Parrebbe a priori, che il soldato deva essere il pessimo di tutti
i mariti. Abituato ad imporre e a subire una disciplina ferrea,
vivendo sempre in un ambiente artificiale al di fuori della
società, in cui tutti quanti respiriamo e camminiamo; festeggiato
dalle donne, perchè rappresentante della forza e perchè vestito
d'un'uniforme; costretto a mutare ad ogni tratto di guarnigione;
egli dovrebbe essere un cattivo marito.
L'esperienza invece, che non ragiona, ma ci dà i frutti della
natura, ci dice che il marito militare è l'ottimo tra tutti i
mariti; sempre ad altre circostanze pari.
Io mi son domandato sempre il perchè di questa contraddizione fra
ciò che ci suggerisce la teoria e ciò che ci dimostra la pratica,
e confesso, che per quanto aguzzassi lo sguardo e gettassi
profondo lo scandaglio in questa regione della psicologia umana,
rimasi col desiderio di sapere e con molte ipotesi in testa; che
è quanto dire con un pugno di mosche in mano.
Che Venere sia stata, sia e sarà sempre l'amante di Marte, è
facile a capirsi e inutile a spiegarsi, perchè poeti, filosofi e
psicologi (che non è la stessa cosa) e scrittori di romanzi hanno
esercitato penna e pensiero su questo tema.
Ma Marte non è marito, ma amante, e la cosa è ben diversa; e il
Marte moderno, che si chiama tenente di corvetta o capitano dei
bersaglieri o maggiore del genio o simili è quasi sempre un
ottimo marito.
È forse perchè il militare, dopo aver conosciuto i volgari amori
della piazza e le facili avventure delle brevi guarnigioni, dopo
avere insomma amato molte femmine, desidera conoscere e amare una
donna?
È forse perchè il soldato è sempre un uomo scelto fra molti e
quindi bello e forte e molto maschio?
È forse perchè la vita artificiale e regolamentare, che lo
opprime e lo schiaccia per tante ore del giorno, gli fa sentire
più vivo il bisogno di una casa senz'altro regolamento che
l'amore, senza altri ordini del giorno che le carezze quotidiane?
È forse perchè la casa è il miglior contravveleno della caserma e il
desinare in famiglia il premio di tanti pranzi nei _restaurants_?
È forse perchè il militare abituato a farsi la propria valigia, a
curare le proprie cose, a tenerle in ordine e in grande pulizia,
è una specie di buona _ménagère_ e portando tutte queste
abitudini e abilità in una famiglia, è anche per questo un ottimo
marito?
È forse perchè obbligato sempre ad applicare una disciplina molto
dura, a fare il burbero per forza; è felice di abbandonare in
famiglia le redini del comando e d'essere compiacente e tenero
colla moglie e i figliuoli?
Per quale di queste ragioni la donna, sposando un soldato, ha
maggior probabilità di esser felice?
Forse per nessuna di esse esclusivamente, ma per tutte quante
prese insieme.
*
* *
Del resto la ragione delle cose stuzzica e appaga la nostra
curiosità di sapere, ma il conoscerla non è sempre necessario;
per la più parte degli uomini inutile.
I più grandi problemi dell'universo e della vita ci sono del tutto
oscuri, e ciò non ci ha impedito di camminare sempre avanti nella via
del progresso e di cambiarci da selvaggi antropofagi in gente civile,
che si veste, che nasconde le miserie animalesche dell'esistenza; che
parla col telefono e cammina colla locomotiva.
Accontentiamoci dunque di dire, che il soldato è quasi sempre un
ottimo marito e lasciamo ai posteri il trovarne il perchè. Sarà
una delle tante _x_, che lasciamo ai posteri con quella larga
eredità di _perchè_, di _come_, di _quando_, che trasmettiamo ai
nostri figliuoli, perchè alla loro volta la lascino ai pronipoti
dei nipoti lontani.
_Altri consigli del babbo a sua figlia nella scelta del marito._
Cara e dolce mia figliuola, vorrei che tu dimenticassi tutti
quanti i consigli, che ti ho dati fin qui per non ricordarti che
di questo, che tutti quanti li domina dall'alto della sua
importanza, che tutti quanti li abbraccia come una mamma, che in
un solo amplesso si stringe al cuore tutti i suoi bambini.
E il consiglio, per quanto importante, per quanto grande, sta
tutto chiuso in una sola linea:
--_Meglio rimaner ragazza per tutta la vita che maritarsi male_.
