IX.

Maria desiderosa di vedere suo padre, che doveva trovarsi a Pieve, dopo

essere stato vari giorni alla difesa d'Oltrechiusa, era discesa tutta

sola dalla montagna di Medole, promettendo a Maddalena di ritornare

per tempo. La povera donna, affranta dal pensiero della sorte del suo

Tiziano, che dilaniava costantemente il suo animo esulcerato, non

si era sentita in caso di accompagnarla, e non volle opporsi alla

sua partenza, ma la vide allontanarsi con rammarico, e passò tutto

il giorno in un angolo del suo eremitaggio, funestata da paurosi

fantasmi. Seduta sopra uno di que' sgabelli a tre piedi che servono ai

pastori per mungere le mucche, coi gomiti appoggiati ai ginocchi, e

la testa nelle mani, pensava a tutte le speranze svanite, a tutte le

disgrazie che continuavano a funestare il suo paese, al vuoto della

casa, all'avvenire senza conforti, alla vecchiaia deserta, e le ore

succedevano alle ore, lente, eterne, affannose.

Quei maledetti stranieri avevano scompigliata la sua tranquilla

esistenza; privata del figlio, del marito, della casa, delle care

abitudini domestiche, la sua vita non era più che una continua vicenda

di amarezze, di dolori, di lagrime.

Il sole si abbassava dietro il monte, e Maria non era ancora di ritorno.

Maddalena si metteva sulla porta del casolare, guardava, ascoltava, ma

invano.

Fido fissava la padrona col suo occhio intelligente, e vedendola

inquieta indovinava forse il motivo del suo tormento, faceva un giro

intorno la bicocca, si avvicinava al sentiero, fiutava l'aria, poi

tornava indietro colla testa bassa e si sdraiava per terra scoraggiato.

Giunta al colmo dell'inquietudine, vedendo che dopo il tramonto Maria

non era ancora di ritorno, raccolte le poche forze che le restavano,

e fattosi animo, decise di andare ad incontrarla, perchè la fanciulla

tutta sola e in tempo di notte non si smarrisse, o cadesse in pericoli

fra quelle rupi deserte. Camminò qualche tempo, ma invano, sedette,

ascoltò attentamente, le parve di udire un passo che calpestasse le

foglie secche, chiamò Maria a più riprese, ma nessuno rispose. Sola,

sorpresa dal buio della notte, impaurita da due occhiacci scintillanti

che la guardavano fra i rami d'un albero, ristette alquanto indecisa

se dovesse avanzare o retrocedere, quando tutto d'un tratto udì un

rapido movimento che le fece credere d'essere assalita da qualche

disertore croato. Era invece un uccellaccio di rapina che fuggiva

al suo avvicinarsi urtando le grandi ali negli alberi. Un brivido

di spavento le ricercò tutte le membra, dovette sedersi a terra per

qualche tempo, poi ritornando indietro si trascinò barcollando fino

al tugurio, accompagnata da Fido che la seguiva da presso, e pareva

impressionato esso pure da quelle apparizioni notturne. Giunta al suo

rifugio, ascoltò ancora sulla porta per qualche istante, alzò gli occhi

al cielo stellato, poi, chiuso l'uscio, si mise in ginocchio a pregare

ferventemente pel figlio, pel marito, per Maria, per tutti coloro

che soffrivano nel suo paese, in quel tempo di uccisioni, di stragi,

d'incendi, di sventure; e le parve che la preghiera le togliesse un

peso dal cuore, e la lasciasse più calma. Allora si gettò sul fieno

stanca, sfinita, e passò tutta quella notte tremenda ed angosciosa

fra l'assopimento e l'insonnia rivoltandosi sul duro giaciglio, ora

angustiata da affannosi sogni, ora tormentata da paurosi pensieri,

cercando invano di calmare quell'agitazione morbosa con ogni argomento

che potesse giustificare l'assenza di Maria: e andava dicendo fra

sè: sarà forse rimasta al roccolo per rendere qualche servizio a suo

padre rientrato stanco, si sarà ritardata per attendere delle notizie,

e non avrà più osato avventurarsi di notte per questi greppi; forse

mio marito non avrà voluto lasciarla partire sola all'avvicinarsi

della sera.... forse i tedeschi saranno entrati in Pieve!... e a tale

pensiero le si rizzavano i capelli, un cupo terrore invadeva il suo

spirito, e il sangue le saliva alla testa.

