III. _Carteggio dell'Agente Toscano in Napoli col suo Governo._ —

Questo Carteggio, diretto a Lorenzo Usimbardi Segretario del Gran

Duca da Giulio Battaglino, e in sèguito, morto costui, dal lettore di

dritto Alessandro Turaminis sienese, trovasi nell'Archivio Mediceo,

e va dal 1592 in poi, occupando le Filze 4084 e seguenti. Il Palermo,

intorno alla congiura ed a' processi, vi raccolse solamente 5 brani di

lettere dell'ultimo quadrimestre del 1599; noi vi abbiamo proseguito

le indagini, e abbiamo portato ad 11 il numero di questi brani, taluno

de' quali, se fosse stato ricercato sin da che fu nota l'esistenza di

questo Carteggio, avrebbe fatto evitare qualche solenne abbaglio circa

le torture del Campanella. Naturalmente nelle Filze suddette si trovano

anche altre notizie illustrative di que' tempi, ma vi abbiamo trovato

inoltre molte lettere di particolari, taluni de' quali figurarono nelle

faccende in questione: basta citare p. es. da un lato lettere autografe

di Mario del Tufo notissimo amico del filosofo, e d'altro lato

lettere autografe nientemeno che di D. Loise Xarava suo implacabile

persecutore, e poi lettere del Principe di Bisignano, di D. Lelio

Orsini, del Duca di Vietri, nominati quali complici della congiura

etc.; e ne abbiamo trovate egualmente in altre Filze intitolate appunto

«Lettere di Napoli di particolari», sicchè ce n'è risultato un mucchio

di notizie che serviranno nella narrazione. Aggiungiamo che, pei tempi

anteriori alla congiura, abbiamo trovato una lettera del Battaglino

illustrativa della vita del Campanella, e pe' tempi della congiura

abbiamo trovato nello stesso Archivio Gazzettini ed Avvisi, dei quali

si parlerà più sotto. — Avvertiamo infine che non abbiamo mancato

di rovistare in Firenze l'Archivio d'Urbino, oggi posto accanto al

Mediceo, ma ci è accaduto trovarvi soltanto notizie di particolari; e

la cosa medesima diciamo qui di passaggio relativamente all'Archivio di

Torino.

IV. _Carteggio del Residente Veneto in Napoli col suo Governo._ —

Questo Carteggio costituito da' dispacci che erano spediti al Ser.^mo

Principe dal Residente Veneto, il quale fu Gio. Carlo Scaramelli

a tempo della congiura e de' processi, e poi Anton Maria Vincenti

per alcuni anni successivi, trovasi nell'Archivio a' Frari tra le

scritture dette «Senato-Secreta» sotto la rubrica «Napoli», e per

l'anno 1599 e seguenti reca i n.^i 15 e seguenti. Il Mutinelli, nella

sua Storia arcana ed aneddotica, pubblicò solamente 10 lettere o

brani di lettere concernenti la congiura e i congiurati, tratte da

questo Carteggio pel periodo compreso tra il 14 settembre 1599 e 7

febbraio 1600: noi abbiamo cominciato lo spoglio del Carteggio da

alcuni anni prima e l'abbiamo continuato per varii anni dopo, badando

pure alle notizie sull'armata turca, che essendo stata ritenuta un

elemento essenziale della congiura meritava tutta l'attenzione; e così

abbiamo più che raddoppiato il numero de' documenti, oltre all'aver

restituito alla loro integrità quelli già noti. È superfluo poi dire

che molte importanti notizie relative a quei tempi si cavano dal

Carteggio, studiato non pe' soli anni 1599-1600, anche circa le cose

che non parrebbe aver dovuto richiamare gli sguardi del Residente,

p. es. circa le lotte giurisdizionali in Calabria: ma nulla sfuggiva

a' Residenti, bensì, pel troppo entrare ne' particolari, essi non di

rado riuscivano inesatti, salvo il caso in cui gl'interessi di Venezia

fossero direttamente impegnati. Notiamo di aver fatto anche ricerche

nel Carteggio de' Residenti co' Capi del Consiglio de' Dieci e con

gl'Inquisitori di Stato, ma senza frutto.

