Risposta de' Contadini [fol. 3 r.]

Noi siamo poveri Contadini,

Abitiamo fuora in confini,

Stavamo fuora a zappare,

Si ci dovessimo biasimare,

E veniamo per riparo,

E per questo noi vendiamo caro.

Ascoltate la ragione,

Ci havereste compassione,

Da che viene che siamo maltrattati.

Siamo da tutti discacciati,

Verso di noi si dimostra avaro,

E per questo vendiamo caro.

Si volemo torre il podere,

Ascolta, questo si è il dovere:

Le galline, et li capponi

Vogliono li Cittadini di ragione,

Di pollastri più d'un paro,

E per questo noi vendiamo caro.

E però loro si fanno tanti atti

Mille intrichi et mille fatti;

Chi non prova non lo sane,

E ci voglionvi le securtane,

E lo scritto del Notaro.

E per questo noi vendiamo caro.

L'anno al tempo delli frutti,

Li patroni li voglion tutti

Si son fichi, over poponi

Tutti li voglion che sian buoni,

E ci fanno il patto chiaro;

E per questo noi vendiamo caro.

L'anno al tempo della sementa,

Il contadino sempre mai stenta,

Voi sapete che è per usanza,

Se ci danno il grano in prestanza,

Si rincarca per l'ordinaro.

E per questo noi vendiamo caro.

Han costoro per natura,

Sempre far trista misura,

Hanno pigliato certa maniera

Quando adoprando la rasiera,

Ci vorrian votar lo staro;

E per questo noi vendiamo caro.

Se provasser come noi

Tutto il giorno arar con buoi,

E stentare tutto l'anno,

E sudare con affanno,

E lor dormir sopra al solaro!

E per questo noi vendiamo caro[20].

L'anno al tempo della state,

Dal patron siamo aspettati

In su l'aia più d'una volta:

E' ci toglion tutta la ricolta

E ci votano il granaro,

E per questo noi vendiamo caro.

Se vendiamo una cipolla,

Tutti in piazza ci fan la folla

E ci vogliono metter la mano.

E ci bravan da can villano

O pensate che duolo amaro!

E per questo noi vendiamo caro.

. . . . . . . . . . . . . . .

L'anno al tempo de' meloni

O cocomeri, et citriuoli

Ci vorriano il sacco pieno,

Ogni cosa per un quattrino,

E la fune, con il somaro,

E per questo noi vendiamo caro.

E se noi gimo a zappare

L'anno ad opra, e a svangare,

Ci danno a ber dell'acquarello,

Mal trattato il poverello

Con un fiero e puzzo amaro,

E per questo noi vendiamo caro.

. . . . . . . . . . . . . . .

Contadini hor che faremo

Poi che ognun ci ha posto il freno

Cittadini et artigiani,

Che ci trattan come cani,

E ci fanno poi meschini,

E dicon: «dagli, dagli a' Contadini!»

Abbiamo detto che questi contrasti, che riflettono l'eterna lotta tra

il capitale e la mano d'opera[21] nelle relazioni tra il padrone ed il

colono, continuano a vivere tra il popolo e vengono per lui stampati

nella letteratura popolare. Così nel «Contrasto fra un Fiorentino ed

un Contadino»[22] continuiamo a vedere espresso chiaramente l'odio del

cittadino contro i villani che s'inurbano:

. . . . . . . . . . . . . . . .

— Villan f..., contadino, bada,

Se avrò d'accordo gli altri fiorentini,

Mi metterò alla porta con la spada,

E proibirò l'ingresso ai contadini.

Segno che voglia e vada come vada,

Sian di piano, di monti o di appennini,

Sian di collina, della costa o valle,

Gli destino i suoi campi, prati e stalle.

— Quando avrem pien barili, sacchi e balle

D'ogni raccolta che tanto a noi preme,

E quelle pesche colorite, gialle,

D'ogni genere frutta ed ogni seme,

Quei prosciutti, salami e quelle spalle,

Tra noi villani mangeremo insieme

Tacchi, piccioni, galletti e pollastre,

E te in Firenze mangerai le lastre[23].

