CAP. XX.

_Come il re e la reina Giovanna entrarono in Napoli a gran festa._

I baroni ch’erano accolti a Napoli, aspettando la venuta del re e

della reina con la loro cavalleria, de’ quali erano caporali quegli

di san Severino, e della casa del Balzo, l’ammiraglio conte di

Montescheggioso, quelli dello Stendardo, il conte di Santo Agnolo,

que’ della casa della Raonessa, e di Catanzano, e molti altri. I quali

forniti di molti cavalli e di ricchi arredi e di nobili robe e arnesi,

con loro scudieri vestiti d’assise, e’ gentili uomini di Napoli con

loro proprio, apparecchiati pomposamente a cavallo e a piè con molta

festa si misono ad andare al Carmino per conducere il re e la reina

in Napoli con molta allegrezza; e da parte i Fiorentini e Sanesi e

Lucchesi mercatanti che allora erano in Napoli, e Genovesi e Provenzali

e altri forestieri, catuna gente per se, vestiti di ricche robe di

velluti e di drappi di seta e di lana, con molti stormenti d’ogni

ragione, sforzando la dissimulata festa, andarono incontro al re e

alla reina. E giunti a loro, e fatta catuna compagnia la riverenza,

apparecchiati nobilissimi destrieri, montati a cavallo, addestrati

da’ baroni, sotto ricchi palii d’oro e di seta con molte compagnie

d’armeggiatori innanzi, in prima il re, a cui andava in fronte il duca

Guernieri co’ suoi Tedeschi, smovendo il popolo, e dicendo: gridate

viva il signore: e così gridando, fu la parola da molti notata, perchè

era a loro nuovo titolo, non dicendosi viva il re, e con ragione dire

non lo potevano a quella stagione. E con questa festa il condussono

a Napoli; e perchè l’abitazioni reali erano tutte nella forza de’

nemici, il collocarono ad Arco, sopra Capovana, nelle case che furono

di messere Aiutorio. E appresso di lui con somigliante festa vi

condussono la reina. La gente, benchè sforzata si fosse di fare festa,

pure s’avvedea per le molte città e castella che il re d’Ungheria avea

nel Regno, e per la buona gente che v’era alla guardia, che questa

tornata del re Luigi e della reina Giovanna era piuttosto aspetto di

guerra e di grande spesa, e sconcio del paese e della mercanzia e de’

forestieri, che cominciamento di riposo, come poi n’avvenne.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 27 / 190 题