V. _Carteggio dell'Ambasciatore Veneto in Roma col suo Governo._ —

Essendo corse trattative in Roma per la faccenda del Campanella, da

parte del Vicerè mediante l'Ambasciatore di Spagna, abbiamo reputato

conveniente percorrere anche i dispacci dell'Ambasciatore Veneto in

Roma, che pel 1599-1600 fu Giovanni Mocenigo, dispacci conservati

egualmente tra' «Senato-Secreta» sotto la rubrica «Roma» co' n.^i

43-45. Ed abbiamo trovato due brevi notizie, non inutili per la nostra

narrazione.

VI. _Carteggio del Bailo da Costantinopoli ed Avvisi di Levante._

— L'importanza delle notizie sull'armata turca per ciò che si volea

tentare in Calabria, e il fatto della fuga a Costantinopoli di uno de'

capi dell'impresa, fra Dionisio Ponzio con un altro frate ritenuto

complice, ci hanno deciso a rovistare anche i dispacci dei Baili,

che furono a que' tempi il Capello ed il Gradenigo, e poi il Nani e

il Contarini, ma prendendo note su varii anni, anche per acquistare

nozioni precise intorno al Bassà Cicala. Abbiamo scorsi i bellissimi

Rubricarii e poi anche i Dispacci originali conservati nei soliti

«Senato-Secreta»; ma abbiamo veduti inoltre i così detti Codici Brera,

che si conosce esser passati da Milano a Venezia dietro ordine del

Governo austriaco, per gli Avvisi che Venezia comunicava a varii

Governi e tra gli altri a quello Vicereale di Napoli. L'aspettativa

non è stata delusa: abbiamo raccolto un importante dispaccio e varie

notizie tanto pel volume de' documenti quanto per le note su' fatti

della narrazione.

VII. _Gazzettini ed Avvisi di Roma._ — Il valore che altrettali

documenti vanno acquistando, sebbene troppo spesso riescano utili per

la buona intelligenza dello stato della pubblica opinione a tempo di

un fatto notabile più che per la precisa conoscenza del vero, ci ha

spinti alle più attive ricerche di essi. Ne abbiamo trovati dovunque,

ma di quelli dell'anno 1599 e seguenti, con notizie sulla faccenda

del Campanella, solo in tre luoghi e sotto questi titoli: Lettere di

Fr.^co Maria Vialardo dirette al Sig.^r Giovanni Galletti (pseudonimo

ovvero ufficiale del Gran Duca) conservate nell'Archivio Mediceo;

Avvisi di Roma della Cancelleria Estense, mandati in servigio di

casa d'Este, conservati nell'Archivio di Modena; ed ancora Avvisi

di Roma della collezione Urbinate, in servigio de' Duchi di Urbino,

oggi esistenti nella Biblioteca Vaticana. Le lettere del Vialardo,

un cavaliere torinese male andato, che scriveva anche pel Duca di

Savoia, come si rileva da alcuni frammenti de' suoi Avvisi che abbiamo

trovati nell'Archivio di Torino, son veri «Gazzettini» di Avvisi, e con

tal nome si trovano qualificate nello Spoglio dell'Archivio Mediceo;

dànno le notizie più stravaganti, e riescono assai curiose per questo.

Gli Avvisi della Cancelleria Estense sono più pochi e sobrii, mentre

quelli della collezione Urbinate sono più numerosi e pieni; gli uni

e gli altri recano nomi di congiurati da doversi notare, ma del resto

contengono sempre grosse sciocchezze, e basta dire che si chiudono con

la notizia che il Campanella venne finalmente appiccato! Non sarà per

altro inutile conoscere anche questo.

VIII. _Atti Amministrativi e giudiziarii esistenti nel Grande

Archivio di Napoli._ — Abbiamo raccolti in questo gruppo non meno di

32 documenti inediti, costituiti da ordini del Governo venuti fuori

per la congiura e pe' congiurati, sia allo scopo della repressione

e gastigo degl'incriminati, sia per la premiazione de' persecutori.

