IL MARITO STUPIDO.

Tesoro mio, ti farei troppo torto, se io credessi in te la

possibilità di innamorarti d'un uomo imbecille e di non saperlo

distinguere dopo pochi giorni di conoscenza.

Vi sono pur troppo donne, che hanno sposato uomini stupidi,

perchè eran ricchi e portavano una corona irta di corna nello

stemma di famiglia. Anche le più ciniche, anche quelle che

riguardano il marito come un podere o come un salvacondotto,

finiscono per pentirsi di questa loro prostituzione.

La donna che si vergogna del proprio compagno, che deve arrossire

di lui in ogni conversazione, sente minorata anche la propria

dignità, e quando i suoi figliuoli son grandicelli ed è costretta

a compatire davanti ad essi il loro padre, prova uno di quei

dolori profondi, muti, che solcano l'anima come un ferro rovente.

La donna deve essere fiera del marito suo, e della sua gloria; e

del suo ingegno gode quanto lui e più che lui. Essa perdona la

bruttezza, i capelli bianchi, perfino le infermità vergognose:

non perdona mai l'imbecillità. Se vi è una virilità del corpo, ve

n'ha un'altra più alta e più vitale; quella dell'ingegno e

dell'energia del carattere. E a questa per onor suo la donna

tiene assai più che all'altra. Essa è nata come la vite per

appoggiarsi all'albero e quando è costretta invece a sostenere il

compagno, può giungere forse fino alla pietà, all'amore giammai,

e all'amicizia neppure, perchè non si può aver per amico chi non

si stima.

Quando una donna si è venduta ad un ricco imbecille, quando nel

giorno si è inebbriata del fasto di un attacco sontuoso, quando

ha portato in giro con intima compiacenza le sue gioie, i suoi

vestiti di velluto; quando ha gettato in viso alle amiche con

sfacciata vanità i suoi servi; essa rientra in casa e seduta

accanto al suo imbecille rumina quelle false gioie, che si mutano

in bocca in altrettanto fiele.

Più d'una volta fin nell'estasi d'amore è svegliata da una

osservazione idiota, da una esclamazione cretina e dal fondo del

cuore straziato le sale al labbro il grido di leonessa ferita:

--_E costui è mio marito! Ed io porto il nome di questo idiota!_

È allora, che il rimorso e la vendetta si fanno alleati

inseparabili in quell'anima pentita e alla corona di conte del

marito crescon le corna all'infinito. Se la corona è di marchese,

le corna fioriscono e rifioriscono con fecondità deliziosa.

*

* *

Ma perchè mai, figliuola mia, tormento me stesso descrivendo un

marito, che tu non avrai giammai?

Se però tu avrai un santo orrore per tutti gli uomini stupidi,

devi imparare a conoscere gli imbecilli incompresi. È una specie

pur troppo non rara e che inganna anche i buoni osservatori.

L'imbecille incompreso ha tutto l'aspetto esteriore dell'uomo

normale e può perfino simulare un forte ingegno.

È stupido di dentro, ma porta una vernice, che finge l'ingegno. È

nato senza talento, ma con molta furberia, e questa gli ha

insegnato per tempo a nascondere ciò che gli manca.

Egli tace molto e volentieri, e tanto più, quando si parla di

cose alte, di questioni gravi, nelle quali appunto l'ingegno vero

scatta e scintilla.

In queste occasioni l'idiota incompreso corruga la fronte e si fa

serio, molto serio e ti accompagna nel tuo discorso con un

accennar del capo, come se seguisse con viva curiosità il tuo

pensiero.

Quando tu esci con un'affermazione ardita o con una domanda

prorompente, egli allora getta nel tuo discorso un energico punto

ammirativo, quasi sempre accompagnato da un sorriso malizioso,

che sembra covare in sè chi sa quanti pensieri; quante finezze di

critico, quante astruserie di dubbii e di sottintesi.

