_ANDREA dal fondo. DETTI._
ANDR. — Sei tu, Gigi, la causa di tutto questo chiasso?
NANNI. — È un prepotente!
BOBI. — È un codino!
BONAV. — È un villano! Mi ha perduto il rispetto, e voi Andrea mi farete
dare una soddisfazione.
ANDR. — Tu te li sei meritati questi titoli?
LUIGI. — Già, perchè voglio impedire alla mia Fiorenza di andare a fare
la cameriera al signore.
BONAV. — Ditelo voi che mi conoscete se io merito questo insulto.
ANDR. _(a Nanni)_. — Qui ci dev'essere qualche equivoco. Voi siete
contento che la vostra figliuola vada col cavaliere?
NANNI. — Anche su questo ci trovereste a ridire?
ANDR. — Ma voi sapete bene dove la vada?
NANNI. — Io so che voi vi occupate un po' troppo dei fatti miei!
ANDR. — Così rispondete ad un amico? Allora Gigi ha fatto benone.
NANNI. — Che? Voi gli date ragione, qui, in casa mia?
ANDR. — Dal momento che voi perdete la ragione, bisogna ringraziare
Iddio che l'abbia mio figlio!
BONAV. — Ah! il torto l'ho io di avervi fatto guadagnare dei quattrini a
voi!
ANDR. — Ma gli è appunto perchè ho lavorato in casa sua, che so di qual
piede la zoppica, e non permetterò mai che questa giovine, finchè è
fidanzata del mio figliuolo, oltrepassi la sua soglia.
BONAV. — Non sono il cavalier Bonaventura se non ve la faccio pagar cara
e salata!
ANDR. — A me, lei? Vecchio sudicione!
BONAV. _(levando la mazza)_. — Mascalzone!
LUIGI. — A mio padre?
(abbranca Bonaventura che lascia cadere la mazza e va a
buttarlo fuori della porta in fondo).