La marchesa chinò il volto mestamente, e si tacque. Poi, rialzando la
fronte con un movimento un po' vivo, quasi volesse cacciare una
dolorosa ricordanza:--Ebbene? riprese--cominci tu a comprendere
qualche cosa?
--Oh!... senza dubbio! Io comprendo che, all'età di sedici anni e
pochi mesi, voi eravate già iniziata ai più intimi misteri
dell'amore... E non posso a meno di congratularmi con voi! Nessuno
vorrà rimproverarvi di aver sprecato il vostro tempo!...
--A sedici anni la donna soccombe per inesperienza--la sua stessa
onestà, il pudore, la timidezza, tutte le doti più sante dell'anima
concorrono a tradirla... Quando una fanciulla di sedici anni può
resistere alle violenze di una prima passione, vuol dire che ella è
già pervertita...
»In un delirio sublime ho sacrificato ad Adolfo la mia innocenza...
Abbandonandomi all'amplesso fatale io diedi a quel primo, a
quell'unico amante la maggior prova della mia virtù...
»Non descriverò le terribili angoscie che seguirono la breve estasi di
paradiso.--Non voglio far pompa di sentimento. Io ti svolgo i segreti
dell'anima mia, per ajutarti a comprendere un paradosso oltremodo
dilicato--altro scopo non hanno le mie confessioni.
»Quindici giorni dopo la scena che ti ho narrato--il mio povero Adolfo
moriva di terribile malattia...»
La marchesa fece una breve pausa--e portò la mano agli occhi, per
spremere una lacrima che tardava a spuntare.
»All'annunzio di quell'immensa sciagura, corsi nella mia camera--mi
gettai sul letto, piansi disperatamente, e giurai, che tutta la mia
vita sarebbe un olocausto d'amore alla memoria di quell'uomo
adorato...!
»Due anni passarono--anni di lutto, di vaneggiamenti segreti, di
sconsolati desiderii... L'immagine di Adolfo non si partiva dal mio
cuore... Nelle veglie e nei sogni egli mi era sempre presente... Io lo
vedeva, lo sentiva rivivere, ascoltava la sua voce nei miei esercizi
musicali, riproducendo le divine melodie, che un tempo erano il nostro
colloquio d'amore... Tutta l'anima mia era piena di lui!
»Puoi immaginare, Eugenio, di qual'occhio io mirassi gli eleganti
giovanotti che frequentavano le nostre sale; come io accogliessi le
banali galanterie e i facili omaggi!
»In quel tempo il marchese D... mi fu presentato.
--Povero marchese! Nobile, eccellente creatura!--Vera pasta da
marito.--Egli prese a corteggiarmi con assiduità;--vedendosi il meglio
accolto di quanti mi ronzavano intorno con pretesa di conquista, egli
fu primo ad illudersi.--Più tardi ebbi anch'io la sventura di dividere
quella fatale illusione! In un momento di esaltazione magnetica, il
mio labbro promise... E il marchese divenne il primo anello di una
lunga catena di mistificazioni, delle quali entrambi fummo vittime.
»Egli suonava il flauto... come Adolfo.--In udire quei suoni, credetti
che un nuovo amore si rivelasse all'anima mia--invece era un flauto
che rinfocava un amore antico!
A questo punto la marchesa mi vibrò di sbieco una occhiata diffidente,
come temesse di sorprendere un sorriso di ironia. L'espressione del
mio volto parve rassicurarla, ond'ella ripigliò con coraggio:
»Qual disinganno per l'orgoglio e la fatuità degli uomini, se la donna
fosse meno abile nel dissimulare le ragioni dei suoi trasporti!
Fortunatamente gli uomini non possono leggerci nel cuore! e noi
medesime prendiamo talvolta degli equivoci molto strani sul nostro
proprio conto!
»Il marchese era un distinto dilettante di flauto... Ecco il segreto
della effimera simpatia!
»Io lo accompagnava col pianoforte...senza volgere il capo... I suoni
mi beavano l'orecchio--lo strumento qualche volta mi sfiorava la
pelle--un tremito mi scuoteva le fibre--tutti i miei sensi, aspiravano
la voluttà di un amplesso desiderato.
