_BONAVENTURA con una mazza che ha il pomo d'oro, più azzimato del
solito, dal fondo. DETTI._
BONAV. — Si può? Buon giorno, spose...
FIOR. — Sì, davvero!
NANNI. — I suoi stivaletti non ho potuto ancora accomodarli, ma fra un
paio d'ore saranno in ordine.
BONAV. — Non importa... Quella è la moglie?
NANNI. — Dicono.
MARIA. — Per servirla. S'accomodi.
BONAV. — Mezza malata mi pare...
MARIA. — Ho la febbre... ma come è venuta se ne andrà!
BONAV. — Male, male!... Bisognerebbe sentire un medico, pigliare le sue
ordinazioni...
MARIA. — Eh! Il medico, il medico! So io quel che ci vorrebbe!
BONAV. — Un cibo più sostanzioso... buona carne... buoni brodi... Badate
che colle febbri non si scherza...
FIOR. — Povera mamma!
BONAV. — Capisco... i tempi sono così cattivi... poco lavoro... tante
tasse...
NANNI. — Oh! per le tasse... a dirle la verità, ne discorro anch'io...
ma quanto poi a pagarle... sfido l'esattore a pigliarmi la croce d'un
quattrino! Dica piuttosto che ora tutto costa un occhio...
BONAV. — E le pigioni? Un orrore!
NANNI. — A me lo dice? Io ho tanta paura della scadenza che non ci penso
mai!... Ma a parte lo scherzo, sono davvero brutti momentacci questi per
me: la moglie, la vede, un'ombra; la figliuola che pure non faccio per
dire sa far di tutto, con poco lavoro e sa come sono pagate le donne; il
figliuolo poi meno che mai... sono in tanti oggi!
MARIA. — E sì che è svelto la sua buona parte!
BONAV. — Che mestiere fa il vostro figliuolo?
NANNI. — Fa il giornalista.
BONAV. — Caspita! se ha dell'ingegno...
NANNI. — Ingegno? Se lo sentisse come strilla!
BONAV. — Ah! È della sinistra?
NANNI. — Oh lui va a sinistra e a destra... pur di far quattrini!
BONAV. — Ah! bene! bene! E voi, bella ragazza, quando vi maritate?
FIOR. — Oh sì giusto! Chi lo sa più quando!
BONAV. — Allora, caro Nanni, perchè non la collocate come vi ho detto
io?
NANNI. — Senti, Renza, questo signore; se tu volessi fare la cameriera a
sua moglie...
FIOR. — Ha moglie?
BONAV. — Sì... Avreste trenta lire al mese, più lo spoglio dei vestiti,
le mancie di capo d'anno, dei pranzi, e via dicendo...
MARIA. — Davvero?
FIOR. — Ma io non ho il piacere di conoscerlo...
NANNI. — Con una parola lo faccio conoscere subito: è un cavaliere!
BONAV. — Bonaventura, qui vicino, sul canto.
NANNI. — E un cavaliere Bonaventura non può recarti che fortuna...
FIOR. — Può essere; ma io non posso lasciare la mamma in quello stato.
BONAV. — Oh! la vedrete quando vorrete... Voi piacete a mia moglie... Vi
ha vista più volte dalla finestra... In casa mia, non faccio per dire,
starete bene: c'è poco da fare, e mia moglie è sempre fuori di casa...
MARIA. — O figliuola mia, ma è la provvidenza che te lo manda!
NANNI. — È come se tu avessi guadagnato un terno!
FIOR. — Il signore è anche troppo buono per quello che so fare io...
(Eppure sento una ripugnanza!)
NANNI. — Per me ti lascio libera, non ti dico una parola; tu sai in che
miseria ci troviamo..... Fa come ti pare: tua madre ha bisogno di essere
nutrita bene, tuo fratello di essere vestito, ed io non posso lavorare
perchè sono senza pelle!
FIOR. — Ma che dirà Luigi?
NANNI. — Che ha da dire? Saresti a due passi e lo vedresti ogni giorno
egualmente; ma fa come ti pare... Pensa però che fra quindici giorni il
padrone di casa ci dà lo sfratto...
MARIA. — Che dici tu mai? Oh! Nanni! Nanni!
NANNI. — Ora è inutile il tuo Nanni, Nanni... Tu fai quello che ti pare:
fame, freddo, fuori di casa, e senza pelle... sei in libertà!...
FIOR. — Avrei voluto dir prima una parola a Luigi; ma egli non può
disapprovare che io colga una così buona occasione di essere utile alla
famiglia...
MARIA e NANNI. — Non può!
FIOR. — E allora accetto e vi ringrazio.
MARIA. — Che tu sia benedetta!
NANNI. — L'è buona come un marzapane! È mia figlia!
BONAV. — Poverina! Stava lì tutto il giorno ad agucchiare, a guastarsi
le mani, a rompersi il petto... Ma io vado subito ad avvertire mia
moglie: voi intanto preparatevi, e allegra, che d'or innanzi, non vi
dico altro, sarete contenta in tutto... e via dicendo _(via dal fondo)_.
FIOR. — Non vi posso nascondere che sto in una certa apprensione: ha un
certo modo di guardarmi quel signore!
NANNI. — Sguardo da cavaliere!
MARIA. — Ah! un'idea... aspetta... Sai, la merciaia? lei conosce mezza
la città e mi saprà dire, non dubitare, se sono o no gente di garbo... O
poveretta me, appena mi reggo ritta... e che brividi... con quel vento
strapazzone!
FIOR. _(aiutandola a coprirsi)_. — Par fatto apposta... Coraggio, mamma!
_(Maria esce dal fondo)_. Sei contento ora, babbo?
NANNI. — Ed io contenterò anche te... Già, giocare non gioco più, te lo
giuro. Tu ricordati intanto di mandar giù di cucina il più che potrai. È
l'appetito che ci fa rabbiosi, sai: manda giù della roba che ci faccia
la bocca dolce e poi vedrai!
FIOR. — Vado a mettere insieme quel po' di biancheria... Ah! purchè
Luigi sia contento! _(via dalla destra)_.
NANNI. — Oh perchè non ha da essere contento anche lui? Trenta lire al
mese; poco alla volta si paga la pigione, si leva dal Monte la nostra
roba. Io, un paio di lire e anche tre al giorno me le guadagno... perchè
se una volta con una lira codina si desinava, bisogna anche dire che a
guadagnarla ci voleva poco meno che la giornata... Oreste se lo piglia
Andrea; la mia Maria appena vede le cose avviate un po' per bene, la
guarisce subito, e lavora e guadagna anche lei. E io moriva di fame! Ah!
maledetto sia il giorno in cui mi ficcai in testa quel gioco scellerato!