Il marito debole è un uomo di sesso incerto, in cui il corpo è
maschio e l'anima è femmina. Uno dei tanti errori che commette la
natura, quando sbaglia il posto alle cose; un errore di stampa,
per cui non vi è correttore di bozze che basti.
Il marito debole ha magari il pugno robusto e il pensiero forte,
ma quando si tratta di adoperare queste due forze, non rispondono
all'appello e fanno cilecca. Si pigia, si pigia sul bottone
elettrico della volontà, ma il campanello non suona.
Non parlo del pugno, perchè non scrivo che per la gente educata,
e fra essi il pugno non si chiude che rare volte e per batter
sodo sopra il tavolino; come chi mette un punto d'esclamazione ad
una frase energica, per esempio ad un _Per Bacco_ o ad un _Per
Dio_.
Parlo invece del pensiero, che pensa, ma quando si deve tradurre
in una volontà, il traduttore si gratta il capo, guarda a
mezz'aria, crolla la testa; esita, dubita, oscilla, e dopo un
lungo tentennamento si decide.... a non decidersi.
In quel frattempo fra il pensiero che pensa e la volontà che
tentenna, compare sempre una terza persona, che vuole per noi,
che per noi si decide e ci impone la propria volontà e la propria
decisione.
Ecco l'uomo debole, che finisce a furia di sconfitte a perdere la
propria stima e a farsi compatire da tutti e specialmente dalle
donne, che, pur dicendosi eguali a noi nei diritti (non nei
doveri però), vogliono pur sempre trovare nell'uomo un albero
robusto a cui possano appoggiarsi fidenti e sicure.
Nulla è per le donne più spregevole nell'uomo che la debolezza.
Possono perdonare quella del corpo, non mai quella dell'animo;
tanto è vero che i briganti più feroci ebbero sempre amanti
appassionate; gli uomini di genio, anche vecchi, ebbero donne
innamorate; ma i vigliacchi e i tentennini furono sempre
disprezzati o compatiti.
E tutto ciò è bene: le leggi della natura vogliono essere
rispettate e nessuno può violarle impunemente.
Quando in un matrimonio si invertiscono le parti e la donna è più
forte dell'uomo, essa se ne serve come di uno strumento comodo e
buono a tutto; ma in cuor suo lo compatisce e lo disprezza, e
intanto cerca altrove l'uomo _uomo_, a cui possa dare il corpo e
l'anima; del cui amore possa sentirsi fiera e superba.
La donna superiore si sente umiliata di trovar l'uomo inferiore a
sè stessa e lo tratta, anche nei casi migliori, come si trattano
i bambini, con pietà, con tutti i riguardi, come creatura che ha
bisogno di protezione e di indulgenza.
La donna, quando è stretta fra le braccia di un uomo che ama,
vuol guardare in alto, per trovare il suo sguardo, vuol dover
rizzarsi sulla punta dei piedi per poterlo baciare. Dio l'ha
fatta più piccola di statura di noi, perchè ella possa guardarci
dal basso. Allora gli occhi di lei diventano bellissimi, le
labbra si socchiudono come calice di fiore che beve la rugiada
dall'alto; ed essa esclama felice e fiera:
--_Come sei grande!_
Se invece è lei, che deve abbassar gli occhi, questi si fanno
piccini, da superbi sembrano farsi vergognosi; esprimono
protezione e non ammirazione; tenerezza forse, non mai orgoglio,
e se essa non dice:
--_Oh come sei piccolo!_
è perchè essa è buona e nasconde la compassione, per non renderci
ancor più piccoli di quel che siamo.
Ma se non lo dice, lo pensa, e quel pensiero inaridisce tutte le
più alte aspirazioni dell'idealità femminile, degli entusiasmi
onnipotenti, delle estasi, più care della vita in due.
*
* *
Il Museo della debolezza è ricchissimo: ci presenta una raccolta
infinita di insetti minuti, brutti, spesso schifosi, di larve
striscianti e quasi invisibili; tutta una collezione di prurigini
senza dolore, di aborti senza vita, di intenzioni senza energia;
tutto un limbo di fantasmi di volontà, di pentimenti senza
riscosse, di peccati senza vendette, di contraddizioni, di
oscillazioni, di paralisi del pensiero.
*
* *
La moglie non è ancora alzata, che pensa di far cosa gradita al
suo compagno e manda la cameriera da lui per sapere, se non
gradirebbe avere a pranzo un amico giunto ieri da un lungo
viaggio e ch'egli ama assai. Uno dei tanti pensieri delicati, che
germogliano ogni giorno, ogni ora nell'anima delicatissima della
nostra compagna.
