— _Aspettato?!_ — ripetei con un grido; e mi appoggiai ad una pianta,
temendo di cadere. Chi poteva aspettarmi? Non vi era più dubbio —
Mariannina era arrivata a Cagliari. Ma perchè non dirmelo chiaro? —
Maledissi l’economia inesorabile della zia Efisia; la quale non volle
mai fare un telegramma più lungo di 15 parole.
Tutte le disgrazie, tutte le combinazioni, in quella giornata,
congiurarono contro di me. Non poteva essere un inganno. Era il 3
luglio, in domenica — giorno d’arrivo del piroscafo _diretto_ da Genova
a Cagliari. Mia cugina, dunque, era arrivata alle otto di mattina — e
da undici ore mi aspettava!
In preda ad un’angoscia indicibile, guardai ancora lontano lontano,
cercando avidamente quel treno che fuggiva, portando seco la mia
Annetta. — Esso era sparito.
Rilessi ancora una volta il telegramma che mi parlava di Mariannina.
— Ecco la vita: chi arriva, e chi parte. L’una che va — l’altra che
viene. Un malanno che nasce — una speranza che muore!