I Rudeni, i Quaglia, i Minucci erano, bene o male, alloggiati in casa.
Gli altri, alle undici, si congedarono. Ma la baronessa Eleonora pregò
il cugino Raimondi e l’avvocato Rizzoli di trattenersi ancora un poco.
Indi licenziò il marito, al quale non parve vero di ritirarsi in camera
con la _Gazzetta_, e consigliò i nipoti Quaglia e Minucci di andarsene
a letto per alcune ore. Se tutti restavano alzati contemporaneamente
sarebbe poi giunto il momento in cui nessuno avrebbe più avuto la forza
di reggersi in piedi. Per ultimo ella disse ai due cognati: — Voi due
mi usate la cortesia di rimanere. Dobbiamo parlare.
Fu fatto come ella voleva. E allora ella cominciò a sfogarsi con
Raimondi.... Raimondi era stato d’una leggerezza! Egli abitava a
Venezia, egli era in buoni termini con Achille.... Doveva sapere,
doveva avvertire.
Raimondi s’infastidiva. — Sapere che cosa? Avvertire di che cosa?
— Oh bella! Sapere questa tresca.... Avvertirne noi, i parenti.
— Ma scusi, Eleonora. Che ghiribizzi le saltano in testa? Gran che
seppur sapevo che Achille aveva una relazione amorosa!... Un uomo
scapolo, ricco, libero come lui?... O che dovevo mandar una circolare?
— Ah era dunque conveniente di lasciarci, senza preavviso, trovar
occupato da un’estranea il posto che spetterebbe a noi soli, a noi
di famiglia?... Per me, l’ho detto già al dottor Gelsi, se mi fossi
immaginata che v’era una padrona di casa, nonostante tutto l’affetto
che ho per mio fratello, sarei rimasta a Livorno.
— Non esageriamo — interpose il conte Quaglia ch’era un uomo calmo.
— Ma che padrona di casa? — replicò vivamente Raimondi. — Se la
Giuseppina non era mai stata in casa?... È venuta ieri.... e chi poteva
impedirglielo?... Era sicuro che Achille, se fosse stato in condizione
di parlare o di scrivere, l’avrebbe mandata a chiamare.... e non saprei
dargli torto quando vedo le cure che quella ragazza ha per lui.... Da
ieri in poi, nè di giorno nè di notte, non s’è allontanata un minuto da
quel letto.... Io non capisco come faccia.... Non mangia, non dorme....
La baronessa sogghignò. — Credete ai miracoli, voi. Tant’è che crediate
anche al disinteresse della vostra Giuseppina.
— Certo che in caso d’una disgrazia ella perde tutto, — osservò Minucci.
— Che ingenuità! — esclamò la baronessa Eleonora. — Quelle non son
femmine da lasciarsi cogliere alla sprovveduta.... Per esse l’amore
è un mercato.... Tanto si guadagna, tanto si rischia.... E dei rischi
voglion esser coperte.... Veda, avvocato Rizzoli, se l’ho pregato di
rimanere....
In fatti Rizzoli non sapeva ancora perch’egli fosse lì ad assistere a
questa disputa.
— Se l’ho pregato di rimanere, — proseguì la baronessa, — gli è perchè,
oltre ad essere un amico di famiglia, ella è un valente legale e può
consigliarci.
— Benedette donne! — pensò Rizzoli. — Non sanno ancora che i consulti
agli avvocati si vengono a domandare nello studio. — A ogni modo, egli
si limitò a chinare il capo in silenzio.
— Io metterei la mano nel fuoco che qui sotto c’è un grande imbroglio,
— ripigliò in tuono misterioso la baronessa Eleonora. — Quando un uomo
cade nei lacci d’un intrigante, egli non vede che per i suoi occhi,
è pronto a dimenticare per lei fratelli, sorelle, nipoti, e, se ne
avesse, persino i genitori e i figliuoli.... Alle corte, per me non c’è
dubbio che la _signora_ Giuseppina ha carpito ad Achille un testamento
a suo favore....
