _Sigillorum_,
vol. 37, an. 1600: «6 de giugno; Lettera alla Vicaria, per la quale
se fa gratia à Placido de lo tufo d'ogni pena incorsa per causa de la
fugita de marcantonio capito dal castello del pizzo». — Intorno alle
hortatorie notificate per bando, ved. _Curiae_ vol. 38, fol. 160 t.º,
let. del 20 agosto 1598; e vol. 40, fol. 205 t.º, let. del 15 8bre
1598. — Daremo più in là le lettere dei tempi successivi, risguardanti
la nuova cattura del Capito poichè il Vescovo non l'avea punito,
l'effrazione delle carceri da parte de' preti con la liberazione del
catturato, la terza cattura seguita dalla liberazione e riposizione
nella Chiesa dalla quale era stato dapprima estratto, col contento
di S. S.tà, che accorda l'assoluzione dalla scomunica al Principe di
Scilla, al Poerio e allo Xarava dietro dimanda del Vicerè.
[189] Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini,
filz. 230, lett. del 9 giugno 1600.
[190] Ved. nell'Arch. di Napoli, Registri _Curiae_ vol. 38, fol. 116,
lett. del 28 febb.º 1598; vol. 49, fol. 19, lett. del 24 10bre 1599, e
vol. 55, fol. 201, lett. del 22 7bre 1604.
[191] Ved. i detti Registri _Curiae_ vol. 49, fol. 57, lett. del 29
7bre 1600; vol. 38, fol. 144. t.º lett. dell'ultimo di giugno 1598;
vol 48, fol. 109, let. del 19 10bre 1600; vol. 52, fol. 48, lett. del
23 marzo 1602; vol. 55, fol. 133 t.º, e 186, lett. del 14 maggio e 27
agosto 1604.
[192] Registri _Curiae_ vol. 44, fol. 75, lett. del 19 gennaio 1598;
vol. 46, fol. 21, lett. del 9 10bre 1599.
[193] Ibid. vol. 47, fol. 148 t.º, lett. del 10 7bre 1601; e vol. 48,
fol. 138, lett. del 6 luglio 1601. — Vol. 46, fol. 8, lett. del 3 10bre
1599; e vol. 48, fol. 10 t.º, lett. del 13 7bre 1599.
[194] Ved. nel Carteggio del Nunzio filz. 231, lett. del 28 7bre 1601.
[195] Ved. Registri _Curiae_ vol. 38, fol. 200, lett. del 30 aprile
1599; vol. 46, fol. 4 t.º, lett. del 31 luglio 1599; ibid. fol. 1,
lett. del 25 luglio 1590.
[196] Ved. nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 212, lett. del
Card.l S. Giorgio al Nunzio, del 25 di 7bre 1599. «Saranno false senza
dubbio le relationi fatte al Vicerè di que' Vescovi, dei quali egli si
è doluto con V. S., ma si come ella dovrà et scusarli et difenderli
sempre, così ella potrebbe in certi casi investigare la verità delle
cose, et quando giudicasse così, avvertirne i proprii Prelati». Intende
ognuno che gli avvertimenti del Nunzio, non derivanti da deliberazioni
della Corte di Roma, sarebbero rimasti inascoltati, e però neppur uno
se ne trova mai fatto da lui.
[197] Ved. Doc. 176, pag. 88.
[198] Ved. i Registri _Curiae_ vol. 38, fol. 12, 56, 75, 80, 85 t.º,
lett.e dal 23 feb.º 1596 al 23 maggio 1597; ibid. fol. 154 e 155 t.º,
lett. del 17 e 21 agosto 1598; vol. 46, fol. 29 t.º, lett.re del 14
gen.º 1599; vol. 55, fol. 154, lett. del 24 giugno 1604.
[199] Registri _Curiae_ vol. 38, fol. 23, 50, 93, 106, lett. del 4
aprile e 10 8bre 1596, 28 agosto e ult.º 7bre 1597; vol. 45, fol. 100
t.º, lett. del 24 luglio 1598; vol. 43, fol. 138, lett. del 23 10bre
1598; vol. 46, fol. 30 t.º, lett. dell'ult.º di 10bre 1599; vol. 49,
fol. 51 t.º, lett. del 28 luglio 1600; vol. 52, fol. 206 t.º, lett. del
13 genn.º 1603, e vol. 53, fol. 56, lett. del 30 marzo 1603. — Inoltre
Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 216, lett.e di Roma da luglio
a 10bre 1602, e filz. 238, lett. di Napoli del 9 maggio 1603, dove
si parla di 4 prigioni de' Melissari fatti morire in Reggio e 2 soli
mandati in Napoli.
