GIULIA

No, no, può venirci... Qui, qui è meglio...

Si dirige alla porta di sinistra.

Guarda: sale?

GUSTAVO

alla finestra

Sì, adesso.

GIULIA

Dio!... Com'è? Che faccia à?

GUSTAVO

Non lo vedo più... Presto!

GIULIA

già sulla soglia a destra,

rifacendosi a un tratto, con un

lampo negli occhi

Che sciocca! O lo sa, e mi cercherebbe... O non lo sa, e allora...

GUSTAVO

agitatissimo

E allora, trovandoti qui?

GIULIA

E se lo sapesse poi da altri, per combinazione, che ero qui? Come

giustificarmi, dopo, d'essere nascosta in casa tua? Meglio che mi ci

trovi, qui, apertamente, senza misteri. Mi rimprovererà, ma non

dubiterà. Rimango!

GUSTAVO

Qui?

GIULIA

Sì... sono venuta per tuo fratello.

GUSTAVO

Qui? In casa mia? Lo crederà?

GIULIA

Sì, sì, lo crederà. Ad ogni modo è meglio così.

Siede, volgendo il dorso della

poltrona verso la porta del fondo,

in modo da non essere veduta da

Andrea.

Qui qui, siedi, presto!

GUSTAVO

Sei pazza!?

GIULIA

Che faccia ò?

ETTORE

dal fondo

Il signor Campiani chiede di lei.

GIULIA

piano, concitata

(Fallo passare, presto!)

GUSTAVO

Passi.

GIULIA

Vagli incontro.

SCENA IV.

GIULIA, ANDREA, GUSTAVO

ANDREA

Disturbo?

GUSTAVO

Le pare!

ANDREA

avanzandosi

La portinaia mi disse che sta poco bene... Fui lì lì per andarmene...

GUSTAVO

stringendo la mano che Andrea gli

porge

Sto assai meglio...

Giulia è rimasta cogli occhi

fissi, in un'ansia febbrile, in

attesa delle prime parole di

Andrea. Udendole, il suo viso si è

spianato a poco a poco; ora,

rassicurata, à riacquistato il suo

sangue freddo. Senza volgersi,

adesso, allunga il braccio e porge

la mano ad Andrea.

GIULIA

Buon giorno.

ANDREA

stupito, serissimo

Tu?! Giulia?!

GIULIA

Non sei a Genova?

ANDREA

c. s.

Ma tu, come sei qui?

GIULIA

Io? Probabilmente per la stessa ragione che à condotto te. Le tue

parole d'iersera riguardo al fratello di Velati mi ànno messa in

apprensione... Non ò dormito tutta la notte. Stamane ebbi paura che

potesse accadere qualcosa... Sei uscito presto, io ti credevo

assente... Infine, mi sono detta: bisogna avvertire Velati. Mi sono

recata al suo studio: non c'era, sono venuta qui... Ma tu, come mai

non sei a Genova?

ANDREA

sempre un po' agitato

Sono passato in istudio, prima d'andare alla stazione: nella notte era

arrivato un dispaccio che mi fece sospendere la partenza...

GIULIA

Se tu me ne avessi avvertito... sapendoti qui mi sarei tranquillata.

ANDREA

Alle dieci sono rientrato. Non c'eri.

GIULIA

Ò accompagnato Giannino alla scuola, poi sono stata allo studio di

Velati...

ANDREA

severo

Il che mi prova ancora una volta che con le donne non bisognerebbe mai

parlare che del bello e del brutto tempo... Specialmente poi colle

donne molto impressionabili.

GIULIA

fintamente ingenua

Perchè?

ANDREA

Perchè... non c'era una ragione che parlassi tu a Velati di ciò... e

soprattutto non dovevi venir qui... Perdoni, avvocato...

GIULIA

ingenuamente, interrogando

Ma...?

ANDREA

Oh! Giulia, sei troppo intelligente perchè debba dirti di più...

Dovevi scrivere a Velati pregandolo di passare da noi...

GIULIA

Sono stata al suo studio...

ANDREA

interrompendola, severo

E poichè non ce l'ài trovato...

Si arresta, la fissa con aria di

rimprovero e come chi non ammette

replica. Poi si volge a Gustavo

Dunque, avvocato...

GUSTAVO

porgendogli una sedia

La prego...

ANDREA

Grazie.

Siede

Giulia le à detto?...