Finalmente il barlume che penetrava dalle fenditure l'avvertì che era

l'alba, scese dal fieno, aperse l'uscio sconnesso, e uscì a respirare

l'aria fresca e balsamica del mattino. Il sole sorgeva nel cielo sereno

e rischiarava con rosea luce i lontani paeselli sparsi nella valle e

sulle falde dei monti.

Era una splendida giornata di maggio, e Maddalena si decise di scendere

a Pieve, per sapere più presto che cosa fosse avvenuto. Appena avviata

al sentiero che scendeva dalla montagna, Fido indovinò il pensiero

della sua padrona e cominciò a precederla nel cammino, divagando di qua

e di là su e giù per le rive e talvolta mettendosi in ferma davanti

un cespuglio dal quale faceva levare qualche uccello selvatico, poi

entrava in un bosco mentre la donna continuava a scendere lentamente

per l'arduo declivio.

Dopo di aver percorso un breve tratto di cammino udì che Fido abbaiava

allegramente, come soleva fare incontrando qualche persona di casa, poi

lo vide che le veniva incontro, abbaiando nuovamente, e dimenando la

coda. Certo era Maria che attardata sulla sera avrà passata la notte a

Pieve e saliva di buon mattino per non tenerla in pene più a lungo. Ma

fu grande la sua sorpresa quando invece di Maria scoperse da lontano

suo marito solo, che saliva lentamente la montagna.

Maddalena affrettò il passo, e quando si arrestarono faccia a faccia,

entrambi sorpresi, scambiarono la stessa domanda:

— Dov'è Maria?....

— Maria?!.... ripetè sior Antonio sbalordito, ma non è dunque a

Medole?...

— Maria è scesa a Pieve fino da ieri mattina... non l'avete veduta?...

— Signor benedetto! disse sior Antonio, alzando le braccia al cielo,

dove avrà dunque saputo la sua disgrazia?...

— Un'altra disgrazia?... hanno ucciso anche Isidoro!... lo indovino al

vostro viso sconvolto....

— Pur troppo!... soggiunse sior Antonio, levandosi in furia il

cappello, e guardando in alto con un'espressione mista di disperazione

e di pietà.

Ma avvedendosi che sua moglie barcollava, e poi stava per cadere in

deliquio, le si accostò in fretta per sostenerla, e giunse appena in

tempo da rallentare la sua caduta. La coricò dolcemente sull'erba, e le

sostenne la testa che si piegava sulle spalle, mentre le appariva sul

volto il pallore della morte.

Ah i soldati uccisi e i feriti sul campo di battaglia non sono le sole

vittime della guerra; essa getta da lontano i suoi dardi avvelenati,

e lacera i cuori dei genitori, delle sorelle, delle spose, e trascina

dietro alle sue carneficine una lunga catena di sventure e di morti!

Quando Maddalena ritornata in sè fu in caso di sostenersi, appoggiata

al braccio del marito, rifece lentamente la strada percorsa, e ritornò

alla cascina, ove sior Antonio si studiò con ogni cura possibile di

rianimarla, raccomandandole di dominare il dolore, per essere in caso

di mettersi sulle traccie di Maria, alla quale non restavano che loro

sulla terra, che dovevano considerarla come figliuola.

I poveri vecchi seduti accanto uno dell'altro piansero insieme, poi

la misera donna si fece ripetere con precisione quello che si poteva

sapere sulla triste notizia, e voleva conoscerne i particolari, che

erano ancora ignoti.