Alcuni possono dirsi veramente Atti processuali, giacchè senza dubbio

gli originali di essi furono inserti nel processo: tali sono gli

ordini circa la costituzione del tribunale pe' laici, e circa la

forgiudicazione di varii contumaci. Uno poi deve dirsi essenzialmente

Atto processuale, ma fu già edito, la Denunzia de' 5 di Catanzaro, che

ora trovasi nell'Archivio e che riproduciamo, dovendosi correggere

in più punti e massime riguardo ad alcuni nomi. I documenti inediti

sono stati rinvenuti ne' più svariati generi di scritture e Registri,

in quelli così detti _Curiae,_ in quelli _Notamentorum, Sigillorum,

Privilegiorum, Litterarum_ etc. Cinque di essi son costituiti da

Lettere Regie, delle quali si sarebbe dovuto trovare le minute in

Simancas, e non ci è occorso di trovarle, come non ci è occorso di

trovare in Napoli la Lettera della quale in Simancas esiste la minuta.

Adunque non solamente in Napoli si deplorano le lacune continue, ma

bisogna dire che in Napoli le lacune sieno state procurate fin da'

tempi del Vicerè. Questo fatto, che spiega come pe' negozii politici

di maggior rilievo l'Archivio riesca sempre quasi muto, può bene

dimostrarsi con uno de' documenti che pubblichiamo (Doc. 234); esso,

al pari di varii altri dello stesso genere, è in copia evidentemente

mutilata, coll'attestazione del Segretario del Vicerè che la copia

concorda con l'originale. Da ciò si vede esservi stato un altro

luogo, l'Archivio particolare de' Vicerè non pervenuto fino a noi, nel

quale erano sepolti i documenti più importanti, senza trasmetterli, o

trasmettendoli in copie mutilate nell'Archivio di Stato. — Anche qui

poi s'intende che non è mancata una grande quantità di documenti e

notizie, che troveranno luogo nel corso della narrazione, avendocene

fornito i detti generi di scritture e diversi altri, a cominciare

dalle _Numerazioni de' fuochi_ e da' Registri _Partium_, senza contare

i documenti riferibili alle cose del Campanella ne' tempi anteriori

e posteriori a quelli della congiura e de' processi. Veramente anche

da quest'ultimo lato avrebbe dovuto trovarsi qualche cosa di più,

e sebbene dalle scritture viste ci sia noto esservi stati Registri

_Secretorum_ non giunti fino a noi, questo solo motivo non riesce

a soddisfarci. La nostra impressione nello studiare le scritture

dell'Archivio è stata sempre questa, che oltre alle tante rincrescevoli

lacune, originarie per l'esistenza dell'Archivio segreto e fortuite

pe' molti incendii e le varie devastazioni accadute durante i tumulti

popolari, ve ne sieno state anche altre procurate posteriormente,

quando si credè buon sistema di governo sopprimere perfino la storia

di questo paese tanto disgraziato. Difatti, non appena si giunge al

periodo di qualche avvenimento storico un poco importante, si può

esser certi che s'incontrerà una lacuna e non nelle sole scritture

essenziali; tuttavia son rimaste sempre notizie svariatissime sulle

persone e sulle cose di ciascun periodo, da farne acquistare una

nozione spesse volte considerevole. Così nelle faccende del Campanella,

da' più elevati personaggi a' più bassi malfattori e fuorusciti che

vi si trovano nominati, dalle più alte quistioni giurisdizionali alle

più umili pratiche di amministrazione verificatesi nel tempo della

congiura e de' processi, tutto vi riesce, più o meno, convenientemente

illustrato.

