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MARCO PRAGA
La moglie ideale
COMMEDIA IN TRE ATTI
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
Secondo migliaio.
PROPRIETÀ LETTERARIA.
_Riservati tutti i diritti.--La rappresentazione e la riproduzione per
la stampa sono vietate a termine e sotto le comminatorie delle vigenti
leggi.--Per ottenere il diritto di rappresentazione, rivolgersi
esclusivamente alla_ =Società Italiana degli Autori= per la tutela
della proprietà artistica e letteraria _(Milano, Corso Venezia, 6)._
Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non
porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
Milano, Tip. Treves--1920.
_a ELEONORA DUSE_
_Questa commedia venne rappresentata per la prima volta dalla signora_
ELEONORA DUSE _e dai signori_ F. ANDÒ, V. ZAMPIERI _e_ A. GALLIANI _al
Teatro Gerbino di Torino l'11 novembre 1890._
_«.... les plus hardis problèmes de psycologie personnelle et sociale
peuvent être traités en pleine scène. Seulement, trop peu de personnes
travaillent aujourd'hui dans cette direction.»_
PAUL BOURGET.
PERSONAGGI.
ANDREA CAMPIANI, _agente di cambio_.
GIULIA, _sua moglie_.
GIANNINO, _loro figlio di 7 anni_.
GUSTAVO VELATI, _avvocato_.
COSTANZO MONTICELLI, _avvocato_.
TERESA, _cameriera_.
ETTORE, _servo_.
_Milano, epoca attuale._
ATTO PRIMO.
Nella casa di Andrea Campiani. Salotto da pranzo. Una porta al fondo,
e porte ai lati. Sul davanti, a sinistra, la tavola apparecchiata. Vi
si nota il disordine che è sul finire del pranzo. A destra, prima
della porta, il caminetto acceso. Tre poltrone vi sono disposte
dinanzi, e una sedia a sdrajo. Sul camino, contro la parete, un grande
specchio. Al fondo, a sinistra della porta, la credenza, e su di essa
piatti, bottiglie, fiale, ecc. Tutto l'arredo è elegante, di buon
gusto. Sera. Dal soffitto pende, sopra la tavola, la lampada accesa.
SCENA I.
GIULIA, ANDREA, GIANNINO, _poi_ TERESA
Giulia è adagiata sulla poltrona a
sdrajo, con molti giornali
illustrati e di mode d'attorno.
Giannino è seduto alla tavola da
pranzo verso la parete di
sinistra. È su di una sedia
comune, ma con un cuscino che lo
rialza. Andrea di contro a lui,
verso il mezzo della scena. Di
contro al pubblico è la sedia
vuota, prima occupata da Giulia.
Entra Teresa dal fondo col
servizio del caffè, ne versa una
tazza e la porge a Giulia.
GIULIA
Non ne prendo, adesso. Più tardi. Tienlo al caldo.
Teresa porge la tazza ad Andrea,
che stava leggendo il giornale.
GIULIA
a Giannino che, dal principio,
batte il coltello sul piatto come
a suonare il tamburo.
Giannino, piccolo mio, se seguiti, mammà va in collera.
GIANNINO
mettendosi in ginocchio sulla
sedia.
Papà?
ANDREA
Che vuoi?
GIANNINO
Una mela.
ANDREA
Ancòra?
GIULIA
No, Giannino, ài già mangiato abbastanza frutta.
GIANNINO
Una sola.
ANDREA
Be', una piccolina ancòra.
Gliela dà. Giannino si accinge a
toglierle la buccia col coltello.
Bada a non tagliarti. Vieni qui.
Giannino scende a terra, gli dà la
mela e Andrea gliela sbuccia.
Ecco.
Giannino la prende e si avvia per
uscire.
Vai a giocare? Ma un bacino, prima.
Lo bacia.
E mammà?
GIULIA
abbracciandolo
Tesoro! E il còmpito l'ài fatto? Ma la lezione non l'ài imparata
ancòra! Vai a giocare un poco, e poi la studi per bene, nevvero?
Giannino esce dal fondo con
Teresa.
Come è bello quest'ultimo numero del _Figaro_ illustrato. L'ài
veduto?... Che fai? Leggi?
ANDREA
Dò un'occhiata alla borsa.
GIULIA
Lascia! Lavori sino alle sette: mi fai pranzare alle otto, poi torni
fuori. Neppure l'oretta che stai in casa mi fai un po' di compagnia.
Vieni qui.
ANDREA
leggendo
Adesso.
GIULIA
Vieni qui!
ANDREA
Bevo il caffè.
GIULIA
Vieni qui a berlo. Guarda, ti faccio un po' di posto qui.
ANDREA
viene a sederle accanto.
Così?
GIULIA
Dov'è l'_Art et la Mode_? Bada, ti ci sei seduto sopra. Aspetta.
Lo toglie.
Ài veduta la nuova forma dei cappelli da signora? Tutte le piume e i
nastri di dietro, altissimi. Sono carini!
Si solleva e guarda nella tazza
nella quale Andrea beve il caffè.
Non me ne serbi un pochino?
ANDREA
Non ne volevi!
GIULIA
Ma il tuo è più buono. Un goccino... No, dammelo tu, nel cucchiaino.
ANDREA
Poverina!... Ancòra?
GIULIA
Uno per uno... È bellissimo così, no?
ANDREA
Va a posar la tazza sulla tavola.
Proprio bellissimo.
Giulia dà un piccolo grido.
Che c'è?
GIULIA
Graffiami, graffiami, in fretta!
ANDREA
sedendo ancora accanto a lei.
Dove?
GIULIA
Qui, la mano... Adagio!... No, no, il palmo no: porta disgrazia...
Ahi! mi fai male. Sgarbato! Guarda che graffiatura. Un bacio, subito.
ANDREA
le bacia la mano.
Così?
Si alza.
GIULIA
Dove vai?
ANDREA
Prendo il _Corriere_.
GIULIA
Ò detto di no!
ANDREA
Guardo i telegrammi.
GIULIA
Ò detto di no! Che t'importa? I tuoi valori, sempre! Il tuo valore,
l'unico tuo valore sono io. Ài capito? Stai qui, fatti più vicino. Ò
freddo. Sono un po' malata, sai, oggi?
ANDREA
Oh! che ài?
GIULIA
E tu ài l'obbligo di curarmi. Devi uscire anche stasera?
ANDREA
Dò una capatina in Borsa. Vuoi uscire anche tu?
GIULIA
Per andar dove?
ANDREA
Non so, dove vuoi. Ti accompagno, passo alla Borsa, e ti raggiungo.
GIULIA
riprende il giornale.
Vediamo che c'è a teatro.
Leggendo.
«Scala, riposo. Manzoni, _La moglie di Claudio_». Uh! che orrore! «Dal
Verme, _Traviata_, _Sieba_...» Abbiamo promesso a Giannino di portarlo
a vedere il ballo. Ma oggi è tardi. E poi è meglio un sabato, perchè
la domenica non à la scuola e può dormir tardi... Non c'è niente
d'interessante... Poi, che ore sono? Otto e mezzo! Potrei vestirmi e
andare dalla Viscardi. Ma tu dici di venirmi a prendere e poi non ci
vieni. Ti conosco!... No, senti, io sto in casa, ma ad un patto: che
vai alla Borsa e torni: mezz'ora, non di più. Alle nove e un quarto
devi essere qui. Ti preparo il tè, qui accanto al fuoco, e alle dieci
a letto, come due bravi figliuoli. Eh? Ma guai a te se tardi. Non
venirmi poi a raccontar storie, d'amici che t'ànno tenuto attorno. Non
ammetto scuse. Se qualcuno ti vuol tenere a zonzo, devi rispondere:
amici miei, io ò una mogliettina a casa tanto carina, che mi aspetta;
e vi saluto. Siamo intesi?
