III. — Biblioteca Trivulziana. Scaffale VI, 3.

_La Sferza de | Villani_. — Poi una silografia come nel nº II, indi le

tre prime ottave. In-4º, car. rom., senza segn. nè numero di pagina, s.

l., e a., mm. 210 × 150, doppia colonna, 96 ottave; in fine un'altra

silografia rappresentante tre pastori con pecore. Questa edizione ha

tre postille di Rosso Martini, Accademico della Crusca.

Queste sono le edizioni che noi abbiamo avuto sotto occhio; della

_Sferza_ sono menzionate le altre seguenti:

IV. — _La Sferza de' villani_, (in ottava rima). Firenze, 1553, in-4º

de 6 ff. à 2 colon., fig. en bois, mar. r. tr. d. Vedi: Catalogue de la

Bibliothèque de M. Libri, Paris, 1847, pag. 217, nº 1360.

V. — Il dott. G. Milchsack nella _Descrizione ragionata del Volume

miscellaneo della Biblioteca di Wolfenbüttel contenente Poemetti

popolari italiani, con aggiunte di A. D'Ancona_[292], pag. 233, nº

LVIII, dà la descrizione bibliografica di un'edizione della _Sferza_,

stampata in Firenze nel 1568, in-4º, car. rom., 6 fogli, 96 ottave,

colle due silografie da noi ricordate al nº III.

VI. — Nella _Bibliotheca Manzoniana, Catalogue des livres composant la

Bibliothèque de feu M. Le Comte Jacques Manzoni_, Città di Castello,

Lapi, 1892, Iere partie, pag. 403, nº 2997, è ricordata la seguente

edizione della _Sferza_: Firenze, G. Baleni, 1588, in-4º, di 6 ff., con

due silografie; la prima di queste, cioè quella rappresentante i cinque

villani, uno dei quali viene frustato, è riprodotta in questo Catalogo.

VII. — _La Sferza de' Villani_. — Vicenza, per gli Eredi di Perin

Libraro, 1602. È ricordata dal Guerrini, op. cit., pag. 395, nº 105 del

Saggio bibliografico delle opere del Croce.

VIII. — Nel _Catalogue de la Bibliothèque de M. Libri_, nº 1361, è

fatta menzione di un'altra edizione della _Sferza_, stampata in Firenze

nel secolo decimosettimo.

Nulla sappiamo dell'autore di questo poemetto satirico; sulla

custodia dell'edizione trivulziana da noi descritta al nº II si legge

un'annotazione manoscritta, forse di mano dell'abate Carlo, che, come

abbiamo detto più addietro, era solito annotare i libri che veniva

acquistando: «ottave molto belle e di ottima Lingua. Si vogliono del

Giambullari, ma, dice l'abate Tiraboschi, dell'Autore nulla si sa fuori

di quello che nella _Storia de' Poeti Italiani_ piacque allo Zilioli

di porre senza alcuna prova.» Confessiamo di non aver trovato questo

passo nel Tiraboschi, e il conte Soranzo, alla cui ben nota cortesia

noi ci eravamo rivolti per sapere se nelle due copie manoscritte della

_Storia de' Poeti Italiani_ dello Zilioli che esistono nella Marciana

fosse fatta menzione dell'autore della _Sferza_, rispondeva che le sue

diligenti ricerche erano rimaste infruttuose. Bernardo Giambullari,

padre dello storico Pier Francesco, visse nella seconda metà del

secolo XV e nel primo quarto del XVI; Giulio Negri[293] dice di lui:

