Per la gentil Coronide,
Per quella Dafne sovr’ogni altra amata
De la cui spoglia verde il capo hai cinto,
Poni lo sdegno orribile,
Frena la furia de la destra irata:
Pensa, o signor di Delfo, almo Sminteo,
Che se enorme è la colpa, un solo è il reo.
«Un solo ha fatto ai numi vostri insulto,
Spinto da l’atre Eumenidi,
Egli è il solo fra noi che non vi adora:
Non obbliar per lui degli altri il culto;
Vedi l’are che fumano,
Vedi il popolo pio che a voi le infiora;
Ascolta i preghi, odi l’umil saluto
Che il Cordusio ti manda e il Bottonuto.
«Tutto è pieno di voi. Qual rio cultore
Non invocata Cerere
I semi affida a l’immortal Tellure?
A dubbia impresa chi rivolge il core
Se a la cortina delfica
Il vel non tenta de le sorti oscure?
Qual è il nocchier che sciolga al vento i lini
Pria di far sacrificio a’ Dei marini?
«Voi, se Fortuna a noi concede il crine
O volge il calvo, amabile
E perenne argomento ai canti nostri!
Così le greche genti e le latine
Voi regnator cantavano
E degli olimpj e dei tartarei chiostri;
E noi, che siam credenti al par di loro,
Non sacreremo a voi le cetre d’oro?
«Sommo Tonante, occhi-bendato arciero,
De la donzella sicula
Buon rapitor, che regno hai sopra l’ombre;
Tu che dal suolo uscir festi il destriero;
Giunon, Gradivo, e Venere;
Tu che il virgineo crin d’ulivo adombre:
Io per me mi protesto, o Numi santi,
Umilissimo servo a tutti quanti.
«Fa luogo, o biondo Nume, al mio riclamo;
Non render risponsabile
Per un sol che peccò tutto un paese;
Lascia tranquilli noi, che rei non siamo;
E le misure energiche
Sol contra l’empio schernitor sien prese».
Tacqui, e mi avvidi al suo placato aspetto
Che il biondo Dio gustava il mio progetto.
Lo stral ripose nel turcasso, e disse:
«Poi che quest’empio attentasi
Esercitar le nostre arti canore,
Queste orribili pene a lui sien fisse:
Lunge dai poggi aonii
Sempre dimori, e da le nove Suore;
Non abbia di castalia onda ristauro;
Nè mai gli tocchi il crin fronda di lauro.
«Salir non possa il corridor che vola,
Non poggi mai per l’etera,
Rada il basso terren del vostro mondo;
Non spiri aura di Pindo in sua parola:
Tutto ei deggia da l’intimo
Suo petto trarre e dal pensier profondo;
E sia costretto lasciar sempre in pace
L’ingorda Libitina e il Veglio edace.
«E perchè privo d’ogni gioja, e senza
Speme si roda il perfido,
Lira eburnea gli tolgo e plettro aurato!»
Un gel mi corse a la feral sentenza;
E sbigottito e pallido,
Esclamai: «Santi Numi, egli è spacciato!
E come vuoi che senza queste cose
Ei se la cavi?»—«Come può», rispose.
Tacque il Nume, e ristette somigliante
A la sua sacra immagine
Che per greco scarpel nel marmo spira;
Dove negli atti e nel divin sembiante
Vedi la calma riedere,
E sul labbro morir la turgid’ira:
Spunta il piacer de la vittoria in viso,
Mirando il corpo del Pitone anciso.
VERSI DA SCRIVERSI SOTTO IL RITRATTO DI VINCENZO MONTI.
Salve, o divino, a cui largì Natura
Il cor di Dante, e del suo Duca il canto!
Questo fia ’l grido dell’età futura:
Ma l’età che fu tua, tel dice in pianto.
VOLUCRES[1303]
Fortunatæ anates, quibus æther ridet apertus,
Liberaque in lato margine stagna patent!
Non hic intexto concludunt retia ferro,
Et superum prohibent invida tecta diem.
Cernimus, heu! frondes et non adeunda vireta,
Et queis misceri non datur alitibus.
Si quando immemores auris expandimus alas,
Tristibus a clathris penna repulsa cadit.
Nullos ver lusus dulcesve reducit amores,
Nulli nos nidi, garrula turba, cient.