ANDREA
sorridendo.
Siamo intesi.
Si alza e fa un gesto di dolore,
rimanendo un momento colle gambe
intirizzite.
GIULIA
Vedi! vedi! Anche il tuo piede vuol riposo. Ti strapazzi troppo. È
otto giorni soli che ài lasciato il letto e non ti ài già più nessuna
cura. Il medico lo diceva ancora ieri: se l'è cavata bene ed in
fretta, ma al minimo sforzo...
ANDREA
Non mi sforzo affatto. Sai, quando rimango seduto un po' a lungo....
GIULIA
Ànno suonato, mi pare. Chi sarà?
ANDREA
Giacomo, probabilmente, coi dispacci.
TERESA
annunziando
Il signor avvocato Velati.
ANDREA
Venga... Cioè, un momento. Lo facciamo passare in salotto?
GIULIA
Ma no, si sta così bene, qui.
A Teresa
Fallo passare.
ANDREA
C'è ancora la tavola apparecchiata...
GIULIA
Ma che importa!
SCENA II.
GIULIA, ANDREA, GUSTAVO, TERESA
GUSTAVO
Buona sera, signora!
A Andrea
Come va? E il suo piede?
ANDREA
Molto meglio, grazie.
GUSTAVO
Ma io sono giunto importuno. Erano ancora a tavola.
ANDREA
No, no, si è finito da un pezzo. Piuttosto perdoni lei se la
riceviamo...
GIULIA
Già, mio marito voleva riceverla in salotto. Io invece la considero
abbastanza nostro amico per non far complimenti.
GUSTAVO
Gliene sono grato.
ANDREA
Una tazza di caffè?
GUSTAVO
Grazie.
GIULIA
Grazie sì, o grazie no?
Fa un cenno a Teresa che s'era
messa a sparecchiare, e questa
esce
Sa, le cedo il mio, non può rifiutarlo.
GUSTAVO
Se le facessi la corte le direi che sarà anche migliore.
GIULIA
Questo lo direbbe in faccia a mio marito.
Intanto versa il caffè che Teresa
à portato, rientrando.
A quattr'occhi troverebbe qualcosa di meno...
GUSTAVO
Di meno banale?
GIULIA
Beva, e mi eviti di rispondere.
ad Andrea
E tu non stare in piedi. Ti affatichi! Oppure prendi il bastone.
Dov'è?
Lo trova in un angolo e glielo dà.
ANDREA
Mi tratti proprio come un invalido.
GIULIA
Sieda, avvocato.
GUSTAVO
Grazie.
Siedono tutti. Teresa esce.
Sa, caro Campiani, sono venuto presto proprio per trovarla in casa. So
che a quest'ora va alla Borsa, e volevo dirle due parole prima che
uscisse.
ANDREA
Eccomi a lei.
GIULIA
Oh, ci siamo? Un discorso d'affari? Vi lascio.
GUSTAVO
Niente affatto. Anzi, la prego...
GIULIA
Si rivolge all'amico o all'agente di cambio? Perchè in quest'ultimo
caso posso servirla anch'io. Non comperi gli zuccheri. Càlano. L'ò
saputo testè da mio marito, e dicono tutti che di lui ci si può
fidare.
ANDREA
Grazie.
GUSTAVO
Mi rivolgo invece all'amico,
a Giulia
agli amici e, francamente, ò più fede nella sua amicizia che nella sua
scienza bancaria...
GIULIA
Le perdono questa sfiducia in grazia della fiducia che à nella mia
amicizia.
ANDREA
Chiacchierona! Lascialo dire!
GIULIA
Ah sì, perchè poi devi uscire; la piccola Borsa ti aspetta.
GUSTAVO
Ma allora non voglio disturbarla. Sarà per domani, verrò al suo
ufficio.
GIULIA
No, no, sa, dico così perchè tra di noi c'è un patto: deve uscire e
tornare a casa sùbito.... e non vorrei trovasse delle scuse!
ANDREA
Chiacchierona! chiacchierona!
A Gustavo
Mi dica, mi dica, avvocato: e non si lasci interrompere.
GUSTAVO
Ecco qua. Ella sa che mio fratello Adolfo è suo collega da tre mesi...
ANDREA
E lo vedo attivo, lavoratore. Non manca un giorno alla Borsa.
GUSTAVO
Lei non sa niente degli affari che fa?
ANDREA
Nulla di positivo. So che lavora molto per conto proprio.
GUSTAVO
Ed è quello che mi spaventa. Adolfo è sempre stato un po' un
caposcarico. È giunto all'età di 25 anni senza concludere nulla. Alla
fine, ò dovuto decidermi a seguire il proverbio «metà consigli e metà
denaro» e gli ò dato il capitale necessario ad aprire un ufficio...
Era stato in banca tre anni: a sentirlo discorrere, ci à pratica come
Rotschild; ma io sono in pensiero, perchè mi ànno riferito che
arrischia molto. Non vorrei succedesse qualche guaio.
ANDREA
Che arrischia lo sapevo.
GUSTAVO
C'è pericolo?... Veda, mi rivolgo a lei come ad un vecchio amico.
S'ella volesse informarsi e avvertirmi. Le chiedo troppo?
ANDREA
S'immagini! Quello che potrò fare! Ma sa, non è tanto facile... Non
c'è molta confidenza tra colleghi...
GUSTAVO
Ma lei à tanta autorità! È uno dei Nestori della Borsa...
GIULIA
Oh! oh! non me lo invecchi tanto mio marito!
GUSTAVO
Parlo di pratica, di avvedutezza, di fama...
ANDREA
Per carità!
Si alza
Conti su di me.
GUSTAVO
Tante e tante grazie.
Si alza
E perdoni la noia, sa? Ma la cosa mi dà tanto pensiero! Sono un po' il
babbo di mio fratello.
GIULIA
Te ne vai, Andrea? Proprio? Non puoi farne a meno?
ANDREA
Tu lo sai: non posso mancare.
GIULIA
Assolutamente?
ANDREA
Purtroppo.
GIULIA
E allora!... Ma, bada, sono le otto e mezzo: per le nove e un quarto
ti voglio di ritorno!
ANDREA
Farò il possibile.
GIULIA
Non ammetto scuse!
ANDREA
con bonomia
Giulia! Giulia!
A Gustavo
Non prenda moglie, sa?
GIULIA
Che? che? che? Che ài detto? Oseresti pentirti, tu, di esserti
ammogliato?
ANDREA
ridendo
No, no! via!
GIULIA
Chiedimi perdono, sùbito, con un bacio!
ANDREA
baciandola in fronte
Bambina!
GIULIA
al fondo
Teresa, Teresa? Il cappello e la pelliccia del signore. Dio, che
freddo. Comincia a nevicare. Prendi una carrozza, sai?
Entra Teresa col cappello e la
pelliccia. Giulia, premurosa, la
fa indossare ad Andrea.
Lei, avvocato, rimane a tenermi compagnia sinchè Andrea ritorna,
nevvero?
ANDREA
a Teresa
Giannino che fa?
TERESA
Gioca, in guardarobe.
ANDREA
À la lezione da studiare. Perdoni, avvocato, noi la trattiamo proprio
come un vecchio amico. Guardi, là ci sono dei sigari. Fumi.
Porgendogli la mano
Se si trattiene la ritrovo.
GIULIA
Sì, sì, non lo lascio andar via sinchè non ritorni. Bada a tornar
presto perchè Velati è pericoloso.
GUSTAVO
Vuol farmi andar via?
ANDREA
A ben presto dunque.