GUSTAVO

La signora aveva cominciato, infatti... ma è giunta or ora... Io non ò

parole per ringraziarla di quanto à fatto...

ANDREA

Per carità, non si tratta di ciò. Si tratta di provvedere.

GUSTAVO

C'è dunque pericolo?

ANDREA

No. Ma poichè non sono partito ò pensato che agendo oggi era un giorno

guadagnato. Mi recai al suo studio, credendola assente, per sapere

dove avrei potuto scriverle...

GUSTAVO

Infatti... un improvviso rimando...

ANDREA

Mi occorre una sua autorizzazione.

GUSTAVO

Ma faccia lei...

ANDREA

Se vuole che le spieghi tutto il meccanismo dell'operazione...

GUSTAVO

Non ne capirei nulla. Piuttosto, mi dica, occorre del danaro?

ANDREA

Mi basta che ella mi autorizzi ad agire come mi pare utile. E, ove

occorra, la troverei in istudio più tardi?

GUSTAVO

Ci andrò ora e ci rimarrò sino alle sette.

ANDREA

alzandosi

Non è improbabile che le faccia una nuova visita tra poche ore.

GUSTAVO

Come posso ringraziarla? Ma... mi dica, occorrerà certamente del

danaro?

ANDREA

No, la sua firma soltanto, per rimandare una scadenza a gennaio: e nel

frattempo...

GUSTAVO

Posso venire io in cerca di lei...

ANDREA

Se crede: al mio ufficio verso le cinque.

GUSTAVO

Senza dubbio.

ANDREA

Giulia?...

Si volge, la vede col fazzoletto

agli occhi

Che c'è?

Giulia si alza, si asciuga le

lagrime. Andrea la fissa un

momento, poi, ancor serio, ma con

bonomia

Bambina!

A Velati porgendogli la mano

Avvocato.

GUSTAVO

Di nuovo, tanti ringraziamenti.

ANDREA

Ma non ne parli!

Abbassando un poco la voce, in

tono di mistero

A proposito: voglio essere il primo a farle delle congratulazioni.

GUSTAVO

Delle congratulazioni?

ANDREA

Forse sono premature; ma ò avute certe confidenze da un buon papà,

amico mio...

GUSTAVO

impacciato

Davvero...

ANDREA

Via!

GIULIA

che à spalancato tanto d'occhi,

attentissima

È fidanzato?!

Infila il suo braccio in quello di

Andrea

ANDREA

No, per ora: ma pare che qualcosa in vista ci sia... Anzi certe

assiduità farebbero supporre...

GIULIA

La Bianchi!

ANDREA

Ecco! subito dei nomi! Poichè vuole il segreto, il nostro avvocato...

GUSTAVO

Ma l'accerto... Sono un buon amico di casa, nulla più...

GIULIA

Oh si sapeva ch'era molto assiduo... Le mie congratulazioni...

GUSTAVO

Sono molto premature, le assicuro...

ANDREA

Vedremo, vedremo!... Dunque, viene da me, più tardi?

GUSTAVO

Senza fallo.

Giulia intanto, senza farsi

scorgere, à lasciato cadere il

manicotto su di una poltrona. Poi

si avvia al fondo, sempre al

braccio di Andrea.

GIULIA

Arrivederci domani.

Tutti e tre escono dalla porta del

fondo, ripetendo i saluti. Poi

s'ode la voce di Giulia in

anticamera

GIULIA

Ah! il mio manicotto!

e rientra preceduta da Gustavo che

corre a cercarlo.

Guardi, dev'essere là... su quella poltrona.

Gustavo lo trova e glie lo reca.

Giulia, colla sinistra tiene ferma

e abbassata la cortina che chiude

la porta; colla destra prende il

manicotto e sbattendolo

violentemente sul viso a Gustavo,

gli susurra, violenta

Non credere di sposarla!

Ed esce. Cala la tela.

FINE DEL SECONDO ATTO.

ATTO TERZO.

Salotto nella casa di Andrea Campiani.

SCENA I.

GIULIA _e_ COSTANZO.

Suono di campanello elettrico

all'interno.

GIULIA

a Costanzo che entra dalla porta

del fondo

Ah! voi, avvocato? Solo? Così presto?

COSTANZO

Come va?

GIULIA

Benissimo. Solo?

COSTANZO

Solo... per ora. Perdonate, mi sembrate molto agitata, in orgasmo.

GIULIA

No, affatto.