*
* *
Invece ai nostri tempi, si crede e si fa precisamente il
contrario.
Il rimaner ragazza è creduto una vergogna, e ci si marita
mediocremente, se non si può bene; e male se non si può
mediocremente.
--_O un marito o la vergogna!_
E naturalmente si sceglie il marito.
Lo sposo è brutto o antipatico, o malaticcio o stupido. A
quarant'anni non ha saputo ancora farsi una posizione. Lo dicono
donnaiuolo, giuocatore, fannullone. È vecchio e acciaccoso. I
suoi parenti son disonorati.
Non importa!--Egli è un uomo e quindi un marito.
Piuttosto che la vergogna di morire ragazza, venga il brutto, il
vecchio, il libertino, il fannullone!
Lungo il viaggio la soma si aggiusterà da sè.
*
* *
Nulla di più sciocco, di più falso, di più immorale di questo
dilemma, conseguenza alla sua volta di tutto un lungo passato di
un'educazione falsa, di una falsa morale; frutto di una pianta
venuta su nel terreno dei pregiudizii più rancidi, dell'ignoranza
più crassa dell'umana dignità, dei suoi diritti e dei suoi
doveri.
*
* *
In Inghilterra, in America, un po' meno in Germania, in Russia,
in Olanda molte signorine non prendono marito per libera
elezione, e non perchè sian gobbe o guercie o zoppe.
Esse non hanno avuto la fortuna di trovare nei sentieri della
vita l'uomo del loro cuore e son rimaste ragazze.
Non per questo sono infelici, ma bastano a sè stesse e dedicano
la loro vita ad uno dei tanti scopi, ai quali possiamo dirigere
la nostra navicella.
*
* *
Il nostro paese (làsciamelo dire in tutta confidenza) a questo
riguardo è uno dei più arretrati e noi serbiamo in tutta la sua
vigoria l'antico pregiudizio, che vecchia ragazza sia sinonimo di
_paria_ del sesso femminile.
*
* *
Questo pregiudizio si andrà perdendo poco a poco col crescer
della civiltà e man mano noi educheremo le donne, perchè prima di
tutto bastino a sè stesse e alla loro felicità.
Io ti ho educata a questo modo, angelo mio, sperando che andrai
incontro a tempi migliori dei miei.
*
* *
Troverai nei romanzi e nelle poesie, che il primo amore è l'amore
vero, l'unico amore, l'amore per eccellenza.
Nulla di più falso. Lo stesso varrebbe dire che il primo quadro
d'un pittore deve essere l'ottimo fra tutti quelli che egli farà
nel corso della sua vita; che il primo discorso, il primo libro,
la prima statua, la prima opera in musica saranno ciò che di
meglio faranno il deputato, l'autore, lo scultore, il maestro.
*
* *
Anche l'amore è un'opera, in cui cuore e ingegno e sensi devono
darsi la mano concordemente per rizzare quel tempio, in cui si
deve trovare la massima felicità; per intrecciare quel nido, in
cui deve allevarsi e crescere una famiglia.
*
* *
Le prime opere hanno tutte le imperfezioni dell'incertezza,
dell'inesperienza, dell'ignoranza.
*
* *
Il primo giovane piacente, che ti guarda negli occhi e cogli
occhi suoi ti dice d'amarti, ti piace anche soltanto perchè ti
guarda a quel modo e tu sei disposta a trovarlo bello e buono e
perfetto.
Egli incomincia subito e involontariamente a farsi più bello, più
buono, più perfetto; per piacerti, per conquistarti, per
guadagnarsi il tuo amore.
E tu dal canto tuo colla poesia della giovinezza accresci ancora
di tuo la sua falsa bellezza; e senza saperlo vi ingannate a
vicenda.
E poi quando al suo _ti amo_, rispondi a lui colla stessa sua
parola, ti trovi legata colla solennità di una promessa,
fors'anche di un giuramento.
L'amor proprio allora si associa all'amore, e non c'è lima che
possa intaccare la catena che ti sei legata al tuo piede. Se ti
accorgessi troppo tardi di esserti ingannata, lotteresti con
tutte le tue forze contro la ragione, che vorrebbe illuminarti.
Saresti capace non solo di chiuder gli occhi, ma anche di
accecarti per non vedere la verità. Poveretta, saresti schiava
per opera delle stesse tue mani.
*
* *
Lascia dunque che il giovane ti dica cento volte: _ti amo_; prima
che tu gli risponda colle stesse due parole, ch'egli con ardente
impazienza aspetta dal tuo labbro.
