_NANNI colla pipa in bocca, male in arnese, col suo grembialetto di
cuoio, dalla comune. DETTI._
NANNI _(di pessimo umore)_. — Che cosa fa ancora qui questo bel mobile?
MARIA. — L'ho trattenuto io per rimendargli la giacchetta _(la porge ad
Oreste)_.
ORESTE. — La chiama una giacchetta lei! _(la indossa)_.
NANNI. — Ora dunque, te ne vai, sì o no, a pigliare i tuoi giornali?
ORESTE. — Sono due passi e ci ho tempo.
NANNI. — Tanto meglio se c'è tempo; sarai il primo ad averli.
ORESTE. — Gli è che coi giornali mi piglio anche gli scappellotti dai
compagni.
NANNI. — E tu rendigli, poltrone! _(siede al bischetto)_.
MARIA _(a Nanni)_. — Bravo! Begli esempi! _(ad Oreste)_ Se tu non
facessi il monello, gli altri non ti picchierebbero.
ORESTE. — Oh! insomma, io non ho più voglia di fare il giornalista!
MARIA. — E allora andrai a scuola...
NANNI. — No! no! non si va a scuola; si guadagna il pane; di giorno le
gazzette per le strade, e la sera li solfini nei caffè... Siamo intesi,
eh?
MARIA. — Il meglio sarebbe metterlo a fare il legnaiuolo con Andrea.
NANNI. — Ma che legnaiuolo! Oreste guadagna la sua brava lira al giorno,
e Andrea la sarebbe grassa se gli desse cinque soldi!... Animo, meno
chiacchiere.
MARIA. — Marito mio, tu non pensi che presto sarà un uomo, e buono a
nulla...
NANNI. — Farà il soldato. E basta, dico. E tu vattene.
ORESTE. — Io ho dell'altra fame!
NANNI. — Ah! allora gli è un altro paio di maniche..... Maria, dàgli da
mangiare e sbrigati.
ORESTE. — Lo senti se ho ragione? Non c'è più nessuno che faccia il
giornalista per amor di Dio!
MARIA. — Come ho da fare a dargli da mangiare, se non ho un quattrino in
tasca?
NANNI _(con ira)_. — Tu non hai un quattrino?
MARIA. — To', o chi me gli deve dare?