COSTANZO

Perchè, in tal caso, vi domanderei come un immenso favore, di essere

calma e di volermi ascoltare.

GIULIA

Che avete da dirmi? Non venite a pranzo? Velati non viene?

COSTANZO

discreto

Un po' di calma, vi ò chiesta.

GIULIA

Ma se sono calmissima!

COSTANZO

Non pare. Vostro marito è fuori?

GIULIA

Sì.

COSTANZO

E...?

GIULIA

Che cosa?

COSTANZO

Non è... accaduto niente?

GIULIA

Di che?

COSTANZO

Dopo... quanto avvenne ieri?

GIULIA

Che poteva accadere?

COSTANZO

Non so... Un sospetto... un dubbio...

GIULIA

Mio marito non à mai dubitato di me.

COSTANZO

Perchè Gustavo era in grande apprensione...

GIULIA

Oh! a torto. Il modo stesso come jeri si è comportato mio marito...

COSTANZO

Appunto! Gli pareva molto preoccupato.

GIULIA

Per l'imprudenza ch'io avevo commessa. Null'altro.

COSTANZO

Ma Gustavo temeva che ripensandoci poi, a mente calma...

GIULIA

Mio caro, sta alla moglie di ispirare e di guidare i pensieri del

marito.

COSTANZO

Ah!... Ma... sapete... temeva che il vostro contegno, dopo... Eravate

così in orgasmo: temeva che non vi foste saputa dominare, per

disgrazia...

GIULIA

Mi conosce assai male il vostro amico.

COSTANZO

Anzi, crede di conoscervi assai bene... Ma un avvenimento come quello

d'jeri era un caso così nuovo...

GIULIA

Non mi dimentico mai, nelle piccole come nelle grandi circostanze... E

poi, amico mio, ci vuol altro che un incidente, sia pure serio, per

distruggere una fiducia così grande quale io ò saputo acquistarmi. Ed

è per questo che non temo, e che posso arrischiar molto quando

occorre... o anche semplicemente quando ne ò voglia... Ma quanti

timori, quanti timori, quel vostro buon amico! L'idea di una

sciabolata lo spaventa dunque molto!

COSTANZO

Non per lui, certamente!... È un gentiluomo, un uomo di cuore...

GIULIA

Un uomo di cuore! Lo credete? Sul serio? Ma non perdiamoci in ciarle.

Verrà? Avete ricevuto il mio biglietto? Glie lo avete comunicato?

COSTANZO

Sì.

GIULIA

Già, ò scritto a voi perchè ò immaginato ch'eravate a parte di

tutto... Oh! non glie ne faccio un rimprovero d'essersi confidato a

voi. È una fortuna--anzi--che avete voialtri uomini--e che non abbiamo

noi donne--di potervi confidare ad un amico, di potergli chiedere

aiuto e consiglio... E ne à tanto bisogno, lui, di consigli!...

Dunque, verrà?

COSTANZO

Se lo imporrete.

GIULIA

Certamente, lo impongo. Mi preme troppo che non manchi. Mio marito l'à

invitato a pranzo per oggi, con voi. Se non venisse, dopo quello che è

accaduto jeri, allora sì che le cose prenderebbero un aspetto strano.

Mio marito, non vedendolo... Oh! infine, ò bisogno che tutto cammini

molto liscio, che nulla, nulla possa far ritornare il pensiero di mio

marito sull'incidente di jeri. Che egli venga dunque, come se nulla

fosse accaduto.

COSTANZO

Oh, per questo si potrebbe inventare una buona scusa, ed evitare un

incontro forse penoso.

GIULIA

Penoso? Perchè?

COSTANZO

E voi, d'altronde, avete tanto potere su vostro marito... L'avete

detto voi stessa...

GIULIA

Ah! debbo sempre essere io sola a lottare? io sola a cavarmi

d'impiccio? No, no, venga lui, mi aiuti, ne à l'obbligo. Ah! lo

capisco, egli ne farebbe a meno tanto volentieri di venire! Gli secca

di trovarsi in faccia a me, oggi! L'avevo preveduto. Per questo vi ò

scritto, stamane. E ò scritto a voi perchè so che avete qualche

influenza su di lui, e potevate farlo ragionare. Dite a Velati che non

manchi. E guai a lui se non venisse!

COSTANZO

Guai a lui! Mi spaventate! Che fareste?

