Very little is also known of this poet, whose real name was Domenico. He
is supposed to have been born in Florence: he became free of the company
of barbers in that city in 1432, and exercised his trade in the Contrada
di Calemala. He died at Rome in 1448. His poems are a strange and
capricious mixture of sayings, proverbs, and jokes, most of which are
unintelligible to the Italians of the present day. From them and his
name is derived the word burlesque, to signify a mock tragic style of
expression.
[Footnote 78: "Cerchi chi vuol, le pompe, e gli alti honori.
Le piazze, e tempii, e gli edeficii magni,
Le delicie, il tesor, qual accompagni
Mille duri pensier, mille dolori:
Un verde praticel pien di bei fiori,
Un rivolo, che l'herba intorno bagni,
Un angeletto che d' amor si lagni,
Acqueta molto meglio i nostri ardori:
L' ombrare selve, i sassi, e gli alti monti
Gli antri oscuri, e le fere fuggitive,
Qualche leggiadra ninfa paurosa;
Quivi veggo io con pensier vaghi e pronti
Le belle luci, come fossin vivi.
Qui me le toglie or' una, or' altra cosa."]
[Footnote 79: Tiraboschi.]
[Footnote 80: Tiraboschi.]
[Footnote 81: Afterwards Leo X.]
[Footnote 82: Roscoe's Life of Lorenzo de' Medici, Appendix,
p. 60.]
[Footnote 83: Tiraboschi.]
[Footnote 84: We subjoin the whole of the original. The above
verses are from the translation of Mr. Roscoe:--
"Quis dabit capiti meo
Aquam? quis oculis meis
Fontem lachrymarum dabit?
Ut nocte fleam,
Ut luce fleam.
Sic turtur viduus solet,
Sic cygnus moriens solet;
Sic luscinia conqueri.
Heu, miser, miser!
O, dolor, dolor!
"Laurus impetu fulminis
Illa, illa jacet subito;
Laurus omnium celebris,
Musarum choris,
Nympharum choris,
Sub cujus patula coma.
Et Phœbi lyra blandius
Et vox dulcius insonat.
Nunc muta omnia!
Nunc surda omnia!
"Quis dabit capiti meo
Aquam? quis oculis meis
Fontem lachrymarum dabit?
Ut nocte fleam,
Ut luce fleam.
Sic turtur viduus solet,
Sic cygnus moriens solet,
Sic luscinia conqueri.
Heu, miser, miser!
O, dolor, dolor!"]
[Footnote 85: Tiraboschi.]
[Footnote 86: "In principio era il Verbo appresso a Dio;
Ed era Iddio il Verbo, e 'l Verbo lui:
Questo era nel principio, al parer mio;
E nulla si può far sanza costui:
Però, giusto Signor benigno e pio,
Mandami rolo un de gli angeli tui,
Che m' accompagni, e rechimi a memoria
Una famosa antica e degna storia.
"E tu Vergine, figlia, e madre, e sposa
Di quel Signor, che ti dette le chiave
Del cielo e dell' abisso e d' ogni cosa,
Quel dì che Gabriel tuo ti disse Ave!
Perchè tu se' de' tuo' servi pietosa,
Con dolce rime, e stil grato e soave,
Ajuta i versi miei benignamente,
E'nfino al fine allumina la mente."
_Morgante Mag._ canto I.]
[Footnote 87: "Dodici paladini aveva in corte
Carlo; e'l più savio e famoso era Orlando:
Gan traditor lo condusse a la morte
In Roncisvalle un trattato ordinando;
Là dove il corno sonò tanto forte
Dopo la dolorosa rotta, quando
Ne la sua commedia Darte qui dice,
E mettelo con Carlo in ciel felice."
--_Id. ibid._]
[Footnote 88: "Uno spirto chiamato è Astarotte,
Molto savio, terribil, molto fero,
Questo si sta giù nel' infernal grotte;
Non è spirito foletto, egli è più nero."
_Morg. Mag._ XXV. 119.]
[Footnote 89: Panizzi, Romantic Poetry of the Italians, p. 216.]
[Footnote 90: "Il fremito de' venti e'l suon dell' onde
Ch' io sento adesso in questo nostro mare,
Han cosi indebolite ambo le sponde
Del legno mio, eh' io ploro il navigare;
Dall' altro canto povertà m'infonde
Tanta necessità, che' l non mi pare
Di poter mai acquistar laude alcuna,
S'io non supero i venti e la fortuna."
_Marb._, XXVIII. 1. _as quoted by Dr. Panizzi._]