IX. _Atti delle esecuzioni registrate nell'Archivio de' Bianchi di

giustizia._ — Due documenti abbiamo rinvenuti in questo bellissimo

Archivio, che non è aperto al pubblico, per le indiscrezioni

rincrescevoli alle quali le ricerche su' giustiziati potrebbero dar

luogo. Esso fu ricercato dall'Abate Cuomo pe' giustiziati de' tempi

di Masaniello, e i relativi documenti si leggono manoscritti nella

Biblioteca che l'Abate generosamente donò al Municipio di Napoli;

ma non sappiamo che alcuno abbia mai pensato a farvi ricerche

pe' giustiziati del tempo del Campanella. I documenti non sono

che due, perchè due soli furono i calabresi giustiziati in Napoli

coll'assistenza della Confraternita de' Bianchi, mentre sei altri

furono giustiziati coll'assistenza de' PP.^i Ministri degl'infermi,

come risulta da notizie autentiche. Nel primo de' detti documenti

si leggeranno con interesse le «escolpazioni», nel secondo i nomi

degli assistenti a ben morire, oltre qualche circostanza speciale

dell'esecuzione. Non abbiamo poi mancato di raccogliere un terzo

documento, relativo al supplizio di un altro individuo, già processato

per la congiura e l'eresia, carcerato col Campanella e in istrette

relazioni con lui, liberato e poi di nuovo processato e condannato per

altra causa; ma tale documento, escluso dal presente gruppo, è stato

incidentalmente registrato a parte nella narrazione.

X. _La difesa di due incriminati laici, Gio. Paolo e Muzio di Cordova._

— È la sola difesa di laici che si possegga, ed appena in frammenti,

che furono posti nelle note alla Narrazione del Campanella aggiunte dal

Capialbi. Essendo state tali note omesse dal Palermo nel riprodurre la

Narrazione, son rimaste poco o nulla conosciute, ed intanto esse recano

più notizie delle deposizioni raccolte nel processo pe' laici. Avremmo

voluto pubblicare il documento tutto intero, giacchè si possiede dagli

eredi Capialbi; ma le continue nostre insistenze, durate più anni, non

sono state esaudite.

XI. _Atti giudiziarii circa gli ecclesiastici incriminati di congiura,

esistenti nelle Scritture Strozziane di Firenze._ — Abbiamo già

avuta occasione di menzionare questi documenti, e di dire che per la

maggior parte di essi il Palermo pubblicò soltanto una «esposizione

delle cose principali», ond'è che si può considerarli veramente quasi

tutti inediti. Furono rinvenuti nel Codice Strozziano n. nuov. 330,

intitolato «Casi strani», dove si trovano alla rinfusa: l'importanza

grandissima di essi ci ha decisi a riordinarli e pubblicarli

integralmente, anche a costo d'incorrere nelle ripetizioni che vi si

trovano con una certa frequenza; come pure a non trascurare nemmeno gli

editi, per alcuno de' quali non manca la necessità delle correzioni.

Nel riordinarli abbiamo posto in primo luogo l'Elenco degl'incriminati

e il primo Breve del Papa, poi il Sommario dell'Informazione di

Calabria (atti veramente processuali), in seguito i Riassunti

degl'indizii per ciascun incriminato giusta la sua importanza e

qualità, con le Requisitorie e le Difese che per alcuni di essi ci

vennero conservate (atti puramente giudiziarii). Aggiungiamo che uno

studio delle citazioni de' folii del processo, registrate sopratutto

in questi documenti ed anche in taluni altri, ci ha fatto ricavare uno

«Schema del processo della congiura» che ne dà un'idea sicuramente non

disprezzabile. Abbiamo così potuto scoprire che l'intero processo, o

meglio l'intera serie de' processi, col titolo di «tentata ribellione»

componevasi di 4 volumi, de' quali i due primi comprendevano i processi

di Calabria, essendo Giudice Commissario Carlo Spinelli e Fiscale

D. Luise Xarava; gli altri due comprendevano i processi di Napoli,

l'uno pe' laici, condotto certamente da Marc'Antonio de Ponte con D.

