CAP. IX.

_Raggiugnimento di principii che furono cagione di grandi novitadi nel

Regno._

Avvegnachè nella cronica del nostro anticessore sia trattato della

novità sopravvenuta nel regno di Cicilia e di qua dal faro, insino

al tempo vicino alla nominata mortalità, nondimeno la nostra materia

richiede (acciocchè meglio s’intendano le cose che nel nostro tempo poi

seguiranno) che qui s’accolgano alquanti principii che furono materia e

cagioni di gravi movimenti. Il re Ruberto rimorso da buona coscienza,

avendo con Carlo Umberto di suo lignaggio re d’Ungheria trattato la

restituzione del suo reame dopo la sua morte a’ figliuoli del detto

Carlo, nipoti di Carlo Martello primogenito di Carlo secondo, a cui

di ragione succedea il detto reame di Cicilia, e fermata la detta

restituzione con promissione di matrimonio, sotto certe condizioni de’

figliuoli del detto Carlo Umberto, e delle due figliuole di M. Carlo

duca di Calavra, figliuolo che fu del detto re Ruberto. E avendo già

accresciuto appresso di se il re Ruberto Andreasso figliuolo di Carlo

Umberto, e fattolo duca di Calavra, a cui si dovea dare per moglie

Giovanna primagenita del detto Carlo, nipote del re Ruberto, acciocchè

fosse successore del reame dopo la sua morte; e la detta Giovanna

reina, con condizioni ordinate per li casi che avvenire poteano,

che l’una succedesse all’altra in caso di mancamento di figliuoli,

acciocchè la successione del Regno non uscisse delle nipoti. Vedendosi

appressare alla morte, tanto fu stretto dallo amore della propria

carne, ch’egli commise errori i quali furono cagione di molti mali.

Perocchè innanzi la sua morte fece consumare il matrimonio del detto

duca Andreasso alla detta Giovanna sua nipote, e lei intolò reina. E

a tutti i baroni, reali, e feudatari e uficiali del Regno fece fare

il saramento alla detta reina Giovanna, lasciando per testamento, che

quando Andreasso duca di Calavra, e marito della detta reina Giovanna,

fosse in età di ventidue anni, dovesse essere coronato re del suo reame

di Cicilia. Onde avvenne che ’l senno di cotanto principe accecato

del proprio amore della carne, morendo lasciò la giovane reina ricca

di grande tesoro, e governatora del suo reame, e povera di maturo

consiglio, e maestra e donna del suo barone, il quale come marito dovea

essere suo signore. E così verificando la parola di Salomone, il quale

disse, se la moglie avrà il principato, diventerà contraria al suo

marito. La detta Giovanna vedendosi nel dominio, avendo giovanile e

vano consiglio, rendeva poco onore al suo marito, e reggeva e governava

tutto il Regno con più lasciva e vana che virtudiosa larghezza: e

l’amore matrimoniale per l’ambizione della signoria, e per inzigamento

di perversi e malvagi consigli, non conseguiva le sue ragioni, ma

piuttosto declinava nell’altra parte. E però si disse che per fattura

malefica la reina parea strana dall’amore del suo marito. Per la qual

cagione de’ reali e assai giovani baroni presono sozza baldanza, e poco

onoravano colui che attendevano per loro signore. Onde l’animo nobile

del giovane, vedendosi offendere, e tenere a vile a’ suoi sudditi,

lievemente prendeva sdegni. E moltiplicando le ingiurie per diversi

modi, dalla parte della sua donna e de’ suoi baroni, per giovanile

incostanza, alcuna volta con la reina, alcuna volta con i baroni usò

parole di minacce, per le quali, coll’altra materia che qui abbiamo

detta, appressandosi il tempo della sua coronazione, s’avacciò la

crudele e violente sua morte. Onde avvenne, che per fare la vendetta

Lodovico re d’Ungheria, fratello anzinato del detto Andreasso, con

forte braccio venne nel Regno non contastato da niuno de’ reali, o

da altro barone, se non solo da M. Luigi di Taranto, il quale dopo la

morte del duca Andreasso, per operazione della imperadrice sua madre,

di M. Niccola Acciaiuoli di Firenze suo balio, avea tolta la detta

reina Giovanna per sua moglie. E innanzi la dispensagione, ch’era sua

nipote in terzo grado, temendo il giovane d’entrare nella camera alla

reina, confortatolo, e presolo per lo braccio dal detto suo balio,

in segreto sposò la detta donna: e in palese fu dispensato il detto

matrimonio da santa Chiesa. Il quale M. Luigi si mise a contastare

alcuno tempo alla gente del detto re d’Ungheria, venuta innanzi che

la persona del detto re. Ma sopravvenendo il re, la reina Giovanna

in prima, e appresso M. Luigi, con certe galee in fretta, e male

provveduti fuori che dello scampo delle persone, fuggirono in Toscana,

e poi passarono in Proenza.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 16 / 190 题