_Raggiugnimento di principii che furono cagione di grandi novitadi nel
Regno._
Avvegnachè nella cronica del nostro anticessore sia trattato della
novità sopravvenuta nel regno di Cicilia e di qua dal faro, insino
al tempo vicino alla nominata mortalità, nondimeno la nostra materia
richiede (acciocchè meglio s’intendano le cose che nel nostro tempo poi
seguiranno) che qui s’accolgano alquanti principii che furono materia e
cagioni di gravi movimenti. Il re Ruberto rimorso da buona coscienza,
avendo con Carlo Umberto di suo lignaggio re d’Ungheria trattato la
restituzione del suo reame dopo la sua morte a’ figliuoli del detto
Carlo, nipoti di Carlo Martello primogenito di Carlo secondo, a cui
di ragione succedea il detto reame di Cicilia, e fermata la detta
restituzione con promissione di matrimonio, sotto certe condizioni de’
figliuoli del detto Carlo Umberto, e delle due figliuole di M. Carlo
duca di Calavra, figliuolo che fu del detto re Ruberto. E avendo già
accresciuto appresso di se il re Ruberto Andreasso figliuolo di Carlo
Umberto, e fattolo duca di Calavra, a cui si dovea dare per moglie
Giovanna primagenita del detto Carlo, nipote del re Ruberto, acciocchè
fosse successore del reame dopo la sua morte; e la detta Giovanna
reina, con condizioni ordinate per li casi che avvenire poteano,
che l’una succedesse all’altra in caso di mancamento di figliuoli,
acciocchè la successione del Regno non uscisse delle nipoti. Vedendosi
appressare alla morte, tanto fu stretto dallo amore della propria
carne, ch’egli commise errori i quali furono cagione di molti mali.
Perocchè innanzi la sua morte fece consumare il matrimonio del detto
duca Andreasso alla detta Giovanna sua nipote, e lei intolò reina. E
a tutti i baroni, reali, e feudatari e uficiali del Regno fece fare
il saramento alla detta reina Giovanna, lasciando per testamento, che
quando Andreasso duca di Calavra, e marito della detta reina Giovanna,
fosse in età di ventidue anni, dovesse essere coronato re del suo reame
di Cicilia. Onde avvenne che ’l senno di cotanto principe accecato
del proprio amore della carne, morendo lasciò la giovane reina ricca
di grande tesoro, e governatora del suo reame, e povera di maturo
consiglio, e maestra e donna del suo barone, il quale come marito dovea
essere suo signore. E così verificando la parola di Salomone, il quale
disse, se la moglie avrà il principato, diventerà contraria al suo
marito. La detta Giovanna vedendosi nel dominio, avendo giovanile e
vano consiglio, rendeva poco onore al suo marito, e reggeva e governava
tutto il Regno con più lasciva e vana che virtudiosa larghezza: e
l’amore matrimoniale per l’ambizione della signoria, e per inzigamento
di perversi e malvagi consigli, non conseguiva le sue ragioni, ma
piuttosto declinava nell’altra parte. E però si disse che per fattura
malefica la reina parea strana dall’amore del suo marito. Per la qual
cagione de’ reali e assai giovani baroni presono sozza baldanza, e poco
onoravano colui che attendevano per loro signore. Onde l’animo nobile
del giovane, vedendosi offendere, e tenere a vile a’ suoi sudditi,
lievemente prendeva sdegni. E moltiplicando le ingiurie per diversi
modi, dalla parte della sua donna e de’ suoi baroni, per giovanile
incostanza, alcuna volta con la reina, alcuna volta con i baroni usò
parole di minacce, per le quali, coll’altra materia che qui abbiamo
detta, appressandosi il tempo della sua coronazione, s’avacciò la
crudele e violente sua morte. Onde avvenne, che per fare la vendetta
Lodovico re d’Ungheria, fratello anzinato del detto Andreasso, con
forte braccio venne nel Regno non contastato da niuno de’ reali, o
da altro barone, se non solo da M. Luigi di Taranto, il quale dopo la
morte del duca Andreasso, per operazione della imperadrice sua madre,
di M. Niccola Acciaiuoli di Firenze suo balio, avea tolta la detta
reina Giovanna per sua moglie. E innanzi la dispensagione, ch’era sua
nipote in terzo grado, temendo il giovane d’entrare nella camera alla
reina, confortatolo, e presolo per lo braccio dal detto suo balio,
in segreto sposò la detta donna: e in palese fu dispensato il detto
matrimonio da santa Chiesa. Il quale M. Luigi si mise a contastare
alcuno tempo alla gente del detto re d’Ungheria, venuta innanzi che
la persona del detto re. Ma sopravvenendo il re, la reina Giovanna
in prima, e appresso M. Luigi, con certe galee in fretta, e male
provveduti fuori che dello scampo delle persone, fuggirono in Toscana,
e poi passarono in Proenza.