Pro latice irriguo, læto pro murmure fontis,
Exhibet ignavas alveus arctus aquas.
Crudeles escæ, vestra dulcedine captæ,
Ducimus æternis otia carceribus!
[1303] _Parlano gli Uccelli chiusi nelle gabbie dei Giardini pubblici di
Milano, alle Anitre diguazzanti nel laghetto._
AD MICHAËLEM FERRUCIUM V. CL. ALEXANDER MANZONI[1304]
Sunt qui fidenter, venia vix hercule dignis,
Deposcunt laudum praemia carminibus:
Tu, pro laudandis, veniam, Vir docte, precaris:
Error utrimque; sed hic nobilis, ille miser.
Mediolani, a. d. VII _calend. Januar_., A. MDCCCLXX.
[1304] _Questi versi rispondono a quelli che il Ferrucci, mutuandoli da
Orazio, scrisse su un esemplare dei suoi distici latini a stampa, che
mandò al Manzoni_:
Gaudes carminibus, carmina possumus
Donare et _veniam poscere muneri_.
INDICE
Dedica a Ruggiero Bonghi pag. V
_Il decennio dell’operosità poetica di Alessandro Manzoni_,
studio di Michele Scherillo » IX
_Avvertenza per la presente edizione_, di M. Scherillo CLXIII
AL LETTORE (prefazione del Manzoni alla sua edizione delle
_Opere varie_, Milano, 1845) » 1
ADELCHI, tragedia » 3
Notizie storiche » 7
Tragedia » 18
_Appendice_—Il primo getto dell’_Adelchi_ » 119
IL CONTE DI CARMAGNOLA, tragedia » 149
Prefazione » 153
Notizie storiche » 165
Tragedia » 178
_Appendice_—Il primo getto del _Conte di Carmagnola_ » 263
LETTRE À M. C*** SUR L’UNITÉ DE TEMPS ET DE LIEU DANS
LA TRAGÉDIE » 293
Avvertenza alla _Lettre à m. C***_, di M. Scherillo » 295
_Lettre à m. C***_, ecc. » 309
Appendice—_Materiali estetici_ » 385
(Dei due sistemi tragici moderni più conosciuti,
pag. 388.—Della Unità di Tempo, pag. 414).
_Della moralità delle opere tragiche_ » 429
(Di alcuni oppugnatori del Teatro, p. 429.—Traccia
del Discorso, pag. 433.—Dello scopo morale e della
perfezione estetica della Tragedia, pag. 436).
_Sopra una staffilata del Monti ai Romantici_ (Dialogo
con un amico) » 438
INNI SACRI » 443
_Il Natale_ » 445
_La Passione_ » 449
_La Risurrezione_ » 453
_La Pentecoste_ » 457
_Il nome di Maria_ » 462
_Strofe per una prima Comunione_ » 466
Appendice—Il primo getto degl’_Inni sacri_ » 471
(Il Natale, pag. 473.—La Passione, pag. 474.—La
Risurrezione, pag. 474.—La Pentecoste, pag. 475.—Il
nome di Maria, pag. 484).
Frammento d’un Inno (_A Lui che nell’erba del campo_) » 486
ODI » 489
_Il Cinque maggio_ » 493
_Marzo 1821_ » 497
_Il Proclama di Rimini_ (frammento di canzone) » 501
POESIE NON ACCOLTE DALL’AUTORE NELLA SUA EDIZIONE DELLE
“OPERE VARIE„ » 503
_Ritratto di sè stesso_ (sonetto) » 507
_A Francesco Lomonaco, per la Vita di Dante_ (sonetto) » 508
_Adda_ (idillio) » 509
_In morte di Carlo Imbonati_ (versi sciolti) » 512
_A Parteneide_ (versi sciolti) » 519
_Urania_, (poemetto) » 523
_L’ira d’Apollo per la Lettera Semiseria di Grisostomo_
(ode) » 533
_Versi da scriversi sotto il ritratto di Vincenzo Monti_ » 536
_Volucres_ (epigramma latino) » 537
_Ad Michaëlem Ferrucium_ (distici latini) » 538
=NB.=—_Alla pag. 119 è occorso uno svarione tipografico. Il visto della
Censura per l’“Adelchi„ ha la data =2 maggio 1822=, e non, com’è facile
intendere, =1882=!_