CIMOTO solo.
(_va a riprendere la focaccia dal ripostiglio ove l’ha nascosta_)
CIM. Ancora, ancora, di tutte le leggi di Licurgo questa passa... ma le
altre! Puh!... E Alcibiade servir questa gente! E far quella vita che
fa! un uomo come lui, avvezzo a tutte le delicatezze del lusso! vestir
come costoro, dormir come costoro, mangiar le porcherie che mangiano
costoro![365] per me, già, non ho potuto ancora farci lo stomaco!...
(_mangia qualche boccone della focaccia_) da che son qui, è il primo
boccone da galantuomo che mando giù...: e lo devo a Licurgo. Che
Giove gli perdoni tutte quelle altre stramberie! È vero (_mangiando_)
che questo boccone era destinato per gli Dei... ma già, invece degli
Dei, se lo mangiavano i sacerdoti... dunque è meglio che lo mangi io.
Per quel bene, che han fatto i sacerdoti al mio padrone!... Povero
padrone! Da ieri che è tornato dalla flotta, tutti gli fan festa! ma
egli è tutt’altro che allegro!... L’abbandono di Timandra lo ha reso
ben triste! (_va a riporre il resto della focaccia_) Questo glielo
voglio metter via per lui... se pure lo mangierà: è diventato tanto
sobrio! e vuole che lo sia anch’io!... Qui tutti sono sobrii... e un
dì sì, un dì no, si patisce la fame di quei di Melo.[366] Non ci sono
che i due re che stiano bene!... (_mentre parla seguita a far qualche
cosa: riporre oggetti, metter ordine alla stanza, ecc._) Oh, i re,
quelli sì!... loro qui hanno doppia razione, e su ogni scrofa che
partorisce un porcellino da latte è per i re!...[367] Oh quelli sì!...
Eh, (_sospirando_) quei di Atene erano tempi! Se non era quel briccone
di Tèssalo e compagnia!... Il bel servigio che han reso ad Atene col
farle nemico Alcibiade! Quarantamila uomini e duecentoquaranta navi
perdute in Sicilia; il bravo Làmaco morto in campo, Nicia e Demostene
presi e giustiziati, l’Attica invasa e mezze le isole perdute!...[368]
Bel guadagno! Pensar tutti quei poveri ragazzi lì ad ingrassare i corvi
dell’Etna o a marcir di stenti e di fame in fondo alle Latómie![369]
Povera gente! (_intenerito, asciugando col dorso della mano una
lagrima_) Per essere giusti, a dirla qui, il padrone s’è vendicato fin
troppo!... infin dei conti, Atene è il suo paese!... ma già, gliene
han fatte tante!... trattarlo in quel modo... proprio il dì della
sua vittoria!... Basta, il tempo è galantuomo... (_da qualche momento
Cimoto ha smesso di lavorare, e s’è piantato a chiacchierar tra sè, sul
davanti della scena: ma a quest’ultima riflessione si riscuote_)... e
tu, Cimoto, il tempo lo stai qui a perdere... e Alcibiade (_guardando
fuori_) è qui che arriva... (_pone in assetto in furia alcune cose, e
va incontro ad Alcibiade_) Uh! che faccia scura! pare abbia visto il
lupo!...[370]