_Come messer Luigi si fe’ titolare re al papa, e mandò nel Regno._
Messer Luigi trovandosi in corte di papa marito della regina Giovanna,
e non re, gli parve, avendo diliberato di tornare nel Regno, che li
fosse di necessità avere titolo di re: acciocchè avendo a governare
colla reina le cose del reame, e a fare lettere da sua parte e della
reina, il titolo non disformasse, perocchè ancora la santa Chiesa
non avea diliberato di farlo re di Cicilia, si fece titolare il re
Luigi d’altro reame, il quale non avea, nè era per poter avere. E
d’allora innanzi cominciarono a scrivere le lettere intitolandole in
questo modo: _Ludovicus et Ioanna Dei gratia rex et regina Hierusalem
et Ciciliae_. E d’allora innanzi M. Luigi fu chiamato re. Il detto
re Luigi e la reina Giovanna avendo il conforto del ritornare nel
Regno, come detto è, senza soggiorno procacciarono di ciò fare. E
trovandosi poveri di moneta, richiesono d’aiuto il papa e i cardinali,
il quale non impetrarono. Allora per necessità venderono alla Chiesa
la giurisdizione che la reina avea nella città di Vignone per fiorini
trentamila d’oro. E nondimeno richiesono baroni, e comunanze, e
prelati, limosinando d’ogni parte per lo stretto bisogno. E con
molta fatica feciono armare dieci galee di Genovesi, e pagaronle
per quattro mesi. E in questo mezzo il re Luigi mandò innanzi a
se nel Regno M. Niccola Acciaiuoli di Firenze suo balio con pieno
mandato, il quale trovando la materia disposta al proponimento del suo
signore, incontanente condusse il doge Guernieri, ch’era in Campagna
con milledugento barbute di Tedeschi, ch’erano in sua compagnia. E
ordinato le cose prestamente, mandò sollecitando il re e la reina che
senza indugio venissono a Napoli con le loro galee: che essendo nel
Regno le loro persone, con l’aiuto di Dio e de’ baroni del Regno, che
desideravano la loro tornata, e de’ Napolitani, e del doge Guernieri,
cui egli avea condotto con buone masnade, e con le sue galee e’
sarebbono a queto signori del Regno, e non conoscea che la gente del
re d’Ungheria a questo potesse riparare, sicchè in brieve al tutto
sarebbono signori.