Maria desiderosa di vedere suo padre, che doveva trovarsi a Pieve, dopo
essere stato vari giorni alla difesa d'Oltrechiusa, era discesa tutta
sola dalla montagna di Medole, promettendo a Maddalena di ritornare
per tempo. La povera donna, affranta dal pensiero della sorte del suo
Tiziano, che dilaniava costantemente il suo animo esulcerato, non
si era sentita in caso di accompagnarla, e non volle opporsi alla
sua partenza, ma la vide allontanarsi con rammarico, e passò tutto
il giorno in un angolo del suo eremitaggio, funestata da paurosi
fantasmi. Seduta sopra uno di que' sgabelli a tre piedi che servono ai
pastori per mungere le mucche, coi gomiti appoggiati ai ginocchi, e
la testa nelle mani, pensava a tutte le speranze svanite, a tutte le
disgrazie che continuavano a funestare il suo paese, al vuoto della
casa, all'avvenire senza conforti, alla vecchiaia deserta, e le ore
succedevano alle ore, lente, eterne, affannose.
Quei maledetti stranieri avevano scompigliata la sua tranquilla
esistenza; privata del figlio, del marito, della casa, delle care
abitudini domestiche, la sua vita non era più che una continua vicenda
di amarezze, di dolori, di lagrime.
Il sole si abbassava dietro il monte, e Maria non era ancora di ritorno.
Maddalena si metteva sulla porta del casolare, guardava, ascoltava, ma
invano.
Fido fissava la padrona col suo occhio intelligente, e vedendola
inquieta indovinava forse il motivo del suo tormento, faceva un giro
intorno la bicocca, si avvicinava al sentiero, fiutava l'aria, poi
tornava indietro colla testa bassa e si sdraiava per terra scoraggiato.
Giunta al colmo dell'inquietudine, vedendo che dopo il tramonto Maria
non era ancora di ritorno, raccolte le poche forze che le restavano,
e fattosi animo, decise di andare ad incontrarla, perchè la fanciulla
tutta sola e in tempo di notte non si smarrisse, o cadesse in pericoli
fra quelle rupi deserte. Camminò qualche tempo, ma invano, sedette,
ascoltò attentamente, le parve di udire un passo che calpestasse le
foglie secche, chiamò Maria a più riprese, ma nessuno rispose. Sola,
sorpresa dal buio della notte, impaurita da due occhiacci scintillanti
che la guardavano fra i rami d'un albero, ristette alquanto indecisa
se dovesse avanzare o retrocedere, quando tutto d'un tratto udì un
rapido movimento che le fece credere d'essere assalita da qualche
disertore croato. Era invece un uccellaccio di rapina che fuggiva
al suo avvicinarsi urtando le grandi ali negli alberi. Un brivido
di spavento le ricercò tutte le membra, dovette sedersi a terra per
qualche tempo, poi ritornando indietro si trascinò barcollando fino
al tugurio, accompagnata da Fido che la seguiva da presso, e pareva
impressionato esso pure da quelle apparizioni notturne. Giunta al suo
rifugio, ascoltò ancora sulla porta per qualche istante, alzò gli occhi
al cielo stellato, poi, chiuso l'uscio, si mise in ginocchio a pregare
ferventemente pel figlio, pel marito, per Maria, per tutti coloro
che soffrivano nel suo paese, in quel tempo di uccisioni, di stragi,
d'incendi, di sventure; e le parve che la preghiera le togliesse un
peso dal cuore, e la lasciasse più calma. Allora si gettò sul fieno
stanca, sfinita, e passò tutta quella notte tremenda ed angosciosa
fra l'assopimento e l'insonnia rivoltandosi sul duro giaciglio, ora
angustiata da affannosi sogni, ora tormentata da paurosi pensieri,
cercando invano di calmare quell'agitazione morbosa con ogni argomento
che potesse giustificare l'assenza di Maria: e andava dicendo fra
sè: sarà forse rimasta al roccolo per rendere qualche servizio a suo
padre rientrato stanco, si sarà ritardata per attendere delle notizie,
e non avrà più osato avventurarsi di notte per questi greppi; forse
mio marito non avrà voluto lasciarla partire sola all'avvicinarsi
della sera.... forse i tedeschi saranno entrati in Pieve!... e a tale
pensiero le si rizzavano i capelli, un cupo terrore invadeva il suo
spirito, e il sangue le saliva alla testa.