Anzi fa di meglio: impediscigli col tuo contegno ch'egli dica
quelle parole, e se nel calore dell'ammirazione le dicesse, non
lasciargliele dire una seconda volta.
In ciò le donne sono maestre e tu potresti dar lezione a me.
*
* *
Intanto se quel giovane ti piace, continua a studiarlo e
confrontalo con altri; sia che ti guardino o no.
Il matrimonio deve essere una scelta e non si può scegliere senza
far confronti.
Più il confronto si farà fra molti, fra moltissimi; e più
probabilmente la scelta sarà ottima.
*
* *
Non esser mai impaziente per deciderti. L'impazienza è sempre
segno di debolezza.
*
* *
Tu conosci il celebre generale romano, che vinse le guerre,
aspettando, aspettando sempre.
E tu vincerai la massima fra le battaglie della vita, aspettando,
aspettando lungamente, aspettando sempre.
Io ho fatto una statistica grossolana di molti matrimonii caduti
sotto i miei occhi e dividendoli fra quelli fatti da giovanette
molto giovani e gli altri conclusi in età più matura; ho trovato
in questa seconda categoria un numero molto maggiore di unioni
felici.
*
* *
Nei casi dubbi non consigliarti che colla tua mamma.
Le amiche, anche le migliori, in fatto d'amore sono giudici
pericolosi. L'invidia entra pur troppo non chiamata nei loro
consigli.
Se vuoi consultare le amiche, fallo accademicamente, per semplice
curiosità; non già per dar peso ai loro responsi.
In ogni caso poi fidati delle amiche già maritate e non delle
fanciulle. In queste, invidia e inesperienza possono mettersi
assieme per trarti in errore.
*
* *
Il disaccordo fra un uomo e una donna, che si uniscono coi
vincoli del matrimonio, può esser triplice.
Per via dei sensi.
Per via del cuore.
Per via dell'intelligenza.
La massima delle infelicità nasce dall'avere in una volta sola
tutti questi tre disaccordi.
La massima delle felicità si ha dall'alleanza di tutti e tre
questi accordi.
*
* *
La simpatia estetica, l'ammirazione della bellezza ti mettono
sulla strada per avere il primo accordo.
L'aver sempre le stesse opinioni nelle questioni del sentimento,
il capire e il cercare le stesse idealità, ti conducono
all'accordo dei cuori.
L'amare gli stessi libri, gli stessi quadri, l'avere gli stessi
gusti intellettuali, ti portano alla concordia dei pensieri, che
è quanto dire al paradiso in terra.
*
* *
Non credere però, mia cara, che non vi siano altri disaccordi,
all'infuori di questi che ti ho classificati in tre categorie.
Ve ne sono cento e mille e mille altri minori, piccoli,
piccolissimi, che stanno ai primi come i colpi di spillo stanno
alle pugnalate.
*
* *
Questi disaccordi minori non sono sensibili che per le orecchie
delicate; ma le donne sono tutte delicate, e tu, amor mio, sei
delicatissima per natura e per educazione.
E ti conosco tanto, bamboccia mia, da poterti dire, che
preferiresti un disaccordo completo a un rosario di piccole e
continue disarmonie.
Del resto si può uccidere un uomo anche a colpi di spillo. È
questione di avere la crudeltà che basti per questa operazione.
*
* *
Le piccole disarmonie nascono dal guardarsi, dal parlarsi, dal
gestire, in un modo piuttosto che in un altro.
*
* *
Ebbene molti uomini e quasi tutte le donne, che si imbarcano
sulla nave del matrimonio, sono nel caso di quel facchino, di
quell'avvocato, di quel giornalista, di quel medico, che si
volessero improvvisare macchinisti, senza che nessuno di essi
conosca il meccanismo di una locomotiva.
E c'è questo di aggravante; cioè che la locomotiva è una macchina
molto più semplice di un cuore, di un organismo, di un cervello
umano.
*
* *
Quando penso a tutto questo, son tentato quasi quasi di dar
ragione ai molti, che a furia di meditare sui mille pericoli e
sui cento trabocchetti che circondano il matrimonio, rimangono
celibi per tutta la vita.
*
* *
Tu però, caruccia mia, sei stata educata in modo da esser felice
e da far felice chi ti avrà scelta per isposa, e la tua indole è
così buona, è così soave, così delicata da rimediare a qualche
magagna, che potesse aver il tuo compagno.
