_ORESTE in maniche di camicia che finisce di mangiare un po' di pane, e
MARIA che gli rattoppa in fretta la giacchetta._
MARIA. — Ma santa pazienza, come posso io ancora rammendarti la
giacchetta, se non regge più il punto? _(seguita a cucire)_.
ORESTE. — L'ha bisogno di riforma. Mamma, stamattina non si mangia la
minestra?
MARIA. — Quando tornerai, se avrai venduto tutti i giornali.
ORESTE. — Ma io non posso gridar forte, se ho lo stomaco vuoto.
MARIA. — To', e quel pane che hai finito ora di mangiare non lo conti
nulla?
ORESTE _(con voce garrula e piagnolosa)_. — Io ho dell'altra fame.....
MARIA. — Via, Oreste, sii buono!
ORESTE. — Buono, buono, colla pancia vuota... _(risoluto)_ Oh! insomma,
se non mi dài qualche altra cosa, i primi quattrini che piglio coi
giornali, li spendo tutti dal pizzicagnolo!
MARIA. — Che! non lo dire neppur per sogno! Pensa che col tuo guadagno
si ha da desinare tutti.
ORESTE. — È sempre così! E la mia sorella non guadagna anche lei? E tu?
E il babbo?
MARIA. — Sì; ma lo sai, abbiamo tante spese, tanti debiti...
ORESTE. — Già; ma intanto mentre il babbo va all'osteria, io mi devo
contentare d'un rosicchio di pane.
MARIA. — Sta zitto, per carità!... Eccolo che torna... e bada che non è
di buon umore...
(va incontro a Nanni, mentre Oreste ingrugnato scende
alla ribalta brontolando).
ORESTE. — (Bella giustizia! a me mi tocca mantenere la casa, e poi, se
fiato, il babbo mi piglia a schiaffi; no, non è giusta un accidente!)
_(forte)_ Io ho dell'altra fame!