[200] Egli dovrebb'essere l'autore di quelle pubblicate nel libro di
Commedie curiose Nap. presso Dom. Castaldo 1615, libro citato dal Toppi
ma da noi non visto finoggi. Le Commedie furono dapprima stampate
separatamente: una sola di esse «Le Sorelle; Cosenza per Leonardo
Angrisano 1595» fu citata dall'Allacci (Drammaturgia accresciuta, Ven.
1755 pag. 731). Lo Spiriti dice il Barracco fatto Cav.r Gerosolimitano
a' 13 giugno 1592 (Memorie degli Scrittori Cosentini, Napoli 1750 pag.
132).
[201] Reg. _Curiae_, vol. 38, fol. 113 e 202, lett. del 13 febb.º 1598
e 22 maggio 1599; inoltre Reg. _Sigillorum_, vol. 37, nota del 7 aprile
1600, riport. nel Doc. 229, pag. 120.
[202] Reg. _Curiae_ vol. 38, fol. 74 e 111, lett. del 30 9bre 1596 e 15
gen.º 1598. — Ibid. fol. 136, lett. del 17 giugno 1598. — Ibid. fol.
157 e 166, lett. del 21 agosto e 30 7bre 1598; vol. 41, fol. 75 t.º,
lett. degli 8 8bre 1598, e vol. 49, fol. 23 t.º, lett. del 28 giugno
1600.
[203] Reg. _Curiae_, vol. 38, fol. 133, lett. del 12 giugno 1598; e
vol. 41, fol. 75 t.º, lett. degli 8 8bre 1598.
[204] Ved. i Registri _Officiorum Viceregum_, vol. 6.º (an. 1593-96)
fol. 103: «Expedita fuit provisio patens officii Capitaneatus civitatis
Lanciani in persona magnifici Alonsi de Rozas pro uno anno integro,
deinde in antea ad beneplacitum, cum provisione lucris gagiis et
emolumentis solitis et consuetis _etc._ _etc._ Neapoli die 9 mens.
Xbris 1594. (_sotto_) s'è spedita la presente d'officio di Lanciano
non obstante che non vaca per ordine di sua Ex.a». — Inoltre ved. i
Registri _Sigillorum_ vol. 30 (an. 1594) not. a 9 10bre, «Capitania de
lanciano in persona del magn.co Alonso de roscias»; e ibid. vol. 31
(an. 1595) not. a 14 9bre «Capitania de Cotrone in persona di Alonso
de rosa d'anoya». — Malamente il P.e Fiore (Calabria illustrata, vol.
1.º pag. 46-47) lo registra tra' presidi di Catanzaro col nome di D.
Antonio de Rosas: anche i documenti dell'Archivio, che ne parlano come
preside, lo dicono sempre D. Alonso.
[205] Citeremo mano mano i documenti trovati in Napoli: quanto alle
lettere trovate in Firenze, esse stanno nell'Archivio Mediceo, filz.
4152 (lett. di Napoli di particolari dal 1590 al 1620), e filz. 4091
(Lett. di Capestrano e Napoli all'Usimbardi dal 1603 al 1605), e
mostrano esservene stata ancora qualche altra più antica. La 1.a,
del 15 mag. 1597 a S. A., reca, che è stato ammalato e non ha potuto
mandare la tavola di diaspro: la manderà con un uomo a posta in una
feluca. La 2.a, del 6 gen.º 1604, reca, che aveva offerta la tavola di
diaspro gli anni passati scrivendo dalla Calabria e S. A. l'accettò:
che atteso la sua partenza per la Spagna non potè mandarla, ed ora,
tornato nel Regno qual Consigliere di S. M., torna ad offrirla. La 3.a,
del 20 gen.º 1604, reca che manderà la tavola di diaspro. La 4.a, del
23 agosto 1604, reca, che aspettando la comodità delle galere di S. A.