GIULIA

Non so. Potrebbe accadere ch'io fossi così irritata, così disgustata,

non pel suo disamore--no--ma pel suo egoismo, da non riuscire a

nasconderlo a mio marito, da non essere con lui quale debbo e fui

sempre. E allora? Le conseguenze? È disposto a sopportarle il vostro

amico? D'altronde, a che non venire oggi? dovrebbe pur venire domani,

posdomani. Perchè non sarà così ingenuo da credere che cessando di

essere il... mio amante, cesserebbe anche di essere l'amico di casa

nostra? Ò fatto tanto per non compromettermi durante questa relazione,

non voglio mica compromettermi ora che è finita.

COSTANZO

Ma...

GIULIA

Eh! caro mio, quando si è stato l'amante di una donna come me bisogna

sopportarne le conseguenze. Si sposerà: allora, vita nuova. Non ci

presenterà sua moglie, non me ne importerà nulla... A poco a poco

diraderà le sue visite, non verrà più, non ci vedremo più... Ma per

ora no. Fateglielo ben entrare nella testa: per ora dovrà dividere le

sue cure tra la fidanzata... e me! Anzi, e noi! Non c'è rimedio, mio

caro...

Entra Andrea dalla porta del fondo

Oh, Andrea, è qui Monticelli...

SCENA II.

GIULIA, ANDREA, COSTANZO

ANDREA

Caro avvocato!

GIULIA

... venuto anche da parte di Velati per scusarsi di non poter pranzare

con noi.

ANDREA

Oh! perchè?

GIULIA

È arrivato un loro cliente da Torino, col quale ànno un abboccamento

importante, alle nove. E pareva loro scortese di andarsene subito dopo

pranzo. Ma io ò imposto che vengano ugualmente.

ANDREA

Diavolo! Sarà sempre meglio per noi averli per poco che per nulla

affatto.

GIULIA

Oh! non insistere di più perchè ò già convinto Monticelli. E à

promesso di andare a prendere Velati.

ANDREA

Non si fanno complimenti con noi.

GIULIA

E noi, allora, andiamo al Dal Verme?

ANDREA

Al Dal Verme?

GIULIA

Sì, l'abbiamo promesso a Giannino, lo sai.

ANDREA

Come vuoi.

A Costanzo

Perdoni se la lascio. Ò qualche faccenda da sbrigare prima di pranzo,

anche per conto di Velati. Gli dica anzi che quell'affare è aggiustato

completamente. Si tranquillizzerà. A più tardi, dunque.

Esce a destra.

SCENA III

GIULIA _e_ COSTANZO

COSTANZO

congedandosi

Signora.

GIULIA

Ve ne andate?

COSTANZO

Da Gustavo... E poi da quel cliente di Torino che mi avete inventato

così a proposito.

GIULIA

Sapete, è quel tale dei rinvii.

COSTANZO

Ah!

GIULIA

Stasera poi, potrete mandar Velati solo al convegno. La vostra

presenza forse è superflua, nevvero?

COSTANZO

Oh, perfettamente inutile!

GIULIA

E accompagnarci al Dal Verne.

COSTANZO

A più tardi, dunque.

GIULIA

E con lui!

COSTANZO

Sì, ma... siate indulgente, generosa. Voi che avete capita così bene

la vita, che l'avete presa così pel lato giusto... dovete concedere

qualcosa alla natura umana.

GIULIA

A quella mascolina, soprattutto. Gli uomini valgono ancor meno delle

donne, credetelo.

COSTANZO

E alleviategli il supplizio.

GIULIA

Ma sì, ma sì.

COSTANZO

Siete... calma, nevvero?

GIULIA

Calmissima.

COSTANZO

E poi... vostro marito è in casa.

GIULIA

Già!... Mio marito è in casa.

COSTANZO

Infine, quello che è stato è stato... Il passato... non se ne parli

più...

GIULIA

E amici come prima!

Lo fissa un momento

Che ottimo amico à Velati, in voi! E come, per amor suo, vi fate meno

buono di quello che forse siete in realtà...

COSTANZO

Meno buono? Perchè? Io vi seguo sulla vostra strada. Voi avete preso

il vostro partito; il migliore, dopo tutto...

GIULIA

Già!... E... forse... mi giudicate male Vedendomi così... come

dire?... così rassegnata, voi pensate: questa donna non à mai amato

veramente, e si acconcia ad essere abbandonata con tanta indifferenza

perchè...

