_Prolago._
Perocchè anticamente gl’infedeli e i pagani e le barbare nazioni,
compiacendosi alla reverenza delle virtù morali, i cominciamenti della
guerra alle ragioni della giustizia congiugneano, non senza debita
ammirazione ne’ nostri tempi, ne’ quali i cristiani, non solamente
dalle morali, ma dalle virtù divine ammaestrati nella perfetta fede
di Cristo nostro redentore, molti trapassano con disordinato appetito
la via eguale della vera giustizia, e seguitando la sfrenata volontà
della tirannesca ambizione, non colle debite ragioni, ma con perverse
cagioni, con subiti e sprovveduti assalti gli sprovveduti popoli
assaliscono, le città e le terre, confidandosi nella loro quiete, per
furti, per tradimenti, e per inganni rapiscono, sforzandosi con ogni
generazione d’inganni quelle soggiogare, e sottomettere al giogo della
loro tirannia; e non meno la cristianità, che le infedeli nazioni,
di queste malizie e inganni spesso si conturba. E avvegnachè queste
cose senza vergogna de’ laici secolari raccontare non si possono, ne’
cherici, e massimamente ne’ prelati, i quali, invece di Cristo fatti
spirituali pastori della sua greggia, diventando rapaci lupi, nelle
predette cose sono con ogni abominazione da detestare. E però venendo
al cominciamento del secondo libro del nostro trattato, diverse e
varie cagioni di questa materia prima ci s’apparecchiano, vinti da
onesta necessità, la verità del fatto, con seguire nostra materia,
racconteremo.