Nei caffè, nelle bettole, nelle piazze egli predicava come un maniaco
contro il despotismo di Ponzio Pilato, contro i vili infamissimi
arbitrii della imperiale regia Polizia. Commiserava il povero popolo,
annunziava un'êra di abbondanza e di ricchezza universale; e mentre il
Divino Maestro insegnava l'umiltà e la rassegnazione, la carità e il
disprezzo dei beni terreni, Giuda istigava il povero ad insorgere
contro il ricco, eccitava allo sciopero gli operai, declamava contro i
padroni di casa, in una parola aizzava nel popolo tutti gli elementi
dell'ira e della discordia. Egli non aveva tralasciato di aprire delle
sottoscrizioni estorcendo dal povero popolo i sudati risparmi della
settimana. Di tal modo sarebbe riuscito a formarsi un buon fondo di
cassa, se il Divino Maestro, edotto dell'indegna simonia, con un
giuoco miracoloso della sua volontà onnipossente, non avesse
restituito il denaro alle milleduecento saccocce defraudate. Giuda nel
constatare il nuovo prodigio, fece una brutta smorfia del naso, anzi,
a dire di alcuni storici--rimase con un palmo di naso.