Malgrado la forma moderna a cui i cantastorie hanno avvicinato questi

contrasti, non è difficile scorgervi un raffazzonamento di quelle

poesie satiriche popolari contro i villani che abbiamo vedute originate

dalle cause economiche che avevano inasprito, dopo l'abolizione della

servitù della gleba, l'attrito tra la popolazione cittadina e quella

della campagna. Accenni manifesti a questo conflitto d'interessi

avremo spesso occasione di incontrare nella drammatica popolare senese

dei Rozzi e nelle novelle «cittadine»; ma per ora ci basta di aver

brevemente accennato alle cause che possono aver generato questo

antagonismo, nel quale noi persistiamo a vedere l'origine principale

della satira contro il villano nella letteratura popolare. Si è da

alcuni tentato di dimostrare che si potrebbe trovare una causa di

questa copiosa satira contro i villani, nella loro condizione florida

che avrebbe spesso trasmodato in un orgoglio insolente e in un lusso

non proporzionato al loro stato[24]. In quanto al lusso nel vestire da

parte dei villani nel medio-evo, non è raro di trovare, specialmente in

Francia[25], degli accenni a questa tendenza, e in Germania troviamo

persino delle leggi suntuarie contro di essi; ma probabilmente ciò

si deve all'esteso significato che la parola «villano»[26] aveva nel

medio-evo, e d'altra parte abbiamo troppe testimonianze della triste

condizione delle classi rurali in quell'epoca, per poter credere

avveratosi uno stato tanto anormale di cose. Alle affermazioni di

coloro che decantano il medio evo come l'epoca più felice per i

lavoratori del suolo, noi potremmo opporre un numero grandissimo

di documenti di quell'epoca, se non temessimo di uscire dal campo

prefissoci in questo studio[27]. Abbiamo più addietro accennato

alla condizione degli abitanti della campagna sotto la repubblica

fiorentina, perchè ivi più specialmente si potevano rilevare, per

lo sviluppo straordinario che erasi dato alle industrie della lana

e della seta, le cause particolari che possono aver originato un

conflitto d'interessi fra la popolazione della campagna e quella

della città; e abbiamo detto anche come questa condizione poco florida

abbia sempre più peggiorato sotto il governo Mediceo, il quale ebbe

cura di conservare premurosamente tutte le misure prese dal governo

popolare della repubblica per impedire l'inurbarsi dei contadini.

Ma non solamente la condizione della classe rurale fiorentina era

ben poco florida, ma anche quella dei contadini di tutte le altre

parti d'Italia. Le frequenti guerre che le città intraprendevano per

aumentare il proprio territorio o per combattere il minaccioso crescere

di una potente vicina, avevano per risultato di guastare e di impedire

la coltivazione dei campi[28], ed i poveri contadini, spingendo dolenti

il bestiame verso la città per sottrarsi all'onda devastatrice degli

invasori, cadevano spesso nelle mani dei nemici che li mandavano a

morte[29]; e quando la città, stremata dall'assedio, non aveva più

vettovaglie per nutrirsi, scacciava i contadini, rifugiatisi entro

le mura al principiare delle ostilità, come bocche inutili[30], ed

essi, uscendo dalla città, andavano soggetti alle rappresaglie degli

assedianti[31]. Di una ben triste eloquenza sono poi i lamenti dei

villani che incontriamo assai spesso nella poesia popolare del secolo

decimoquinto e del decimosesto[32], che sono detti «cose ridiculose

et bellissime»; persino nelle poesie satiriche contro i villani,

molte volte lo scherno muore sulle labbra degli anonimi ed oscuri

rimatori, che si sentono trascinati a compiangere la miseria dei

poveri contadini, trattati peggio delle bestie dalla gente d'armi. Così

nell'_Alphabeto delli Villani_[33] del secolo decimosesto, i contadini

lamentano con triste rassegnazione la loro infelice condizione:

Martori sem con duogia e con gran pianto

. . . . . . . . . . . . . .

Non so come a possom me sofrir tanto

Nassem tutti a sto mondo per stentare

L'è sì desgratià sta nostra ragia

Che d'ogni banda se sentom pelare.

. . . . . . . . . . . . . .

Sarem sempre de quigi che è al fondo

Martori semo e martori sarom.

A sem pruoprio la schiuma de sto mondo.

Anche in una Raccolta di poesie popolari milanesi della Biblioteca

Ambrosiana[34] troviamo dei lamenti di contadini per le sevizie

dei soldati verso gli oppressi; ricorderemo la: «_Lamentatione |

che fanno | Beltram da Gasian | Et Bausion da Gorgonzola | sopra

li presenti tempi calamitosi et Racconta | no le Allegrezze, che si

fanno in Milano per la | felice nascita del presente Principe di |

Spagna che Dio mantenga_» (nº 4 della Raccolta; dopo il titolo vi è

una rozza silografia rappresentante un villano che vaglia, poi: _In

Milano, 1630_). I due villani narrano gli orrori della guerra e i

maltrattamenti che loro usano i soldati.

