La morte di Ferdinando il Cattolico, ancorchè portasse la successione
di tanti Regni ad un gran Principe, quanto fu l'Arciduca Carlo, e
per quel ch'era, e per quello che dopo la morte di Massimiliano suo
avo dovea essere, onde pareva, che non si dovessero temere nuove
turbolenze: nulladimeno quest'istesso accese l'animo di _Francesco I_
Re di Francia all'impresa di Napoli, e a porre di nuovo in iscompiglio
questo nostro Reame. Veniva egli lusingato, ch'essendo il Regno per la
morte del Re male ordinato alla difesa, nè potendo l'Arciduca essere
a tempo a soccorrerlo, fosse facilmente per ottenerne la vittoria.
Credeva che il Pontefice Lione X avesse da facilitare l'impresa
anche per interesse proprio, dovendogli essere sospetta la troppa
grandezza dell'Arciduca successore di tanti Regni, e successore
futuro di Massimiliano Cesare. Sperava oltra questo, che l'Arciduca
conoscendo potergli molto nuocere l'inimicizia sua nello stabilirsi
i Regni di Spagna, e spezialmente quello d'Aragona, sarebbe proceduto
moderatamente ad opporsegli.
Al regno d'Aragona, se alle ragioni fosse stata congiunta la potenza,
avrebbero potuto aspirare alcuni della medesima famiglia, perchè,
sebbene vivente il Re morto ed Isabella sua moglie, fosse stato nelle
Congregazioni di tutto il Regno interpetrato, che le Costituzioni
antiche di quel Regno escludenti le femmine dalla successione della
Corona, non pregiudicavano a' maschi nati di quelle, quando nella
linea mascolina non si trovavano fratelli, zii o nipoti del Re morto,
e di chi gli fosse più prossimo del nato dalle femmine, o almeno in
grado pari; e che per questo fosse stato dichiarato appartenersi a
Carlo Arciduca, dopo la morte di Ferdinando, la successione: adducendo
in esempio, che per la morte di Martino Re d'Aragona, morto senza
figliuoli maschi, era stato per sentenza de' Giudici deputati a questo
da tutto 'l Regno, preferito Ferdinando avolo di questo Ferdinando
(benchè congiunto per linea femminina) al Conte d'Urgelli, ed agli
altri congiunti a Martino per linea mascolina, ma in grado più remoto
di Ferdinando; nondimeno era stata fin d'allora tacita querela ne'
Popoli, che in questa interpetrazione, e dichiarazione avesse più
potuto la potenza di Ferdinando e d'Isabella, che la giustizia; non
parendo a molti debita interpetrazione, che escluse le femmine, possa
essere ammesso chi nasce di quelle; e che nella sentenza data per
Ferdinando il vecchio, avesse più potuto il timore dell'armi sue, che
la ragione.
Queste cose essendo note al Re di Francia, e noto ancora, che i popoli
della provincia d'Aragona, di Valenza e della Contea di Catalogna
(includendosi tutti questi sotto 'l Regno d'Aragona) avrebbono
desiderato un Re proprio; sperava che l'Arciduca, per non mettere in
pericolo tanta successione e tanti Stati, non avesse finalmente ad
essere alieno dal concedergli con qualche convenevole composizione il
Regno di Napoli.
Ma mentre il Re Francesco era deliberato di non differire il muover
le armi, fu necessitato per nuovi accidenti a volger l'animo alla
difesa propria, poichè _Massimiliano_ si preparava per assaltare,
come avea convenuto con Ferdinando, il Ducato di Milano; laonde fu
costretto a cercar modo di pacificarsi col Re Carlo, e per mezzo
suo coll'Imperadore. Carlo, che cercava di rimovere le difficoltà
del passare in Ispagna, per istabilirsi in que' Regni: per consiglio
di Monsignor di Ceures, Fiamengo, con l'autorità del quale, essendo
allora nell'età di sedici anni, totalmente si reggeva, non ricusò,
accomodandosi alle necessità ed a' tempi, di farlo; ed avendo i loro
Ministri convenuto di congregarsi a Nojon, s'assemblarono quivi per la
parte del Re di Francia, il Vescovo di Parigi, il G. Maestro della sua
Casa, ed il Presidente del Parlamento di Parigi, e per la parte del Re
Cattolico, Monsignor di Ceures, ed il G. Cancelliere dell'Imperadore.