Finalmente il barlume che penetrava dalle fenditure l'avvertì che era
l'alba, scese dal fieno, aperse l'uscio sconnesso, e uscì a respirare
l'aria fresca e balsamica del mattino. Il sole sorgeva nel cielo sereno
e rischiarava con rosea luce i lontani paeselli sparsi nella valle e
sulle falde dei monti.
Era una splendida giornata di maggio, e Maddalena si decise di scendere
a Pieve, per sapere più presto che cosa fosse avvenuto. Appena avviata
al sentiero che scendeva dalla montagna, Fido indovinò il pensiero
della sua padrona e cominciò a precederla nel cammino, divagando di qua
e di là su e giù per le rive e talvolta mettendosi in ferma davanti
un cespuglio dal quale faceva levare qualche uccello selvatico, poi
entrava in un bosco mentre la donna continuava a scendere lentamente
per l'arduo declivio.
Dopo di aver percorso un breve tratto di cammino udì che Fido abbaiava
allegramente, come soleva fare incontrando qualche persona di casa, poi
lo vide che le veniva incontro, abbaiando nuovamente, e dimenando la
coda. Certo era Maria che attardata sulla sera avrà passata la notte a
Pieve e saliva di buon mattino per non tenerla in pene più a lungo. Ma
fu grande la sua sorpresa quando invece di Maria scoperse da lontano
suo marito solo, che saliva lentamente la montagna.
Maddalena affrettò il passo, e quando si arrestarono faccia a faccia,
entrambi sorpresi, scambiarono la stessa domanda:
— Dov'è Maria?....
— Maria?!.... ripetè sior Antonio sbalordito, ma non è dunque a
Medole?...
— Maria è scesa a Pieve fino da ieri mattina... non l'avete veduta?...
— Signor benedetto! disse sior Antonio, alzando le braccia al cielo,
dove avrà dunque saputo la sua disgrazia?...
— Un'altra disgrazia?... hanno ucciso anche Isidoro!... lo indovino al
vostro viso sconvolto....
— Pur troppo!... soggiunse sior Antonio, levandosi in furia il
cappello, e guardando in alto con un'espressione mista di disperazione
e di pietà.
Ma avvedendosi che sua moglie barcollava, e poi stava per cadere in
deliquio, le si accostò in fretta per sostenerla, e giunse appena in
tempo da rallentare la sua caduta. La coricò dolcemente sull'erba, e le
sostenne la testa che si piegava sulle spalle, mentre le appariva sul
volto il pallore della morte.
Ah i soldati uccisi e i feriti sul campo di battaglia non sono le sole
vittime della guerra; essa getta da lontano i suoi dardi avvelenati,
e lacera i cuori dei genitori, delle sorelle, delle spose, e trascina
dietro alle sue carneficine una lunga catena di sventure e di morti!
Quando Maddalena ritornata in sè fu in caso di sostenersi, appoggiata
al braccio del marito, rifece lentamente la strada percorsa, e ritornò
alla cascina, ove sior Antonio si studiò con ogni cura possibile di
rianimarla, raccomandandole di dominare il dolore, per essere in caso
di mettersi sulle traccie di Maria, alla quale non restavano che loro
sulla terra, che dovevano considerarla come figliuola.
I poveri vecchi seduti accanto uno dell'altro piansero insieme, poi
la misera donna si fece ripetere con precisione quello che si poteva
sapere sulla triste notizia, e voleva conoscerne i particolari, che
erano ancora ignoti.
