LA SFERZA DEI VILLANI

Tra le numerose satire che nella seconda metà del secolo decimoquinto

furono composte contro i villani, spetta indubbiamente il primo posto

alla _Sferza contro i Villani_; essa deve aver goduto di una grande

popolarità, perchè sintetizza tutte le accuse che abbiamo visto

lanciate fino a questo tempo contro i contadini, e tra il numero

grandissimo di poemetti popolari che uscirono verso la fine di quel

secolo e il primo quarto del susseguente deve essere stato certamente

uno tra i più diffusi. Il Doni la ricorda nella _Libreria_[287], e

nei _Marmi_[288] fa dire a Tofano di Razzolina: «Io mi ricordo haver

letto anch'io nella _Sferza de' Villani_, o nel _Sonaglio delle donne_,

se ben ho memoria, che i Romani quando volevan dir villania a uno,

che si lasciasse menar per il naso dalla sua donna, dicevano: Colui

starebbe bene in Achaia.» La stampa più antica che noi conosciamo di

questo poemetto, posseduta dalla Biblioteca Casanatense di Roma[289],

differisce notevolmente dalle ristampe che di esso furono fatte nella

seconda metà del secolo decimosesto. In primo luogo porta un titolo

diverso, cioè _Malitie de' villani_; questo titolo probabilmente gli

venne per analogia dagli altri poemetti popolari satirici di quel

tempo da noi più addietro ricordati, cioè _Le Malitie delle Arti_, _Le

Malitie delle Donne_[290] ecc. che formarono la delizia e il repertorio

del popolino in quel tempo, e che, barbaramente raffazzonati,

continuano ad essere stampati anche ai giorni nostri. Inoltre si

differenzia dalle edizioni posteriori anche per il numero delle ottave

e per le silografie; crediamo opportuno descrivere le edizioni della

_Sferza_ che abbiamo avuto sottocchio, e quelle ricordate in Cataloghi

bibliografici.

I. — L'opuscolo della Casanatense che contiene le sopradette _Malitie

de' villani_ della fine del secolo XV si può ritenere, tra le edizioni

della _Sferza_ che ci sono pervenute, la più vicina all'originale,

se pure non è la prima. Nel primo foglio, dopo il titolo, vi è una

bella silografia che appartiene al periodo classico fiorentino[291]

rappresentante un pastore nudo, o per meglio dire, mal coperto da una

veste svolazzante, che sta seduto ai piedi di un albero, e suona il

violino, mentre dinanzi a lui scherzano nell'erba un cane e due pecore;

poi le tre prime ottave. Inc. _Per far una leggiadra mia vendetta_,

etc., fogli 4, doppia colonna, ottave 73, in-4º, car. got., senza

segnatura nè numero di pagina, s. l. e a., mm. 213 × 139; _tienti

quest'opra per un buon ricordo_ || _finisce la Malitia dei villani_.

II. — Biblioteca Trivulziana. Miscellanea storica, volume III, nº 13,

Scaffale 48.

_La Sferza dei Villani._ Poi una silografia rappresentante cinque

villani, uno dei quali viene frustato; indi le tre prime ottave. Inc.

_Per far una leggiadra mia vendetta_, ecc.; _e tienti questo per un

buon ricordo_ || _Il Fine_ | In-4º, car. rom., fogli 6, con segn.,

A, A₁, A₂, A₃, senza numero di pag., s. l. e a., 96 ottave, doppia

colonna, mm. 200 × 150.

Saggio di ricerche sulla satira contro il villano · 第 33 / 140 题