Quando gli pare che i muscoli della faccia non bastano, egli

lancia nello spazio un _pur troppo_ o un _lo credo io_ o un

_sempre così_ o un _già si sa!_ e tante altre frasi sempre

accompagnate dal rispettivo punto d'esclamazione e dal relativo

sorriso.

Il dizionario dell'imbecille incompreso rassomiglia in tutto al

guardarobe di un artista drammatico.

Tu vi trovi corone di talco che son dogmi altissimi; corazze di

latta, che rappresentano l'ignoranza in atto di difesa; pugnali

di legno, che son ragionamenti senza senso; durlindane di

princisbecco, che devono esser prese per spade di Toledo; e tutta

una vetrina di false gemme che devono esser prese per gioielli di

spirito e di acume.

Fra tutta quella roba puoi trovare anche un pugnale vero, che

taglia davvero, un diamante vero, che brilla davvero; ma allora

sta pur sicura, che è roba rubata e imparata a memoria per

servirsene nelle grandi occasioni.

Ricorderò sempre la strana impressione, che mi fece una volta un

lavoro scritto con invidiabile sicumera da un minchione, che

voleva aspirare alla gloria d'autore.

Leggevo con molta attenzione quello scritto, che mi pareva in

complesso l'aborto d'una mente idiota; ma fra quelle parole senza

pensiero, fra quelle frasi senza sugo, trovavo a un tratto

un'idea luminosa, un concetto ardito, che pareva una gemma caduta

nel fango. Subito dopo però l'imbecillità riprendeva il filo, che

poi era interrotto di nuovo da un nuovo gioiello.

Alla fine capii di che si trattava. Erano gemme tolte alle corone

dello Stuart Mill e dello Spencer e incastonate nella mota.

Gli imbecilli incompresi nei loro discorsi fanno come quel povero

scrittore, che aspirava alla gloria, senza aver diritto neppure a

mangiare il pane quotidiano del senso comune.

*

* *

L'imbecille incompreso e furbo possiede un'altra astuzia. Oltre

il sapiente silenzio, oltre l'abile ed agile maneggio delle

interiezioni e dei gesti che devono tener il luogo delle idee; sa

dopo pochi momenti indovinare il livello intellettuale delle

persone con cui egli si trova.

Se queste stanno molto in alto per ingegno e per coltura, tace

sempre con ostinata fermezza, sicuro di guadagnarsi così almeno e

alla peggio il merito di modesto.

Se invece chi gli parla è al disotto della media, allora egli

discorre senza dir nulla, ma abbagliando gli ignoranti colla

confusione delle frasi o l'oscurità del pensiero riesce a farsi

credere qualche cosa o qualcheduno.

Ha anche un'altra furberia, quella di parlar sempre di cose

ignote o mal note ai presenti.

L'arte di osservare gli uomini non è fra le più comuni e con

grande mia meraviglia ho sentito questi giudizii dati da uomini

d'ingegno su imbecilli incompresi:

Egli non è eloquente di certo, ma ha una grande profondità di

analisi.

La sua testa non è molto ordinata, ma egli ha una grande

originalità d'idee.

Che fantasia! Peccato che egli si esprime sempre in una forma

oscura e avviluppata.

Parla poco, ma pensa molto!--Egli sa certamente assai più di quel

che dice.

E simili!

Conosco un falso grand'uomo, che a furia di silenzi ostinati, di

corrugamenti sapienti del muscolo frontale, di esclamazioni

ingegnose, è riuscito a farsi credere un forte ingegno. Ha avuto

una cattedra, la Commenda della Corona d'Italia, non so quanti

titoli accademici; ed oggi siede nell'Olimpo d'una famosa

Accademia accanto a molti veri grandi uomini, che ogni giorno si

domandano meravigliati l'un l'altro:

--Ma che cosa ha fatto egli?

--Io non lo so. Dicono che sia un forte pensatore. Ha scritto

poco, ma quel poco ha un gran valore.

--L'avete letto?

--Io no, ma lo dicono tutti.--

Quell'accademico è un imbecille incompreso!

L'arte di prender marito · 第 30 / 60 题