Sior Antonio le disse:
— È morto colpito in fronte da una palla nemica.... altro non so...
Jeri sera ne giunse l'annunzio a Pieve. Non trovando riposo nel letto,
non potendo chiuder occhio, ho dovuto alzarmi senza attendere il
mattino, e così di notte sono venuto su per apparecchiare Maria al
colpo tremendo!... Ah povera Maria!... povera Maria!...
— Ma dove sarà? — soggiungeva Maddalena — dove potremo trovarla?...
sarà essa giunta al roccolo ignorando la sua disgrazia, o l'avrà udita
per via?... e se non è stata in caso di continuare la strada, chi
l'avrà raccolta?... o che sia caduta in pericoli?... che abbia fatto
dei brutti incontri?...
E prostrata dal dolore, agitata da tante incertezze, turbata da
sospetti e presentimenti che le laceravano il cuore, ora sentiva
mancarsi le forze, ora riprendeva un repentino vigore, e voleva partir
subito per rintracciare Maria. Suo marito non lo permise, procurò di
calmarla, la obbligò a prendere qualche riposo, e facendola coricare
sul fieno, la consigliò di starsene tranquilla qualche tempo. Intanto
egli si recò nella malga più vicina, trovò del latte fresco dai
pastori, e ritornato alla baita volle che Maddalena v'inzuppasse un po'
di pan bigio che rimaneva delle provvigioni, persuadendola dolcemente
che per mettersi in cammino doveva riparare le forze esaurite dal
digiuno, dalla fatica, dal dolore. Essa rifiutava con insistenza, ma
per non contrariare troppo il marito dovette rassegnarsi a questo
sforzo, e inghiottiva qualche boccone in mezzo alle lagrime che
cadevano nella scodella, e ripeteva fra i singhiozzi:
— Noi non abbiamo più figli!... li abbiamo perduti tutti due!... il mio
povero Tiziano è morto di sicuro!... e la sua povera Maria... non la
vedremo mai più!....
Quando fu in caso di partire cominciarono a scendere lentamente,
seguiti dal cane, e lungo tutto il sentiero Maddalena non cessava di
fare le più strane supposizioni. Sior Antonio procurava di persuaderla,
che l'avrebbero trovata al roccolo di Sant'Alipio, dove colpita dalla
funesta notizia, sarà rimasta a piangere la morte del suo povero padre,
dimentica d'ogni altro pensiero, tutta assorta nell'immensità del
dolore.
Spronata da tali supposizioni essa affrettava il passo, esclamando:
— Sarà nostra figlia!... doveva sposare il nostro povero Tiziano....
ha perduto lo sposo, ed il padre... ma troverà ancora dei parenti che
faranno le veci de' suoi genitori... povera orfanella!... così giovane,
e rimasta sola nel mondo!....
La strada pareva più lunga del solito, e riuscì faticosa ai poveri
vecchi affranti da tante sventure, che sulla sera giunsero a Pieve
estenuati. Poco prima del loro arrivo, Calvi aveva attraversato il
paese sul bianco cavallo coperto di spuma sanguinosa, accorrendo ove
minacciavano nuovi pericoli. La poca gente che si trovava in piazza lo
pregò di fermarsi, avida di notizie della guerra, e di schiarimenti
sulle cose del giorno. Egli si arrestò per pochi minuti, e pareva
turbato e malcontento. Confermò le notizie del giorno antecedente. I
tedeschi erano stati respinti al passo della morte, ma ingrossavano
a tutti i varchi; i cadorini avevano a deplorare alcuni uomini
uccisi, fra i quali il prode ufficiale Isidoro Lorenzi. E dopo queste
poche parole cacciando gli sproni nei fianchi del cavallo, spariva
rapidamente nell'ombra delle montagne.
Sior Antonio e Maddalena, invece di rientrare in casa, si recarono al
roccolo di Sant'Alipio. La vecchia serva era sola, e non sapeva nulla
dell'avvenuto; allora spaventati corsero subito a casa coll'ultima
speranza di trovarvi la ragazza, ma la Betta che corse ad aprire la
porta fu sorpresa della loro domanda, essa non l'aveva veduta!....