E tu lo saprai cercare, e lo saprai trovare l'uomo che ti faccia
felice moglie e madre fortunata.
Hai sempre amato le cose difficili, e il matrimonio è la
difficilissima delle difficili cose.
*
* *
Tu hai sempre a pensare, che il matrimonio è la somma di due
esistenze, di due corpi, di due anime, e che messi l'uno accanto
all'altro avrebbero a dar per risultato non solo dei figliuoli,
ma la perfetta felicità di un uomo e di una donna.
In certi momenti un _oh_ o un _ah_ fuori di tempo può essere uno
schiaffo. La parola _caro_ pronunziata in una certa maniera può
essere un insulto, e un sospiro può essere una tragedia.
Ah! se gli uomini conoscessero le donne e le donne conoscessero
gli uomini prima di abbordare il santissimo sacramento del
_conjungo_; quanti matrimonii di meno, ma anche quanti e quanti
infelici di meno!
*
* *
Io ho sempre raccapricciato davanti alla presunzione goffa e
sfacciata, con cui uomini e donne si danno la mano per sempre,
senza conoscersi a vicenda non solo; ma senza conoscere di che
sia fatta la pasta umana, senza neppure conoscere l'abbici dei
caratteri, senza aver letto la prima pagina del libro dell'anima.
*
* *
La colpa è di nessuno e di tutti.
Di nessuno, perchè si nasce in una società fondata su false basi,
perchè si imparano cento cose inutili, e si nuota nella più
tenebrosa ignoranza di ciò che è necessario al sano esercizio
della vita.
Quanti e quante hanno letto Dante e Shakespeare, quanti e quante
suonano del Beethoven e parlano in tre o quattro lingue, e non
sanno che cosa sia il _carattere_; quali ne sieno le origini,
quali le leve per muoverlo verso il bene, per affinarlo, per
attonarlo.
*
* *
Che cosa diresti, amor mio, se morto improvvisamente il
macchinista di un treno in partenza, si chiamasse il primo
venuto; fosse poi un facchino o un avvocato; un giornalista o un
medico e gli si dicesse:
--Animo, montate in macchina e guidate il treno alla sua
destinazione.
*
* *
In questa somma incomincia a metter tu per conto tuo più che puoi
di amore, di bontà, di indulgenza, di tenerezze, di accorgimenti
delicati e di care divinazioni; e allora la cifra totale riuscirà
una grossa somma, anche se il compagno tuo mettesse una piccola
parte di quei tesori dell'anima, che sono poi gli elementi della
felicità.
*
* *
Scusami il paragone troppo grossolano e troppo aritmetico;
supponi che la felicità sia rappresentata dal numero cento e a
raggiunger questa cifra dovete concorrere in due.
Se tu incominci a metter di parte tua settanta o ottanta, al tuo
compagno non rimarrà che a dare una quota di trenta o di venti, e
la somma tornerà sempre.
Se puoi, dà novanta; sarà più facile trovare chi ti dia dieci.
Conosco matrimonii molto felici, nei quali la donna dà
novantanove, e l'uomo non dà che uno. La buona moglie non
rimprovera il socio troppo avaro. La somma torna sempre e la
felicità è perfetta.
Guai a te, se tu pretendessi dal marito che desse non più, non
meno di cinquanta. La tua esigenza lo offenderebbe e il suo
tributo alle gioie domestiche scenderebbe subito a proporzioni
minime.
*
* *
Pur troppo la donna deve dar sempre più di quel che riceve.
Essa è destinata dalla natura al sagrifizio, alla generosità, e
sopra ogni altare incensi e tributi e adorazioni son più di
femmine che di uomini.
*
* *
Esigi poco, esigi pochissimo da tuo marito, e avrai fatto più che
metà del cammino, che conduce alla pace domestica.
Così facendo, tutto il di più che ti sarà concesso dall'uomo
sempre egoista e sempre meno amoroso della donna, ti sembrerà un
dono inaspettato, una cara sorpresa.
*
* *
Se invece ti appoggiassi al diritto delle genti e misurassi il
dare e l'avere nella felicità della famiglia colla bilancia della
giustizia, ti troveresti dinanzi alle più spiacevoli sorprese,
alle più amare delusioni.
*
* *
Le fanciulle quando prendono marito conoscono l'uomo dai romanzi.
È per essi o un angelo o un demonio; e siccome naturalmente lo
sposo non può, non deve essere un demonio, non può e non deve
essere che un angelo.