Esce.
GIULIA
Abbiti cura.
Accompagna Andrea sino alla porta
del fondo
Prendi la carrozza!
A Teresa che s'era messa di nuovo
a sparecchiare
Lascia, lascia, finirai dopo. Bada a Giannino, piuttosto, che studi la
lezione. Ti raccomando.
Teresa esce.
SCENA III.
GIULIA _e_ GUSTAVO
Giulia rimane un momento sulla
soglia, sinchè Teresa si è
allontanata. Poi richiude la porta
con cura, e, rapidamente, viene a
Gustavo ch'è rimasto in piedi
colle spalle al caminetto, e gli
butta le braccia al collo
GUSTAVO
cerca respingerla dolcemente.
Bada, può venir qualcuno.
GIULIA
Ma no, non c'è nessuno. Che improvvisata, che bella improvvisata mi ài
fatta! Non ti aspettavo, sai, stasera.
Gustavo ripete l'azione di prima.
Ti annoio? ti annoio?
GUSTAVO
No, mia cara, ma infine non bisogna scherzare col pericolo.
Si scioglie dall'abbraccio e
siede.
GIULIA
Pericoli? Ma non ce n'è punti... E non te ne sei mai preoccupato
tanto!
GUSTAVO
È ben necessario che mi decida a ragionare e a farti ragionare.
GIULIA
Non mi ami più, allora?
GUSTAVO
Ma sì, ti amo, ti amo, ti amerò sempre. Però pensa, Giulia, che se un
giorno ti dicessi: «È necessario che ci lasciamo e che ritorniamo
semplicemente i buoni amici di una volta...» anche quel giorno ti
amerei come adesso, come il dì in cui fosti mia... e dovresti
credermi... e dovresti ubbidirmi.
GIULIA
colpita, commossa
Lo crederei nel solo caso che quel giorno non ti amassi più neppur io.
À uno scatto, corre alla porta del
fondo, l'apre, guarda al di fuori,
la richiude, si accosta rapida a
Gustavo e siede accanto a lui.
Perchè mi fai questo discorso? Perchè mi dici queste cose? Di', di',
Gustavo, dimmi... dimmi!
GUSTAVO
Per farti ragionare, perchè tu ti renda conto, una buona volta, della
tua, della nostra situazione.
GIULIA
Sei stufo? Ti secca? Vuoi finirla?!
GUSTAVO
Ssss!... Per Iddio!!
GIULIA
Che paura ài stasera!
GUSTAVO
Per le sciocchezze che tu fai! Lo vedi: testè tuo marito era ancora
per le scale, Teresa non era ancora uscita di qui, e tu mi buttavi le
braccia al collo. Poteva tornar lui, e sarebbe stata la tua rovina.
Poteva rientrare essa e sarebbe stata la pace perduta, o per lo meno
il ridicolo sopra di noi!
GIULIA
alzandosi
Gustavo!... Ti preoccupa in egual modo il pericolo della mia rovina, e
quello di diventar ridicoli in faccia a una serva?!...
Pausa.
Tu fingi! E nella preoccupazione di fingere, dici delle cose orribili!
Siede accanto alla tavola e vi si
abbandona colla testa fra le mani.
GUSTAVO
dopo aver accesa una sigaretta
Mia cara... tu non capisci...
GIULIA
Taci! taci! Ài ragione, non capisco nulla, mi fai perdere la testa!
Pausa.
Dio mio! Dio mio! E l'avevo creduta una festa per me la tua visita di
stasera!
Gustavo fa un gesto di noia: si
alza, torna al caminetto. Giulia
si volge, lo guarda un momento,
poi gli si avvicina, come prima,
affettuosa.
Gustavo, dimmi la verità: che ti è accaduto oggi? Non ci vedevamo da
due giorni: ti è accaduto qualcosa? qualcosa di seccante che ti à
contrariato? Stai poco bene? Di', di'... ma non ài nulla con me,
nevvero? di', Gustavo?
Lo circonda, egli la respinge un
poco.
No, no, non ti tocco... guarda, potrebbe vederci chiunque così...
Ecco, va bene così?... Ma dimmi che è successo? Io ti perdono tutto:
lo so, ài degli affari... delle noie forse...
GUSTAVO
Ma no, non ò nulla.
GIULIA
Sì, sì, sei di cattivo umore... Vuoi andar via? Ti secca di essere
venuto?... Vuoi andartene?... Ci vedremo domani; domani sarà
passato... ecco. Vuoi andartene?
GUSTAVO
Mi mandate via?
GIULIA
No! Temo che ti annoi... temo che rimanendo qui, tu mi dica ancòra
delle cose che mi fanno male.... Senza scopo poi, perchè adesso dovrei
perdonartele: ò capito che sei di cattivo umore, ecco tutto. Domani
sarai il Gustavo di prima.
Gli toglie la sigaretta dalle
labbra e lo circonda.
GUSTAVO
E daccapo?!
GIULIA
No, no, non ti tocco!... Non vuoi? Non vuoi confessarlo che sei
preoccupato, di cattivo umore?... Sì, confessalo, mi farebbe tanto
piacere che tu lo confessassi. Mi spiegherei tutto, allora...
Gustavo si scosta dal caminetto e
si mette a passeggiare su e giù.
Giulia rimane colla faccia verso
lo specchio e segue in esso i
movimenti di lui.
GUSTAVO
Dio santo! Come ingrandite ogni cosa! Come di ogni mosca che vola fate
una balena addirittura. Che vi ò detto alla fin fine? Delle cose
giuste! Perchè voi donne, che dovreste avere tanta e maggiore
sensibilità di noi uomini e una più raffinata squisitezza di
sentimento, pure talvolta non arrivate a comprendere... Per esempio,
vedete, voi non arrivate a comprendere che nella vostra casa, nella
casa di vostro marito non voglio esser che un amico per voi... Che mi
ripugna, che ripugna alla mia coscienza d'uomo onesto di tradire
quell'uomo qui sotto il suo tetto!... Tutto questo mi indigna!
GIULIA
E da quando?
GUSTAVO
Da... sempre! Ò potuto dimenticarlo nei primi tempi della nostra
relazione, quando la passione mi accecava. Ma ora non più. Ve l'ò
detto: è tempo di ragionare, e ragiono.
GIULIA
E mentite!!
si volge
Oh! come mentite!... E mi parlate della vostra coscienza d'uomo
onesto! Quale coscienza? Quale onestà? Sapete quale sarebbe la vera,
la sola onestà? Quella di dirmi: «Non ti amo più!» senza menzogne,
senza ipocrisie. Perchè non mi amate più. Lo capisco, lo capisco bene,
pur troppo! Siete mutato, molto mutato, da qualche tempo!... Una volta
vi lamentavate, voi, vi doleva, di non poter venire più sovente a
vedermi qui, perchè non vi bastavano le ore che si passavano
assieme... altrove! E cercavate dei pretesti per venire, e venivate
anche di sotterfugio... Stasera, dopo tanto tempo che questo bisogno
di vedermi non lo provate più, quando vi ò visto entrare e ò udita la
ragione della vostra visita, ò capito subito che si trattava di un
pretesto: so bene che non siete punto in pensiero per vostro
fratello... E ne ò gioito, e ò creduto che ritornaste il Gustavo di
una volta, e vi ò buttate le braccia al collo!... Era un pretesto, sì,
ma per venire a prendere congedo da me.
Un silenzio
Non rispondete nulla? Non avete nulla da rispondere?
GUSTAVO
dopo aver accesa un'altra
sigaretta.
Che volete che risponda alle vostre sciocchezze?
GIULIA
Ah! alle mie sciocchezze! Badate, è così sciocco quello che dico come
sono veri i sentimenti che avete espressi testè.