Giovanni Sances fiscale assistito dallo Xarava, e l'altro per gli

ecclesiastici, condotto dal Nunzio Aldobrandini e da D. Pietro De

Vera, Commissarii Apostolici, col medesimo D. Giovanni Sances fiscale;

le numerose citazioni di folii, poste nel loro ordine progressivo,

rendono discretamente bene la fisonomia di ciascun processo, e

tutto ciò servirà anche a facilitare la ricognizione de' documenti

che potranno venir fuora nell'avvenire. Dippiù uno studio de' nomi,

registrati del pari in questi documenti ed in altri ancora, ci ha fatto

ricavare un «Elenco degl'incriminati laici», che fa riscontro a quello

degl'incriminati ecclesiastici e dà un'idea notevole dell'estensione

della congiura, o forse meglio delle conseguenze della congiura. Questi

due lavori figureranno tra alcune Illustrazioni poste al sèguito dei

Documenti.

XII. _Apologia del Campanella._ — Quest'Apologia, trovata dal Berti

nella Casanatense annessa agli Articoli profetali già scritti dal

filosofo in sua difesa e poi rifatti, non è stata pubblicata che in

sunto, essendo l'esemplare, per colpa dell'amanuense, troppo scorretto.

Avendone noi trovato un esemplare egualmente nella Nazionale di Napoli,

oltrechè in quella di Madrid, ma pure scorretti, diamo nella loro

integrità il testo dell'esemplare Casanatense e di quello napoletano,

perchè si possono correggere abbastanza bene l'uno con l'altro.

XIII. _Processo di eresia con gli allegati e le poesie del Campanella,

ed altre scritture d'inquisizione._ — Questo processo è costituito

egualmente da una serie di processi, a' quali può anche darsi la

denominazione di «processi ecclesiastici», sia perchè ecclesiastici

per eccellenza, sia perchè in tal guisa vedonsi più volte menzionati

dal Campanella. Esso è stato fornito, come abbiamo già detto, da tre

collezioni private, e si compone essenzialmente di quattro volumi,

con la giunta di un quinto di allegati; ma a ciascuno de' volumi si

possono unire altre scritture staccate, che illuminano molto i fatti

del Campanella e socii ne' tempi de' processi e ne' tempi di poco

posteriori. Così ci troviamo di aver redatta la nostra Copia in sei

volumi, che danno materia a due tomi: e poichè tutte queste scritture

son rimaste affatto ignorate, tanto che il Berti si è lasciato

perfino dire sembrargli «dubbio che il tribunale ecclesiastico abbia

potuto trovare eresie nelle predicazioni del Campanella», crediamo

opportuno darne conto con una certa larghezza. La serie de' processi

fu cominciata in Calabria, primitivamente in Monteleone da fra Marco

da Marcianise Visitatore e da fra Cornelio di Nizza suo compagno, poco

dopo in Gerace dal Vescovo di Gerace unitamente con questi stessi

frati, e fu da ultimo menata innanzi e condotta a termine in Napoli

dal Nunzio, dal Vicario Arcivescovile e dal Vescovo di Termoli, il

quale poi, essendo disgraziatamente morto durante il processo, fu

sostituito dal Vescovo di Caserta. Si ebbero quindi, essenzialmente,

due processi di Calabria ed uno di Napoli, ma per un'altra commissione

data da Roma al Vescovo di Squillace, se n'ebbe anche un altro detto

di Squillace, condotto indipendentemente dagli altri: il processo di

Napoli, che fu l'ultimo, venne compiuto in tutte le sue parti, cioè a

dire, secondo il costume del tempo, distinto in offensivo, ripetitivo,

e difensivo. Aggiungiamo che sulla coperta de' volumi, che compongono

tutta la serie de' processi, non si legge alcun titolo relativo

alla qualità dell'imputazione, come per solito si ha ne' processi di

S.^to Officio; ma questa trovasi notata segnatamente ne' Capitoli del

fiscale napoletano con le parole «De haeretica pravitate et atheismo»,

aggiuntovi inoltre «et relapsu». Dobbiamo anche dire che in qualche

vecchia carta di S.^to Officio tutto il complesso di questi Atti

processuali trovasi talvolta indicato con la denominazione generica

di «Acta fratrum», rappresentando, anche per la sola parte svolta in

Napoli, un processo contro frati straordinario, condotto da tre Curie

riunite, quelle del Nunzio, dell'Arcivescovo Diocesano e del Ministro

dell'Inquisizione Romana; ma eccone specificati i diversi volumi, col

loro titolo nell'ortografia originale.