Dove era dunque Maria?....
Maria, discesa il giorno prima dalla montagna di Medole, appena
attraversato il ponte di Ranza, si era fermata davanti un gruppo di
contadini che ascoltavano da uno sconosciuto il racconto della difesa
al passo della morte, che nominava anche i morti, fra i quali udì il
nome di suo padre.
Ricevuto il colpo fatale rimase sbalordita, si allontanò rapidamente,
non fu conosciuta da nessuno. Camminò lungamente senza sapere dove
andava, era fuori di sè, come stupida e pazza. Poi sentendosi mancare
le forze si lasciò cadere lunga distesa sull'erba, e rimase colà
lungo tempo priva dei sensi. Ritornata in sè stessa si mise a piangere
dirottamente, ma in quella profonda solitudine nessuno udì i gemiti
dell'infelice, nessuno poteva accorrere in suo soccorso.
Dato sfogo al primo impeto del dolore, un solo pensiero dominò la
sua mente: — vederlo, vederlo almeno un'altra volta!... deporre
l'ultimo bacio sulla fredda fronte del padre, tributargli le ultime
prove d'affetto prima che la terra lo involasse per sempre ai suoi
sguardi!... Con tale idea fissa nella mente, entrò in Pieve, attraversò
le vie deserte senza essere veduta da nessuno e continuò la strada
verso Domegge pensando al suo povero morto, e dimenticando ogni altra
cosa del mondo.
Chiusa nel suo intenso dolore camminava colla testa bassa, cieca ed
insensibile allo spettacolo incantevole che presentava la primavera.
Tre giorni prima, suo padre pieno di vita passava per la stessa strada,
esaltato dall'entusiasmo delle patrie battaglie, e pieno d'affetto per
le sue belle montagne, ammirava quella stupenda natura, che brillava
con tutte le ricchezze del maggio. I frutteti in piena fioritura
spiccavano colle tinte bianco rosate sul fondo oscuro dei coniferi
e sulle brune pareti delle vecchie case affumicate. I prati a mille
colori, parevano tappeti distesi in mezzo ai campi in un giorno di
festa. Gli abeti erano in piena vegetazione, e i nuovi germogli di
verde mare spiccavano sul verde cupo dei vecchi rami come frangie
ornamentali, sulla bruna veste di quei giganti delle Alpi, i quali
ora salgono alla spicciolata sui clivi come bersaglieri che aprono il
fuoco colle prime scaramuccie, ora stretti in grossi battaglioni si
raccolgono a sfidare gli uragani, e appariscono da lontano sulle cime
acuminate come un esercito in ordine di battaglia.
L'aria era imbalsamata dalle esalazioni resinose, e dai confusi
profumi del biancospino, dei lilla e dei caprifogli delle siepi che
dividono quelle piccole proprietà. Il fumo che usciva dalle porte e dai
balconi delle case di legno, tutte senza camini, raccogliendosi nei
vicoli, avvolgeva i paesi in una nuvola azzurrognola che si stendeva
fino alle rive sinuose del torrente, mentre le nude cime illuminate
dal sole brillavano di vivida luce, in un atmosfera trasparente. Le
mandre uscivano dalle stalle, avviandosi lentamente al pascolo, al
suono dei campanacci appesi al loro collo, e le capre salite sull'erta
si voltavano indietro a salutare il villaggio con tremuli belati. Le
rondini volavano a larghe onde lungo la valle cogliendo insetti, ed
apportandoli ai nidi costruiti sotto le travi affumicate dei poveri
tetti. La natura era tutta un sorriso ed una promessa, e Isidoro
contemplava quello spettacolo poche ore prima di chiudere per sempre
gli occhi alla luce. La palla straniera che colpiva il padre, generoso
difensore della patria, andava a ferire di rimbalzo il cuore della
figlia che nel fiore della giovinezza restava insensibile a tante
delizie della primavera paesana.