GUSTAVO
Che diritto avete di dubitarne?
GIULIA
Poveretto! Credete dunque ch'io possa giustificare la vostra
freddezza, le vostre rivolte, con un improvviso risvegliarsi della
coscienza? con un'improvvisa... tenerezza per mio marito?
S'ode muoversi la molla dell'uscio
di fondo. Giulia si ricompone.
TERESA
dal fondo
Signora...
GIULIA
Che c'è?
TERESA
Sono le nove passate. Debbo mettere a letto il bambino?
GIULIA
Sicuro! À imparata la lezione?
TERESA
Un pochino.
GIULIA
Non importa. Mettilo a letto. È tardi.
Teresa esce. Gustavo si alza e
torna al caminetto. Si apre di
nuovo la porta del fondo ed entra
Teresa che accompagna per mano
Giannino
GIULIA
Buona notte, tesoro mio.
Abbraccia Giannino che è venuto
sino a lei, e poi si avvia per
uscire.
E non dài la buona notte al signor Velati?
Giannino si dirige a Gustavo che
si curva e lo bacia. Poi va al
fondo. Teresa lo prende per mano e
lo conduce via.
GIULIA
dopo un lungo silenzio, seduta,
senza guardare Gustavo
Quando penso che ci fu un tempo in cui eri geloso di mio marito!
Perchè io ò sempre avuta questa virtù o questa fortuna, di non
odiarlo, come quasi tutte le donne che ànno un amante odiano il
marito, e lo trascurano, e lo trattano male. Io, no. È buono, è
onesto, mi ama--lui--è il padre del mio bambino!... Non l'ò amato mai
per questo forse mi fu facile di volergli bene, perchè noi donne non
odiamo che l'uomo che abbiamo amato, e quando cessiamo di amarlo. Ma
allorchè ò provato anch'io il bisogno irresistibile di amare, e per
disgrazia, fatalmente, mi sono innamorata di tutt'altri che di lui, ò
saputo però conservarmi ai suoi occhi una buona moglie affezionata...
Tu fosti geloso di queste cure, di questa affezione. E avevi persino
il coraggio, un tempo, di non credere al mio amore, e me lo dicevi,
perchè ti pareva impossibile che amandoti, potessi sopportare un altro
uomo vicino a me.
Volgendosi a lui che si è seduto,
avvicinando la propria poltrona
alla sua, affettuosa
Le ricordi le nostre discussioni d'allora? Io ti dicevo: «Gustavo, ti
amo, ti amo, ed è questo amore che mi fa essere buona, paziente,
saggia... Saggia, sì, perchè non voglio perderti, perchè voglio essere
tua tutta la vita. Se facessi delle sciocchezze, se mi compromettessi,
se dessi a lui un sospetto, s'egli dubitasse di me e mi spiasse, la
nostra pace sarebbe perduta, e il pericolo, forse, ti allontanerebbe
da me... E se lui sapesse tutto, un giorno, che avverrebbe? Tu, buono,
onesto, non mi abbandoneresti. Ma sopravviverebbe in te l'amore,
grande, immenso, come io lo voglio, senza preoccupazioni, senza noie,
senza averne sciupata la tua esistenza, compromessa la tua carriera?
Non ti verrei a noia, un giorno? Vedi, Gustavo, questa idea mi
spaventa, mi fa inorridire: e in questa idea di perderti per colpa
mia, trovo la forza di simulare, di essere in faccia a lui una buona
moglie.»
Circondandolo
Ti ricordi?... E ti convincevi, e le nostre discussioni finivano in un
bacio...
Pausa
Non mi ami più? Non mi ami più?... È possibile?... Gli è che ti ò
abituato male: ti ò amato, ti amo troppo! Ti annoio! Sei così sicuro
del mio amore! Nevvero? Gustavo? Gustavo?
S'ode dall'interno il suono del
campanello elettrico. Giulia à un
sussulto, dà un'occhiata alla
porta, poi si curva su Gustavo,
gli dà un bacio ardente sulla
bocca, poi si scosta, si
ricompone. Entra Andrea.
SCENA IV.
GIULIA, ANDREA, GUSTAVO.
ANDREA
Che freddo, amici miei! Abbiamo almeno 5 gradi sotto zero.
GUSTAVO
Nevica?
ANDREA
Un poco.
A Giulia
Sono in regola? Nove e venti.
GIULIA
Cinque minuti di ritardo.
GUSTAVO
I cinque minuti di tolleranza.
ANDREA
Dato che si trovi della tolleranza nelle mogli.
A Gustavo
Sa, ò già cominciate le mie investigazioni. Però, finora, nulla di
certo...
GUSTAVO
Grazie. Ma sa, con tutto suo comodo, perchè poi non dubito neppure
che--per ora--ci sia nulla di grave.
ANDREA
Oh, lo credo anch'io. Ma se ne va? Non prende il tè con noi?
GIULIA
alzandosi
Glielo avevo già offerto anch'io. Dice che à un convegno alle nove e
mezzo. Anzi, stava per lasciarmi, e sarei rimasta sola se tu non
tornavi.
A Gustavo
Piuttosto: quando pranza con noi? Posdomani, per esempio? È
domenica... Perchè gli altri giorni, cogli affari di Andrea non si sa
mai a qual'ora si pranza.
ANDREA
L'aspettiamo.
GUSTAVO
Ma...
GIULIA
E ci porti Monticelli. È un giovanotto simpatico. Nevvero Andrea?
ANDREA
Alle sette e mezzo: ella e il suo socio ed amico.
GUSTAVO
La ringrazio, ma sono dolentissimo: parto domani...
GIULIA
Oh oh! è una scusa!
GUSTAVO
Le pare? Ò una causa alla Cassazione di Torino.
GIULIA
Davvero?... Al suo ritorno, dunque.
ANDREA
Ci contiamo.
GUSTAVO
Mille grazie.
Salutando
Signora!... Buona sera.
Esce.
SCENA V.
GIULIA, ANDREA poi TERESA
ANDREA
Non ài aggiunta una parola per trattenerlo.
GIULIA
Ma se glielo avevo già detto: «prenderemo il tè con mio marito.» Aveva
un appuntamento... Sarà forse una frottola, si sarà seccato: era qui
da un'ora.
ANDREA
Gli è che volevo dirgli...
GIULIA
Che cosa?
ANDREA
Di suo fratello.
GIULIA
Non gliel'ài detto?
ANDREA
C'è dell'altro.
GIULIA
Di grave?
ANDREA
Sicuro! Un'operazione così arrischiata in cui si è messo... E i
pronostici di fine mese non sono buoni! Io ne sapevo già qualcosa.
GIULIA
Oh poveretto!... Ma dovevi avvertirlo.
ANDREA
Non ò avuto il coraggio. Sai, volevo prepararlo... Se si fosse
trattenuto... D'altronde domani bisognerà provvedere. Ad ogni modo ò
già prese delle misure. Posso provvedere io...
GIULIA
Tu?
ANDREA
Sì.
GIULIA
E arrischieresti, tu, del tuo?
ANDREA
No, no; una firma.
GIULIA
Ah! perchè, senti: avvertire il fratello sta bene, ma metterti in
impicci tu...
ANDREA
Non temere. E Giannino è a letto?
GIULIA
Sì.
ANDREA
Ci vado anch'io, sai? Sento quest'umidaccio.
GIULIA
Sì, sì, subito.
ANDREA
Poi debbo alzarmi presto domattina. Vado a Genova.
GIULIA
A Genova?
ANDREA
Sì.
GIULIA
Stai via molto?
ANDREA
No, una giornata. Parto alle otto e mezzo, sarò di ritorno la sera.