ha tardato, ed ora la manda. La 5.a, del 18 luglio 1605 all'Usimbardi,
reca, che vorrebbe da S. S.tà per mano di S. A. la dispensa di
qualunque irregolarità commessa nel passato, e qualche beneficio in
Ispagna o qualche Abbadia nel Regno. — A queste lettere fanno compagnia
tre altre di Gio. Francesco Palmieri Agente di S. A., la 1.a del 16
gen.º 1604, la 2.a del 24 agosto 1604, la 3.a del 13 maggio 1605: nelle
due prime si parla dell'invio della tavola di diaspro, dicendo che pare
«un mare mezzo fluttuoso de diversi colori», nell'ultima si dice che ha
dato di sua mano allo Xarava la lettera dell'Usimbardi.
[206] Ved. i Registri _Curiae_, vol. 34, fol. 13, lett. del 18 maggio
1590; nel testo è registrato semplicemente l'Avvocato fiscale, ma nella
pandetta è dichiarato D. loyse Xarava.
[207] Ved. Registri _Sigillorum_ vol. 30 (an. 1594): «a 21 de ottobre.
Lettera per la quale Sua Ecc.a commette al m.co Advocato fiscale loyse
sciarava de castiglio la visione delli conti delli Sindaci et altri
administratori del peculio dela università de Catanzaro de deci anni in
qua, sig.re et exequ.re contra loro per spatio de mesi sei a ragione
de d.i 12 lo mese». Inoltre, Ibid. vol. 31 (an. 1595): «11 di luglio.
Lettera al Advocato fiscale dell'Aud.e de Calabria per la quale se
proroga la patente in persona de detto advocato fiscale per altri mesi
sei de vedere li conti dela città de Catanzaro».
[208] Registri _Curiae_, vol. 38, fol. 20 e 23, lett. del 20 marzo e 4
aprile 1596; vol. 45, fol. 7, lett. del 5 aprile 1596.
[209] Ibid. vol. 40, fol 32, lett. del 5 aprile 1596, e vol. 38, fol.
29 t.º, lett. del 17 maggio 1596.
[210] Ibid. vol. 43, fol. 6 e 13, lett. del 9 maggio e 5 luglio 1596;
vol. 38, fol. 45, 51 e 55 t.º, lett. del 14 giugno, 5 e 19 luglio 1596;
vol. 40, fol. 59, lett. de' 17 luglio 1596.
[211] Ibid. vol. 43, fol. 2, lett. del 27 marzo 1596; vol. 45, fol. 100
t.º, lett. del 24 luglio 1598; vol. 40, fol. 193, lett. del 20 agosto
1598.
[212] Ibid. vol. 38, fol. 189 t.º, lett. del 7 febb. 1599; e vol. 43,
fol. 160, lett. del 25 maggio 1599.
[213] Crediamo sia bene riportare per intero i documenti che
riguardano questo tratto della vita dello Xarava, e che si trovano
nei Registri _Curiae_, vol. 38, fol. 187, e vol. 43 fol. 141 t.º —
1.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippus _etc._ Magnifici viri
_etc._ È pervenuto a nostra conoscenza che per voi non si è permesso
che il mag.co Avocato fiscale di quessa provintia entre nel tribunale
dela regia Audientia ad exercitar suo officio sotto pretesto che se
ritrova scomunicato dal R.do Vescovo di Melito, et come che di ciò ne
nasce molto disservitio di S. M.tà non convenendo che se li faccia
questo obstacolo essendose già provisto per la sua absolutione; Per
ciò vi dicimo et ordinamo che non obstante che se ritrova scomunicato
debbiate permettere che entre nel tribunale di questa regia Audientia
et in ogni altro luoco dove sarà necessario ad exercitar d.º suo
officio de Advocato fiscale nè li farrete detto obstacolo nè li darete
impedimento alcuno che tal'è nostra volontà et intentione. Datum
neapoli die 28 mens. Jannarii 1599. El conde de olivares» _etc._ —
2.º «Risp.ta al m.co advocato fiscale di Calabria ultra. Philippus,
_etc._ Mag.ce vir regie fidelis dilecte, Alla regia audientia di quessa
provintia havemo scritto et ordinato che permetta che voi debiate
entrare nel tribunale de d.ta regia audientia ad exercitare il v.º
officio de advocato fiscale non obstante che ve ritrovate scomunicato
dal R.do vescovo di melito, poichè qui per noi si è provisto che siate
absoluto. ci è parso darvene aviso per risposta di quanto sopra ciò ci
havete scritto per la vostra del 20 Xbre proximo passato. dat. neap.