I. «Processus formatus in provintia Calabriae contra fratrem

Thomam Campanellam, et alios fratres predictae provintiae ordinis

predicatorum, super non nullis ad Sanctum Officium pertinentibus».

Questo volume comprende l'inquisizione fatta dal Marcianise e dal Nizza

in Monteleone (dal 1º al 9 7bre 99), e l'altra dal Vescovo di Gerace

in Gerace unitamente con gli anzidetti (dal 13 al 19 8bre), entrambe

condotte e scritte da fra Cornelio di Nizza; inoltre un'informazione

presa da un delegato del Vescovo di Gerace contro il Clerico Cesare

Pisano (13 7bre), la quale trovasi cucita in fine del volume, e la

ricognizione de' carcerati ecclesiastici venuti in Napoli, fatta dal

Rev. Antonio Peri fiorentino, Uditore del Nunzio Jacopo Aldobrandini

Vescovo di Troia, per parte di costui nel Castel nuovo di Napoli (23

9bre). In questa ricognizione per la prima volta figura un breve esame

di fra Tommaso, il solo fornito di firma autografa, perocchè gli esami

successivi coincidono col tempo della sua pazzia. — A questo volume si

possono unire due altre scritture importantissime, di poco posteriori

per tempo, esistenti in un volumetto separato col titolo che segue:

«In hoc volumine sunt Denuntia Cesaris Pisani terrae Montis leonis

(_sic_) qui denuntiavit tam de se, et abiuravit tanquam hereticus

formalis, quam de infrascriptis fratribus videlicet, Fratre Thoma

Campanella, Fr. Dionisio Pontio, Fr. Josepho de bitonto, Fr. Dominico

de Stignano, et Denuntia Mauritii Rinaldi de Stilo (_sic_) qui

denuntiavit contra predictos Campanellam et fr. Dionisium Pontium in

rebus ad S. Officium pertinentibus». — Trattasi di due dichiarazioni

_ad exonerationem conscientiae_, fatte da questi due infelici poco

prima di essere giustiziati (15 gen. e 3 feb. 1600). Sono scritte,

come i volumi seguenti e tutto il complesso delle altre carte, da Gio.

Camillo Prezioso, Notario e Mastrodatti ecclesiastico, che s'incontra

tanto sovente ne' processi di S. Officio di que' tempi.

II. «Secundus Processus offensivus compilatus in civitate Neapolis

contra fr. Thomam Campanellam et alios fratres ordinis predicatorum

et etiam Repetitivus contra eosdem». Questo titolo dispensa da altre

spiegazioni. Gli esami sono condotti segnatamente dal Vescovo di

Termoli fra Alberto Tragagliolo da Firenzuola. L'offensivo va dal

maggio all'agosto 1600: vi si notano, tra gli altri, gli esami del

padre e del fratello del Campanella che vennero egualmente carcerati,

gli esami del Campanella che mostrasi pazzo, con l'atto del 1º tormento

di un'ora di corda permesso dal Papa per conto dell'eresia; inoltre una

nuova denunzia intorno ai rapporti, molto confusamente noti, fra lui ed

un Ebreo astrologo nella sua prima gioventù, e naturalmente rifulgono

molte circostanze della sua vita passata, fra le altre quella di un

processo precedente avuto nel 1591, del tutto ignorato finoggi e tale

da aggravare estremamente la sua condizione giuridica. Il ripetitivo,

dietro i Capitoli di accusa del fiscale, e gl'Interrogatori dati dagli

Avvocati, va dall'agosto all'8bre, e comprende le Ripetizioni de'

testimoni contro il Campanella, contro fra Gio. Battista di Pizzoni e

contro fra Dionisio Ponzio, terminando co' giuramenti de' rispettivi

avvocati difensori. Uno de' più curiosi documenti vi è alligato, la

relazione di due dialoghi passati di notte tra il Campanella, già

dichiaratosi pazzo, e fra Pietro Ponzio suo amicissimo, raccolti

da scrivani mandati a spiarli; questa relazione è inviata in copia

dall'altro tribunale, e fa quindi parte del processo della congiura. Vi

è alligato inoltre uno specchietto di appunti critici fatti dal Vescovo

di Termoli alle diverse deposizioni fin allora raccolte.

