La donna, che sceglie per marito un medico, deve amarlo non una
volta sola, ma tre volte.
È questa una professione piena di pericoli per la felicità
domestica.
Se sei gelosa, devi tremar sempre per la fedeltà del tuo
compagno. Egli ha troppe occasioni a peccare e troppa impunità a
delinquere. Tu devi stimarlo molto, moltissimo, devi essere più
che sicura del suo amore per non essere in continua agitazione.
Di giorno, di notte, sempre, può lasciare il nido della sua casa,
e non tutte le chiamate sono di infermi; ma ve n'ha di inferme,
che non hanno di malato che il cuore.
Può anche lasciare la città dove abitate, chiamato da telegrammi,
che non sono sempre veri.
Se sei molto delicata per certe cose, devi rassegnarti con dolore
a racconti, che non parlan sempre di fiori.
Il tuo povero marito vive sempre tra le piaghe e i dolori; lascia
il letto d'un agonizzante per medicare un cancro; può puzzare di
iodorformio o di acido fenico, e tu involontariamente a tavola
puoi pensare, che la mano che ti pela un frutto è la stessa, che
un'ora innanzi ha razzolato nelle viscere d'un cadavere o ha
operato un tumore.
Pensa prima a questi pericoli, se hai i sensi troppo suscettibili
e la fantasia troppo fervida.
Non sposare mai un medico di poco ingegno e di poca coltura e che
sarà costretto a viver sempre nel pantano della mediocrità. Egli
rassomiglia molto all'artista incompreso ed è uno fra i più
infelici operai della grande officina sociale.
Nell'arte medica non si sta benino che nei palchi di prima e
seconda fila. La platea è una prigione, il lobbione una galera.
La guerra dei colleghi, l'ingratitudine e le esigenze dei malati,
l'ambiente di dolori in cui dobbiamo vivere, fa della nostra arte
la più difficile e la più spinosa e non può assorgere a più
spirabil aere, che quando ci riscalda l'amore degli uomini e
possiamo aspirare alla gloria.
È allora che Clotilde giovane e bella può essere felice di essere
l'amante e la compagna del Dottor Pascal; è allora che una donna
di cuore e di ingegno può essere felice di essere la moglie di un
medico.
Molte donne, che nei loro sogni di fanciulla desideravano di
essere dottoresse o suore di carità, trovano, sposando un medico,
una via indiretta per realizzare il loro sogno pietoso.
Esse sono fiere e felici di accompagnare col pensiero ed anche
coll'opera il loro compagno in quella missione di sagrifizii
continui, in quel travaglio quotidiano, che è un apostolato e
spesso anche un martirio. Esse sono beate di confortarlo, quando
sconfortato dall'ingratitudine degli uomini o dall'impotenza
della scienza ritorna a casa coll'amarezza nel cuore e colle
lagrime negli occhi!
Quante volte la tua buona mamma mi ha dato il coraggio che mi
mancava, per continuare il mio cammino: quante volte mi ha
mostrato la meta lontana e gloriosa ed è riuscita a farmi
benedire la professione che io liberamente aveva scelto e che nei
primi anni mi sembrava un Calvario; che non aveva altri compagni
per via che triboli e spine e che sulla vetta non mi mostrava che
una croce!
Nè soltanto ella si occupava di me, ma dei miei malati e mi
accompagnava spesso nelle mie visite ai poveri, nelle capanne
della campagna o nei bugigattoli asfissianti della città; dove
più che i soccorsi dell'arte doveva portare i conforti della
pietà o i soccorsi della carità.
Essa era il mio angelo confortatore in casa, la mia alleata nelle
opere pietose al di fuori, ed io ero benedetto per merito suo e
per opera sua benedicevo la mia arte, così difficile, così
oscura, così travagliata da tutte le miserie morali e da tutti i
dolori fisici del povero bipede implume.
Essa è riuscita a coltivare in me l'amore delle cose difficili,
che io aveva da natura; e ad ogni difficoltà che io incontrava
sul mio cammino, ad ogni calcio villano che mi tiravano i miei
colleghi o ad ogni brutale schiaffo dei miei malati trovava in sè
nuove parole di conforto, nuove carezze, nuovi impeti del cuor
generoso.
M'è perfino avvenuto, che il contravveleno che essa mi porgeva mi
sembrasse così dolce, da desiderare nuovo veleno per aver poi nel
nido della mia casa più dolci carezze, più caro conforto:
"Ma non ami tu forse le cose difficili? Ebbene tu hai scelto per onor
tuo la difficilissima e la spinosissima fra tutte le arti; e qui
appunto, _si parrà la tua nobilitate_, e più alto e glorioso sarà il
premio, quanto più contrastata e fiera sarà stata la lotta. In fondo a
questa via troverai la massima delle compiacenze umane, quella di aver
sparso intorno a te tante benedizioni, quella di aver fatto tacere
tanti dolori, di aver salvate tante preziose esistenze, di aver forse
aggiunto all'avara scienza nuove scoperte, nuove invenzioni, risorse
nuove."
E la tua buona mamma aveva ragione, perchè le posizioni facili
d'una vita senza contrasti, d'una lotta senza forti avversarii,
se non ci possono dar forti dolori, ci negano anche le gioie più
calde e più inebbrianti.
Poco travaglio, poco dolore e poca gioia.--Molto travaglio, molta
fatica, ma anche voluttà senza nome.
Il mondo non l'abbiam fatto noi e dobbiamo accettarlo com'è, e là
si vuole, che la vittoria non si abbia che dopo la lotta. Se si
rinuncia a lottare, si deve anche rinunziare ai trofei della
gloria.
Io ti ho mostrato nella professione del medico i due lati della
medaglia, i quali son forse tra di loro in più fiero contrasto
che in qualunque altra posizione sociale.
Tocca a te il guardarli ben bene e il giudicare, se ti senti il
coraggio di affrontare il male colla speranza di raccogliere
anche il bene.
In ogni modo non sposare mai e poi mai un medico mediocre.