COSTANZO

No, non lo penso, ve lo giuro. Penso invece che voi siete la donna

moderna, che ragiona. Ed è in voi uno strano ma benefico equilibrio

tra l'amore per un uomo e l'affetto per la vostra casa. E in questa

parola «casa» metto tutto quel complesso di persone, di affetti, di

soddisfazioni, di doveri, di diritti, che la fanciulla acquista

diventando moglie e madre. All'amore per un uomo che non è vostro

marito, voi sacrificate tutto, per esso voi arrischiate tutto, sì, ma

sino a quel punto in cui non è compromesso e non corre pericolo

l'affetto per la vostra casa. Il giorno in cui il pericolo si

affaccia, vi ritraete. Finchè potete essere contemporaneamente la

moglie e l'amante, lo siete con tutta la passione, con tutto

l'entusiasmo. Quando bisogna essere o l'una soltanto, o l'altra,

sacrificate l'amante. Voi recitate nella commedia dell'amore: commedia

appassionata, se volete, ma commedia a lieto fine. Il dramma che si

chiude violentemente, non è fatto per voi. Al punto in cui ora siete

giunta della vostra relazione con Gustavo, vi siete accorta, che,

insistendovi, il dramma poteva scoppiare. Quel tale equilibrio

benefico che è in voi, vi fa ritrarre dalla scena. Ecco tutto!

GIULIA

E vi pare di giudicarmi bene? Mi negate gli slanci, gli entusiasmi...

COSTANZO

Fatali, sempre!

Parlandole quasi all'orecchio

Avevate un amante, e ciò malgrado vostro marito era il più felice

degli uomini... e per merito vostro!--Ci sono delle donne

oneste--quelle che la folla chiama oneste--che rendono la vita al

marito meno lieta, meno tranquilla che voi non facciate.

GIULIA

fissandolo

Vorreste avere una moglie come me?

COSTANZO

Questa è un'altra quistione! Ma gli è ben certo codesto: che la botte

dà del vino che à, e la società le mogli che può. Voi, non siete delle

peggiori!... Vi pare che vi giudichi male?

GIULIA

Pessimista!

COSTANZO

Pessimista? Perchè? Anzi, io ò questo merito: che so sempre trovare un

lato buono, in tutte le cose... Dunque, arrivederci più tardi.

Le stringe la mano ed esce dal

fondo accompagnato da Giulia.

SCENA IV.

GIULIA _e_ ANDREA

GIULIA

ad Andrea, che entrato dalla porta

di destra si è messo a cercar

qualcosa per la stanza

Che cerchi?

ANDREA

Non ò lasciato qui delle carte, dianzi?

GIULIA

Non so.

ANDREA

Ah, eccole.

GIULIA

Che fai?

ANDREA

Vado nel mio studio.

GIULIA

A lavorare? Anche di festa? Non esci più oggi?

ANDREA

No.

GIULIA

E Giannino non si è mosso tutto il giorno, dovresti portarlo a fare

una passeggiata.

ANDREA

Non esci, tu?

GIULIA

No. Sai che quando si à gente a pranzo bisogna sorvegliare. Di Teresa

e di Antonietta ci si può fidar poco. Dovresti fare una corsa sino al

Dal Verme, con Giannino, per prendere il palco.

ANDREA

Ma sono le cinque e mezzo.

GIULIA

Ài tutto il tempo.

ANDREA

Si avvia.

Be', fai vestire Giannino.

GIULIA

Andrea, che ài?

ANDREA

Io? Nulla.

GIULIA

Sei ancora in collera?

ANDREA

Non lo sono stato mai. Ti ò detto ciò che stimavo giusto di dirti:

ecco tutto.

GIULIA

E dunque?

ANDREA

Devi comprendere però che io sia sempre un po' preoccupato.

GIULIA

Ma perchè?

ANDREA

Perchè mi dà pensiero la tua leggerezza: una leggerezza che non ti

conoscevo. Non ti ò mai fatte delle prediche, non ò mai imposto nè

desiderato che tu fossi una di quelle donne di una _pruderie_ ridicola

che tutto sottomettono alle apparenze, e che anzi, molte volte, fanno

consistere l'onestà solo nel salvar le apparenze. Ma da questa

scioltezza, da questa sicurezza di te che non mi è mai dispiaciuta,

all'eccesso d'ieri ci corre.

GIULIA

E allora, per una sciocchezza, per uno sbaglio, su, su, su, la testa

vola, e almanacchi, e ti preoccupi... e fors'anco dubiti di me! Di che

cosa non siete capaci voialtri mariti?!

