V.

Arrivò a casa trafelata, col cuore che le batteva tumultuosamente; ma

quando, aperta la porta di strada, vide tutto buio e capì che suo zio

non c’era, fu sollevata da un grande incubo. Se c’era lui e s’ella si

presentava al suo cospetto con quella strana compagnia, figuriamoci,

egli era uomo capace di far fare alla bestia, morta o viva, un gran

salto per la finestra. Volesse pure il cielo ch’egli rimanesse fuori

per un pezzo! Ella trovò a tastoni i fiammiferi, accese un moccolo di

sego, e depose delicatamente sulla tavola il suo prezioso fardello,

incerta ancora se il calore ch’ella sentiva rinascere in quel corpicino

fosse altro che il calore proprio, ch’ella gli aveva trasfuso tenendolo

stretto alla sua persona. Ma il dubbio non durò molto. Lisciato,

accarezzato, stropicciato in tutti i sensi, l’animale non tardò a dar

segni manifesti di vita. Mosse la coda, stirò a una a una le zampe,

aperse languidamente gli occhi, mise un lieve miagolìo; la risurrezione

era compiuta. Oh che felicità fu quella per la Ninetta! E la parola

_felicità_ non ci meravigli. Quando mai le nostre gioie e i nostri

dolori sono proporzionati alle cause da cui derivano? La fanciulla

era in estasi davanti alla leggiadra bestiuola ch’ella aveva salvata.

Era un gattino di cinque o sei mesi, dalle forme snelle, dal pelo

nerissimo, fino, lucido, vellutato; senza dubbio, appena si fosse

rimesso in forze, avrebbe avuto tutte le grazie che i gattini giovani

sogliono avere. Intanto si fregava intorno alla sua benefattrice

e pareva mansueto e riconoscente. — Caro, caro, caro! — esclamava

la Ninetta nel suo entusiasmo, baciandolo come un bambino. Lo fece

partecipare alla sua piccola cena; poi, spogliatasi in furia, lo portò

seco nel suo letticciuolo. Poverino! Aveva patito tanto freddo; era ben

giusto che si riscaldasse.

Di fuori continuava a soffiare il vento e a cader la neve, e nella

stanzuccia mal riparata giungevano i rumori sinistri della bufera;

tuttavia la Ninetta non istette molto ad addormentarsi. E sognò. Sognò

le belle bambine covate teneramente dagli occhi amorosi delle mamme e

dei babbi, le belle bambine che aveva viste lievi e agili come farfalle

ascendere lo scalone del palazzo; sognò d’essere una di loro e di

trovarsi con loro dinanzi all’albero di Natale, abbarbagliata dallo

scintillìo delle candele, dalla mostra dei balocchi che pendevano

dai rami come frutti maturi. Quand’ecco un gemito lungo e pietoso

salir dalla strada ove il tempo seguitava ad imperversare. Ed ella si

staccava dall’ilare schiera delle sue compagne, lasciava il salotto

tiepido e profumato, e correva attraverso una fila interminabile di

stanze giù per un labirinto di scale senza poter mai metter capo a

un’uscita.... Alla fine, si destò di soprassalto. Era nel suo letto,

rannicchiata sotto le coperte; il gattino, rivolto a spira, faceva

le fusa accanto a lei. La visione era svanita: solo una cosa restava

vera; ell’aveva salvato un essere che soffriva, e questo pensiero le

dava un’infinita dolcezza. — Bisogna rifarsi sui più deboli delle

umiliazioni che ci tocca subir dai più forti, — soleva ripetere il

signor Barnaba. Ecco, s’era _rifatta_ anche lei, ma a suo modo, un

modo tanto diverso, e tanto migliore di quello che il signor Barnaba

suggeriva.

Era la mezzanotte. Lo zio era tornato a casa e lo si sentiva russare in

cucina. Dalle cento chiese della città l’allegro scampanìo del Natale

portava una soave promessa a tutti i derelitti del mondo.

Prima di partire · 第 52 / 60 题