GIULIA
Con questo freddo, e poco bene come stai? Manda qualcuno!
ANDREA
Impossibile, mia cara.
GIULIA
E pranziamo senza di te, domani?
ANDREA
Pensa che io pranzerò senza di te e di Giannino.
GIULIA
Mi fa pena.
Suona.
Vai a coricarti sùbito, dunque. E non leggere per delle ore, come fai
sempre.
a Teresa
Ài acceso il fuoco nella stanza del signore?
TERESA
Sissignora.
ANDREA
a Teresa
Bisogna svegliarmi alle 6, domattina.
Teresa esce.
GIULIA
Per partire alle otto e mezzo?
ANDREA
Debbo recarmi in istudio, prima.
Accende una candela
Buona notte, piccina mia. Domattina non ci vedremo. Non ti voglio
svegliare così di buon'ora.
Fa per baciarla. Essa si
schermisce
No?
GIULIA
Tu sai che vengo poi a salutarti.
ANDREA
Sì, grazie.
Esce.
GIULIA
rimane un momento a fissare la
porta dalla quale è uscito Andrea.
Poi va al fondo, apre la porta e
chiama
Teresa?
TERESA
di dentro
Signora?
GIULIA
Domattina alle sei e mezzo. Ài capito, nevvero?.. Vai pure a letto,
quando vuoi.
Chiude la porta. Ridiscende adagio
la scena. Dinanzi al caminetto si
guarda un momento nello specchio.
Poi trascina una delle poltrone
vicinissima al fuoco: vi si adagia
e allunga i piedi verso i carboni
accesi. Cala la tela.
FINE DEL PRIMO ATTO.
ATTO SECONDO.
Salotto in casa di Gustavo Velati. Porta al fondo e ai lati. A destra
una finestra. A sinistra una scrivania. Arredo elegante. Armi,
ninnoli, quadri, fotografie.
SCENA I.
GUSTAVO _e_ COSTANZO
Gustavo è sdraiato sul divano.
Costanzo entra dal fondo.
GUSTAVO
Sei tu, Costanzo? Ciao.
COSTANZO
Beati i ricchi: e chi à da fare se la sbrighi! Nevvero? Non si può
essere più concisi di quello che tu fosti nel tuo biglietto di
stamane.
Cava di tasca un biglietto e lo
legge
«Carissimo. Sto poco bene. Non ò nessuna voglia di venire in istudio.
Chiedimi un rinvio nella causa Candalari, manda al registro la
convenzione Ponti, e all'inferno i clienti, se ne vengono.» Il che ò
fatto. Ò ottenuto il rinvio, ò mandato al registro la convenzione
Ponti, e...
GUSTAVO
E all'inferno i clienti?
COSTANZO
In paradiso. È più sicuro che non tornino. Vediamo un poco.
Gli si avvicina, gli tocca il
polso
Febbre impercettibile. Una faccia da papa. Meno male! Neanche stavolta
non vai a raggiungere i clienti.
Gli presenta un plico
Qui c'è l'incartamento Corbellini Trevisani con la conclusionale
avversaria. Esaminare in fretta essendo fissata l'udienza per il
dodici.
GUSTAVO
Stai fresco!
COSTANZO
Sfido! nevica!... Eh! voglia di lavorare, saltami addosso!
GUSTAVO
Non è la voglia che mi manca!
COSTANZO
D'accordo: è la... volontà, il desiderio, la lena... Come la chiami,
tu? Sai, per intenderci!
Accende una sigaretta
GUSTAVO
Caro mio, sto malissimo di spirito. Sto moralmente male, ti assicuro.
E se non esco dalla situazione in cui mi trovo, non so come l'andrà a
finire.
COSTANZO
Oh! oh!
GUSTAVO
Cioè, andrà a finire che liquido lo studio, chiudo la casa e me ne
vado.
COSTANZO
Adagio, liquidi lo studio! Dello studio faccio parte anch'io. Liquidi
anche me?
GUSTAVO
Te lo cedo completamente.
COSTANZO
gli siede accanto
Fuori di scherzo: che c'è?
GUSTAVO
Vuoi delle confidenze?
COSTANZO
Se me ne credi degno!
GUSTAVO
Come amico, sì: ti conosco per prova. Ma temo della tua serietà.
COSTANZO
Della mia serietà, quando occorra, è garante l'amicizia.
GUSTAVO
Ascoltami. Io mi trovo nelle condizioni di un uomo che à un'amante, e
bisogna... la lasci.
COSTANZO
Bisogna... da parte di lei, o da parte di lui?
GUSTAVO
Di lui.
COSTANZO
Di te, dunque. La si paga e la si congeda.
GUSTAVO
E se è una di quelle che non si pagano?
COSTANZO
La si cede a un amico.
GUSTAVO
seccato, alzandosi
Ecco la tua serietà! Ed io che ò bisogno di espandermi, di chiedere
aiuto e consiglio, sono così sciocco di rivolgermi a te!
COSTANZO
si alza, gli si avvicina
Vieni qui, vieni qui, senti.
In un orecchio
La Campiani?
GUSTAVO
Lo sai anche tu?!
COSTANZO
cantarellando
Tutto il mondo lo sa!
GUSTAVO
con dispetto
Già! tutto il mondo lo sa!... E non me n'ài parlato mai?
COSTANZO
Bravo! Se non me ne parlavi tu! Non è una _pratica_ di studio... pur
troppo!
GUSTAVO
Ma io non ne ò parlato a nessuno! E...
COSTANZO
E ciò malgrado, nevvero?... E ti stupisce? Senti: passeggiamo oggi sul
Corso dalle 4 alle 6. Delle signore che incontreremo ti dirò quelle
che ànno un amante e dell'amante ti dirò anche il nome. Nè avrò l'aria
di farti delle rivelazioni, sai! Ti dirò cose che sai anche tu, che
sanno tutti... che sa anche il marito, qualche volta. Oh! questo non è
il caso del buon Campiani!
GUSTAVO
Il buon Campiani!... Ài l'aria di canzonarlo!
COSTANZO
Sì, dico, di noi due non so chi lo canzona di più.
GUSTAVO
Eppure, se c'è uomo tradito che non sia ridicolo, è lui.
COSTANZO
Davvero?!
GUSTAVO
Ma certo! Egli non à motivo di dubitare di sua moglie. Oserei dire che
non ne à il diritto.
COSTANZO
Vai!
GUSTAVO
Seriamente! Quella donna strana, incomprensibile per chi la vede nella
sua vita domestica e pur la sa moglie infedele, à risolto questo
problema: di essere contemporaneamente di due uomini. Dell'uno lo è
col corpo e col cuore, dell'altro coll'animo e col cervello. Ed è così
l'amante più appassionata e la moglie più affettuosa. Ragione per la
quale suo marito la ricambia di grandissimo affetto ed è ben lontano
dal dubitare di lei!... Dimmi tu: di tante donne adultere, perchè,
tosto o tardi, il marito viene a conoscere il fallo? Anzitutto e
sopratutto perchè è la moglie istessa che glie lo rivela. Ma certo!
Dal dì che à un amante la donna piglia in uggia il marito: lo tratta
con indifferenza, o lo trascura, o gli nega ogni carezza. Il buon
uomo, che vede così disamorarsi la moglie, deve pensare
necessariamente che qualcuno o qualcosa si è messo al suo posto. E
comincia a dubitare, a insospettirsi. Allora studia la moglie, nei
suoi atti, nelle sue parole; e il dubbio si accresce. Indaga, spia,
tende il tranello: e trova l'amante.
COSTANZO
E le lettere anonime? E le cameriere? E il caso? Dove li lasci questi
elementi potentissimi di scoperta? Questi... Cristofori Colombi
dell'infedeltà coniugale?