ANDREA

Come ài torto, come ài torto, Giulia, di parlare così! Parli come

qualche volta agisci: senza riflettere. E dici delle cose che, se ne

comprendessi il significato, arrossiresti di dire.

GIULIA

E perchè le provochi?

ANDREA

Io?

GIULIA

Sì, tu. Sai come bisogna pigliarmi, io. Jeri mi ài fatta una

paternale, mi ài convinta dell'errore che avevo commesso. Te ne ò

chiesto perdono. Doveva essere finita! No, mi tieni il broncio.

ANDREA

No, mia cara. Ma mi rimane il dubbio che domani, dimenticandoti di

nuovo, tu faccia qualcos'altro, di meno grave, anche, ma che sia poco

corretto.

GIULIA

Forse che ero andata da Velati per il gusto di vederlo? C'era una

ragione o no? Il movente era buono: quello di avvertirlo tuo malgrado,

perchè tu per un falso riguardo non lo volevi fare. E non volevo che

avessi degli impicci tu per conto d'altri. Capisci?

ANDREA

E se io non ti avessi incontrata, là, tu, forse, non mi avresti neppur

avvertito di quanto avevi fatto.

GIULIA

Oh! no, te lo avrei detto sùbito. Ti ò mai nascosto nulla?

ANDREA

Non lo so...

moto di Giulia

Non lo credo. Ma vedi, Giulia, dovevi scrivergli che venisse qui.

Invece! Velati vive solo, abita nel centro della città, lo sanno

nostro amico...

GIULIA

E dagli! Ò capito! Ò sbagliato, sì. Si direbbe, tanto insisti, che

dubiti... Per fortuna che è fidanzato!...

ANDREA

Oh! Giulia! Poveretto me se avessi bisogno di una tale considerazione

per acquietare il mio cuore! Decisamente non rifletti!

Si avvia.

GIULIA

Andrea!

Gli si avvicina affettuosa

Ti chiedo perdono ancora un'altra volta... Ma non insistere più.

ANDREA

Gli è che ti voglio bene, Giulia, gli è che sono geloso della tua

riputazione. So che spesso una piccola imprudenza fu causa di grandi

sventure. Vedi: io avrei voluto che ieri quando sei uscita al mio

braccio da quella casa, tutti quelli che ti conoscono, tutta la città

fosse là per vederti al mio braccio... Suvvia! non parliamone più, non

parliamone più. Vesti Giannino. Vado a riporre queste carte e torno.

Esce a destra.

SCENA V.

GIULIA, _poi_ GIANNINO _e_ TERESA, _poi_ ANDREA

GIULIA

Alla porta del fondo, chiamando

Teresa, Teresa? Dammi il soprabito di Giannino e il suo berretto bleu.

Ài capito?

Va alla porta di sinistra

Giannino, Giannino?

Giannino entra dalla sinistra,

Teresa dal fondo e dà a Giulia il

soprabito e il berretto del bimbo.

GIULIA

Vieni tesoro; papà ti conduce a passeggio.

GIANNINO

Dove?

GIULIA

si accovaccia, lo bacia e gli fa

indossare il soprabito

A comperare il palco per andare a teatro, stasera, a vedere il ballo.

Sei contento?... Tesoro mio, come ti insùdici! Guarda, guarda che mani

nere! Le copriremo coi guanti per non far aspettare papà.

Gli ravvia i capelli

Così. Dove sono i guanti? Qui in tasca?

Entra Andrea e indossa la

pelliccia.

L'altra mano; su, su... Vedi, papà è già all'ordine. Diritte, diritte

le dita. Così. Quand'è che imparerai a vestirti da solo? Un ometto di

sette anni! Ecco fatto. Vai, tesoro.

ANDREA

Avanti, granatiere!

GIULIA

Vai e torni. Arrivederci. Giannino, sii savio.

Andrea e Giannino escono: Giulia

li accompagna sin sulla soglia.

GIULIA

Teresa? Teresa?

TERESA

entra dalla porta del fondo

Signora?

GIULIA

Per le sette, nevvero? Di' all'Antonietta che ci metta un po' di cura;

mi raccomando. Apri l'armadio, abbasso, in guardarobe, e ne togli il

servizio di porcellana a fiorellini. Adagio, per non rompere.