Sior Antonio le disse:

— È morto colpito in fronte da una palla nemica.... altro non so...

Jeri sera ne giunse l'annunzio a Pieve. Non trovando riposo nel letto,

non potendo chiuder occhio, ho dovuto alzarmi senza attendere il

mattino, e così di notte sono venuto su per apparecchiare Maria al

colpo tremendo!... Ah povera Maria!... povera Maria!...

— Ma dove sarà? — soggiungeva Maddalena — dove potremo trovarla?...

sarà essa giunta al roccolo ignorando la sua disgrazia, o l'avrà udita

per via?... e se non è stata in caso di continuare la strada, chi

l'avrà raccolta?... o che sia caduta in pericoli?... che abbia fatto

dei brutti incontri?...

E prostrata dal dolore, agitata da tante incertezze, turbata da

sospetti e presentimenti che le laceravano il cuore, ora sentiva

mancarsi le forze, ora riprendeva un repentino vigore, e voleva partir

subito per rintracciare Maria. Suo marito non lo permise, procurò di

calmarla, la obbligò a prendere qualche riposo, e facendola coricare

sul fieno, la consigliò di starsene tranquilla qualche tempo. Intanto

egli si recò nella malga più vicina, trovò del latte fresco dai

pastori, e ritornato alla baita volle che Maddalena v'inzuppasse un po'

di pan bigio che rimaneva delle provvigioni, persuadendola dolcemente

che per mettersi in cammino doveva riparare le forze esaurite dal

digiuno, dalla fatica, dal dolore. Essa rifiutava con insistenza, ma

per non contrariare troppo il marito dovette rassegnarsi a questo

sforzo, e inghiottiva qualche boccone in mezzo alle lagrime che

cadevano nella scodella, e ripeteva fra i singhiozzi:

— Noi non abbiamo più figli!... li abbiamo perduti tutti due!... il mio

povero Tiziano è morto di sicuro!... e la sua povera Maria... non la

vedremo mai più!....

Quando fu in caso di partire cominciarono a scendere lentamente,

seguiti dal cane, e lungo tutto il sentiero Maddalena non cessava di

fare le più strane supposizioni. Sior Antonio procurava di persuaderla,

che l'avrebbero trovata al roccolo di Sant'Alipio, dove colpita dalla

funesta notizia, sarà rimasta a piangere la morte del suo povero padre,

dimentica d'ogni altro pensiero, tutta assorta nell'immensità del

dolore.

Spronata da tali supposizioni essa affrettava il passo, esclamando:

— Sarà nostra figlia!... doveva sposare il nostro povero Tiziano....

ha perduto lo sposo, ed il padre... ma troverà ancora dei parenti che

faranno le veci de' suoi genitori... povera orfanella!... così giovane,

e rimasta sola nel mondo!....

La strada pareva più lunga del solito, e riuscì faticosa ai poveri

vecchi affranti da tante sventure, che sulla sera giunsero a Pieve

estenuati. Poco prima del loro arrivo, Calvi aveva attraversato il

paese sul bianco cavallo coperto di spuma sanguinosa, accorrendo ove

minacciavano nuovi pericoli. La poca gente che si trovava in piazza lo

pregò di fermarsi, avida di notizie della guerra, e di schiarimenti

sulle cose del giorno. Egli si arrestò per pochi minuti, e pareva

turbato e malcontento. Confermò le notizie del giorno antecedente. I

tedeschi erano stati respinti al passo della morte, ma ingrossavano

a tutti i varchi; i cadorini avevano a deplorare alcuni uomini

uccisi, fra i quali il prode ufficiale Isidoro Lorenzi. E dopo queste

poche parole cacciando gli sproni nei fianchi del cavallo, spariva

rapidamente nell'ombra delle montagne.

Sior Antonio e Maddalena, invece di rientrare in casa, si recarono al

roccolo di Sant'Alipio. La vecchia serva era sola, e non sapeva nulla

dell'avvenuto; allora spaventati corsero subito a casa coll'ultima

speranza di trovarvi la ragazza, ma la Betta che corse ad aprire la

porta fu sorpresa della loro domanda, essa non l'aveva veduta!....