»Una sera, mentre il marchese preludiava sul flauto diversi temi di
Bellini, mia madre mi condusse in un gabinetto attiguo alla sala--mi
fece sedere sovra un divano, e accarezzandomi con insolita tenerezza,
mi annunziò, che il marchese le aveva chiesto formalmente la mia mano.
Dal volto, dalle parole di mia madre, dalla eloquenza ch'ella
impiegava per prevenirmi favorevolmente, compresi che un mio rifiuto
l'avrebbe grandemente rattristata.--Il marchese era un eccellente
partito!
»Io non osava rispondere--la mia agitazione e le mie lagrime
rivelavano chiaro la mia avversione al matrimonio. Le esortazioni, i
consigli, le preghiere di quell'ottima donna non avevano forza sul mio
cuore... L'anima mia era tutta assorta in Adolfo, nell'uomo, cui la
mia fede era vincolata in un segreto patto d'amore. E mentre mia madre
tentava sedurmi colle promesse di un avvenire beato, io vaneggiava
colle illusioni, io colmava quell'eliso di delizie, collocando il mio
Adolfo al posto del marchese--mi perdeva voluttuosamente in quella
vita ideale, che egli solo--il mio Adolfo--avrebbe potuto realizzare.
»Io era assorta in quell'estasi divina, allorquando dalla prossima
sala si partirono le note di una melodia inebbriante, che da gran
tempo io non aveva più udita!--Quel suono diede l'ultima scossa alla
mia sensibilità, mia madre e il marchese trionfarono della povera
affascinata--ed io dentro una nebbia profumata, deviai dal sentiero
prefisso.
»Il marchese suonava l'aria del _meco tu vieni_--quell'aria, che era
stata l'ultima espressione di amore e di piacere nelle braccia di
Adolfo. Mia madre, interpretando a suo modo la mia commozione,
insisteva per ottenere da me una formale risposta. Il sì tremendo mi
uscì dal labbro... Ella uscì precipitosa per recarlo al marchese...
Fatalità della vita!... Io aveva promesso ad Adolfo: e il marchese
raccolse la fatale promessa...
»Due mesi dopo io mi chiamava la marchesa D...
La vecchia dama fece una pausa, aspettando una obbjezione. Io volli
compiacerla:
--Perdonate, marchesa: io trovo un punto di inverosimiglianza nel
vostro racconto... Se il consenso non era, come voi dite, che una
espansione involontaria dell'anima in delirio, come avvenne che non
abbiate più tardi rivocata la vostra parola, anzichè sacrificare i
_vostri nobili e santi affetti_, ingannando un dabben'uomo, che pure
aveva tutto il diritto alla vostra schiettezza?
La marchesa parve alquanto sconcertata, ma riprese bentosto:
--Era tanto felice mia madre!... Era tanto innamorato quel povero
marchese!... Ed io era...timida tanto a quei tempi, e tanto devota a
mia madre!... La tua frase non poteva essere più esatta quando
dicesti, che io ho sacrificato i miei nobili affetti!... Non lo doveva
io forse, trattandosi della sola creatura che io amava al mondo, della
ottima madre mia?--In chiesa, dinanzi all'altare...quando il sacerdote
mi volse la terribile domanda, alla quale io non poteva rispondere
senza mentire, ti confesso che fui sul punto di levarmi, strapparmi
dal capo il velo e la corona, e proclamare alla presenza di Dio e
degli uomini che io non dovea...non poteva amare che...Adolfo!--La
presenza di mia madre, la paura dello scandalo, ed anche...--vedi se,
il mio cuore era buono!--il pensiero di addolorare e coprir di
ridicolo un uomo che sinceramente mi amava, paralizzò quell'impeto di
passione, e il sì irrevocabile fu proferito!... Eugenio, tu non puoi
ideare quanto costi ad una misera donna il doversi prestare ai
trasporti di uno sposo... giovane... ardente... impetuoso!... La mia
virtù mi sostenne... Il matrimonio dava al marchese dei diritti, e mi
imponeva dei doveri...io ebbi l'eroismo del sacrifizio--mi sottomisi!
»Che ti pare, Eugenio, della mia abnegazione, del mio coraggio?...
--Vi trovo sublime!... continuate!...
E presi l'atteggiamento del credenzone stupefatto.