«Viveva dopo Luca Pulci: scrisse la storia di S. Zanobi Vescovo con

due Laudi nel fine in ottava rima, e terminò il _Ciriffo Calvaneo_

di Luca Pulci: scrisse inoltre molti Canti Carnascialeschi ed altre

poesie amenissime tutte stampate;» ricorda quindi alcuni scrittori

che parlano di lui con lode. Il Giambullari occupa certo un posto

distinto in quella accolta di ingegni colti e geniali di cui amava

circondarsi Lorenzo il Magnifico, ad imitazione del quale compose

i più svariati componimenti, dalla Lauda al Canto Carnascialesco,

dalla Novella ai Poemetti satirici. In questi ultimi anni si sono

pubblicati parecchi componimenti di questo scrittore, e probabilmente

molti altri giaceranno inediti nelle Biblioteche in qualche raccolta

di poesia popolareggiante. Ignorato quasi dagli storici della

nostra letteratura, siamo certi che l'importanza e il valore del

Giambullari andranno sempre più aumentando, quanto più sarà fatta

oggetto di studio quella mirabile fioritura poetica popolareggiante

della seconda metà del secolo XV che ebbe in Toscana tanti geniali

cultori. Sotto il nome di «Biagio del Capperone» fu per lungo tempo

creduto appartenente alla Congrega dei Rozzi di Siena, come autore di

Sonetti «in stile rusticale;» ma fu dimostrato dal Mazzi che questi

appartengono al Giambullari, come si legge in una rarissima stampa del

Museo Britannico. A pag. 2 di detta stampa, di cui il Mazzi potè avere

copia, si legge: «Sonetti Rusticani Composti per Bernardo Giambullari.

Mandati al mio carissimo Giannozzo di Bernardo Salviati Ciptadino

Fiorentino. L'anno 1515» a pag. 3: «Sonecti di Biagio del Chapperone

rusticani, fatti a Roma a Papa Leone X et altri», dalle quali parole

apprendiamo che il Giambullari fu scrittore di poesie rusticali, (il

che può rendere più ammissibile la nostra attribuzione della _Sferza_),

che fu a Roma chiamatovi, come i Rozzi, da Leone X, figlio di quel

Lorenzo di cui il Giambullari fu uno dei più geniali e imitatori. Se

egli non appartenne ai Rozzi, ad essi però è strettamente collegato,

perchè può considerarsi come il _trait-d'union_ tra la poesia rusticale

del Magnifico e la drammatica dei Rozzi. Al Giambullari appartengono

pure: Il _Sonaglio delle Donne_[294], il _Tractato del Diavolo co'

Monaci_[295], una novella intitolata _Una resia che un Demonio volle

mettere in un monastero di Monaci_, la _Contentione di Mona Costanza e

di Biagio_[296], il _Trattato della Superbia e della Morte di Senso_,

pubblicato ultimamente dal D'Ancona[297], una raccolta di Canti

Carnascialeschi[298], molte Canzoni ed è pure ricordato come autore

di Laudi dal Gaspary. Se noi confrontiamo la _Sferza dei Villani_ con

questi poemetti satirici, troviamo grande affinità sia nello stile,

come nella vena satirica e nel fine umorismo; vedremo inoltre come

vi siano tra questi e quella delle frasi comuni. Questo complesso

di analogie, come pure la forma spigliata e la vivacità festevole

della _Sferza_ militano in favore di questa attribuzione della

satira all'autore dei sopradetti componimenti. La _Sferza_ incomincia

parafrasando il primo verso del secondo sonetto del Petrarca:

Per far una leggiadra _mia_ vendetta.

Anche l'ottava IX delle _Malitie delle Donne_ che potrebbero forse

essere dello stesso autore della _Sferza_, incomincia col noto verso

dantesco:

È di natura sì malvagia et ria.

Questi ricordi classici attestano la coltura dello scrittore di questi

poemetti popolari. Anche il fatto di vedere nel passo citato dei

_Marmi_ del DONI ricordati insieme la _Sferza_ ed il _Sonaglio delle

Donne_ può servire ad avvalorare la nostra supposizione, che, cioè, i

due poemetti siano dovuti allo stesso scrittore. Diremo ora del metodo

da noi seguito nel curare la ristampa della _Sferza dei Villani_.

Abbiamo tenuto per base l'esemplare Casanatense, valendoci delle due

ristampe trivulziane per le correzioni più ovvie, ed aggiungendo

l'interpunzione e le altre particolarità grafiche dove ci parve

opportuno. Così pure abbiamo aggiunte alla _Sferza_ Casanatense le

ottave che si leggono nelle edizioni posteriori, perchè dall'esame di

esse ci parve indubitato che appartengono al medesimo autore; segneremo

tuttavia con un asterisco le ottave in più delle ultime edizioni. In

quanto al titolo, abbiamo adottato quello di _Sferza de' Villani_ sotto

il cui nome, come abbiamo visto, è sempre ricordata, essendo evidente

che il titolo primitivo di _Malitie de' Villani_ fu nelle ristampe

posteriori, che erano state sensibilmente aumentate, cambiato in quello

di _Sferza_, forse anche in questo caso per analogia con altri poemetti

satirici di quel tempo dello stesso nome.[299]

La Sferza dei Villani.

Saggio di ricerche sulla satira contro il villano · 第 34 / 140 题