Dove era dunque Maria?....

Maria, discesa il giorno prima dalla montagna di Medole, appena

attraversato il ponte di Ranza, si era fermata davanti un gruppo di

contadini che ascoltavano da uno sconosciuto il racconto della difesa

al passo della morte, che nominava anche i morti, fra i quali udì il

nome di suo padre.

Ricevuto il colpo fatale rimase sbalordita, si allontanò rapidamente,

non fu conosciuta da nessuno. Camminò lungamente senza sapere dove

andava, era fuori di sè, come stupida e pazza. Poi sentendosi mancare

le forze si lasciò cadere lunga distesa sull'erba, e rimase colà

lungo tempo priva dei sensi. Ritornata in sè stessa si mise a piangere

dirottamente, ma in quella profonda solitudine nessuno udì i gemiti

dell'infelice, nessuno poteva accorrere in suo soccorso.

Dato sfogo al primo impeto del dolore, un solo pensiero dominò la

sua mente: — vederlo, vederlo almeno un'altra volta!... deporre

l'ultimo bacio sulla fredda fronte del padre, tributargli le ultime

prove d'affetto prima che la terra lo involasse per sempre ai suoi

sguardi!... Con tale idea fissa nella mente, entrò in Pieve, attraversò

le vie deserte senza essere veduta da nessuno e continuò la strada

verso Domegge pensando al suo povero morto, e dimenticando ogni altra

cosa del mondo.

Chiusa nel suo intenso dolore camminava colla testa bassa, cieca ed

insensibile allo spettacolo incantevole che presentava la primavera.

Tre giorni prima, suo padre pieno di vita passava per la stessa strada,

esaltato dall'entusiasmo delle patrie battaglie, e pieno d'affetto per

le sue belle montagne, ammirava quella stupenda natura, che brillava

con tutte le ricchezze del maggio. I frutteti in piena fioritura

spiccavano colle tinte bianco rosate sul fondo oscuro dei coniferi

e sulle brune pareti delle vecchie case affumicate. I prati a mille

colori, parevano tappeti distesi in mezzo ai campi in un giorno di

festa. Gli abeti erano in piena vegetazione, e i nuovi germogli di

verde mare spiccavano sul verde cupo dei vecchi rami come frangie

ornamentali, sulla bruna veste di quei giganti delle Alpi, i quali

ora salgono alla spicciolata sui clivi come bersaglieri che aprono il

fuoco colle prime scaramuccie, ora stretti in grossi battaglioni si

raccolgono a sfidare gli uragani, e appariscono da lontano sulle cime

acuminate come un esercito in ordine di battaglia.

L'aria era imbalsamata dalle esalazioni resinose, e dai confusi

profumi del biancospino, dei lilla e dei caprifogli delle siepi che

dividono quelle piccole proprietà. Il fumo che usciva dalle porte e dai

balconi delle case di legno, tutte senza camini, raccogliendosi nei

vicoli, avvolgeva i paesi in una nuvola azzurrognola che si stendeva

fino alle rive sinuose del torrente, mentre le nude cime illuminate

dal sole brillavano di vivida luce, in un atmosfera trasparente. Le

mandre uscivano dalle stalle, avviandosi lentamente al pascolo, al

suono dei campanacci appesi al loro collo, e le capre salite sull'erta

si voltavano indietro a salutare il villaggio con tremuli belati. Le

rondini volavano a larghe onde lungo la valle cogliendo insetti, ed

apportandoli ai nidi costruiti sotto le travi affumicate dei poveri

tetti. La natura era tutta un sorriso ed una promessa, e Isidoro

contemplava quello spettacolo poche ore prima di chiudere per sempre

gli occhi alla luce. La palla straniera che colpiva il padre, generoso

difensore della patria, andava a ferire di rimbalzo il cuore della

figlia che nel fiore della giovinezza restava insensibile a tante

delizie della primavera paesana.