die 28 Januarii 1599. El conde» _etc._
[214] Ved. Gualtieri Paolo, Glorioso trionfo, ovvero leggendario de'
SS. Martiri di Calabria Nap. 1630. L'ingresso di Marino Consalvo in
Terranova accadeva nel 1575.
[215] Ved. nell'Arch. di Venezia il Carteg. dello Scaramelli, let.
della data sud.ta che comincia colle parole «In Calavria son molti
fuorusciti» _etc._
[216] Registri _Curiae_, vol. 38 fol. 186 t.º, lett. del 26 gennaio
1599; ibid. fol. 209, lett. del 30 giugno 1599, _etc._ _etc._
[217] Registri _Curiae_, vol. 46, fol. 15 t.º, lett. del 29 8bre 1599;
vol. 54, fol. 15, lett. dell'ultimo di febb.º 1603.
[218] Ved. il d.to Carteggio filz. 208, lett. da Roma del 16 agosto
1595; ved. anche tutto il resto di questa filza e la seguente 209.
[219] Ved. il Carteggio anzid.to filz. 229, lett. da Napoli del 3 7bre
e 12 9bre 1599; filz. 230, lett. del 5 maggio, 16 giugno, 22 7bre e 26
10bre 1600; filz. 231, lett. del 26 gennaio, 9 febbraio, 26 8bre 1601;
filz. 232, lett. del 28 giugno 1602; filz. 233, lett. del 19 luglio
1603; filz. 234, lett. del 23 luglio 1604. — Avremmo potuto citare
molte e molte altre lettere, ma queste sole son sufficienti.
[220] Per la discesa de' corsari di Biserta, nel 1595, ved. nell'Arch.
di Firenze il Carteggio dell'Agente di Toscana in Napoli, filz. 4085,
lett. del 3 giugno d.to anno. Per la discesa de' turchi del Bassà
Cicala, nel 1598, ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio del Residente in
Napoli, filz. n.º 14, lettera del 29 7bre e 6 8bre d.to anno.
[221] Poniamo qui un elenco de' legni corsari di Barberia, appunto
del 1598, che oltre la flotta di Costantinopoli tenevano in allarme
le popolazioni delle coste cristiane e massime italiane; lo desumiamo
da una relazione del Residente Veneto degli 8 7bre 1598. «In Alger,
bastarda di banchi 26 e galea di banchi 24, ma la bastarda esce solo
per servizio del Re; una bastarda di banchi 26 di Amurat Rais; una
galea ordinaria di banchi 25 di Assan Rais; un'altra di banchi 24
di Ali Memi; una di banchi 23 di Giafer genovese, ed una galeotta di
banchi 21 di Occhiali conserva di Giafer, et Bergantini n.º 6 tutti
armati in Alger di 10 e 12 banchi. In Bugia, una galeotta di banchi
21 di Memi Rais detto mal riposo; costui naviga sempre solo e mai
si ferma, et è in gran stima. In Bona, una galeotta di banchi 21 di
Sali Suliman. In Tabarca, tre bergantini di banchi 12 e 13 l'uno. In
Biserta, la bastarda del Re di banchi 26; una galeotta di banchi 21 di
Cogia Sali, et una simile di Casadali, et bregantini n.º 5 simili a'
sopradetti. In Mahometa, una di banchi 23 di Giafer Sali, et una di
banchi 22 di Assan Sali. In Affrica, una di banchi 20 di Donali Bey.
In Tripoli, una bastarda di banchi 26 che suole unirsi quando con uno e
quando con un altro delli Corsari predetti, et due bergantini come gli
altri. In uno galee et galeotte n.º 15, et bergantini n.º 16.» — Fra
tutti i corsari qui nominati il più temuto era il vecchio Amurat Rais,
che vedremo figurare nella nostra narrazione.
