Il famoso _baquet_ di Mesmer era una tinozza come lo dice il nome, ossia
un mastello alto poco più di mezzo metro fatto di legno di quercia. Nel
fondo vi erano dei buchi che comunicavano con una cassa sottostante,
come se la tinozza avesse un doppio fondo. Da questi buchi uscivano
delle spranghe di ferro piegate ad angolo retto in modo che potevano
girare.
I malati si mettevano attorno a questo mastello in parecchi ordini, e
ciascuno teneva la spranga di ferro rivolta verso la parte malata. Una
corda era tirata intorno al corpo degli astanti per riunirli. Qualche
volta si faceva una seconda catena colle braccia e per stringersi meglio
si stendevano le mani l'uno all'altro afferrandosi reciprocamente il
pollice e l'indice.
Un pianoforte messo in un angolo della sala suonava, e spesso
accompagnava il canto di una voce melodiosa.
Mesmer aveva parecchi medici che lo aiutavano, perchè quando la sala era
affollata non bastava da solo.
Questi, dice la cronaca, erano scelti da Mesmer tra i più giovani e i
più belli dei suoi discepoli. Gli ammalati erano già disposti in circolo
intorno al _baquet_, quando cominciava la seduta di magnetismo. Mesmer
si presentava nella sala vestito di seta color lilla. I medici tenevano
in mano una bacchetta di ferro, e toccavano gli ammalati sulla faccia
dietro la testa e sulla parte malata. Facevano dei cenni e talora
palpavano colle dita. La cosa più importante, diceva Mesmer, era di
saper dirigere bene i poli magnetici; senza di ciò non potevasi ottenere
alcun effetto.
Quando l'azione della bacchetta di ferro e il contatto colle dita e i
passi magnetici non bastavano, si aggiungeva l'effetto psichico di uno
sguardo intenso, e colle mani si premeva dolcemente l'addome. Se questo
non bastava a provocare una crisi, Mesmer prendeva un contegno assai più
intimo ed energico. Si sedeva davanti alla malata e stringeva le gambe e
i ginocchi della paziente tra le sue gambe e le sue ginocchia, le
applicava le mani sul basso ventre e quanto più era possibile nella
direzione dell'ovaia, e scorreva palpando sulle parti più sensibili del
corpo, mentre gli occhi ardentemente fissi in quelli della malata
andavano avvicinandosi fino a che le bocche quasi si toccavano.