Quelle pacifiche popolazioni patriarcali, che vivevano tranquille

nei tuguri dei loro monti, senza invidie, nè avidità, nè ambizioni

erano turbate nella loro quiete serena, e spinte alla disperazione ed

alle armi, da quelle turbe rapaci che, senza altro diritto che quello

della forza brutale, venivano da lontano a violare quel territorio, a

profanare e saccheggiare quelle case, e spargere il terrore e la morte

in quella scena pastorale.

Ogni volta che le campane suonavano a stormo le popolazioni si levavano

in massa, e le intiere parrocchie marciavano contro il nemico coi loro

preti alla testa.

Gli austriaci giunti a Sauris varcarono le alte cime del monte Razzo,

e si avanzavano per un sentiero aperto in mezzo alle nevi, scendendo

cautamente, senza trovare ostacoli nel loro cammino.

Intanto Maria era giunta sulla sera fino a Laggio alle falde del

monte Adiès, che sorge fra il Tudaio a sinistra, e l'altissimo monte

Schiavone a destra. Sfinita dalla fatica del lungo cammino, e affranta

dal dolore, entrò in una cascina, e chiese ricovero per la notte.

L'apparizione di quella ragazza di fiero aspetto, ma straziata da

profonda afflizione, che si manifestava dai lineamenti scomposti, in

quei giorni di scene atroci, e di grandi eroismi, impressionò vivamente

quella famiglia di pastori, e tutti le si strinsero intorno chiedendole

con cordiale interesse quali sventure l'avessero condotta in quel sito.

Seduta fra loro scoppiò in dirotte lagrime e non le fu possibile di

parlare. La compassione trascina al pianto ma attutisce gli affanni,

e dopo qualche istante parve più calma. Aveva sete, era esausta di

forze; le presentarono del latte che bevette avidamente, poi chiese di

riposarsi, e sdraiata sopra un mucchio di fieno, il bisogno di natura

vinse il dolore, e si addormentò d'un sonno profondo che durò senza

interruzione alcune ore.

Svegliatasi prima dell'alba, non si rammentava più dove fosse. Un

lumicino che ardeva davanti una Madonna rischiarava debolmente la

stanza, si alzò sopra un gomito, guardò intorno, e a poco a poco le

ritornarono alla mente tutte le vicende del giorno prima, fino al

suo ingresso nella cascina. Allora ripensando al passato si sentì

oppressa dal rimorso di non aver annunziata la sua partenza alla povera

Maddalena. Udendo rumore nella stanza vicina sorse dal suo giaciglio

e trovò i suoi ospiti già occupati a mungere le mucche. La vecchia

moglie del pastore la forzò a prendere nuovamente un po' di latte, con

del pane di granoturco. Allora potè raccontare la sua storia dolorosa

a quella famiglia raccolta che pendeva dal suo labbro, dividendo le

sue angoscie. Manifestò il desiderio di vedere suo padre, e di poterlo

baciare ancora una volta prima che fosse sepolto; poi domandò se

fosse possibile di mandare un uomo a Pieve per portare una lettera. Un

giovanetto trilustre si offerse spontaneo, ma l'affare più difficile

era quello di poter scrivere una lettera, ove mancava la carta, le

penne o una matita. Il vecchio pastore propose alla ragazza di condurla

dal capo comune, ove non solo troverebbe il necessario per scrivere,

ma sarebbe anche istrutta sul modo di mandare ad effetto il suo pio

desiderio.

Partirono subito seguiti dal ragazzo e giunsero in breve tempo

all'uffizio Comunale, ma non fu possibile di parlare immediatamente

al Capo Comune, il quale s'era chiuso in una camera appartata, coi

notabili del paese, per decifrare i dispacci giunti la notte. Intanto

il vecchio cursore somministrò la carta e la penna richieste, e Maria

scrisse sul tavolo d'uffizio le poche parole seguenti: — «Sono a Laggio

colla speranza di poter vedere ancora una volta il mio povero padre.