GUSTAVO
Credi a me: si trovano più nelle commedie che nella vita. C'entrano,
qualche volta, come elementi complementari, rafforzativi, e ànno
effetto laddove il dubbio s'è già infiltrato. Sono come la pioggia che
fa germogliare più presto il seme, ma il seme è già nella terra...
Ebbene! vedi: se a Campiani mandassero una lettera anonima, la
distruggerebbe con disgusto, o, meglio ancòra, la mostrerebbe a sua
moglie, per riderci su, dopo pranzo.
COSTANZO
Lo credi?
GUSTAVO
Ne sono convinto. Tu non ài un'idea di quello che è Giulia per suo
marito. È un poema di affettuosità, è una perfezione di cure, senza
un'interruzione, senza una dimenticanza, senza un affievolimento, mai.
E, d'altra parte, nell'amore è ardita. Nulla la fa indietreggiare,
nulla la impaurisce, e si compromette, senza riguardi quando le
occorra. Se io rimango otto giorni senza andarla a vedere, è capace di
venire a cercarmi in istudio. Ce l'ài vista. Ma tornando a casa, ecco
la donna, non lo nasconde; lo dice al marito, con grande naturalezza,
trovando un pretesto alla sua visita, molto convincente. E, nota, dopo
aver lasciato me, tornando al marito, non era certo nè immusonita, nè
vergognosa, nè seccata. Anzi, chiacchierina, allegra, affettuosa. E
quel giorno gli avrà, per colmo di previdenza, portato un piccolo
regalo, un ninnolo, un nonnulla, per dimostrargli che lo à sempre in
mente, che non pensa che a lui, vicina o lontana; e avrà trovato la
parola più dolce, più affettuosa da susurrargli nell'orecchio, con un
bacio. E lui, certo, senza essere uno scemo, anzi non essendolo punto,
avrebbe potuto, dopo ciò, immaginare piuttosto la fine del mondo che
non un'infedeltà di sua moglie.
COSTANZO
E ti ama?
GUSTAVO
Non so: ma, per certo, nessuna donna innamorata à fatto meglio e di
più di quello che Giulia à fatto per me.
COSTANZO
Ebbene, è meraviglioso!
GUSTAVO
Vuoi dell'altro? L'anno scorso--ricordi?--andai a Brescia a discutere
una causa. Ebbene: dopo poche ore ch'io ero là, mi vedo comparire
Giulia: «Amor mio--mi dice--ò una cugina che abita qui. Sono venuta a
passar qualche tempo con lei...» Che bella occasione, eh? E ci si è
trattenuta tre giorni. Quando non ero in Tribunale ella stava con me:
ma quando io ero occupato sai come spendeva il suo tempo? Scrivendo a
suo marito, delle lettere di otto pagine, piene d'affetto, nelle quali
gli raccontava cento fandonie graziose. Nella prima gli scriveva: «Sai
che combinazione? Ò trovato qui Velati; l'ò presentato a Elena (la
cugina) che lo trova molto simpatico: in confidenza mi pare che le
faccia un po' di corte!» E nell'ultima, il dì avanti che ripartisse:
«Ritorno domani: qui mi diverto, mi trovo bene, ma non posso rimanere
di più: mi manchi tu, e Giannino.»
COSTANZO
Meraviglioso!
GUSTAVO
E, nota, questa finzione continua che pare sfrontatezza, non deriva da
corruzione dell'anima e non è un calcolo in lei. Ella è buona, molto
buona d'indole... È così, senza accorgersene...
COSTANZO
Caro mio, io mi domando se questa non è la moglie ideale!
GUSTAVO
Un ideale molto relativo!
COSTANZO
Relativo, sì, com'è tutto relativo a questo mondo, l'onestà compresa.
Dimmi: qual è l'ideale dello zoppo? quello di essere perfettamente
diritto? Ma no, perchè egli sa bene che quell'ideale lì non lo
raggiungerebbe mai. L'ideale dello zoppo è semplicemente quello di
trovare un paio di scarpe colle quali possa camminare e parere
diritto. Ora, in questa società corrotta in cui viviamo, piena di vizî
contagiosi, e nella quale la donna respira coll'aria le tentazioni, e
tutto congiura contro la sua onestà, la moglie perfettamente saggia e
fedele è un'eccezione, è un idolo a cui bisogna erigere un altare. Chi
la possiede è un essere privilegiato fuori delle leggi del mondo. Per
i più, per la folla, l'ideale delle mogli dovrebbe ben essere questo:
una donna che avendo un amante si conserva una buona moglie,
affettuosa verso il marito; che evita gli scandali e l'infelicità dei
figli, e mantiene la pace in casa, una pace vera e sincera, non
fittizia e di convenzione come se ne vedono tante e sotto le quali
covano odi e disprezzi. Non ti pare?
GUSTAVO
Però con quelle idee lì non prendere moglie.
COSTANZO
Si capisce! È quello che faccio.
Un silenzio.
E tu ora devi... cioè vuoi lasciare questa donna?
GUSTAVO
Sì.
COSTANZO
E perchè?
GUSTAVO
Perchè... la relazione dura da due anni e non può durar tutta la vita!
COSTANZO
Semplicemente?... Ohè! amico, mi pare che negli affari di cuore tu non
sia molto sincero!... Mi permetti di correggere? Vuoi lasciarla perchè
non l'ami più.
GUSTAVO
E se fosse? Che colpa ne avrei? Si può comandare al cuore? L'ò amata
due anni, con tutte le forze dell'anima, senza una infedeltà, neppure
di pensiero. Non l'amo più; che colpa ce n'ò? Chi mi può condannare?
COSTANZO
E chi ti condanna? E chi ti dice niente? Perdio! come sei irascibile.
GUSTAVO
Amico mio, la mia situazione è orribile. Ti giuro, ti giuro, Costanzo,
che la noia, il disgusto di essere legato ad una donna che non ami
più, sono più forti mille volte della gioia che ti dà il primo
convegno con lei. L'amore passato tu lo odî come un usuraio che non ti
riesce di ripagare e che ti succhia il sangue dalle vene!
COSTANZO
Lo credo!
GUSTAVO
E poi... tutto ciò non mi va più. Ò trent'anni, non ò famiglia, questa
vita in casa altrui mi pesa... Bisogna essere più giovani per trovarci
attrattive. Debbo pensare ai casi miei, al mio avvenire...
COSTANZO
Ò capito: vuoi prendere moglie.
Un silenzio.
Eh! amico mio, è sempre molto difficile il rompere una catena: con una
donna simile lo deve essere anche di più. Forse il meglio è trovar del
coraggio, e dirglielo.
GUSTAVO
Che cosa?
COSTANZO
Che non l'ami più.
GUSTAVO
Ah! e tu credi che lo si possa trovare questo coraggio?... Ò diradate
le mie visite, mi sono mostrato freddo verso di lei... Non à servito a
nulla. Iersera, dopo otto giorni che la sfuggivo, sono andato da lei,
ben deciso a trovar modo di finirla...
COSTANZO
Ebbene?
GUSTAVO
Ci siamo lasciati più amici di prima.
Un silenzio.
E vorrei trovar modo di finirla! Dopo tutto, essa non si merita questo
disamore. Ed è forse più crudele la mia freddezza, che un colpo solo,
decisivo... se trovassi il coraggio di darlo!... Le ò scritto
stanotte, a lungo...
COSTANZO
Per dirle che non l'ami più?
GUSTAVO
Ma no, ma no! Non si può dirlo, questo! Le ò scritto che è necessario
ci lasciamo.
COSTANZO
Verrà a cercarti e vi lascierete, sì, ma più amici di prima.
