La marchesa non parve adontarsi del mio epigramma--crollò leggermente
la testa, e volgendomi un sorriso di compassione:
«Ragazzo!--mi disse--tu non comprendi per nulla il cuore della
donna!... Iddio ti guardi dal prender moglie! diverresti troppo
infelice o troppo ridicolo!»
Io mi accorsi che quella risposta era l'esordio di una confessione
generale.
Discostai la lucerna, eclissandola dietro l'enorme mazzo di camelie
che stava sulla tavola--e la voce della attempata peccatrice parve
sciogliersi più liberamente:
«Sarò sincera con te--ti dirò tutto, onde non abbi più nulla a
domandarmi od a rimproverarmi in avvenire.... Il Signore ha perdonato
alla donna per aver molto amato; e i preti spingono la loro indulgenza
fino ad assolvere i peccati di poco amore, purchè il colpevole si
confessi con sincerità.
«Le mie debolezze--o colpe, che ti piaccia chiamarle--furono molte. Io
non accuso i miei conoscenti ed amici di averle esagerate. Perocchè se
io non ebbi mai l'accortezza di nasconderle quando l'occhio maligno
dalla società spiava tutti i passi, per non dire tutti i pensieri
della mia giovinezza--a che varrebbe ora lo smentirle o
l'attenuarle?...
«Il mondo però mi ha calunniata iniquamente, attribuendo a volgare
istinto di sensualità certe abberrazioni istantanee, le quali, per
quanto variate e molteplici fossero, ebbero nondimeno una origine
comune: il più puro, il più nobile, il più costante degli affetti!
«Tutta la mia storia potrebbe riepilogarsi in questo solo motto: Ho
peccato con molti per aver troppo amato un solo uomo.
«Ho impiegato la mia vita, come una antica sacerdotessa di Vesta, a
custodire la sacra fiamma del primo amore. E ci sono riuscita!...
Quand'anche la mia giovinezza, oramai spenta, avesse per incanto a
rianimarsi e a prolungarsi rigogliosa fino alla consumazione dei
secoli, io non amerei che lui.... non potrei amare che lui.... lui
solo....
--Il _fu_ marchese vostro marito?...domandai sorridendo.
--Oltraggerei la memoria di quel degno e rispettabile compagno della
mia giovinezza--rispose gravemente la marchesa--se affermassi di
averlo amato... d'amore. Mio marito fu il primo prodotto di quella
sublime passione, che non avendo potuto esaurirsi nell'essere adorato,
corse dietro per tanti anni ai fantasmi di una dolce reminiscenza....
«Perchè tu mi possa comprendere, è d'uopo che io risalga al
principio...
»Evochiamo l'angelo della rivelazione, il Prometeo della luce, il Dio
agitatore di tutta la mia vita!...
»Crederesti?... nel profferire il nome di Adolfo, io risento una
commozione sì viva, che mi sembra, come l'antica fata Morgana, uscire
ringiovanita dalla vasca miracolosa.
»Egli dunque si chiamava Adolfo....
»Io lo vidi por la prima volta nel giardino della nostra villeggiatura
di Medolago. Figurati una sera di maggio, fresca, olezzante e
tranquilla come il mio cuore di sedici anni... Sì compievo appunto i
sedici anni la sera in cui mio cugino Adolfo mi fu presentato.
»Un bel giovane, di media statura bruno di capelli--presso a poco i
tuoi capelli, Eugenio; più crespi, più vigorosi, direi quasi
fiammeggianti di giovinezza....
»Ma che giovano le descrizioni? La bellezza giovanile ha dei segreti
che la parola non può rilevare, nè la tela riprodurre...
»Fra Adolfo e me corse un'occhiata fuggitiva--due correnti elettriche
si stabilirono fra i nostri giovani cuori.--Adolfo arrossì--io
tremai--ci ricambiammo i complimenti della presentazione con voce
fioca e convulsa....
»Mia madre disse:--Eccoti, Ortensia, un egregio dilettante, di flauto,
che verrà, noi vogliamo sperarlo, a deliziare qualche volta il nostro
soggiorno campestre!
»Sarò ben felice, rispose Adolfo senza guardarmi in volto, di fare un
poco di musica con voi, amabile cugina... Tutti vi dichiarano
prodigiosa al pianoforte... Suoneremo dei duetti!...
»Io risposi con un'occhiata affermativa e un inchino da collegiale...
Poi, per nascondere la mia viva agitazione, mi allontanai da Adolfo e
da mia madre, facendomi a percorrere tutta sola i viali del parco...
»Quella notte non potei prender sonno... La bruna capigliatura di
Adolfo, il suo sguardo di fuoco, il bianco e profumato sorriso, la
voce insinuante, magnetica--tutto si rifletteva, come una iride
voluttuosa, nel vivo cristallo della mia vergine fantasia...
»Io lo vedeva... io gli parlava come ad un amico lungamente
aspettato...
»Al biancheggiare del mattino, dopo i lunghi affannosi vaneggiamenti,
le mie ciglia si chiusero al sonno--ma l'anima vegliava tuttavia,
nelle dolci illusioni di una musica celeste.
»Erano le note di un flauto lontano--era il canto misterioso
dell'amore--era la risposta di un'anima sorella, che poche ore innanzi
si era identificata colla mia... Nel sonno le mie membra si cullavano
dolcemente, secondando le voluttuose cadenze... Ebbrezza salutare dei
sogni! Qualche volta non sei che un riflesso, una larva sbiadita dei
gaudi trascorsi.... Per me, giovinetta inesperta della vita, fosti una
rivelazione di ignote delizie!...
»Eugenio, cominci tu a comprendere per quale associazione di idee
voluttuose e sublimi, il flauto abbia potuto esercitare tanto fascino
su tutta la mia vita?...
»I miei rapporti con Adolfo--rapporti brevi pur troppo, ma esuberanti
di ogni dolcezza--non furono che un duetto di flauto e pianoforte,
deliziosamente prolungato nella vicenda di interruzioni e riprese
gradevolissime.
»Quel duetto cominciò all'indomani della presentazione. Adolfo, come
aveva promesso, mi portò una raccolta di composizioni musicali per
flauto e pianoforte, che noi prendemmo a studiare in presenza di mia
madre...
»I concerti divennero quotidiani; l'arte e la passione progredirono
del pari--mia madre si compiaceva, e si entusiasmava del nostro
accordo perfetto...
»Così trascorrevano i giorni, le settimane, i mesi. Nè mai fra Adolfo
e me ci eravamo scambiati una parola, una lettera, una stretta di
mano, che equivalesse ad una franca dichiarazione. Noi ci intendevamo
colla scelta dei pezzi, cogli accenti della esecuzione, col capriccio
delle varianti, coll'arbitrio dei _crescendo_ e dei _rallentando_,
colla foga e la significante rilassatezza dei tempi...
»Qualche rara volta--per accidente--la estremità del flauto aveva
sfiorato leggermente la mia spalla--il mio gomito, nelle volate
ascendenti sulla tastiera, toccava... e trasaliva al contatto
dell'istromento... Queste eventualità del concerto erano un
eccitamento fortunato, e da esse la musica ritraeva maggior nerbo. Le
fibre irritate galvanizzavano il cembalo--la voce del flauto pareva
gonfiarsi... E allora nasceva quella fusione di armonie, che provocava
gli applausi di mia madre...
»Mia madre era sempre là, in mancanza di altri ammiratori. La sua
presenza incoraggiava l'arte e sorvegliava il buon costume... Sia pace
all'anima di quella santa donna! Ma vi è un destino, un angelo, un
demonio, un Dio--chiamalo come ti piace...--io preferisco di crederlo
un Dio, perocchè ebbi molte prove della sua onnipotenza. Orbene,
questo Dio non permette che le anime fortemente innamorate si
consumino nello sterile desiderio.--Il nostro duetto a flauto e
pianoforte si era prolungato tre mesi...e la vicenda delle
interruzioni e delle riprese aveva affrante le nostre forze. Adolfo
dimagrava... Al finire dei concerti due solchi profondi gli scendevano
dal cavo dell'occhio fino all'estremo delle guancie... Scomponendo lo
strumento per rimetterlo nell'astuccio, mi guardava, e pareva dirmi:
fino a quando?
»Era tempo che il Dio degli innamorati venisse in nostro soccorso...
»Il duetto ebbe finalmente una soluzione,
rapida...concitata...intensa... E la scossa fu tale, che io ne rimasi
impressionata per tutta la vita...
»Quel giorno ripassavamo una fantasia di Rabboni sulla _Straniera_...
Il flauto di Adolfo era più inquieto che mai... Più volte io aveva
sentito la canna di ebano scivolare sotto le mie treccie--l'alito di
Adolfo mi infuocava le guancie...
»Cominciava il cantabile: _Meco tu meni!_... Mia madre stava ad udirci
appoggiata alla finestra che guardava il giardino...
»Ad un tratto ella si alza--passa dinanzi al cembalo in punta di
piedi, e, accennando a noi di continuare la nostra musica, esce pian
piano dalla sala.
»Mia madre--lo seppi più tardi--scendeva in giardino per sorprendere
la cameriera, la quale era entrata col guattero nella serra dei
limoni...
»Per la prima volta, dopo tre mesi di febbre amorosa, Adolfo ed io ci
trovammo soli... I preliminari erano già esauriti... La musica aveva
supplito eloquentemente alla parola... Fra noi erano stabiliti da un
pezzo tutti gli accordi della passione, ripetuti e confermati in tutti
i toni musicali...
»Non appena la porta si chiuse dietro i passi di mia madre, la sala fu
sconvolta da un improvviso cataclisma--Adolfo, il flauto, il
pianoforte, il _meco tu vieni_...tutto fu travolto in un caos
delizioso e terribile...
»Oh! se qualcuno fosse entrato in quel momento! Fortunatamente il
pianoforte si smosse, percorse la sala come una locomotiva a
vapore...e andò a piantare la coda nel vano del caminetto.
»All'urto del mobile io mi riscossi...compresi il pericolo della
situazione...mi svincolai dalle braccia di Adolfo--e balzai dalla
tastiera sulla quale inavvertitamente mi era seduta!... Noi fummo in
tempo, prima che mia madre rientrasse, di riparare all'immenso
disordine...
»Quando la buona donna si affacciò alla porta della sala, Adolfo
ripigliava il _meco tu vieni!_»