Quelle pacifiche popolazioni patriarcali, che vivevano tranquille
nei tuguri dei loro monti, senza invidie, nè avidità, nè ambizioni
erano turbate nella loro quiete serena, e spinte alla disperazione ed
alle armi, da quelle turbe rapaci che, senza altro diritto che quello
della forza brutale, venivano da lontano a violare quel territorio, a
profanare e saccheggiare quelle case, e spargere il terrore e la morte
in quella scena pastorale.
Ogni volta che le campane suonavano a stormo le popolazioni si levavano
in massa, e le intiere parrocchie marciavano contro il nemico coi loro
preti alla testa.
Gli austriaci giunti a Sauris varcarono le alte cime del monte Razzo,
e si avanzavano per un sentiero aperto in mezzo alle nevi, scendendo
cautamente, senza trovare ostacoli nel loro cammino.
Intanto Maria era giunta sulla sera fino a Laggio alle falde del
monte Adiès, che sorge fra il Tudaio a sinistra, e l'altissimo monte
Schiavone a destra. Sfinita dalla fatica del lungo cammino, e affranta
dal dolore, entrò in una cascina, e chiese ricovero per la notte.
L'apparizione di quella ragazza di fiero aspetto, ma straziata da
profonda afflizione, che si manifestava dai lineamenti scomposti, in
quei giorni di scene atroci, e di grandi eroismi, impressionò vivamente
quella famiglia di pastori, e tutti le si strinsero intorno chiedendole
con cordiale interesse quali sventure l'avessero condotta in quel sito.
Seduta fra loro scoppiò in dirotte lagrime e non le fu possibile di
parlare. La compassione trascina al pianto ma attutisce gli affanni,
e dopo qualche istante parve più calma. Aveva sete, era esausta di
forze; le presentarono del latte che bevette avidamente, poi chiese di
riposarsi, e sdraiata sopra un mucchio di fieno, il bisogno di natura
vinse il dolore, e si addormentò d'un sonno profondo che durò senza
interruzione alcune ore.
Svegliatasi prima dell'alba, non si rammentava più dove fosse. Un
lumicino che ardeva davanti una Madonna rischiarava debolmente la
stanza, si alzò sopra un gomito, guardò intorno, e a poco a poco le
ritornarono alla mente tutte le vicende del giorno prima, fino al
suo ingresso nella cascina. Allora ripensando al passato si sentì
oppressa dal rimorso di non aver annunziata la sua partenza alla povera
Maddalena. Udendo rumore nella stanza vicina sorse dal suo giaciglio
e trovò i suoi ospiti già occupati a mungere le mucche. La vecchia
moglie del pastore la forzò a prendere nuovamente un po' di latte, con
del pane di granoturco. Allora potè raccontare la sua storia dolorosa
a quella famiglia raccolta che pendeva dal suo labbro, dividendo le
sue angoscie. Manifestò il desiderio di vedere suo padre, e di poterlo
baciare ancora una volta prima che fosse sepolto; poi domandò se
fosse possibile di mandare un uomo a Pieve per portare una lettera. Un
giovanetto trilustre si offerse spontaneo, ma l'affare più difficile
era quello di poter scrivere una lettera, ove mancava la carta, le
penne o una matita. Il vecchio pastore propose alla ragazza di condurla
dal capo comune, ove non solo troverebbe il necessario per scrivere,
ma sarebbe anche istrutta sul modo di mandare ad effetto il suo pio
desiderio.
Partirono subito seguiti dal ragazzo e giunsero in breve tempo
all'uffizio Comunale, ma non fu possibile di parlare immediatamente
al Capo Comune, il quale s'era chiuso in una camera appartata, coi
notabili del paese, per decifrare i dispacci giunti la notte. Intanto
il vecchio cursore somministrò la carta e la penna richieste, e Maria
scrisse sul tavolo d'uffizio le poche parole seguenti: — «Sono a Laggio
colla speranza di poter vedere ancora una volta il mio povero padre.
