_FIORENZA dal fondo in abito dimesso, ma pulito, con un involto di
cortine che va a deporre sul tavolo. DETTI._
ORESTE. — Sorella, sorella, difendimi!
(correndo in giro dal proscenio alla comune più per far
chiasso che per paura).
FIOR. — Dove vai con quel viso sudicio?
ORESTE. — Me lo sono lavato domenica.
FIOR. — Va subito a pulirti... Guarda che mani! Come hai coraggio di
offrire un giornale con quelle mani?
ORESTE. — Diranno che l'ho scritto io _(via dalla destra; Nanni lavora,
ma di poca voglia, zufolando)_.
FIOR. — Come stai, mamma? Un po' meglio, non è vero? Ma sta a sedere,
non ti straccare inutilmente.
MARIA. — Devo salire dai pigionali, lo sai pure.
FIOR. — No, no, ci andrò io. Guarda che benedetta donna tu sei; non ti
reggi ritta, e vorresti andar su a rifare quattro letti... _(sottovoce)_
Quando sarò moglie di Luigi, ci penserò io a fare imparare un mestiere a
Oreste; così tu starai più tranquilla.
MARIA. — Speriamolo, cara la mia Fiorenza..... Se non avessi te... a
quest'ora sarei morta.
FIOR. — Oh non dire così, cara mamma!