GUSTAVO
Per ora mi crede assente. Anche per questo non sono venuto in istudio
oggi...
ETTORE
dal fondo
Signor avvocato, una signora chiede di lei.
GUSTAVO
Dio santo! Persino in casa, questi clienti!
COSTANZO
piano, furbesco
(È lei la cliente!)
GUSTAVO
(Ah! no! non è possibile!)
A Ettore
À dato il nome?
ETTORE
Nossignore.
GUSTAVO
Le ài detto che ò gente?
ETTORE
Sì, il signor avvocato Monticelli; mi rispose che lo sapeva.
GUSTAVO
A Costanzo
(Non è lei!)
A Ettore
Passi.
Ettore esce.
COSTANZO
A buon conto, non potrei squagliarmi, io?
GUSTAVO
Da qual parte? E poi, se lo sa già che sei qui.
Entra Giulia.
SCENA II.
GIULIA, GUSTAVO, COSTANZO
GIULIA
«Honny soit qui mal y pense!» Caro avvocato!
A Gustavo
Buon giorno, Velati. State poco bene? Me l'anno detto al vostro
studio, or ora. E in assenza vostra
a Costanzo
ò chiesto di voi.
Comicamente
Allora ò raccolte le idee: avevo urgente bisogno di parlare a Velati
per un affare che gli sta a cuore. Potevo venirlo a cercare in casa
sua?... Poichè ci avrei trovato un amico comune... Poichè non saremmo
rimasti in due... Eh? Ò fatto bene? Ò fatto male?... Non lo so... Ma
infine, siamo o non siamo amici? Bisogna bene sacrificare qualcosa
all'amicizia.
a Costanzo
Vi pare?
COSTANZO
Ma quando poi non si à nulla a temere!...
GIULIA
lo fissa un momento, scrutandolo;
poi, a Velati
Non siete andato a Torino?
A Costanzo
Doveva andarci anche lei?
Siede su una poltrona che Gustavo
le offre.
COSTANZO
Infatti.... Cioè.... si doveva partire.... doveva partire lui... ma un
telegramma stamane... un rinvio...
GIULIA
Ah! un rinvio! Ecco: ci avevo contato anch'io su codesto rinvio per
volgendosi a Gustavo
trovarvi oggi.
Un silenzio.
Dunque, vi ò detto, avevo urgente bisogno di parlarvi...
Vedendo che Costanzo raccoglie
delle carte e si prepara a
congedarsi.
Ve ne andate?... No, vedete, amico mio, volete fare il furbo... dirò
meglio, l'uomo discreto... Non ne è proprio il caso. Dico a Velati ciò
che ò da dirgli, e usciamo insieme. Volete?
COSTANZO
Ai vostri ordini, signora.
GIULIA
a Gustavo
Si tratta di vostro fratello... Oh! scusate: a questo non avevo
pensato. Forse Monticelli...
GUSTAVO
Costanzo mi è troppo amico per non essere a parte d'ogni cosa mia.
GIULIA
D'ogni cosa vostra?
GUSTAVO
Di tutto ciò che si confida all'amicizia quando l'amicizia può tornare
d'aiuto. Ma ditemi dunque, vi prego.
GIULIA
Ecco: come sapete, mio marito à assunte informazioni, iersera. E vi à
detto che nulla aveva potuto sapere. Invece...
GUSTAVO
Invece?
GIULIA
Non vi spaventate perchè non c'è nulla di grave. Seppe soltanto che si
è messo in una operazione un poco arrischiata. Lì per lì, iersera, non
volle dirvelo. Temeva ve ne preoccupaste troppo. L'à detto a me, dopo,
aggiungendo che aveva già provveduto lui.
GUSTAVO
In che modo?
GIULIA
Non so: non me ne intendo. Ma mi assicurò che nulla poteva accadere
grazie alle misure che aveva creduto bene di prendere sùbito sùbito.
GUSTAVO
alzandosi
Ma bisogna dunque mi rechi da lui senza indugio.
GIULIA
Non c'è. È partito stamane per Genova, prestissimo. Ma ò pensato,
stanotte... Sapete, noi donne siamo tanto impressionabili, e
almanacchiamo, almanacchiamo sempre... Ò pensato che forse, oggi,
qualcuno poteva venire da voi ad informarvi, a spaventarvi
inutilmente... Infine, ò temuto qualche grosso guaio... Allora, poichè
mio marito era assente oggi, ò pensato di informarvi io, di venir
subito a rassicurarvi... Sono stata al vostro studio, poi qui... Vi
pare, Monticelli, che era uno stretto dovere d'amicizia?... Mi
difenderete, mi giustificherete, voi, se occorrerà? Oh, a proposito!
Mio marito voleva che pranzaste con noi, voi e Velati, domani: ma
poichè lui doveva andare a Torino... Allora, poichè siete qui, vi
aspettiamo. Ci vediamo domani, alle sei?
COSTANZO
congedandosi
Vi ringrazio: con immenso piacere.
GIULIA
Volete proprio andarvene? Non mi volete aspettare?
Si alza. Piano, tra il serio e il
faceto
(Mi raccomando, non fate giudizî temerari... O, almeno, se li
farete... con un po' di discrezione). A domani, dunque.
COSTANZO
A domani.
A Gustavo
Vieni in istudio, poi?
GUSTAVO
Sì, tra poco. Ciao.
Costanzo esce.
SCENA III.
GIULIA _e_ GUSTAVO.
Gustavo, impacciato, sta accanto
allo scrittoio, in piedi. Giulia,
in piedi pur essa, all'altro lato
della scena, si guarda d'attorno,
osservando ogni cosa. Intanto
lascia cadere la pelliccia su una
sedia. Lungo silenzio. Si muove,
osserva sempre
GUSTAVO
Allora?
GIULIA
Sto osservando la tua casa. Penso che è la seconda volta che ci vengo.
La prima, due anni fa... Poi tu ài pensato che non era prudente
vederci qui, di pieno giorno, e... siamo andati... laggiù... Ed ora ci
ritorno, dopo due anni... È curioso!
Si muove, osserva sempre.
Com'è carino questo alloggetto! Lì è la tua camera da letto, nevvero?
Là la biblioteca, e qui l'anticamera... Come ricordo bene, eh?... Qui
c'erano dei _marrons_ la prima volta... Erano preparati per me. E
c'erano dei fiori... Per me, anche quelli... Oggi non mi aspettavi...
Oh! questa poltroncina, non c'era allora.
Siede
Che delizia! Come ci si sta bene! E una sigaretta non me l'offri?
GUSTAVO
le porge la scatola.
Se vi fa male il fumare.
GIULIA
Sì, è vero.
Prende una sigaretta
L'accendo appena... Così, per il color locale... E un zolfino non me
lo dai?
Gustavo le porge la scatola dei
fiammiferi.
Dio mio, accendilo! Credi che mi porti i zolfanelli in saccoccia?
Gustavo accende un fiammifero e
l'avvicina alla sigaretta. Ma
Giulia la scosta mano mano,
obbligandolo a curvarsi su di lei,
la faccia vicino alla faccia,
quasi invitandolo ad un bacio.
Gustavo butta il fiammifero e si
allontana.
Che faccia scura! Sei di cattivo umore? Anche oggi? Stai ancòra poco
bene? Vuoi che me ne vada?
Si alza.
GUSTAVO
Non avete ricevuta la mia lettera?
GIULIA
Ah! sì... L'ò qui... L'ò scorsa appena.
Siede.
GUSTAVO
Avreste fatto bene di leggerla attentamente, e di ponderarla.
GIULIA
Sono ancòra in tempo. Non l'ò distrutta.
