MEDOS. (_con aria di soddisfazione, calmandosi_) Ah! (_si volge ad
Alcibiade_) Bevi questo adunque ch’è vin puro,[493] e di Bibli, alla
salute del re nostro. (_si alza mezzo barcollante e gli presenta un
corno enorme di vino. Alcibiade pure si alza: gli altri si stringono
intorno con curiosità_)
CIM. Quel po’ di roba! ma son più di quattro cótile![494] No, no,
Alcibiade! sei matto?
ALCIB. (_sorridendo a Cimoto_) Vuoi per te solo la gloria? (_a
Medosade, freddo_) Dà l’esempio: io ti seguo.
MEDOS. A te, o Seute! ho un fanciullo[495] e due schiave di Mileto: mi
costano duemila cizicéni,[496] e forme più belle mai non vide la Jonia.
Li dono a te.
CIM. (_a parte_) Eh, anche qui non c’è malaccio a fare il re!
(_Medosade tracanna e barcolla sempre più. Alcibiade dopo di lui alza
il corno ricolmo_)
ALCIB. Alla tua salute, o re Seute, e che Sabazio, Marte e Zamolchi
protettori della Tracia concedano alle tue armi la vittoria! (_tracanna
di un fiato: poi depone il corno vuoto, colla tranquillità più serena,
mentre i convitati lo guardano con sorpresa_)
SEUTE. (_e altri convitati_) Bravo, Alcibiade!
ALCIB. (_tranquillissimo, batte sulla spalla di Medosade stupefatto e
barcollante_) Amico!
MEDOS. Eh?
ALCIB. Io ho bevuto da Trace... ma son di Grecia: e fui un pezzo a
Sparta. (_Medosade lo guarda senza comprendere_) Il re ha una sposa, e
i Greci onoran le donne. Ti sei dimenticato della regina.
MEDOS. (_sconcertato_) Che?!
ALCIB. (_freddissimo, sorridendo_) Bevi meco ora questo alla regina!
(_fra la sorpresa dei convitati fa ricolmare ancora i corni, e ne
presenta uno a Medosade che guarda Alcibiade estatico e prende il corno
macchinalmente_)
BERIS. Sì, sì, Medosade, alla prova! Bravo Alcibiade!
SEUTE. Ma è Bacco Tebano in persona, costui!...
ALCIB. Alla salute della bellissima Stratónica,[497] la fida sposa del
re! e che Giunone Ilìtia[498] doni al suo talamo le gioie! (_Alcibiade
tracanna, poi depone calmo e sorridente il corno fra gli applausi dei
convitati.[499] Medosade, senza dir parola, con uno sforzo supremo
appressa il suo alle labbra; a metà lascia cadere il corno, barcolla
e stramazza. Alcibiade si guarda intorno, come per vedere se qualcun
altro si avanzi alla sfida, indi, calmo, ripiglia_) La sfida di
Ercole e di Leprèa pare finita... (_fra sè mestamente sospirando_) (Se
Timandra mi vedesse!...)
SEUTE. (_levando il corno a sua volta_) E noi tutti, ora, Alcibiade,
beviamo alla tua! Così ti guardino gli Iddii e ti rallietino i giorni
nelle nostre case ospitali!
CIM. (_a parte_) Case le chiama?! To! to! Le avevo prese per
ispelonche![500] Come ci si sta bene!
BERIS. (_afferrando le ultime parole_) Dove?
CIM. (_canzonatorio, senza che l’altro se n’accorga_) Nelle vostre...
case ospitali!
CONVIT. Viva Alcibiade! (_Seute e gli altri, meno Alcibiade, che è sul
davanti della scena, tracannano. Poi Seute, quel che resta di licore
nel suo corno lo versa addosso al vicino, e così fanno parecchi altri.
Berisade, che è presso a Cimoto, versa addosso a lui sulla testa il
vino rimastogli nel corno_)