Avvertite a Medole la mamma Maddalena, attribuite alla mia disperazione
la improvvisa partenza e perdonatemi.» — Poi piegato il foglio vi
scrisse sopra l'indirizzo, — Al signor Antonio Lareze — Pieve — (pagate
il messo).
Finalmente comparve il Capo Comune, col volto scombussolato, seguito
da varie persone gesticolanti in modo strano, e, rivolto a diversi
individui che aspettavano notizie, annunziò che gli austriaci si
avvicinavano minacciosi da varie parti.
Successe un parapiglia indiavolato di gente che correva qua e là
interrogando, consigliando, discutendo sul partito da prendersi.
Non fu facile a Maria di farsi ascoltare, e quando potè annunziare
il motivo della sua presenza, e chiedere come e dove potesse vedere
suo padre, le fu risposto che Isidoro Lorenzi era stato sepolto la
sera prima, e che non sarebbe possibile nemmeno di visitare il tumulo
recente, perchè nessuna strada era sicura, e forse quel terreno era già
occupato dai nemici.
Questo nuovo dolore spinse alla disperazione quella desolata, che in un
accesso di furore gridò:
— Anima benedetta di mio padre!... potessi almeno vendicare la tua
morte e quella del mio Tiziano, e ammazzarne uno di questi cani
arrabbiati, colle stesse mie mani!...
Non aveva ancora finito di pronunciare queste parole che udì il cupo
suono delle campane che suonavano a stormo, accompagnato dalle grida
delle donne e dei fanciulli, dagli urli della gente che correva
confusamente per la strada, armata di schioppi, di lancie, di spiedi,
alla quale si univano altri drappelli di combattenti che scendevano
da ogni parte per difendere il paese minacciato dagli austriaci che
avanzavano dalla valle d'Antoja.
— Datemi un'arma!... un'arma a me pure!... gridava Maria spinta al
parossismo dell'esaltazione, dell'eccesso del dolore, eccitato dal
tramenìo degli accorrenti spinti da diverse passioni, secondo il sesso,
l'età, il carattere degli individui, che vociavano confusamente per la
strada, con accenti confusi di entusiasmo, di collera, e di spavento.
Maria, cogli occhi accesi di sdegno, scuotendo violentemente per un
braccio il vecchio cursore sbalordito, esclamava:
— Datemi un'arma!... che voglio vendicare mio padre!...
Il cursore, agitato dallo spavento, aperse la porta d'un gabinetto ove
stavano raccolti alcuni fucili e varie lancie che scomparvero in brevi
istanti, portati via dalla folla invadente.
Maria afferrò una lancia, e agitandola in aria, si precipitò
furiosamente verso le scale per unirsi agli uomini, alle donne, ai
fanciulli, che correvano tutti confusi verso il nemico, ma il pastore
che la seguiva da presso l'arrestò per un braccio e le disse:
— Dove avete lasciata la lettera?...
La ragazza si scosse, si palpò intorno, trasse il foglio dal seno ove
lo aveva collocato, e consegnandoglielo gli raccomandò di spedirlo
subito al suo destino.
Il pastore raggiunse il ragazzo che attendeva sulla porta, gli pose
una mano sulla spalla, gli consegnò la lettera, e lo ammonì con queste
parole:
— Va ad avvertire tua madre che faccia salire le vacche in montagna,
e si allontani il più presto possibile; gli dirai che io parto cogli
altri contro i tedeschi. Tu andrai difilato a portare la lettera a
Pieve, e se Iddio ci salverà dalle disgrazie, ci troveremo a casa
quando avremo liberato il paese dai nemici.
Il ragazzo scomparve, il pastore raggiunse Maria, e si confusero colla
folla che progrediva, gridando, — Viva l'Italia — Viva Pio IX — morte
ai tedeschi!