_Come il re e la reina Giovanna entrarono in Napoli a gran festa._
I baroni ch’erano accolti a Napoli, aspettando la venuta del re e
della reina con la loro cavalleria, de’ quali erano caporali quegli
di san Severino, e della casa del Balzo, l’ammiraglio conte di
Montescheggioso, quelli dello Stendardo, il conte di Santo Agnolo,
que’ della casa della Raonessa, e di Catanzano, e molti altri. I quali
forniti di molti cavalli e di ricchi arredi e di nobili robe e arnesi,
con loro scudieri vestiti d’assise, e’ gentili uomini di Napoli con
loro proprio, apparecchiati pomposamente a cavallo e a piè con molta
festa si misono ad andare al Carmino per conducere il re e la reina
in Napoli con molta allegrezza; e da parte i Fiorentini e Sanesi e
Lucchesi mercatanti che allora erano in Napoli, e Genovesi e Provenzali
e altri forestieri, catuna gente per se, vestiti di ricche robe di
velluti e di drappi di seta e di lana, con molti stormenti d’ogni
ragione, sforzando la dissimulata festa, andarono incontro al re e
alla reina. E giunti a loro, e fatta catuna compagnia la riverenza,
apparecchiati nobilissimi destrieri, montati a cavallo, addestrati
da’ baroni, sotto ricchi palii d’oro e di seta con molte compagnie
d’armeggiatori innanzi, in prima il re, a cui andava in fronte il duca
Guernieri co’ suoi Tedeschi, smovendo il popolo, e dicendo: gridate
viva il signore: e così gridando, fu la parola da molti notata, perchè
era a loro nuovo titolo, non dicendosi viva il re, e con ragione dire
non lo potevano a quella stagione. E con questa festa il condussono
a Napoli; e perchè l’abitazioni reali erano tutte nella forza de’
nemici, il collocarono ad Arco, sopra Capovana, nelle case che furono
di messere Aiutorio. E appresso di lui con somigliante festa vi
condussono la reina. La gente, benchè sforzata si fosse di fare festa,
pure s’avvedea per le molte città e castella che il re d’Ungheria avea
nel Regno, e per la buona gente che v’era alla guardia, che questa
tornata del re Luigi e della reina Giovanna era piuttosto aspetto di
guerra e di grande spesa, e sconcio del paese e della mercanzia e de’
forestieri, che cominciamento di riposo, come poi n’avvenne.