BAUSION. Se costor fussen pagan

No poraven fa de pesij.

BALTRAM. Quant tosan àn pers l'onor

Per i man desti soldà.

_Allegrezza | fatta da Beltramo da Gagiano | Sopra la Bondanza... Cosa

piacevole et da ridere in lingua rustica_. Milano, Malatesta, senza

data; poi una silografia rappresentante due villani che ballano (n. 7

nella Raccolta).

A nun alter pover vilan

A la nog po' a i ne dan

Sciavatà su per ol cò...

_Il Lamento | del | Contadino | sopra diverse Arti. | Molto

ridiculoso et piacevole, novamente posto in luce_; poi una silografia

rappresentante un villano che guarda le pecore. _In Milano per Pandolfo

Malatesta_: da una nota manoscritta è creduto dell'anno 1625 (n. 8

della Raccolta). Questo Lamento appartiene a quel ciclo caratteristico

di poesie popolari, di cui avremo più oltre occasione di parlare,

che contengono una specie di rivista satirica delle varie classi

sociali e delle varie professioni. Qui il Villano, dopo di aver fatta

l'enumerazione dei difetti della classe dei contadini, lamenta lo stato

compassionevole in cui i soldati li hanno ridotti:

«Guardè un po' che compassion

«Quant em ven sta gent a cà,

«Chai me fan sò di tremà

«Fin intro i pè della lechiera

. . . . . . . . . . . . .

«Fam roba tutt'ol beschiam

«E se vo' po' a lamentam,

«Tas ignò vilan poltron!»[35]

Questi accenni alla misera condizione dei villani in queste poesie

popolari di un'epoca relativamente recente, dimostrano che la

loro sorte, poco invidiabile durante il medio evo, ha continuato a

mantenersi tale anche nei secoli successivi, e, purtroppo, anche ai

giorni nostri, e che ben poco fondamento ha l'ipotesi, a cui abbiamo

più addietro accennato, che vorrebbe originata la satira contro il

villano dal suo prospero stato. Nè molto più felici dovettero essere

le condizioni dei villani nella Francia e nella Germania durante il

medio-evo, e ce lo prova il numero grandissimo di strazianti lamenti,

in parte serî e in parte satirici, nei quali ci fu conservato un ben

triste quadro della miseria delle classi rurali in quell'epoca. Basterà

che ricordiamo per la Francia il disperato lamento del contadino,

di cui si fa eco Alain Chartier nel _Quadrilogue_[36], dove il

terzo stato fa una straziante descrizione delle proprie afflizioni,

ed accusa il clero e la nobiltà di aver rovinata ed immiserita la

patria. Al medesimo autore è attribuita pure quella _Complainte du

pauvre commun et de pauvres laboureurs de France_[37] che troviamo

tanto spesso ricordata, e che è una non meno eloquente pittura del

misero stato delle classi rurali in Francia nel secolo decimoquinto.

Una fosca luce poi gettano sul medio-evo le frequenti e terribili

rivolte dei villani[38], che, spinti dalla disperazione, rialzano

ferocemente il volto macilento e si slanciano con furore selvaggio

sui loro oppressori, vendicando in un sol giorno i soprusi sofferti in

una lunga sequela d'anni; in Francia esse furono assai più sanguinose

che altrove, perchè la reazione suole essere tanto più feroce, quanto

più grande è stata l'oppressione. Ricorderemo tra tutte quella che ha

superato le altre per violenza e per estensione, la famosa «Jacquerie»

del secolo decimoquarto, così detta dal nome di _Jacques Bonhomme_

con cui per disprezzo era chiamato in Francia il villano dalla gente

d'armi. Ma anche questa, come tutte le altre sollevazioni dei villani,

fu soffocata tosto nel sangue dei ribelli, e di essa non rimase che il

noto lamento:

Cessez, cessez, gens d'armes et piétons

De piller et de manger le bonhomme

Qui de longtemps Jacques Bonhomme

Se nomme[39].

Per la Germania le condizioni delle popolazioni rurali durante il

medio evo furono estesamente illustrate da una bella raccolta di

poesie popolari tedesche, pubblicata recentemente dal Bolte[40], tra le

quali particolarmente interessanti sono i lamenti dei villani e i loro

contrasti coi soldati; da una copiosa bibliografia di canti che egli ha

fatto seguire alla sua raccolta, appare evidentemente quanto il tipo

del villano abbia fornito anche alla poesia popolare tedesca continua

materia di riso e di commiserazione.

Saggio di ricerche sulla satira contro il villano · 第 14 / 140 题