Avvertite a Medole la mamma Maddalena, attribuite alla mia disperazione

la improvvisa partenza e perdonatemi.» — Poi piegato il foglio vi

scrisse sopra l'indirizzo, — Al signor Antonio Lareze — Pieve — (pagate

il messo).

Finalmente comparve il Capo Comune, col volto scombussolato, seguito

da varie persone gesticolanti in modo strano, e, rivolto a diversi

individui che aspettavano notizie, annunziò che gli austriaci si

avvicinavano minacciosi da varie parti.

Successe un parapiglia indiavolato di gente che correva qua e là

interrogando, consigliando, discutendo sul partito da prendersi.

Non fu facile a Maria di farsi ascoltare, e quando potè annunziare

il motivo della sua presenza, e chiedere come e dove potesse vedere

suo padre, le fu risposto che Isidoro Lorenzi era stato sepolto la

sera prima, e che non sarebbe possibile nemmeno di visitare il tumulo

recente, perchè nessuna strada era sicura, e forse quel terreno era già

occupato dai nemici.

Questo nuovo dolore spinse alla disperazione quella desolata, che in un

accesso di furore gridò:

— Anima benedetta di mio padre!... potessi almeno vendicare la tua

morte e quella del mio Tiziano, e ammazzarne uno di questi cani

arrabbiati, colle stesse mie mani!...

Non aveva ancora finito di pronunciare queste parole che udì il cupo

suono delle campane che suonavano a stormo, accompagnato dalle grida

delle donne e dei fanciulli, dagli urli della gente che correva

confusamente per la strada, armata di schioppi, di lancie, di spiedi,

alla quale si univano altri drappelli di combattenti che scendevano

da ogni parte per difendere il paese minacciato dagli austriaci che

avanzavano dalla valle d'Antoja.

— Datemi un'arma!... un'arma a me pure!... gridava Maria spinta al

parossismo dell'esaltazione, dell'eccesso del dolore, eccitato dal

tramenìo degli accorrenti spinti da diverse passioni, secondo il sesso,

l'età, il carattere degli individui, che vociavano confusamente per la

strada, con accenti confusi di entusiasmo, di collera, e di spavento.

Maria, cogli occhi accesi di sdegno, scuotendo violentemente per un

braccio il vecchio cursore sbalordito, esclamava:

— Datemi un'arma!... che voglio vendicare mio padre!...

Il cursore, agitato dallo spavento, aperse la porta d'un gabinetto ove

stavano raccolti alcuni fucili e varie lancie che scomparvero in brevi

istanti, portati via dalla folla invadente.

Maria afferrò una lancia, e agitandola in aria, si precipitò

furiosamente verso le scale per unirsi agli uomini, alle donne, ai

fanciulli, che correvano tutti confusi verso il nemico, ma il pastore

che la seguiva da presso l'arrestò per un braccio e le disse:

— Dove avete lasciata la lettera?...

La ragazza si scosse, si palpò intorno, trasse il foglio dal seno ove

lo aveva collocato, e consegnandoglielo gli raccomandò di spedirlo

subito al suo destino.

Il pastore raggiunse il ragazzo che attendeva sulla porta, gli pose

una mano sulla spalla, gli consegnò la lettera, e lo ammonì con queste

parole:

— Va ad avvertire tua madre che faccia salire le vacche in montagna,

e si allontani il più presto possibile; gli dirai che io parto cogli

altri contro i tedeschi. Tu andrai difilato a portare la lettera a

Pieve, e se Iddio ci salverà dalle disgrazie, ci troveremo a casa

quando avremo liberato il paese dai nemici.

Il ragazzo scomparve, il pastore raggiunse Maria, e si confusero colla

folla che progrediva, gridando, — Viva l'Italia — Viva Pio IX — morte

ai tedeschi!

Il roccolo di Sant'Alipio · 第 20 / 38 题