[222] Ved. i Reg. _Litterarum S. M.__ti__s_ vol. 10.º (an. 1599-601)
fol. 360.
[223] Ved. la Relazione del Bailo Giovanni Moro [1590] tra le Relazioni
degli Ambasciatori Veneti pubblicate dall'Albèri, Firenze 1858, vol.
14, p. 374.
[224] Ved. Reg. _Partium_ vol. 1247bis, an. 1593, fol. 92; vol. 1271,
an. 1594 fol. 194; vol. 1306, an. 1595, fol. 182. In questi ed altri
documenti napoletani si trova piuttosto scritto «Cicala», mentre i
documenti spagnuoli e veneti recano «Cigala»: naturalmente abbiamo
preferito la prima maniera.
[225] Ved. la Relazione del Bailo Matteo Zane [1594] loc. cit. p. 428.
[226] Ved. Gualtieri, Glorioso trionfo _etc._ p. 435, e Sagredo,
Memorie Storiche de' Monarchi Ottomani, Bologna 1684, p. 463. —
Il resto delle notizie intorno al Cicala è desunto principalmente
dalle Relazioni pubblicate dall'Albèri, in ispecie da quelle di Gio.
Francesco Morosini [1585], Giovanni Moro [1590] e Matteo Zane [1594];
pel tratto di tempo posteriore, dal Carteggio de' Baili Geronimo
Capello, Vincenzo Gradenigo, Francesco Contarini e Nani, oltracciò dal
Carteggio del Residente Veneto in Napoli.
[227] Per l'invasione delle coste di Calabria fatta dal Cicala ved.
principalmente una lettera del Residente Veneto, che fu pubblicata
anche dal Mutinelli (Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Ven. 1855,
vol. 2º, p. 173); le notizie di fonte strettamente napoletano, ne'
tempi de' Vicerè, son sempre attenuate di molto quando si riferiscono a
disfatte.
[228] Tutte le parole virgolate sono estratte da' bellissimi Rubricarii
del Carteggio di Costantinopoli, e così pure la massima parte delle
rimanenti notizie. Ved. in ispecie il Rubricario n.º 6 e il seguente.
[229] Ved. la collez. degli _Avvisi di Roma_ che si conserva nell'Arch.
di Modena. Vi si legge, «A dì 30 di 7bre 1598. Per informattione del
Cigala et suoi disegni, si manda copia delle infrascritte lettere
portate da uno straordinario di Messina passato a Genova» (seguono
le lettere al Vicerè di Sicilia ed alla madre, e la risposta del
Vicerè). Ved. anche Gualtieri op. cit. p. 436; egli le trascrisse da
un fascicolo di scritture appartenenti a Girolamo Stinca napoletano,
ma non mostrò di conoscere la lettera del Cicala alla madre. Crediamo
che piacerà a' nostri lettori averle sott'occhio insieme con le altre.
— «1º Osservandis.ma et amantis.ma madre. Dopo di havervi salutato
assai; non è per altro questa mia amorevole lettera, che come sapete
già anni 30 in 40 che io sono partito da voi et più non vi hò visto,
desidereria prima dela morte vedervi. Adesso hò scritto una lettera al
V. Re di Sicilia acciò vi mandi, et per questo conto hò fatto franco
un Christiano portator di queste. Et anco gli anni passati per vedervi
era venuto in questo loco et non è potuto essere che io habbia havuto
ventura di vedervi et mi fù detto che vi havevano posto in carcere
et ferri, et questo fù causa che io havessi messo à fuogo, et sacco
Rigio. Et se adesso vi manderanno acciò complisca secondo il gran
desiderio che io tengo di vedervi, et che non resti in questo mondo
privo della vista vostra, io vi prometto rimandarvi, si che si voi mi
amate come io amo voi cercherete licentia di venirmi à vedere. Et anco
voi sapete ben che al tempo di Pialì Bassà di buona memoria in questo
luoco si sono alzate bandiere di fede et poi si facevano bazari et
riscatavano schiavi, si che madre mia carissima altro desiderio non
hò in questo mondo che vedervi con speranza in Dio che venirete. Alli
miei SS.ri fratelli, et sorelle farete le mie raccomandationi. Et se
vi manderanno, subito che vi haverò visto vè rimanderò senza danno
nè male alcuno, et ritornerò al camino mio. Et queste bandiere di
fede quando si alzavano, voi sapete che il S.ºr mio padre li mandava
presenti, et per tutto dimani ne stò aspettando risposta. Il vostro
figliolo Sinan Bassà Visir, et Capitanio.» — 2.º «Ill.mo et eccell.mo
che dentro alli seguaci di Christo buono è stato eletto in la Isola di
Sicilia Vicerè, in la fine Dio faccia il migliore. Questa non è per
altro, se non per farvi intendere, come sapete, che costà si ritrova
la povera vecchia di mia madre, la quale per ritrovarsi alla fine di
sua vita, desidero vederla, e spero che arrivando questa mia lettera vi
contenterete mandarmela in una barca di costì, perchè non tengo altro
desiderio se non da vederla, senza voler far danno a nissuno, e da poi
haverla vista, tornarla a mandare, come feci li giorni passati del Sig.