Fa per togliersela di tasca.
Vuoi che la leggiamo insieme?
GUSTAVO
No, no! Dovevate leggerla seriamente, invece di venir qua.
GIULIA
Benedetto ragazzo! Volevo assicurarmi che tu fossi a Torino.
GUSTAVO
Poichè vi avevo detto che ci andavo...
GIULIA
Dovevo essere certa che rimarresti a Milano...
GUSTAVO
La mia lettera vi spiegava... Se l'aveste letta!...
GIULIA
Ma sì, ma sì che l'ò letta. Non vi ò data importanza. Mi scrivi che
dobbiamo lasciarci... Perchè? Per fare una cosa qualsiasi, a questo
mondo, ci à da essere una ragione. Dunque? Perchè lasciarci? Che c'è
di mutato tra noi?... Io ti amo, tu mi ami... Poichè mi ami, nevvero?
O non mi ami più?...
GUSTAVO
Ve l'ò detto, forse?
GIULIA
No, mai! Dunque mi ami. Perchè lasciarci?
Si alza, gli si avvicina, lo
circonda.
Io ti perdono tutto. Come sono buona, nevvero? In questi giorni ài
qualche preoccupazione, qualche causa che ti dà pensiero. Ebbene:
stamane mi sono detta: Gustavo à tanto maggior bisogno d'affetto, di
cure... e sono venuta.
GUSTAVO
E avete fatta un'altra di quelle enormi sciocchezze che vi rimprovero
da qualche tempo, che compromettono la mia e la vostra tranquillità,
che mi rovinano la vita.
GIULIA
Nientemeno! Vediamo, vediamo, ragioniamo un poco! Ma siedi, santo Dio!
Vieni qui, accanto a me, così... E poi smetti quel «voi» così
antipatico: eh?
Un silenzio.
Mio marito è a Genova.
GUSTAVO
Ebbene?
GIULIA
Ebbene? «Que tu es bête!» Potevo venire...
GUSTAVO
E dimentichi che abito nel centro di Milano, che qualcuno può averti
veduta salire, che tutti conoscono la nostra relazione, perchè tu non
ti sei granchè curata di nasconderla: che ci sono dei maligni...
GIULIA
Vedi, se c'è cosa che non temo, è questa. Perchè i maligni ci trovano
gusto a svelare ciò che credono un segreto per i più, ci trovano gusto
a rovinare una donna che mette ogni cura a fingere, a nascondere le
sue colpe: ma non si disturbano punto per chi non mostra di aver
paura.
GUSTAVO
Bella teoria! Comoda, soprattutto.
GIULIA
Soprattutto giusta. E poi, tu sai benissimo che potrei dire a mio
marito d'essere venuta...
GUSTAVO
Qui?! In casa mia?!
GIULIA
In istudio... Anche qui, nel peggiore dei casi... D'averti veduto,
insomma.
GUSTAVO
Con che scusa?
GIULIA
Con quella che ò detta a Monticelli.
GUSTAVO
Ah! E credi che basterà?
GIULIA
Per Monticelli che... sa, no: ma non me ne importa. Per mio marito,
che non dubita neppure, sarebbe anche troppo convincente.
GUSTAVO
E giochi la tua vita, così, il tuo avvenire, per un capriccio, per il
gusto di commettere una pazzia?
GIULIA
con passione
Poichè ti amo! Poichè avevo bisogno di vederti! Non avrei potuto
rimanere in casa, senza vederti, tutto il giorno, dubbiosa per tutto
quanto mi avevi detto ieri, tormentata da quello che mi ài scritto.
Così invece, torno a casa contenta. Adesso sono contenta e tranquilla.
GUSTAVO
alzandosi
Dio santo! che strano modo di ragionare tu ài! E che supplizio, che
supplizio...
GIULIA
lo interrompe, buttandogli le
braccia al collo
Povera vittima, povera vittima! Che supplizio essere amato così,
nevvero?... Ài ragione, ti amo troppo, ti amo troppo!
GUSTAVO
Dio! Dio! Che donna sei!... Ma vattene, adesso. È già molto che sei
qui.
GIULIA
Oh, un quarto d'ora! Lasciami star qui ancòra un pochino. Dieci
minuti... cinque minuti... eh?
GUSTAVO
No, no, debbo andarmene anch'io. Ti prego, vattene, vattene, Giulia.
GIULIA
Un po' disillusa, riprende la
pelliccia e sta per indossarla. Ma
è vicina alla scrivania, su cui
sono delle carte. Allora abbandona
di nuovo la pelliccia e si mette a
frugare tra le carte, a osservare.
GUSTAVO
Che fai, adesso? Che cerchi?
GIULIA
Niente... così!...
Siede dinanzi allo scrittoio.
Guardo se ci sono lettere... se mi tradisci.
GUSTAVO
Sì, quest'altra, adesso!
GIULIA
Ti secca? Se non c'è niente non devi aver paura...
Accennando a un cassetto chiuso
Mi apri questo?
GUSTAVO
Ma non c'è niente.
GIULIA
Niente niente?
GUSTAVO
Dei conti.
GIULIA
Aprire! aprire!
GUSTAVO
E poi te ne vai, nevvero?
GIULIA
Sì, te lo prometto. Aprire!
Gustavo apre il cassetto. Giulia
osserva le carte che vi son entro
Conti, conti, conti... pagati. Che bravo! come sei _rangé_!
GUSTAVO
Così, basta.
GIULIA
Un momento un momento!... E questa? Questo foglietto rosa?
GUSTAVO
Be' guarda, presto.
GIULIA
Posso guardarlo? Allora non è compromettente.
Sta per riporlo, poi si pente.
Però!...
Lo spiega, legge.
Guglianetti.... Ah!
GUSTAVO
Ti basta?
GIULIA
Sì.
GUSTAVO
richiude e si allontana.
Vai, adesso?
GIULIA
Adesso sì.
S'indugia, gli occhi fissi sulla
scrivania.
GUSTAVO
Dunque?
GIULIA
osservando la carta sorbente
Puoi distruggere le lettere che ricevi; ma a chi scrivi, tu? La carta
assorbente può rivelare molte cose.
Gustavo fa un gesto di noia e va
alla finestra, impaziente,
guardando fuori, distratto.
GIULIA
tentando di leggere
«Affe-zio-natiss... Gustavo...»
Rigira il foglio in tutti i sensi.
«Avv... avv...»
À un'idea: prende un piccolo
specchio che è sullo scrittoio, vi
appoggia sopra la carta sorbente,
sulla costa, e vi legge dentro le
parole che così rimangono sul
dritto.
«Cariss-si-mo Co-stan-zo, passare... giove-dì... 28... Car... car...
cara?...
A Gustavo
È caro o cara?
GUSTAVO
Ti prego, smetti.
GIULIA
Ma è caro o cara?
GUSTAVO
con impeto, spaventato
Giulia!!
GIULIA
Che c'è?
GUSTAVO
Tuo marito!
GIULIA
Ah!!
Ripone di furia lo specchio e la
carta
GUSTAVO
osservando dalla finestra
Parla colla portinaia.
GIULIA
Dio mio! non è partito!?
Rimane allibita, esterrefatta
GUSTAVO
c. s.
Essa gli indica la scala...
GIULIA
Sa tutto!... À finto di partire... Viene a sorprenderci... Dio! Dio!
Prende la pelliccia, l'indossa.
Viene? Viene?
GUSTAVO
Parla ancòra!
Scostandosi dalla finestra, piglia
Giulia, violento, per un braccio.
Lo vedi! Lo vedi, che ài fatto!... Nasconditi!
GIULIA
smarrita
Dove?
GUSTAVO
Là, là, in biblioteca.