Convenuti i Deputati de' due Re a Nojon, ai 13 agosto di quest'anno
1516, fu la pace conchiusa, e per ciò che riguarda il Regno di Napoli,
furono stabilite tali Capitolazioni.
Che tra 'l Re di Francia e 'l Re di Spagna fosse perpetua pace e
confederazione per difesa degli Stati loro contra ciascuno. Che il
Re di Francia desse la figliuola _Luisa_, ch'era d'età di un anno,
in matrimonio al Re Cattolico, dandogli per dote le ragioni che
pretendeva appartenersegli sopra il Regno di Napoli, secondo la
divisione già fatta da' loro antecessori; ma con patto, che fin che la
figliuola non fosse d'età abile al matrimonio, pagasse il Re Cattolico
per sostentazione delle spese di lei al Re di Francia ciascun anno
centomila scudi[311]. Il Giovio[312] rapporta, che questi centomila
scudi dovevano pagarsi dal Re Cattolico al Re di Francia, come tributo,
acciocchè apparisse, che i Franzesi avessero qualche ragione nel Regno
di Napoli. Ma i capitoli di questa pace, che interi si leggono nella
Raccolta di Federigo Lionard[313], convincono il contrario, dove non
per tributo, ma per cagion delle spese non per sempre, ma insino che
_Luisa_ arrivasse all'età nubile, furono promessi.
Fu ancora convenuto, che se la designata sposa fosse morta innanzi
al matrimonio, ed al Re nascesse alcun'altra figliuola, quella
coll'istesse condizioni si desse al Re Cattolico, ed in caso al Re non
ne nascesse alcuna, si desse per isposa _Renata_, quella, ch'era stata
promessa nella Capitolazione fatta a Parigi. E morendo qualunque di
esse nel matrimonio senza figliuoli, ritornasse quella parte del Regno
di Napoli al Re di Francia. Fu ancora, secondo questi patti, cercata
a Papa Lione l'assoluzione de' giuramenti dati nel trattato, che si
trovava antecedentemente fatto del matrimonio con _Renata_ in Parigi;
e Lione a' 3 di settembre del medesimo anno 1516 ne spedì Bolla[314].
Fermata questa pace, Re Carlo, che dimorava a Brusselles s'accinse per
intraprendere il viaggio da Fiandra per Ispagna; e quasi alla fine del
seguente anno 1517 giunse con felice navigazione in Ispagna a pigliare
la possessione di que' Regni; avendo ottenuto dal Re di Francia (tra'
quali erano dimostrazioni molto amichevoli, ciascuno palliando la mala
disposizione, che intrinsecamente covavano) che gli prorogasse per sei
mesi il pagamento de' primi centomila ducati.
Giunto Carlo in Ispagna fu ricevuto con incredibile amorevolezza,
e la Regina _Giovanna_ sua madre gli cedè l'amministrazione di que'
Regni, con condizione che ne' titoli non si tralasciasse il suo nome,
e che governasse i Regni in nome suo e di Giovanna. Confermò nel
Viceregnato di Napoli D. Raimondo di Cardona e scrisse un'altra lettera
a' Napoletani piena d'affetti e di paternal amore. Nel medesimo tempo,
essendo morta la figliuola del Re di Francia destinata ad essere
sposa del Re di Spagna, fu riconfermata tra loro la pace e la prima
capitolazione, con la promessa del matrimonio della seconda figliuola,
celebrando l'uno e l'altro Principe questa congiunzione con grandissime
dimostrazioni estrinseche di benivolenza; il Re di Spagna, che gli
avea già fatto pagare in Lione i centomila ducati, portò pubblicamente
l'Ordine di S. Michele il dì della sua festività, ed il Re di Francia
il giorno dedicato a S. Andrea, portò pubblicamente l'Ordine del
Tosone.