III. «In hoc volumine sunt: Tertius: Defensiones fratris Dionisii

Pontii, Defensiones fratris Jo. Baptistae de Pizzone, Comparitio

fratris Petri de Stilo declarantis nolle facere defensiones et

expediri, Informatio capta de furore Campanellae. Copia informationis

captae per Ill.^m et Rev.^m episcopum Squillacensem etc., Summarium

factum in S.^to Officio de Urbe... in causa fratris Thomae Campanellae

et aliorum fratrum ordinis predicatorum pro causa ad S.^m Officium

spectante». Anche qui il titolo dispensa dalle spiegazioni. Il processo

difensivo va dal 7bre al 9bre 1600, e vi si fanno notare gli esami a

difesa di fra Dionisio, accompagnati da parecchie copie di documenti

provenienti dall'altro tribunale; gli esami a difesa di fra Gio.

Battista di Pizzoni, seguìti da altri fatti più tardi per accertarne la

morte avvenuta nel carcere; gli esami di 10 testimoni che affermano la

pazzia del Campanella, onde per lui non si può più procedere agli esami

difensivi. Nel Sommario di tutta la causa redatto in Roma (giacchè

sempre si mandavano a Roma tutte le carte de' processi di S. Officio

che non erano addirittura lievissimi, e di là se ne dirigevano le fila

e s'inviavano le condanne o le assoluzioni deliberate in Congregazione)

si fanno notare diversi appunti sul processo, un cenno di diverse

irregolarità, contradizioni e dubbi, e da per tutto il più grande

interesse per la verità. — A questo volume si può anche riferire un

altro fascio di scritture analoghe ed importantissime, che non fanno

propriamente parte del processo e sono di altra provenienza, essendo

state trovate fra le carte rimaste presso il Vescovo di Caserta,

che sostituì come giudice il Vescovo di Termoli morto durante lo

svolgimento della causa. Eccone il titolo: «Summaria facta in urbe,

et neapoli per Dom. Benedictum Mandina Episcopum Casertanum bonae

memoriae. — Reassumptum inditiorum et aliorum quae videntur constare...

contra subscriptos Fratres carceratos tanquam complices Fratris Thomae

campanellae, et quae in eorum defensione ponderantur». — Sono i Sommarî

completi de' processi non solo offensivi ma anche difensivi; e in

essi gli appunti non si limitano agli andamenti de' processi, ma si

estendono alle persone de' primi processanti Marcianise e Nizza, e vi

si citano inoltre i giudizî del fu Vescovo di Termoli desunti dalle

lettere da lui scritte a Roma. Dippiù sono i Riassunti degli indizî co'

voti dei Giudici, riferendosi il voto di ciascuno, contro fra Pietro

Ponzio, fra Paolo della Grotteria, fra Giuseppe Bitonto, fra Pietro

di Stilo, fra Domenico di Stignano, fra Silvestro di Lauriana e fra

Dionisio Ponzio, i soli frati rimasti giudicabili, mentre il Campanella

con la sua pazzia si sottraeva al giudizio. Evidentemente questi

Riassunti co' voti dei Giudici si mandarono a Roma e servirono di base

alla deliberazione della Sacra Congregazione: e vi è annessa la Lettera

del Card.^l Borghese che partecipa tale deliberazione mandata in copia

al Mandina, la quale presenta qualche leggiera variante a fronte di

quella già conosciuta e ripetuta anche nel volume seguente.

Fra Tommaso Campanella, Vol. 1 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia · 第 2 / 55 段