Erano passati tre mesi, e la mamma di Emma, volendo distrarre la
sua figliuola da un dolore, che il tempo non riusciva ancora a
calmare, le disse un giorno a un tratto:
--Sai, tesorino mio, voglio farti ridere....
--Sarà difficile, mamma....
--Il marchese di Acquafredda ha chiesto la tua mano....
--Impossibile! In questi giorni? Non rispetta neppure il nostro
dolore? Non pensa all'anno di lutto, che per me durerà tutta la
vita?
--No, non è in questi giorni ch'egli ha fatto la sua domanda, ma
poco prima che morisse tuo padre.
--Ah! Tanto meglio! Avrei subito perduta la stima che io sentiva
per lui.... Ma il Marchese ha almeno settant'anni.
--No, ne ha sessanta e per verità non li dimostra neppure....
--Sian pur sessanta, son sempre molti. Ma dacchè tu mi hai fatta
questa confidenza, io te ne farò un'altra.... Pochi giorni prima
della morte del mio povero babbo, mi ha offerto la sua mano
l'ingegnere Rinaldini.
--Davvero? E tu che cosa gli hai risposto?
--Che per ora non voglio maritarmi.
--Non ti piace?
--Non ho mai pensato a lui....
--Emma, sii sincera con me. Tu mi hai sempre confidato i
pensieri più segreti del tuo cuore: confidami anche questo. Non
avresti simpatia per il giovane Enrico, che vive di faccia a
noi?...
Emma arrossì fino ai capelli.
--Tu lo ami,--riprese subito la mamma con impeto.--L'ho veduto
affacciarsi tante volte alla sua finestra, e fuggiva via, quando
si accorgeva che io lo guardava. Spero bene che tu non lo avrai
incoraggiato in questo suo amore. Sarà un bravo giovane, non lo
dubito, ma è ancora uno studente dell'Università....
--Mamma, mamma mia, son troppo triste ancora per pensare al
matrimonio. Se me lo permetti, lasciamo questo discorso. Lo
riprenderemo fra qualche mese.
Emma aveva pronunziato queste parole con uno strazio così
profondo dell'anima e insieme con tanta risoluta energia, che la
mamma, che era di carattere molto debole e debolissima colla sua
figliuola, tacque e mutò discorso.
Quando però la fanciulla si ritirò nella sua cameretta, si sentì
come travolta da un turbine, come trascinata in una ridda
infernale, in cui tutto girava intorno a lei e si sentiva come
costretta a girare anche lei.
In quel vortice essa vedeva turbinarle intorno ora Enrico, ora
il Marchese, ora il Rinaldini, che allungavano le braccia verso
di lei, come se volessero rapirla.... Due uomini a un tempo
l'avevano chiesta in isposa, e un terzo, senza aver fatta la
stessa domanda, l'amava, l'adorava, e lei amava lui....
Quella notte essa non dormì che qualche ora e il sonno fu per
lei più agitato e più tormentoso che la veglia. Sentiva che al
mattino avrebbe dovuto correr dalla mamma, confessarle l'amor
suo per Enrico e pregarla a voler rispondere collo stesso
monosillabo di rifiuto al Marchese e all'Ingegnere.
Ma non ne aveva il coraggio. Essa avrebbe dovuto confessarle
anche la sua corrispondenza clandestina; i suoi due peccati, che
non si era perdonati ancora e che giorno e notte le stavan
infitti nella coscienza, come due freccie avvelenate.
No, no: non lo avrebbe mai fatto. Perdere a un tratto la stima della
mamma che l'adorava, che la credeva infallibile, impeccabile. No, no,
ella tacerebbe ancora e sempre.
Ma il suo cuore traboccava: i segreti che vi teneva rinchiusi la
soffocavano, la uccidevano, e a chi confidarli?
Essa non aveva che un'amica, Maria, con cui aveva studiato, a
cui aveva tutto confidato, benchè le fosse maggiore di qualche
anno; ma essa si era maritata da due anni ed era andata a vivere
a Perugia.
Da principio Maria le aveva scritto due o tre volte per
settimana. Erano lettere inebbrianti, che le parlavano della sua
grande felicità. Poi le lettere erano divenute più rare e più
fredde, finchè ora da un pezzo non ne riceveva più.
Come vederla, come scriverle? Il suo segreto era di quelli, che
si posson confidare solo da labbro a labbro, confondendo i
fiati, e intrecciando le mani; interrompendo spesso il discorso
colle lagrime e coi baci.
Ma ecco che inaspettatamente Emma riceve per la posta un
biglietto con queste parole:
_Amica del mio cuore_,
Domani lascio Perugia per qualche
giorno e sarò da te verso sera. Apri
grandi le braccia per stringermi al tuo
cuore. Ho bisogno di molta indulgenza e
di molta pietà. La tua