Il popolo gli muove incontro festosamente ed egli così incomincia la
sua predica:
VII. O popoli di razza acuta e fina,
Che di malizia agli otto gradi siete,
E vi puzzan le mani di rapina
. . . . . . . . . . . . .
Sebbene uomini siete da dozzina
In furberia però giudizio avete
VIII. Giove. . . . . . . . . .
Fece pien di creanza il Cortigiano
E senza discrizion fece il Villano,
. . . . . . . . . . . . .
IX. Ladron in atto, eretico in potenza
Macchinatore dell'altrui rovina,
Dietro al somaro poi senza pazienza,
Uomo da bosco, uccello di rapina,
Serpente antico di malizia tanta
Che scacciar non si può con l'acqua santa.
X. O contadini di bestial natura,
O rustica progenie maledetta
Che la cotica avete così dura
Che non la passerebbe una saetta,
Il vizio vi accompagna in sepoltura
Nè mai avete la coscienza netta,
Col callo ai piedi, e mani pur callose
Con unghie adunche sì, ma non pelose.
XIII. Tristi furfanti, villanacci indegni
Di magagne ripieni, e d'ogni errore,
E sarà ver, che ceda ai fieri sdegni
Fin Satanasso al rustico furore?
ed i villani, dice il poeta, compunti dalle veraci parole del
Missionario che aveva con tanta acutezza enumerato tutti i loro vizi,
si inducono a far una confessione generale di tutti i loro peccati.
. . . . . . . . . . . . . . .
Insomma nel paese de' villani
Vomitato per tutto apertamente
Della coda fu visto, e delle mani
Tutto il velen del rustico serpente.
e il Missionario assolve e benedice tutti, e parte poi alla volta
della montagna per proseguire l'opera sua redentrice; e arrivato tra i
pastori, li saluta con queste poco lusinghiere parole:
XXXVIII. O Tartari nostrali imbastarditi,
Furbi di sette cotte, e gente alpina,
Zingari di montagna, e degli Sciti
Razza peggior assai, ladra, assassina...[73]
e rimprovera loro di esercitar la prodezza soltanto nelle aggressioni e
nella rapina.
Al Moneti appartiene pure un altro satirico componimento contro i
villani, noto sotto il titolo di _Testamento e Ricordi lasciati dal
gran Villano di Garfagnana ad un suo Figliuolo prima di morire_[74],
nel quale le invettive sono poste in bocca allo stesso Villano, che
viene enumerando tutti i vizi della popolazione rustica, come già
abbiamo visto nell'_Alfabeto pavano_; questa operetta del bizzarro
Cortonese appartiene alla classe dei testamenti burleschi tanto comuni
nella letteratura popolare[75], e certamente dovette avere una grande
diffusione tra il popolo, perchè la troviamo fedelmente riprodotta nel
primo ventennio del nostro secolo nel libro del Placucci sugli _Usi e
pregiudizi de' Contadini della Romagna_. E che il Placucci avesse sotto
gli occhi nello scrivere il «Testamento del Contadino» la satira del
Moneti, appare evidentemente dal confronto dei due testamenti burleschi
che noi brevemente verremo facendo: