O voi gente del popolo, o voi campagnuoli che vi reputate stranieri a
questi strazii e andate dicendo; «_che importa a noi?_» Io vi domando:
non preme il vostro sangue a voi? Voi dalla necessità siete incatenati
nella terra che vi vide nascere: i ricchi possono tramutarsi altrove.
Ora dunque considerate come la barbarica invasione deva premere
piuttosto a voi che a loro.
E dico: deve premere più a te, o popolo povero, che ai doviziosi, perchè
tu, o popolo, possiedi un tesoro solo, — quello dei tuoi affetti. —
Ma poveri e ricchi formano un popolo solo; tutti hanno occhi per
piangere, cuore per gemere, e mani per difendersi. Silenzio agl'infami
clamori! Stringiamoci a disperata difesa.
Adesso uditemi bene. I Piemontesi o male contando le proprie e le altrui
forze, o non soccorsi come fidavano, o abbandonati come non si
attendevano, o trattenendosi per impotenza, o come pure piuttosto per
cupidi consigli, hanno dovuto ritirarsi dall'Adige e dall'Oglio. Adesso
stanno a Lodi: dicesi che re Carlo Alberto voglia chiudersi in Milano,
e, prima che rendersi, seppellirsi sotto le sue rovine. Sangue italiano
è Carlo Alberto, e noi lo estimiamo capace di farlo. Se tale fu il suo
proponimento io gli presagisco due cose: che nè egli morrà, e che prima
volga il presente anno al suo termine la corona di Monza premerà le sue
chiome reali.
La Francia interverrà o no nelle cose d'Italia? Considerando la materia,
parrebbe avesse a moversi e tosto. La Francia è odiata in Europa. Di là
emana la luce che illumina il mondo e spaventa i tiranni. Di là lo
esempio e i conforti dello agitarsi inquieto dei popoli anche sotto la
verga: 34 milioni di uomini aborrenti da ogni dispotismo nello ombilico
della Europa la commovono sempre come donna soprappresa dai dolori del
parto; — e il portato è la libertà, che già maturo vuole e deve
prorompere anche a pericolo della operazione cesarea. Sbigottiti per
ora, i patroni dello assolutismo le appresteranno una cintura di
bajonette. Se la Francia ci lascia perire, dove andrà a cercare i suoi
ajuti? Forse tra i morti?
I morti hanno voce e braccia, ma non l'ode, nè le vede altri che Dio per
vendicarli di coloro che gli hanno traditi. Ed oltre questa ecci
un'altra ragione. Il popolo di Francia venne concitato a non
comportabili speranze: adesso con la forza si costringe a starsi
contento: ma la forza si consuma, e si assomiglia a un argine lungo di
fiume riottoso. Guai se in un punto solo l'argine s'indebolisce; le
acque allagano e annegano tutto il rimanente, comunque rimasto illeso!
Arte di Stato li consiglia a fare sì che egli sfochi le ardenti voglie
altrove, ad allontanarlo dai luoghi che ravvivano in lui memorie, dolori
e desio di vendetta, a convertire in gloriose le feroci passioni, —
insomma a mandarlo alla guerra. Conciossiachè in tutte le rivoluzioni si
sviluppi un soverchio di energia, il quale è forza o che prorompa in
guerra straniera, o scompigli internamente il paese. E questa per
avventura mi sembra la ragione per cui Austria inferma e cadente
comparisca come provveduta di sangue nuovo ai nostri danni. Forse se
l'Austria rimanevasi quieta mancava in lei la energia insolita che le
abbiamo veduto esercitare. Quando i politici non avevano anche pensato
alla fratellanza dei popoli dicevano: un popolo in rivoluzione sta più
presso a conquistare che ad essere conquistato. Adesso quest'altra
sentenza è vera: _i popoli insorti per la libertà hanno a soccorrere la
libertà degli altri popoli sotto pena di vedersela spenta in casa_. La
Francia di Luigi Filippo lo conobbe a prova.
Dunque per me credo che i Francesi scenderanno, e ne abbiamo notizie che
pajono sicure; ma se non venissero, commetterebbero errore insanabile. E
se Carlo Alberto accettasse mediazione prima che un tedesco non cessasse
di calcare la Italia, la sua stella tramonterebbe dietro un protocollo
per non rilevarsi più mai.
Ora i Tedeschi possono venire in due maniere tra noi, o grossi, o scarsi
di numero.
Non temo grossi perchè nel sospetto che i Piemontesi si riordinino, i
Francesi scendano, i Lombardi soccorrano, non vorranno distrarre grossa
mano di esercito dissipandola in presidii senza prò, e, non sicuri alle
spalle, non si potrebbero avventurare innanzi.
Potrebbero molto bene venire in poco numero a imporre taglie, a rapire
uomini e straziare il paese; a mo' di fiera azzannare una preda e
andarsene a divorarla a bello agio nella caverna. A questa _razzia_ da
beduini molto bene, pure che si faccia presto, possiamo riparare noi.
Facile è la difesa degli Appennini. Dodici mila uomini e venti pezzi
d'artiglieria bastano per respingere il doppio con molta agevolezza. La
guerra pei monti non si fa ordinata, e vi si adattano ottimamente
persone use a poca disciplina. Uniamoci per tanto al principe,
preghiamolo a darci un ministero di fiducia comune, e che talenti allo
universale; si abbandoni senza riguardo nelle braccia del popolo; di che
cosa teme egli? Getti via il sospetto che gli hanno insinuato nel cuore.
Noi non lo abbiamo mai confuso nelle colpe e negli errori dei suoi
ministri. Egli lo dovrebbe sapere. S'egli sta con noi, e noi con lui,
non possiamo essere vinti. La salute nostra è a questo patto. Uomini
impopolari, già più che mezzo logori nella pubblica opinione, se non
torranno affatto la fiducia nel principe, ne differiranno il
ristabilimento; — la quale cosa sarebbe nelle attuali necessità supremo
pericolo.