mio fratello, il qual venne in Costantinopoli, e dopo che lo viddi,
lo tornai a mandare. Il portator di questa è un Christiano il qual
era schiavo, li ho dato la libertà, e lo mando per questo servitio.
Resto con grandissimo desiderio aspettando il successo, e non pensi
che lo mando per tenere nuove, per che sappiate che tanto voi costì,
quanto noi altri, di quello che di nuovo (_sic_) in tutte parti, tenemo
piena informatione, e buona. Con questo sto aspettando con vostra
cortesia, che vi degnate mandarmela con una barca, ò se non, avvisarmi
à che banda ordinate mandi un vascello e dopo a man salva tornarmelo
à mandare, per tutto dimani aspetto risposta; e se in tempo d'altri
capitani havendo venute in questo porto l'armate d'onde stiamo s'alzaro
bandiere di fede, e si fè bazaro, e si ricattarono li schiavi, adesso
per quello che tocca a mia parte si farà. A mia madre hò scritto una
carta, vi contentarete mandare a darle ricapito, Di settembre a' 20
Domenica. Sinam Baxa Visir Capitan. (_sotto_) Al Sig. D. Pietro Capitan
delle galere di sicilia me raccomando molto, sendo stato sempre il Sig.
Padre di buona memoria amico del mio di buona memoria.» — 3.º Excel.mo
et tenuto trà li Turchi Sinam Baxa Visir Capitan, Ricevi la vostra,
e la lessi con molto gusto, e per veder dimanda tanto pietosa, ho
rimesso la determinatione, che volea pigliare la Signora Lucretia, che
per sua Christianità, et haver tenuto tanto honorato marito, et esser
madre d'un capitano tanto valoroso mandarla con una galera di fanale
accompagnata con suoi figli, e nipoti, e voi mandate qui con due galere
di fanale il vostro figlio maggiore per pegno, che starà in poter del
Capitan generale D. Pietro di Leva rispettato, et honorato conforme la
sua qualità, et in sicurtà dò in pegno mia parola in nome di S. M., e
nel ricatto potran venire, una, due, o tre galere, che alzando bandiera
di sicuro s'attenderà al ricatto. D. Pietro di Leva ha ricevuto, e
manda altre tanto, e dice se ricordi dell'amicitia delli due Padri. D.
Berardino de Cardines.» (Si avverte che queste due ultime lettere sono
state ricavate dal Gualtieri, che lesse Sinam invece di Sinan; la prima
è ricavata dal Carteggio del Residente Veneto).
[230] Ved. nel Carteggio di Costantinopoli (Arch. di Venezia)
segnatamente le lettere del 13 9bre 1598, 12 giugno 1599 e 13 marzo
1602.
[231] Ved. P.e Fiore, Calabria illustrata vol. 1º, p. 183. Il convento
divenne Priorato assai più tardi, dietro la grossa eredità avuta dal
dot.r Prospero Carnevale. Fin da' tempi del Campanella si trattava
d'ingrandire almeno la Chiesetta, e vedremo che il Campanella medesimo
se ne occupò: ma più tardi veramente la Chiesa fu ingrandita e detta di
S. Domenico, rimanendovi una semplice cappella di S. M.a di Gesù, come
oggi si vede.