Emma taceva, e si asciugava gli occhi innondati di lagrime. Il
dolore dell'amica era troppo crudele, era troppo disperato,
perchè non scendesse anche nel suo cuore.
Finalmente potè parlare colla voce interrotta dal singhiozzo.
--Maria, in te parla l'ira figlia del tuo dolore. Tu parli
cinicamente, perchè sei disperata; ma io non posso credere, che
sii divenuta cattiva, perchè sei infelice.
Quanto a me, se la mamma non mi lasciasse sposare Enrico, accetterei
la mano dell'ingegnere Rinaldini, non mai quella del marchese; per
quanti blasoni e milioni egli potesse offrirmi. Se la miseria uccide
l'amore, la ricchezza senza amore non lo può uccidere, perchè l'amore
non c'è; ma non deve darci che una vita insopportabile.... Tu almeno
hai amato e hai goduto due mesi di paradiso; io sposando il Marchese
non ne avrei neppure un'ora....--
Le amiche parlarono ancora a lungo, ma si lasciarono colle stesse
parole con cui la loro triste conversazione era incominciata.
--_Sposa il Marchese_....
--_Giammai!_
*
* *
Per molti e molti giorni madre e figlia non parlarono dei due
pretendenti, nè di Enrico; ma un mattino, mentre Emma era ancora
a letto, la mamma entrò a darle il buon giorno, e baciandola
aveva un'aria solenne e triste, che non era solita in lei.
--Mamma, che cos'hai questa mattina? Ti senti male?
--No, figliuola mia, ho un piego suggellato da consegnarti e che
ho trovato nello scrittoio di tuo padre, subito dopo la sua
morte, ma che ti do oggi soltanto, perchè prima d'ora ti avrebbe
dato forse una scossa troppo forte.
E la mamma, deposto un piego sul tavolino da notte di Emma, escì
per nascondere l'emozione che la faceva piangere.
Emma, commossa anch'essa, prese l'involto e vi lesse:
_Alla mia Emma.
Da consegnarle dopo la mia morte._
Essa ruppe i sigilli, e trovò che l'involto ne conteneva un
altro, su cui era scritto:
_Consigli di un babbo alla sua figliuola per la scelta del marito._
E che cosa vi fosse scritto lo vedrà il benigno lettore, se vorrà
darsi la pena di continuare la sua lettura.