IX.

Due giorni dopo, i Quaglia, i Minucci e il barone James Rudeni,

pacatamente e decorosamente afflitti, accompagnarono fino al cimitero

la salma del loro amato congiunto, nè occorreva essere profondi

psicologhi per legger loro in viso sotto il lutto ufficiale dei parenti

la soddisfazione intima degli eredi. Il cugino Raimondi, l’ottimo

cugino Raimondi, s’era apposto al vero. Il cavaliere Achille non aveva

lasciato testamento; nei suoi cassetti frugati con la massima diligenza

non s’era trovata neanche una riga che accennasse a disposizioni

prese pel caso di morte. D’altra parte nessuno s’era fatto innanzi

a vantar diritti, e per conseguenza la sostanza del defunto stimata

quasi un milione andava divisa in tre parti tra la baronessa Rudeni,

come sorella, e i due giovani Minucci e Quaglia, come figli di sorelle

premorte. Era proprio il meglio che potesse succedere. Perchè dato un

testamento, anche a favore della sorella e dei nipoti, ci sarebbero

state certo delle prelevazioni da fare per legati, per beneficenze,

ecc. Così invece non c’era nulla di obbligatorio e dell’elargizioni

che si fossero fatte avrebbero avuto lode soltanto gli eredi. Ed eran

preparati a farne in congrua misura e la sera stessa sarebbe comparsa

ne’ fogli cittadini una bella lista d’offerte. Ma sicuro, bisognava

onorar la memoria del caro estinto, bisognava mostrarsi generosi

coi poveri. La maggior compiacenza che dà la ricchezza è quella di

giovare ai diseredati dalla fortuna. Quei signori erano pieni di nobili

sentimenti. Il barone James, prendendo il braccio dell’ottimo cugino

Raimondi, gli aveva detto, in nome proprio e dell’Eleonora rimasta

a casa indisposta, che si sarebbe domandato consiglio a lui su quel

che si doveva fare per la servitù. Gente così affezionata al padrone!

Gente che lo aveva assistito in quel modo! Non c’è dubbio che il

povero Achille, se avesse avuto tempo da far testamento, se ne sarebbe

ricordato. Ma! Come si muore! Oggi si è sani come pesci, domani....

_patatrac_.

E i giovani Minucci e Quaglia avevano anch’essi tirato in disparte

il cugino Raimondi per sentire da lui in quali condizioni restava

quella ragazza.... quella Giuseppina.... In quanto a loro.... seppur

la zia non voleva saperne.... non sarebbero stati alieni.... per una

volta tanto.... dal fare un sacrificio di qualche migliaio di lire....

s’intende che ciò non doveva costituire un precedente.... la ragazza

non aveva diritti da accampare, s’intende.... era così per un impulso

spontaneo.... In somma Raimondi aveva capito le loro idee; si regolasse

da quell’uomo cauto e savio ch’egli era.

Raimondi aveva lasciato dire per creanza, ma poi aveva dichiarato che

la Giuseppina sarebbe morta di fame prima d’accettare un centesimo,

che la proposta l’avrebbe offesa, ch’egli non avrebbe certo osato di

fargliela.

E i due cugini s’erano guardati dall’insistere, contentandosi di

esternare la loro ammirazione pel disinteresse che si riscontra

talvolta dove meno si supporrebbe. A ogni modo si sarebbe potuto

discorrerne di nuovo dopo la cerimonia.

All’ultimo momento l’avvocato Rizzoli pronunziò brevi ed acconcie

parole in nome dei congiunti troppo turbati da compiere essi

quest’ufficio pietoso; un altro signore aggiunse un saluto per parte

degli amici, e la bara fu calata nella fossa. Allora, sul triste

margine, risuonò un ululato di cane. Era _Bibì_. O come mai era

capitata in cimitero? In che barca s’era nascosta? L’allontanarono

a forza, volevano prenderla, ma essa sguisciò via fra le tombe. Sul

tumulo si deposero parecchie corone, fra cui tre splendidissime delle

famiglie Quaglia, Minucci e Rudeni. Poi altre strette di mano, altri

sospiri e condoglianze e ringraziamenti, e il corteggio si sciolse.

— Caro Raimondi, — disse il barone James, quando fu presso alla riva

del cimitero, — se avete moneta spicciola date un soldo a quel povero

vecchio che tiene la gondola..... Io non ho più rame in tasca.

. . . . . . .

La Giuseppina era venuta prima di tutti e aveva aspettato

pazientemente in un’altra parte dell’ampio recinto. Se si fosse unita

all’accompagnamento funebre l’avrebbero frustata come _Bibì_; ma già

ella stessa non voleva unirsi a nessuno, voleva esser sola a pregare

ed a piangere. S’inginocchiò sulla terra appena smossa, tolse di sotto

alla mantiglia una semplice ghirlanda di semprevivi e la collocò fra

quelle ghirlande sfarzose dai lunghi nastri di seta nera con ricami

d’argento.... E pianse, e pianse, e pianse. E pregò pace a lui ch’era

stato così buono, a lui che poche ore innanzi di morire aveva con la

mano tremante scritto quelle due parole adorabili: _Giuseppina mia_.

Perchè il misterioso foglio che aveva tanto sgomentato i parenti non

conteneva di più.

Ed era questa l’eredità di Giuseppina.

Non l’unica però.

Ella credeva di esser sola e non era. Accanto a lei _Bibì_ raspava la

terra e guaiva. — O _Bibì_, povera _Bibì_! — esclamò la Giuseppina. —

Tu gli volevi bene.

Se la prese in grembo e la portò via seco.

Prima di partire · 第 46 / 60 题