Invece gli uomini, quelli che passeggiano per le vie della città
e non nelle pagine dei romanzi, non sono che rare volte demonii;
ma angeli non sono mai.
Sono animaletti graziosi (quando son belli), che amano sè stessi
prima di tutti gli altri e quindi anche prima della sposa; sono
bipedi implumi ed anche intelligenti, che nella moglie cercano un
aumento di agiatezza o una governante che diriga la casa, una
macchinetta gentile e bella, con cui si possa perpetuare la
famiglia; una compagna nelle gioie, una infermiera nelle
malattie.
Essi si mettono un po' di poesia sulla pelle, come mettono i
guanti sulle mani e le scarpe sui piedi; ma se la levano subito,
appena sono nell'intimità della loro casa. E come gettano via i
guanti sulla soglia e si levan le scarpe nella camera da letto
per mettersi le babbuccia, così si levan la poesia, che li
infastidisce e li secca.
*
* *
Non immaginarti mai, che un fidanzato serbi intatta la poesia di
cui ti circonda, una volta che sarà divenuto marito.
L'uomo è come l'usignuolo; non canta che quando fa all'amore.
E almeno l'usignuolo ad ogni primavera rinnova i suoi divini
gorgheggi.
L'uomo è meno di lui, perchè non mette fuori i trilli della sua
poesia che in una sola primavera; quella del pretendente.
Talvolta anzi è così povero di poesia, che è costretto a
comprarla o a prenderla in prestito.
Fra gli altri ho conosciuto un poetico giovanotto, di cui ebbi
occasione di leggere le lettere, che scriveva alla fidanzata.
Erano letteralmente copiate dal Foscolo e dal Goethe. Meno male
che la sposa non aveva mai letto nè _Jacopo Ortis_ nè il
_Werther_.
*
* *
Son cose tristi e brutte queste che ti scrivo, o angelo mio, ma è
meglio saperle prima che poi.
Serba per te sacra e intatta la poesia che hai nell'anima e che
io e la mamma abbiamo sempre coltivato in te. Con essa ornerai
anche la prosa di tuo marito. Purchè in casa ci sieno dei fiori,
che cosa importa sapere in qual giardino son stati colti?
_Frammenti di un codice di diplomazia matrimoniale._
Una volta che il pretendente è divenuto fidanzato e da fidanzato
marito, il problema della felicità domestica non è ancora
risolto.
Lo dicono tutte le centinaia e migliaia di infelici, che invocano
il divorzio e invano lo aspettano da un Parlamento imbelle e da
Ministeri fatti a sua immagine e somiglianza.
*
* *
E ben raro che in un matrimonio infelice la colpa sia tutta del
marito o tutta della moglie.
Nel più dei casi la colpa è di tutti e due. Talvolta se la
dividono in due metà così eguali, che davvero, guardandosi in
faccia, potrebbero ridere e gettarsi l'un l'altro con ironia
semigaia un
_Tu l'as voulu, Georges Dandin!_
Comincia dunque tu stessa, figliuola mia, a portare alla grande
associazione della felicità in due, tutta la tua parte di
contributo.
Tu devi considerare tuo marito, come una parte di te stessa, di
cui devi occuparti, come lo fai per le tue mani, per la tua
faccia, pei tuoi visceri.
Tu governi mani e faccia e visceri, colle regole dell'igiene e
sulla guida della tua esperienza.
E tu devi governare questa altra metà di te stessa, che è il tuo
sposo, colle regole di una sana e sapiente diplomazia.
*
* *
Non spaventarti di questa brutta parola.
Se nel mondo politico diplomazia vuol dire l'arte d'ingannarsi a
vicenda, nel mondo del matrimonio significa soltanto saper
maneggiare l'altra metà di sè stessi con accorta delicatezza, con
affetto costante, con profondo conoscimento del cuore umano.
*
* *
E per mostrarti subito l'indirizzo di questa diplomazia domestica
ti dirò, che deve ispirarsi tutta quanta al più santo dei
precetti fondamentali del Vangelo, corretto però e migliorato:
Il Vangelo dice:
_Amerai il prossimo come te stesso._
E la moglie deve dire:
_Amerai tuo marito più di te stessa._
A meno di aver sposato un uomo indegno di questo nome, un egoista
di ghiaccio, un vizioso da bordello, un eunuco del cuore; egli ti
amerà sempre e molto, pur che tu lo ami sempre e molto.