Quaglia e Minucci, che fino allora non avevano dato segno di
commuoversi molto alle filippiche della cognata, esclamarono in coro: —
Possibile?
Il cugino Raimondi protestò. — Nemmen per sogno.... La Giuseppina è una
buona diavola, incapace di sotterfugi.... E Achille era le mille miglia
lontano dall’idea di poter morire a quarant’anni....
— Voi, Raimondi, siete un uomo antidiluviano, — interruppe la
baronessa. E continuò con aria contrita: — Mi ripugna, lo sa Iddio
se mi ripugna il toccar questo tasto.... e volesse pure il cielo che
mio fratello campasse ancora cent’anni.... io abborro le questioni
d’interesse.... e infine per me.... non ho figliuoli.... e sarete
persuasi che se parlo, parlo piuttosto per voi altri, — questa
dichiarazione era fatta ai due cognati. — .... Ma le ingiustizie mi
offendono, e pur troppo d’ingiustizie nella nostra famiglia ne furono
commesse.... il povero babbo ha favorito Achille in un modo!... Basta,
era l’unico maschio.... Insomma quello che volevo chiedere a lei,
Rizzoli, è questo. Non sarà, ma supposto che la nuova ingiustizia sia
realmente avvenuta, che i parenti più stretti siano stati sacrificati
per una poco di buono.... la legge non provvede, non dà i mezzi di
difendersi?
— Ecco, signora baronessa, — rispose l’avvocato, — il cavaliere
Achille, non lasciando nè ascendenti nè discendenti, nè moglie, era
in piena facoltà di disporre come meglio gli piacesse di tutta la sua
sostanza.
— Di tutto?
— Eh sì; il Codice è chiaro.... Diritti intangibili non ne hanno
appunto che gli ascendenti, i discendenti e il coniuge superstite....
Certo che un testamento di cui si potesse provare che fu carpito con
la frode o con la violenza diverrebbe nullo.... Ma qui entriamo in un
ginepraio; non sono cose delle quali si possa discorrere vagamente, a
_priori_.... Bisogna vedere al caso pratico.... Del resto, — soggiunse
Rizzoli guardando l’orologio ch’era posto sulla mensola e che segnava
le undici e tre quarti, — sono anch’io d’opinione, come Raimondi,
che il cavaliere Achille non abbia preso alcuna disposizione....
Un testamento per atto di notaio, a quanto mi consta, non c’è....
Potrebb’esserci in qualche cassetto un testamento olografo, ma non lo
credo....
Dopo di ciò, l’avvocato chiese licenza. Aveva da discutere una
causa la mattina e voleva esaminare certi documenti. Raimondi uscì
con lui. — Parola d’onore, — egli disse appena giù delle scale, —
a momenti finivo collo schiaffeggiare mia cugina, la baronessa....
Che cinismo!... Suo fratello non è ancora morto ed ella si è già
prese le chiavi dei cassetti.... l’ho vista io a prendersele.... ed è
tutta trepidante per la sua parte d’eredità.... E quegli scrupoli da
santocchia.... lei!... Col suo passato!... E quella stramba pretesa
ch’io la informassi degli amori d’Achille?... O per chi mi prende?...
Son forse il suo salariato?... È vero, ho sempre avuto il torto di
esser troppo servizievole con questi miei signori parenti.... Ma se si
sognano d’abusarne!... Con quel sugo poi.... Anche in questa faccenda
dell’eredità che c’entro io?... Che ci sia o che non ci sia testamento
io non m’aspetto un centesimo.... Dunque perchè mi seccano? Sono
pentito d’aver mandato io i telegrammi che misero in movimento questo
sciame di corvi.
— Eh, caro mio, — notò Rizzoli con un risolino sardonico, — quando
c’è di mezzo l’interesse, gli uomini, su per giù, sono tutti d’uno
stampo.... Tu pure....
— Ti prego....
— Oh vorresti darmi ad intendere, per quanto bene tu voglia a tuo
cugino Achille, che s’egli ti avesse legato centomila lire, non ti
consoleresti più presto della sua perdita?
— Scettico incorreggibile! — borbottò Raimondi.