Egli risponde subito col sorriso della compiacenza, perchè essa
ha pensato a lui, ma non risponde col labbro che molto tardi.
E la risposta è un _sì_, ma incerto e dubbioso come un punto
d'interrogazione.
E la cameriera non è ancora sull'uscio, che egli si alza e dice:
--Aspetta, aspetta, andrò io dalla signora a portarle la
risposta....
La risposta è un altro punto d'interrogazione accompagnato da una
processione di _se_ e di _ma_. Forse l'amico non gradirà
l'invito.... Deve passare i primi giorni in famiglia; deve
trattare molti affari importanti, ch'egli ha lasciato irresoluti
in patria.... Aspettiamo un altro giorno, se credi....
--Ma io non credo nulla. Volevo invitarlo per farti piacere....
--No, cara, sarebbe forse una gentilezza squisita, ma però....
--Senti, eccoti nelle solite incertezze per un nulla, per
l'invito di un amico a pranzo.... Farai quel che vuoi. Io me ne
lavo le mani.
Per tutto quel giorno il marito non fa nulla di nulla, ma pensa
anche a tarda sera, che forse la moglie aveva ragione e l'amico
avrebbe gradito moltissimo quell'invito.
*
* *
Un'altra volta si tratta di cosa ben più grave.
La signora è molto bella e giovane e ad ogni passo semina
desiderii e accende scintille.
Un amico di casa ha raccolto tutto un fascio di desiderii e su
lui sembran cadute tutte quante quelle scintille. Dallo sguardo
che accende è passato troppo presto allo sguardo che domanda,
alla parola che implora.... La signora, che è virtuosa, ne
avverte il marito e invoca la difesa.
Ed egli le dà ragione, se ne preoccupa e promette l'intervento
diplomatico prima, armato se quello non basti.
Ma, dopo aver lungamente deliberato sul da farsi, si decide che
lo farà domani.
E il domani viene e troppo presto. Il marito modifica il piano di
difesa e di attacco. Non aveva tutto preveduto, nè a tutto
pensato. Il giorno appresso si difenderà e attaccherà. Ne è
sicuro.
Ma il dì appresso è venuto. È entrato nel salotto, quando l'amico
era da solo a solo colla signora, ben deciso a dire e a fare....
ma egli è entrato ed è uscito. senza aver detto e senza aver
fatto....
E così passano i giorni e le settimane.... La signora non si
lamenta più col marito delle troppe assiduità dell'amico. Il
marito differisce sempre e sempre muta il piano di difesa e di
offesa.
E la moglie sarà frattanto rimasta ancora senza colpa?
*
* *
I due sposi hanno la sventura di avere un figliuolo, che non
ancora uomo è già corrotto e perverso. Con un'abile ipocrisia ha
saputo mostrarsi sempre corretto in casa, ma un amico svela ai
genitori la sua condotta ben diversa fuori di casa....
La mamma piange, il marito impallidisce e sospira, e poi:
--Spero, che questa volta almeno saprai fare da padre, che saprai
esser forte, che chiamerai tuo figlio, mostrandogli tutto il
nostro sdegno, tutto il nostro dolore.... Sii uomo, per Dio!
Quella brava donnina, religiosa fin nei capelli, non aveva mai
pronunziato il nome di Dio invano. Doveva esser ben forte in quel
momento la sua emozione per averlo fatto.--Forse sperava che la
sua energia per contagio sarebbe passata nell'anima floscia e
tenerella del marito.
Ma questi, asciugandosi una lagrima, non aveva saputo rispondere
che un "_Chi l'avrebbe mai detto?_"
--Ma ormai conviene provvedere, se siamo ancora in tempo....
--Ma sicuro, ma sicuro....
--E cosa pensi di fare?
--Ci penserò, ci penserò; ma oggi non me ne sento il coraggio;
non ne ho la forza. L'emozione è stata troppo forte....
--No, no, non c'è tempo da perdere. Luigi sta per rientrare per
la colazione e tu lo chiamerai subito nel tuo studio e sarai
severo, inflessibile con lui.... forse siamo ancora in tempo....
--Oh Dio mio! Dio mio! Io non ho la forza di sgridare mio figlio.
Lasciami un giorno di calma.... ti prometto....
--Tu prometti sempre e non mantieni mai....
La signora esce sdegnata dalla camera, non senza dire con voce
alta e prorompente:
--Ma quest'uomo non è un uomo!
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* *
Figliuola mia, ti risparmio altri quadri della debolezza umana,
perchè son brutti a vedersi, più brutti a descriversi; ma essi
sono infiniti di numero e svariatissimi di forme.
Non sposar mai un uomo debole: quasi quasi ti direi: sposa
piuttosto un uomo tiranno.