Teresa esce dal fondo. Dopo un

momento s'ode il suono interno del

campanello elettrico. Giulia va

davanti allo specchio, vi si

osserva, si ravvia i capelli.

Entrano Gustavo e Costanzo.

SCENA VI.

GIULIA, GUSTAVO _e_ COSTANZO

GIULIA

Buon giorno!

Costanzo le stringe la mano.

Gustavo fa un lieve inchino,

corretto: poi rimane al fondo, in

piedi, a disagio.

GIULIA

Siede sul divano e invita Costanzo

a sederle accanto

Avete incontrato mio marito?

COSTANZO

L'abbiamo veduto uscire con Giannino; ma volse verso la piazza. Credo

non ci abbia scorti. Nevvero Gustavo?

GUSTAVO

Mi pare.

GIULIA

È andato al Dal Verme a prendere un palco per stasera. È una vecchia

promessa che adempiamo verso Giannino.

Un silenzio.

Era tanto desideroso d'andarci.

COSTANZO

Chi?

GIULIA

Giannino.

Un silenzio.

COSTANZO

Ah! il ballo.

GIULIA

Il _Sieba_.

COSTANZO

Il _Sieba_ di Manzotti.

Un silenzio.

È rappresentato bene, con lusso.

GIULIA

Sì? Non lo ricordo quel ballo. L'ò veduto alla Scala, la prima volta.

Ma è un pezzo.

COSTANZO

Oh! sì, dieci anni, almeno.

Un silenzio. Piano a Giulia

(Mi pare che la conversazione langua!)

Un silenzio.

E poi c'è la musica tanto bella...

GIULIA

Di che?

COSTANZO

Del _Sieba_. Non si parlava del _Sieba_?

GIULIA

Ah! sì.

Un silenzio.

COSTANZO

È di Marenco la musica, nevvero?

GIULIA

Non so...

COSTANZO

Gustavo, è di Marenco?

GUSTAVO

Di Marenco.

Un silenzio.

GIULIA

Venite anche voi, Monticelli, al Dal Verme?

COSTANZO

piano a Giulia

(Siete crudele!)

GIULIA

(Perchè?)

Un silenzio.

Velati, non avete nulla da dire?

Gustavo, impacciato, fa un passo

innanzi accennando di no. Giulia

si alza, va al fondo, dove è un

piccolo stipo. Lo apre, fa

scattare una molla, e, da un

segreto che s'apre, toglie un

pacco di lettere legate con un

nastro azzurro. Poi richiude lo

stipo e ridiscende la scena.

GIULIA

a Velati senza guardarlo e

porgendogli le lettere.

Velati, sono le vostre lettere.

Egli fa l'atto di prenderle, ed

essa, ritirando impercettibilmente

la mano

Le prendete?

GUSTAVO

Poichè... me le date...

GIULIA

A voi.

Glie le dà.

Allora... tutto è finito, definitivamente finito?

Pausa

Rispondete ancòra: «poichè siete voi che lo volete!...» Nevvero?

Perchè sono io che vi congeda. Vi ò fatto venire per questo.

GUSTAVO

dopo una pausa, tanto per dire,

senza guardare mai Giulia.

Amica mia... al punto in cui sono giunte le cose... io penso...

Costanzo intanto si è alzato, è

andato verso la porta come

tentasse uscirne alla chetichella.

GIULIA

Monticelli, andate via?

Siede sul divano.

COSTANZO

No... guardavo...

GIULIA

Ah! Non andate via.

A Gustavo

Dicevate?

GUSTAVO

Al punto in cui le cose sono giunte... dopo quanto è accaduto jeri...

Non che sia la verità... Vi prometto che quanto credete sul conto

mio...

COSTANZO

a parte

(Dio bonino, che figura ci si fa!)

GUSTAVO

Ma infine, nel vostro interesse, per la vostra tranquillità... forse è

meglio... è meglio così... Vi parlo francamente, a parte qualunque

considerazione mia personale... Non è certamente il mio desiderio...

nè che io... Vi potrei dimostrare che sono fandonie tutto quanto si

dice del mio matrimonio... Ma lo stato d'animo... dirò meglio, le

condizioni fatteci ad entrambi... Non so...

Si interrompe.

COSTANZO

(Bel discorso!)

GIULIA

a Gustavo

Avete finito? Volete che ve la dica io la verità?

Si alza, gli vien dappresso.

La moglie ideale: commedia in tre atti · 第 2 / 4 段